mercoledì 21 maggio 2014

Il campo luminoso - poesia di R.S. Thomas



Ho visto il sole irrompere dalle nubi
e illuminare un piccolo campo
per un momento, e ho continuato la mia strada
e ho dimenticato la cosa. Ma quella era la perla
di gran pregio, l'unico campo che conteneva
il tesoro. Mi rendo conto ora
che devo dare tutto quello che ho
per possederlo. La vita non è un affrettarsi
verso un futuro che s'allontana, né un agognare
un passato immaginato. È il voltarsi
come Mosè al miracolo
del roveto ardente, a uno splendore
che sembrava transitorio come la tua giovinezza
d'un tempo, e invece è l'eternità che ti aspetta.


(Traduzione di Domenico Pezzini)

domenica 11 maggio 2014

Mitologia e psicologia - 5) Sono una donna, non sono una dea. Confronto tra la donna Atalanta e la dea Artemide sulla questione: matrimonio e figli o carriera e successo?


Atalanta era una donna che eccelleva nella gara e nella corsa.
Una profezia diceva che quando si fosse sposata si sarebbe trasformata in un animale.
Un po' per questo e un po' per la sua devozione ad Artemide, dea vergine e cacciatrice,  Atalanta non aveva mai messo il matrimonio tra i suoi progetti per il futuro.
Abbandonata alla nascita in cima a una montagna (perché nata femmina, contrariamente al desiderio paterno di un figlio maschio), era stata trovata e nutrita da un'orsa ed  era  poi diventata un'abile cacciatrice.
Ebbe per amante e compagno Meleagro, un cacciatore come lei, ed entrambi erano diventati famosi  per le loro imprese (non ultimo il ruolo di rilievo che ebbero nella cattura del cinghiale calidonio).
Quando Meleagro morì, Atalanta fece ritorno alla casa paterna ed il padre - resosi conto finalmente del valore della figlia - l'accolse volentieri presso di sé. Nell'assumere le funzioni paterne, però, cercò in tutti i modi di convincere la figlia a sposarsi.
Atalanta per un po' tergiversò ma poi, messa alle strette, cedette alle pressioni paterne, dettando però le sue condizioni. Avrebbe sposato, disse, soltanto l'uomo capace di batterla nella corsa, ma al tempo stesso avrebbe anche ucciso qualunque uomo l'avesse sfidata senza riuscire poi a batterla.
Poiché era velocissima, tutti i suoi pretendenti che la sfidavano nella corsa, pur ottenendo sempre  un leggero vantaggio iniziale, venivano puntualmente da lei raggiunti e uccisi.
Quando il giovane Ippomene - innamoratissimo di lei - decise che avrebbe tentato anche lui la prova,  Afrodite, dea dell'amore, venne in suo aiuto. La dea diede ad Ippomene tre mele d’oro, si dice provenienti dal Giardino delle Esperidi, e gli suggerì una strategia: ogni volta che Atalanta fosse stata sul punto di raggiungerlo, lui avrebbe dovuto lasciar cadere una mela d’oro.
Fu così che per  ben tre volte Atalanta, durante la gara con Ippomene, interruppe la sua corsa per chinarsi a raccogliere una mela d'oro, e così facendo perse:
- prima di tutto il suo ritmo,
- poi la sua gara per il successo,
- e alla fine anche lo stato nubile.
Atalanta e Ippomene si sposarono e conobbero insieme le gioie dell'amore coniugale.
Vissero per sempre felici e contenti?
Difficile dirlo. E' una questione di interpretazioni e punti di vista.
Le cose infatti andarono così.
Un giorno Atalanta e Ippomene, durante una battuta di caccia, entrarono in un certo santuario e non seppero resistere alla tentazione di amarsi proprio in quel luogo.
La divinità a cui era dedicato il santuario se ne sentì offesa e  allora  punì entrambi, trasformandoli in leoni.
***
Il mito di Atalanta  è dunque la storia di una donna che nella prima parte della sua vita è molto fedele al modello della dea Artemide. Poi accade qualcosa e la sua storia cambia piega. 
Artemide, per i romani Diana, era la dea della caccia e della luna e, in quanto tale, personificazione dello spirito femminile indipendente. 
Essa rappresenta un archetipo di  dea vergine (una dea cioè completa in sé stessa,  la cui identità e il cui valore non dipendono dall'essere moglie, madre o figlia di qualcuno, ma da ciò che essa stessa è e fa).
Artemide in particolare, in quanto dea della caccia, era un'abile arciera,  che poteva scegliere e inseguire tutte le prede che voleva, e mirare con sicurezza a qualunque bersaglio avesse voluto, sicura di colpirlo.
Le donne in cui  è attivo il modello di questa dea (le donne come Atalanta), hanno a loro volta la capacità di scegliere e perseguire con determinazione le proprie mete, di concentrarsi intensamente su ciò che a loro interessa, di puntare ad obiettivi e riuscire a raggiungerli (il che equivale a centrare bersagli, come faceva Artemide con le sue frecce).
Si tratta di donne che non temono la competizione, nemmeno con gli uomini, e se mai la considerano anche uno stimolo eccitante come per la caccia.
Le richieste e i bisogni delle altre persone non le distolgono da ciò che per loro è importante, non le rallentano e non interferiscono con le  loro attività.
Insomma non sono donne che ci si immagina a raccogliere mele durante una corsa, perché questo genere di cose porta a perdere le gare, e loro lo sanno! 
Anche da Atalanta non ci si sarebbe mai aspettati un comportamento del genere, perché anche lei era una donna forgiata sul modello di Artemide e sapeva molto bene quali interferenze evitare per realizzare i suoi progetti. C'era addirittura una profezia che l'ammoniva contro i rischi del matrimonio, e che rendeva più prudente per lei legarsi, se mai, a un Meleagro (amante/socio/compagno in avventure), piuttosto che sposarsi e diventare una  moglie tradizionale. 
Cosa ci fu allora di tanto irresistibile per Atalanta nelle tre mele d'oro lanciate da Ippomene, da indurla a mandare all'aria tutti i suoi piani e farle accettare l'idea del matrimonio con tutti gli intralci che avrebbe portato alla sua carriera?
Tra tutte le possibili interpretazioni, quella di Jean Shinoda Bolen mi sembra particolarmente interessante, ed è la seguente.


Raccogliendo la prima mela, Atalanta si rende conto del tempo che passa.
La superficie aurea del frutto, infatti, le rimanda distorta l'immagine riflessa del suo volto, e lei 
allora lei pensa: "Sarò così da vecchia". 
Questo è ciò che può accadere a quelle donne dal temperamento attivo che, tutte prese da ciò che fanno, perdono la nozione del tempo che passa e, giunte a una certa età, si rendono conto improvvisamente di non essere le depositarie dell'eterna giovinezza e cominciano a riflettere sul corso della propria vita e su dove le stia portando.


Raccogliendo la seconda mela, Atalanta diventa consapevole dell'importanza dell'amore.
Le viene infatti alla mente il ricordo del suo antico amante Meleagro, che suscita in lei un  desiderio di intimità fisica ed emotiva. Questo desiderio, combinato con la consapevolezza del tempo che passa, distrae la donna dalla concentrazione sulle sue mete, rendendola più ricettiva all'amore e all'intimità, e quindi meno simile ad Artemide e più vicina ad Afrodite.

Raccogliendo la terza mela, Atalanta cede all'istinto di procreazione e alla creatività.
E questa è la donna sempre impegnata a realizzare i suoi scopi, che verso la trentina viene colta da un desiderio prepotente di avere un figlio (quasi che anche Demetra, dea archetipica della maternità, si fosse coalizzata con Afrodite mettendo a tacere nella donna i suoi aspetti Artemide).   La terza mela d'oro, peraltro, può simboleggiare anche una creatività di tipo non biologico, risvegliata in un'epoca della vita in cui la tensione verso i vecchi obiettivi lascia il posto a qualche forma di espressione personale.

Le mele d'oro insomma simboleggiano le spinte che conducono molte donne come Atalanta a rivedere a un certo punto del loro cammino le loro priorità, a riflettere su cosa sia davvero importante per loro nella vita, e a dare spazio alla propria interiorità e al loro bisogno d'intimità, anche a scapito dei risultati esteriori e delle  conquiste dell'indipendenza.
Che da tutto ciò una donna possa uscire profondamente trasformata non deve allora stupire. 
Anche Atalanta alla fine si ritrovò  trasformata.
Certo fu trasformata in un animale e non in una specie di dea, e questa può sembrare agli occhi di molti una brutta fine (tant'è che si trattò di una punizione e non di un premio).
Forse la stessa idea di poter diventare una bestia dopo sposata, come diceva la profezia, corrisponde al timore di una donna di potersi abbrutire dopo il matrimonio (magari diventando  grassa, stupida e incompetente come tante che conosce). 
Ma se il timore rappresentato  è davvero questo, non mi sembra  proprio che trovi una conferma nella metamorfosi di Atalanta in   leone.
Avrei capito una gallina (che significherebbe: ora faccio la chioccia e sono diventata come una stupida gallina); 
 
e avrei capito pure una mucca
(il mio destino è ormai solo nutrire gli altri, che sia dare il latte al bambino o la bistecca al marito).

Ma un leone!
Il leone è un animale forte e regale. Ed è anche un cacciatore di alto livello, un predatore. 
Allora ipotizzerei un'altra interpretazione.
Secondo me nel leone (e anche nella leonessa) si possono considerare intatte tutte le qualità di base della natura di Atalanta: forza, coraggio, valore, nobiltà, velocità, e anche l'anima cacciatrice dei grandi predatori.
La metamorfosi in animale sottolinea più che altro la diversità della  donna dalla dea, e sembra fatta apposta per far svanire un'illusione di onnipotenza e  ricordare prepotentemente ad Atalanta che lei non è una dea, come Artemide, ma è un mammifero, come i leoni. 
Donne e leonesse, infatti, per quanto forti e magnifiche, non sono né invincibili, né invulnerabili, né immortali.
Sono state programmate dalla natura anche per innamorarsi, procreare e allattare, e questi istinti sono forti perché servono alla conservazione della specie anche se a volte scombussolano i piani  individuali.
La buona notizia è magari che, come una gallina resta  sempre una gallina sia che faccia la chioccia sia che si metta in pista, così una leonessa resta sempre una  leonessa, anche se gioca con i cuccioli anziché andare a caccia.
Il valore è salvo, sono solo le circostanze ad essere diverse.
E allora la questione potrà essere decidere cosa farne, di questo grande valore; se, come e quando rimetterlo in pista, o se, come e per quanto tempo tenerlo più o meno  lontano da corse e battute di caccia, custodendolo e coltivandolo  nella riservatezza della propria tana, come tesoro personale e anche di famiglia.
Leggi anche:


giovedì 1 maggio 2014

Insegnamenti di Georges I.Gurdjieff alla figlia Reyna D'Assia e da lei dati ad Alejandro Jodorowsky

"Ora ti detterò i comandamenti che mi ha insegnato il mio santo padre:

Fissa la tua attenzione su te stesso, sii cosciente in ogni momento di quello che pensi, senti desideri e fai.
Finisci sempre quello che hai cominciato.
Fa’ quello che stai facendo il meglio possibile.
Non incatenarti a nulla che alla lunga ti possa distruggere.
Sviluppa la tua generosità senza testimoni.
Tratta ogni persona come se fosse un parente prossimo.
Riordina ciò che hai disordinato.
Impara a ricevere, ringrazia per ogni regalo.
Smettila di autodefinirti.
Non mentire e non rubare, se lo fai menti e rubi a te stesso.
Aiuta il prossimo senza renderlo dipendente da te.
Non desiderare di essere imitato.
Stila dei progetti di lavoro e realizzali.
Non occupare troppo spazio.
Non fare rumore né gesti che non siano necessari.
Se non hai fede, fa’ come se ce l’avessi.
Non lasciarti impressionare dalle personalità forti.
Non impadronirti di niente e di nessuno.
Distribuisci in modo equanime.
Non sedurre.
Mangia e dormi il minimo indispensabile.
Non parlare dei tuoi problemi personali.
Non emettere giudizi né critiche quando conosci solo una minima parte dei fatti.
Non stringere amicizie inutili.
Non seguire le mode.
Non venderti.
Rispetta i contratti che hai sottoscritto.
Sii puntuale.
Non invidiare i beni o i successi del prossimo.
Parla il minimo indispensabile.
Non pensare ai benefici che ti procurerà la tua opera.
Non minacciare mai.
Mantieni le promesse.
In una discussione, mettiti nei panni dell’altro.
Accetta di venire superato da qualcuno.
Non eliminare, trasforma.
Vinci le tue paure, dietro ciascuna di loro si nasconde un desiderio.
Aiuta l’altro ad aiutarsi da solo.
Vinci le tue antipatie e avvicinati alle persone che vorresti allontanare.
Non agire come reazione a quello che dicono di te, nel bene e nel male.
Trasforma il tuo orgoglio in dignità.
Trasforma la tua collera in creatività.
Trasforma la tua avarizia in rispetto per la bellezza.
Trasforma la tua invidia in ammirazione per le qualità dell’altro.
Trasforma il tuo odio in carità.
Non ti lodare e non ti insultare.
Tratta quello che non ti appartiene come se ti appartenesse.
Non ti lamentare.
Sviluppa la tua fantasia.
Non dare ordini per il solo piacere di essere obbedito.
Paga per i servizi che ti vengono dati.
Non fare propaganda delle tue opere o idee.
Non cercare di suscitare negli altri emozioni nei tuoi confronti come la pietà, l’ammirazione, la simpatia, la complicità.
Non cercare di distinguerti per l’aspetto esteriore.
Non contraddire mai, taci.
Non contrarre debiti, compra e paga subito.
Se offendi qualcuno, chiedigli scusa.
Se hai offeso pubblicamente, scusati in pubblico.
Se ti accorgi di aver detto qualcosa di sbagliato, non insistere per orgoglio nel tuo errore e desisti subito dai tuoi propositi.
Non difendere le tue idee più antiche per il semplice fatto di essere stato tu a enunciarle.
Non conservare oggetti inutili.
Non farti bello delle idee altrui.
Non farti fotografare vicino a personaggi famosi.
Non rendere conto a nessuno, sii tu il giudice di te stesso.
Non definirti in base a quello che possiedi.
Non parlare mai di te senza concederti la possibilità di cambiare.
Accetta l’idea che nulla è tuo.
Quando ti chiedono la tua opinione riguardo qualcosa o qualcuno, di’ soltanto le sue qualità.
Quando ti ammali, invece di odiare il male, consideralo il tuo maestro.
Non guardare di nascosto, guarda diritto negli occhi.
Non dimenticare i tuoi morti, ma assegna loro un posto limitato, in modo che non invadano tutta la tua vita.
Nel luogo in cui vivi, dedica sempre uno spazio al sacro.
Quando rendi un servizio, non esagerare i tuoi sforzi.
Se decidi di lavorare per gli altri, fallo con piacere.
Se sei in dubbio tra il fare e il non fare, corri il rischio e fa’.
Non cercare di essere tutto per il tuo partner; accetta che cerchi in qualcun altro quello che tu non puoi offrirgli.
Quando qualcuno ha il suo pubblico, non precipitarti a contraddirlo rubandogli l’attenzione dei presenti.
Vivi del denaro che tu stesso ti sei guadagnato.
Non ti vantare delle tue avventure amorose.
Non ti pavoneggiare delle tue debolezze.
Non andare mai a trovare qualcuno soltanto per passare il tempo.
Ottieni per ridistribuire.
Se stai meditando e arriva un diavolo, fallo meditare con te."

Da "Il maestro e le maghe" Alejandro Jodorowsky