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mercoledì 1 aprile 2020

Il dono. Una poesia di Czeslaw Milosz



Stamattina, al mio risveglio, il cielo era terso, l'aria pulita, intorno i giardini in fiore, nell'aria canti e voli di uccelli, all'orizzonte Ischia e Capri che emergevano dall'azzurro. Mia figlia aveva in mano un libro di poesie e mi ha chiesto se glielo avessi regalato io. "Fammi vedere", le ho detto. Ho aperto una pagina a caso, per mezzo, ed è emersa una poesia che si chiamava "Il dono".  Proprio la poesia giusta per il momento.
Non credo di averlo comprato io, il libro. Giunge anche a me come un dono a sorpresa, stamattina. Porta il grande conforto di poesie che aprono il cuore.
Gratitudine per chi lo ha fatto entrare in questa casa, chiunque sia; gratitudine per  Czeslaw Milosz che ha espresso così bene, nella poesia "Il dono",  il senso di appagamento che può venirci da un momento di semplice ordinaria bellezza, vissuto pienamente e accolto appunto come un dono.
Ritrascrivo il testo della poesia, nel caso non fosse chiaramente leggibile nell'immagine di sopra.

"Un giorno così bello.

La nebbia si è alzata presto e ho lavorato in giardino.

I colibrì si fermavano sui fiori del caprifoglio.

Non c'era cosa al mondo che volessi possedere.

Non conoscevo nessuno degno di essere invidiato.

Qualunque torto avessi subito, l'ho dimenticato.

Pensare che una volta ero lo stesso non mi imbarazzava.

Nel corpo non sentivo alcun dolore.

Quando raddrizzavo la schiena, vedevo il mare azzurro e le vele."


domenica 10 febbraio 2019

Mindfulness. Un atto d'amore e di gratitudine verso il nostro corpo in attesa di San Valentino. Première della nuova traccia audio su YouTube

Dr.Maria Michela Altiero
psicologa
***  +39 3888257088  ***

Lunedì 11 febbraio alle ore 22:00 première della nuova pratica di mindfulness dal titolo "Body scan e gratitudine" su YouTube al link: https://youtu.be/HEkvsyi3edc
Ci connetteremo tutti simultaneamente al canale YouTube, per praticare insieme con la guida della nuova traccia audio. La traccia stessa resterà caricata sul canale YouTube, e potrà essere riascoltata anche successivamente collegandosi al medesimo link.
Con questa pratica di mindfulness porteremo l'attenzione non solo sulle sensazioni corporee ma anche sulle importanti funzioni che il nostro corpo assolve quotidianamente per noi, e per cui merita la nostra gratitudine.
Se sei iscritto al mio canale YouTube, puoi connetterti al link https://youtu.be/HEkvsyi3edc anche per prenotare sin d'ora un promemoria per ricordarti di connetterti tempestivamente.
***
A volte l'esperienza di vivere in un corpo che funziona è una cosa che diamo un po' per scontata. La meraviglia di abitare in un corpo vivo, che "semplicemente" respira, digerisce, cammina, vede, tocca, raramente attira la nostra attenzione, come se fosse una banalità. Più spesso ci accorgiamo di cosa non funziona nel nostro corpo, o di cosa non funziona come vorremmo. Tendiamo a criticarlo, più che a lodarlo o ringraziarlo per quello che fa.
La pratica  di mindfulness "Body scan e gratitudine" ci consente di coltivare la consapevolezza anche riguardo a tali funzioni, rendendoci testimoni più attenti del miracolo della vita di cui siamo parte, e di esprimere gratitudine a questo nostro corpo per tutto quanto fa per noi.
Un atto di amore e di riconoscenza degno di San Valentino!
***
Ti aspetto tra noi su YouTube per praticare insieme!
Connettiti al link: https://youtu.be/HEkvsyi3edc
Photo by Kewei Hu on Unsplash



martedì 14 febbraio 2017

Per San Valentino una cascata di ringraziamenti per le persone che amiamo

Oggi esprimiamo a chi amiamo la nostra gratitudine per le piccole o grandi cose che ha fatto per noi nella vita, una volta oppure ogni giorno.
Diciamoglielo espressamente quanto gli siamo grati, anche se può essere sottinteso.
Ecco come hanno deciso di farlo le persone che hanno accettato il mio invito a collaborare a questo post.






Grazie a tutti coloro che hanno riempito questo post con il loro amore e la loro gratitudine. Chiunque altro voglia aggiungersi può farlo nei commenti qui sotto o sulla pagina Facebook.
Buon San Valentino a tutti!














Vettori cuori designed by Freepik

sabato 6 giugno 2015

La fiera dei miracoli - poesia di Wislawa Szymborska


Un miracolo comune:
l'accadere di molti miracoli comuni.
Un miracolo normale:
l'abbaiare di cani invisibili
nel silenzio della notte.
Un miracolo fra tanti:
una piccola nuvola svolazzante,
che riesce a nascondere una grande pesante luna.
Più miracoli in uno:
un lontano riflesso sull'acqua
e che sia girato da destra a sinistra,
e che cresca con la chioma in giù,
e non raggiunga affatto il fondo
benché l'acqua sia poco profonda.
Un miracolo all'ordine del giorno:
venti abbastanza deboli e moderati,
impetuosi durante le tempeste.
Un miracolo alla buona:
le mucche sono mucche.
Un altro non peggiore:
proprio questo frutteto
proprio da questo nocciolo.
Un miracolo senza frac nero e cilindro:
bianchi colombi che si alzano in volo.
Un miracolo – e come chiamarlo altrimenti:
oggi il sole è sorto alle 3,14
e tramonterà alle 20.01
Un miracolo che non stupisce quanto dovrebbe:
la mano ha in verità meno di sei dita,
però più di quattro.
Un miracolo, basta guardarsi intorno:
il mondo onnipresente.
Un miracolo supplementare, come ogni cosa:
l'inimmaginabile
è immaginabile.

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Argomenti collegati: 
"Riconoscere lo straordinario nell'ordinario"

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giovedì 9 aprile 2015

Coltivare la gratitudine con una poesia di Borges

UN’ALTRA POESIA DEI DONI
di
 JORGE LUIS BORGES 
***
Ringraziare voglio il divino
labirinto delle cause e degli effetti
per la diversità delle creature
che compongono questo universo singolare,
per la ragione, che non cesserà di sognare
un qualche disegno del labirinto,
per il viso di Elena e la perseveranza di Ulisse, 
per l’amore, che ci fa vedere gli altri 
come li vede la divinità, 
per il saldo diamante e l’acqua sciolta 
per l’algebra, palazzo di precisi cristalli, 
per le mistiche monete di Angelus Silesius, 
per Schopenhauer, 
che forse decifrò l’universo, 
per lo splendore del fuoco 
che nessun essere umano può guardare 
senza uno stupore antico 

per il mogano, il sandalo e il cedro, 
per il pane e il sale, 
per il mistero della rosa 
che prodiga colore e non lo vede, 
per certe vigilie e giorni del 1955, 
per i duri mandriani che nella pianura 
aizzano le bestie e l’alba, 
per il mattino a Montevideo, 
per l’arte dell’amicizia, 
per l’ultima giornata di Socrate, 
per le parole che in un crepuscolo furono dette 
da una croce all’altra, 
per quel sogno dell’Islam che abbracciò 
mille notti e una notte, 
per quell’altro sogno dell’inferno, 
della torre del fuoco che purifica, 
e delle sfere gloriose, 
per Swedenborg, 
che conversava con gli angeli per le strade di Londra, 
per i fiumi segreti e immemorabili 
che convergono in me, 
per la lingua che secoli fa parlai nella Northumbria, 
per la spada e l’arpa dei sassoni, 
per il mare, che è un deserto risplendente 
e una cifra di cose che non sappiamo, 
per la musica verbale d’Inghilterra, 
per la musica verbale della Germania, 
per l’oro che sfolgora nei versi, 
per l’epico inverno 
per il nome di un libro che non ho letto, 

per Verlaine, innocente come gli uccelli, 
per il prisma di cristallo e il peso d’ottone, 
per le strisce della tigre, 
per le alte torri di San Francisco e di Manhattan, 
per il mattino nel Texas, 
per quel sivigliano che stese l’Epistola Morale, 
e il cui nome, come preferiva, ignoriamo, 
per Seneca e Lucano, di Cordova, 
che prima dello spagnolo 
scrissero tutta la letteratura spagnola, 
per il geometrico e bizzarro gioco degli scacchi, 
per la tartaruga di Zenone e la mappa di Royce, 
per l’odore medicinale degli eucalipti, 
per il linguaggio, che può simulare la sapienza, 
per l’oblio, che annulla o modifica i passati, 
per la consuetudine, 
che ci ripete e ci conferma come uno specchio, 
per il mattino, che ci procura l’illusione di un principio, 
per la notte, le sue tenebre e la sua astronomia, 
per il coraggio e la felicità degli altri, 
per la patria, sentita nei gelsomini 
o in una vecchia spada, 
per Whitman e Francesco d’Assisi che scrissero già 
questa poesia, 
per il fatto che questa poesia è inesauribile 
e si confonde con la somma delle creature 
e non arriverà mai all’ultimo verso 
e cambia secondo gli uomini, 
per Frances Haslam, che chiese perdono ai suoi figli 
perché moriva così lentamente, 
per i minuti che precedono il sonno, 
per il sonno e la morte, 
quei due tesori occulti, 
per gli intimi doni che non elenco, 
per questa musica, misteriosa forma del tempo. 

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http://ciochesimuovenoncongela.blogspot.it/2015/04/coltivare-la-gratitudine-oggi-ce-lo.html
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martedì 9 luglio 2013

Le vie della serenità: assumere consapevolmente un atteggiamento di gratitudine

Probabilmente diciamo molte volte "grazie" nel corso di una giornata, ma non è detto che siano grazie di cuore: a volte si tratta solo di risposte automatiche, che diciamo senza farci caso, semplicemente per educazione e per abitudine.
La gratitudine autentica, la riserviamo alle grandi occasioni: ai grandi doni che non possiamo fare a meno di notare, oppure - cosa che deve invitarci a riflettere - al ripristino della nostra "normalità", dopo che qualche evento sgradito ce ne ha privati. Si diventa improvvisamente felici e grati di poter fare le solite cose dopo aver risolto un problema che ci impediva di farle, essere guariti da una malattia, essere usciti da una qualche forma di 'prigionia' o tornati da un qualche 'esilio'. Come in quella vecchia canzone che diceva "Io mi accorgo che ci sei, proprio quando non ci sei", ci troviamo a sottovalutare molte buone cose che la vita ci offre finché  le diamo per scontate, finché ce le abbiamo eppure non le godiamo realmente e pienamente.
Coltivare la gratitudine (che poi è la nostra prima "regola della serenità") significa prestare deliberatamente attenzione a tutti i doni della vita e riconoscere che hanno un valore. Infatti, accorgersi che alcune cose, che prima non avevano per noi alcun valore, ora ce l'hanno, provoca la liberazione di emozioni positive: ci fa sentire ricchi e fortunati nella stessa condizione in cui prima ci sentivamo sfortunati e frustrati.
L'infelicità del vivere è spesso associata a un dialogo interno negativo, di cui spesso nemmeno ci rendiamo conto. Se il nostro dialogo interiore è costantemente critico verso noi stessi e gli altri, se diciamo continuamente a noi stessi che niente  va bene e niente funziona, lasciamo obiettivamente poco spazio al piacere di vivere. Questo non vuol dire che dobbiamo negare la nostra fetta di dolore, per le ferite che la vita ci infligge, e a cui nessuno può sottrarsi. Assumere deliberatamente e consapevolmente un atteggiamento di gratitudine  vuol dire riconoscere e distinguere  i colori della vita, compreso il nero; significa dolersi, sì, per le ferite, quando ci sono, ma anche  gioire per le carezze, quando ci sono. Significa affinare la sensibilità, visto che le carezze sono cose leggere, e per questo più difficili a volte da percepire... rispetto alle botte! 
A seguire una citazione sul tema, tratta dal libro "La saggezza del Tao", di Wayne W. Dyer.  

"Il viaggio della vostra vita prenderà una nuova direzione, quando darete importanza alla gratitudine per tutto ciò che siete, per tutto ciò che ottenete e ricevete. Ripetete mentalmente 'Ti ringrazio', al vostro risveglio, durante la giornata e quando vi addormentate. Non importa chi ringraziate, se Dio, lo Spirito, Allah, il Tao, Krishna, Budda, la Sorgente, o l'io, perché tutti questi nomi rappresentano la grande tradizione di saggezza. Rendete grazie per il sole, la pioggia, il vostro corpo, con tutti i suoi componenti. Un giorno apprezzate il fegato, un altro giorno il cervello, un altro il cuore, fino ad arrivare all'alluce. La pratica della gratitudine vi aiuta a concentrarvi sulla vera sorgente di tutto, oltre a farvi notare quando vi lasciate dominare dall'ego. Fate in modo che sia una silenziosa pratica quotidiana: ringraziate per il letto, le lenzuola, i cuscini e la stanza in cui dormite; al mattino dite 'Ti ringrazio'  per ciò che vi attende. Poi iniziate una bella giornata compiendo un'azione gentile verso un altro essere umano da qualche parte sul pianeta." 
(Wayne W.Dyer)
Gratitudine da... spiaggia.   
Per voi tutti che ora siete al mare, o presto ci sarete, un elenco di ringraziamenti da pronunciare  mentre prendete il sole e apparentemente... non fate niente.
- Grazie perché sono su questa spiaggia/scoglio/barca (anziché in ufficio/in fila alla posta/e simili)
- grazie per il sole e per la mia pelle che si sente scaldare
- grazie per il vento e per la sua carezza fresca
- grazie della trasparenza di questo mare, del suo profumo di vacanza e dello sciacquettio delle onde, che mi ricorda dove sono anche se ho gli occhi chiusi;
- grazie per ogni forma di vita presente qui con me e di cui gradisco la compagnia (che siano persone, pesci,  gabbiani...)
- grazie del senso di libertà che provo nuotando, del piacere di sentirmi galleggiare, della gioia dello sforzo fisico fatto per mero diletto e quasi per gioco
- grazie del sale marino
- grazie perché sono gocce di mare - e non lacrime - quelle che oggi mi scivolano in bocca dalle guance, quando esco dall'acqua
- grazie perché sono vivo e capace di godere di tutto questo 

venerdì 7 giugno 2013

Per la settima regola della serenità (Essere in sintonia con la natura e le creature viventi) - e un po' anche per la prima (Coltivare la gratitudine) - una poesia di Erri de Luca

Essere in sintonia con la natura e le creature viventi implica il riconoscimento di un valore in ogni forma di vita o di fenomeno naturale, in tutto ciò che di animato o inanimato ci circonda nell'universo. A volte  il riconoscimento di questo valore conduce all'idea di una grande forza creatrice, che per alcuni si chiama Dio e per altri invece no.
Per gli uni e per gli altri, tutti partecipi del medesimo stupefacente universo, l'augurio di riuscire comunque a riconoscerne sempre (e anche a goderne) il grande Valore e una poesia di Erri de Luca su ciò che lui stesso considera Valore.
Valore
di Erri de Luca
***
Considero valore ogni forma di vita, la neve, la fragola, la mosca.
Considero valore il regno minerale, l'assemblea delle stelle.
Considero valore il vino finché dura il pasto, un sorriso involontario,
la stanchezza di chi non si è risparmiato, due vecchi che si amano.
Considero valore quello che domani non varrà più niente e quello 
che oggi vale ancora poco.
Considero valore tutte le ferite.
Considero valore risparmiare acqua, riparare un paio di scarpe,
tacere in tempo, accorrere a un grido, chiedere permesso prima di sedersi,
provare gratitudine senza ricordare di che.
Considero valore sapere in una stanza dov'è il nord,
qual è il nome del vento che sta asciugando il bucato.
Considero valore il viaggio del vagabondo, la clausura della monaca,
la pazienza del condannato, qualunque colpa sia.
Considero valore l'uso del verbo amare e l'ipotesi che esista un creatore.
Molti di questi valori non ho conosciuto.

martedì 20 novembre 2012

Accettare le circostanze in cui ci troviamo in questo momento



Che si tratti di un arazzo, di un tappeto o della nostra stessa vita, l'importanza di un filo nero o di un filo d'oro, in una trama, si giudica male in corso d'opera. Per quanto sia grande il piacere o il dispiacere con cui accogliamo  nella trama di un arazzo un nuovo filo, o nella nostra vita una nuova esperienza, i suoi effetti (positivi o negativi) sul disegno complessivo si rivelano solo nel tempo. A lavori in corso, possono esserci passaggi essenziali il cui valore ci sfugge. Sono soprattutto i momenti in cui, per esempio, si tesse un aspetto secondario della scena, si disegna un dettaglio  non particolarmente edificante, si costruisce lo sfondo, si colora una zona grigia, si rappresenta un elemento umile d'arredo, si lavora sulle comparse anziché sui protagonisti. 
Eppure è importante saper accettare ogni fase della tessitura della nostra trama, riconoscendo che ogni momento è necessario, ha un suo valore, e dobbiamo comunque passarci.
Accettare le circostanze in cui ci troviamo in questo momento, invece di opporre ad esse resistenza, è il primo passo per poter cambiare qualcosa. Continuare a tessere il nostro arazzo, anche quando si deve lavorare alla zona grigia, è il primo passo per avvicinarsi alla zona successiva dai bei toni che ci attirano.
Oggi accetta la tua realtà, accetta i limiti che essa ti impone, e riconosci che tutto fa parte del viaggio: anche questo preciso momento. Accetta i tuoi anni, i tuoi chili, il tuo saldo sul conto corrente, i vetri delle tue finestre macchiati di pioggia, le ammaccature sul paraurti della tua automobile e quant'altro appartiene al tuo presente, così com'è (e non come dovrebbe essere): al tuo presente reale. 
Quando accettiamo le condizioni in cui ci troviamo, sinceramente e profondamente, il nostro animo si ammorbidisce, ci rilassiamo, cessa la nostra opposizione a ciò che è reale, e subentra un senso di sollievo e di liberazione.
Solo quando cessa la lotta contro le cose della vita così come sono, può cominciare il processo di risanamento. 
A quel punto è come se cominciassimo a emettere una vibrazione diversa e divenissimo più positivi.
In un certo senso è come se l'accettazione sbloccasse qualcosa dentro di noi, e gettasse una luce diversa sulla nostra realtà, consentendoci di vederla meglio, qui ed ora, e quindi di vedere meglio anche qual è il passo successivo da fare.
(Il che in fondo non è molto diverso dal dire: conosci e accetta i tuoi limiti, se vuoi superarli.)


venerdì 26 ottobre 2012

Riconoscere lo straordinario nell'ordinario

"È una gran cosa quando realizzi di avere ancora l'abilità di sorprenderti.
 Ti fa chiedere cos'altro puoi fare
 che ti sei dimenticato." 
(dal film "American Beauty")

Coltivare la gratitudine (nostra prima regola della serenità...) significa anche non dare nulla per scontato: e soprattutto non dare per scontati i tanti piccoli miracoli quotidiani che avvengono sotto i nostri occhi.
Ricordiamo sempre che cose straordinarie si ripetono continuamente intorno a noi e che è solo l'abitudine a renderci distratti e insensibili al loro reale valore.
Oggi rifletti su tutte le cose straordinarie a cui ti sei abituato e per cui non provi più alcuno stupore.
Sei tu che non riesci più a stupirti o sono loro ad essere oggettivamente insignificanti?
Pensa all'alternarsi di giorno e notte, allo sviluppo di un bambino, alla forza di gravità, alla pioggia, al vento, alle onde del mare, ai girini e alle rane, alla frutta di stagione, alla gravidanza di una donna, alle nuvole, ai semi delle piante...
Guarda queste e tutte le altre infinite cose ordinarie del nostro mondo con l'occhio di chi non le abbia mai viste prima.
Oppure, ancora meglio, immagina di dover descrivere qualcuna di queste cose ad un alieno che non le abbia mai viste.
Però non descrivergliele come cose insignificanti.
Digli la verità, ma digliela come se tu dovessi vendergli un viaggio sulla Terra.
Descrivigli le cose ordinarie di casa nostra come le meraviglie che effettivamente sono.
Meraviglie per cui valga la pena farsi un viaggio da queste parti.
Magari, in questo modo, lo straordinario nell'ordinario comincerai a notarlo meglio anche tu.
******
***  2 esempi semi-seri   ***

"Questi, li vede? Ce ne sono tantissimi da noi! Sembrano sassolini, ma sono tutta un'altra cosa... Che le devo dire? Se ne prende uno, si mette sotto terra, gli si dà ogni giorno un po' d'acqua, gli si fa prendere un po' di luce e si sta ad aspettare. Prima o poi succede qualcosa di straordinario: tipo che esce un fiore, un carciofo, una zucca, un albero di mele... cose così, insomma: come le vede qui sul depliant.  Non ci crede, eh? Normale. Fate tutti così, all'inizio, voi alieni... poi venite sulla Terra e a ogni passo vi mettete a gridare: meraviglia! miracolo!"

******
"Vuole una descrizione a parole mie, dice? Allora: a volte sono grandi, a volte meno grandi, di solito il colore  è bianco (ma può essere anche grigio, un po' azzurrino, o rosa, viola). Se ne stanno lì per aria, compaiono, scompaiono, si muovono, cambiano forma. Fanno un po' quello che gli pare. No, non sono esseri viventi. A vedere si vedono bene, ma non si possono toccare. Se allunghi la mano e provi a toccare non senti niente: come se toccassi l'aria. Ci puoi passare addirittura dentro, volendo! Non succede niente: al massimo vedi tutto bianco per un po'. No che non fanno paura! Perché mi fa questa domanda? Perché il mio collega le ha detto che i fantasmi sono terribili? Ma questi non sono fantasmi! No: sono tutta un'altra cosa. Si chiamano nuvole. Sono innoque: il peggio che possano fare è buttarti un po' d'acqua in testa! Allora, che fa? Lo prenota il viaggio per venire a vederle? O devo descriverle cos'è una donna incinta? Si figuri... una donna che dentro la pancia tiene un bimbetto tutto intero e tutto vivo! Ce ne sono a migliaia, sulla terra! Per non parlare dei vulcani, quelli poi... "

Vedi anche: 

martedì 18 settembre 2012

Il quaderno della gratitudine


Se cercherete su internet l'espressione "Quaderno della gratitudine", troverete moltissima gente che vi consiglierà questa pratica sostenendo, per un motivo o per un altro, che fa bene.
Se avete l'impressione che il genere di consulenti che dà questo genere di consigli non sia sempre particolarmente attendibile,  provate a rispondere a queste due semplici domande: 
- uno, può mai essere che un quaderno del genere faccia male?
- due, è astrattamente possibile che possa fare bene, per qualche motivo che al momento non posso neanche immaginare?
Spero di cuore che abbiate risposto no alla prima domanda e sì alla seconda, perché c'è una bella notizia per voi: il quaderno della gratitudine non è una pratica facoltativa. Se vogliamo intraprendere insieme questo viaggio verso la serenità, il quaderno della gratitudine ne è condicio sine qua non.
Non a caso "coltivare la gratitudine" è la prima  delle nostre regole d'oro della serenità.  Per questo motivo noi faremo il possibile per coltivarla sempre, fino a quando non ci sgorgherà spontanea dal cuore. Allora ne gioiremo, festeggeremo e beninteso... continueremo a coltivarla.
Ecco dunque in cosa consiste la pratica del quaderno della gratitudine.
Procuratevi un bel quaderno, con una foderina che vi piaccia, e tutte le sere (ma proprio tutte le sere), prima di andare a dormire, annotate minimo cinque cose di cui possiate essere grati per quel giorno (se l'ispirazione vi viene prima di sera e avete tempo e voglia di scrivere prima, fatelo pure: va benissimo).
Attenzione: non devono essere ringraziamenti formali. Devono essere ringraziamenti sinceri.
Il compito non è facile come sembra, ma avete tutta la giornata a disposizione, per stare attenti e per accorgervi di cose per le quali possiate essere grati alla vita: cose per le quali valga la pena essere vivi. Anche cose piccole, badate bene: non c'è bisogno di grandi avvenimenti. Danno più serenità tante piccole frequenti gioie che una grande gioia isolata. Bisogna però affinare il palato e renderlo sensibile ai sapori delicati, alle gioie piccole. Perché se noi non stiamo attenti, le cose da cui possiamo trarre le piccole gioie ci sfuggono, non le vediamo, non ce ne accorgiamo. Volendo essere un po' spicci, potremmo anche affermare che la serenità e la gioia vanno alimentate in buona parte con l'attenzione, e che dover tenere un quaderno della gratitudine "obbligatorio" è un modo per imporci di stare attenti, essere presenti, vivere pienamente il momento, anziché  vivere assorti  nei nostri pensieri, o in qualunque altrove mentale, che ci distolga dal qui e ora.
Vi dirò di più: tenere un brontolatoio, senza tenere contemporaneamente un quaderno della gratitudine, può essere una cattiva idea. Infatti significa dedicare del tempo ad un'attività che porta l'attenzione sugli aspetti  pesanti dell'esistenza, senza bilanciarla con un'attività di segno opposto, che invece porta l'attenzione sugli aspetti edificanti della vita: sui suoi doni, sulle cose che ci danno piacere.
Molti di quelli che consigliano pratiche di focalizzazione dell'attenzione sugli aspetti positivi dell'esistenza (adducendo che l'atteggiamento positivo innesca cicli positivi e attira circostanze esistenziali positive), dicono pure che focalizzarsi sugli aspetti negativi è invece deleterio.
Tuttavia io penso che sia più igienico concentrarsi sulle cose positive, senza disconoscere l'esistenza degli aspetti negativi della nostra vita. Circoscrivendo il tempo da dedicare al pensiero delle cose negative (in prospettiva di affrontarle al meglio), noi mettiamo un argine alla "vis espansiva della negatività", impediamo ai pensieri pesanti di invadere tutto il nostro spazio mentale, con la scusa che sono più urgenti, più importanti e così via. Non c'è niente di più importante della nostra gioia di vivere: ricercarla e ottenerla è una priorità.
Ecco perché io dico: da una parte il brontolatoio e dall'altra il quaderno della gratitudine. Perché se noi non abbiamo niente di cui essere grati, alla fine di una giornata,  vuol dire che stiamo trascurando un aspetto importantissimo dell'esistenza: il piacere di vivere. E allora dobbiamo rimboccarci le maniche e decidere cosa  fare.
*****
Il quaderno della gratitudine può essere considerato una semplice pratica di focalizzazione dell'attenzione sugli aspetti positivi dell'esistenza? Forse, sì, è anche questo, certamente, ma non è solo questo.
Chiunque abbia un buon rapporto con la propria spiritualità,  scrivendo ogni giorno frasi che cominciano con un "Grazie", per ogni cosa bella che gli ha portato la sua giornata, comincerà a percepire anche una possibile  portata spirituale di questa pratica, che dopo tutto non si allontana molto dall'atteggiamento di San Francesco verso Dio, nel Cantico delle Creature.
******
Quando mi imbattei per la prima volta in questa pratica, più di dieci anni fa, stavo attraversando un periodo piuttosto triste della mia vita, in cui le mie giornate mi sembravano parecchio grigie e pesanti. Sì, ero grata a Dio di tutto ciò che avevo e che ero, ma era una gratitudine così, per modo di dire. Quasi un fatto di educazione.
Mi ricordo che stavo andando in treno a Firenze per lavoro, la mattina del giorno in cui decisi di cominciare.
Al solo pensiero, mi era venuto uno stato d'animo da caccia al tesoro. Dove le avrei trovate cinque cose di cui essere grata in una giornata di lavoro normale, cominciata peraltro sopra un affollatissimo treno di pendolari? Mi venne l'idea di chiudere il giornale e di guardare fuori dal finestrino. La campagna toscana, che correva sotto i miei occhi, con i suoi casolari ristrutturati, era stupenda nell'atmosfera autunnale. Che sollievo una simile visione, rispetto alle deprimenti notizie del giornale che mi stavo sciroppando fino a un  minuto prima (e che peraltro mi sciroppavo puntualmente tutte le  volte che prendevo quel treno!).
Scendendo alla stazione, in mezzo alla folla, mi accorsi che il sole, filtrando attraverso i fori della pensilina, disegnava  bellissimi riflessi di luce sui capelli delle persone che camminavano davanti a me nella nebbiolina del mattino: sembrava una scena da film. Ma guarda come siamo belli tutti noi in questo momento, pensai, e nemmeno ce ne rendiamo conto! Poi passai davanti alla solita edicola della stazione e vidi sulla copertina di un giornale una bellissima foto di Antonio Banderas e mi accorsi che non solo era proprio un bell'uomo, ma che ora aveva anche uno sguardo più maturo rispetto al passato, che lo rendeva più umano, più simpatico: un vero piacere a guardarlo!
Sbrigati i miei impegni a Firenze, mi allungai in un bel negozio del centro che vendeva carte pregiate e quaderni rilegati. Fu così che mi imbattei in un quaderno della gratitudine bellissimo, che mi dette  un'emozione positiva già solo a guardarlo, a toccarlo, ad annusarlo. Lo comprai e fui profondamente grata di avere in tasca abbastanza soldi , in quel momento, per potermelo permettere (consiglio a tutti di fare lo stesso, di risparmiare magari su un'altra cosa, ma di comprare il più fascinoso quaderno della gratitudine che ci si possa permettere;  di solito è un lusso abbordabile: costa pur sempre come un bel quaderno e non come una bella automobile!).
Per non farla lunga, sul treno del ritorno mi misi a scrivere i miei primi "ringraziamenti", per le minuscole sensazioni positive di quella mattina. In fondo le avevo tratte dai miei scenari usuali, che prima davo talmente per scontati, da considerarli ingiustamente banali e non aspettarmi più niente da loro.
L'uomo seduto di fronte a me approfittò di un momento di pausa per chiedermi se per caso fossi una scrittrice. Dissi: "No. Perché me lo chiede?" "Eh, - fece lui - perché così potevo raccontarle la mia storia. Io, da me, sa, non la so mica scrivere...".
Ascolto sempre volentieri le storie della gente (e forse, che mi piace, lo porto anche un po' scritto in faccia).
Fu così che passai il resto del tempo in treno ad ascoltare il racconto dell'avventurosa vita di questo signore. Non me la scorderò mai, quella storia. E se pure ciò dovesse accadere, non c'è problema: il riassunto di tutto  è scritto nelle prime pagine del mio primo quaderno della gratitudine (insieme ad altre quattro cose che mi resero grata la vita, quel giorno).
***

Maria Michela Altiero, psicologa, counselor, life coach e istruttrice di pratiche di mindfulness
Contatti:
psicologa.altiero@gmail.com +39 3888257088


  

giovedì 13 settembre 2012

I doni tardivi

Può capitare a tutti di ritrovare una cosa preziosa cercata per anni, quando ormai non serve più; ricevere una dichiarazione d'amore da un idolo giovanile, quando ormai si è sentimentalmente appagati; trovare la tanto cercata casa dei sogni nella città d'origine, quando ormai si sono  messe radici altrove; o  semplicemente ricevere in dono un luccicante vecchio flipper, sogno di tutta l'infanzia, quando ormai si hanno 50 anni e non si ha né dove metterlo né più la voglia di giocarci. Cosa si prova in questi casi? Un miscuglio di sentimenti contrastanti:  una gioia momentanea, che dura il tempo di rendersi conto che il tempo è scaduto, un po' di nostalgia per il vecchio desiderio di un tempo (perché essere 'desideranti' è un po' brutto e un po' bello, e col tempo ci si dimentica il brutto...), un po' di rimpianto per il ritardo con cui il sogno si è realizzato (perché c'è un senso di inutilità difficile da tollerare), un senso di liberazione rispetto a un bisogno che ormai non c'è più, una vaga simpatia per il vecchio oggetto di desiderio, finalmente materializzato tra le nostre mani (e che ci siamo portati dentro per così tanto tempo, da essere diventato ormai parte di noi). Se poi tutto questo ci faccia sentire bene o male dipende da come stiamo ora. A volte sembra proprio che, quando finalmente stiamo bene con noi stessi, il passato venga a chiederci scusa per averci fatto soffrire, portandoci cose del genere: ci porta ciò che ci è mancato allora, proprio oggi che non ci manca più. Ma sembra anche che un po' ci sfidi, ci metta alla prova, ci chieda: sei sicuro sicuro di stare proprio bene oggi? Niente rimpianti?  Ognuno si dà la risposta che vuole o che può. Per quanto mi riguarda,  ho idea che la misura del benessere attuale sia nel senso di gratitudine. Se uno prova gratitudine anche per un dono tardivo è segno buono. Se invece non prova gratitudine, ma magari rabbia o dolore, allora è come se il passato lo stesse invitando a riflettere sul suo presente. E magari questo può essere il vero dono del nostro passato. E a questo punto forse un dono tempestivo...
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