domenica 28 ottobre 2012

"Less is more", il principio del miglioramento per sottrazione applicato alla nostra vita


nella foto:  Ludwig Mies van der Rohe (Aquisgrana, 27 marzo 1886 - Chicago, 17 agosto 1969), architetto e designer tedesco.   
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"Less is more" (vale a dire “meno è più” ovvero “meno è meglio”) è un'espressione adoperata inizialmente dal poeta inglese Robert Browning, nel 1855, in un monologo intitolato Andrea del Sarto ("Well, less is more, Lucrezia") e quindi diventata celebre grazie ad uno dei massimi architetti contemporanei, il tedesco Ludwig Mies van der Rohe. "Less is more", infatti, sintetizza la poetica di questo maestro dell’architettura: un minimalismo formale a cui giungere attraverso un lavoro di sottrazione, in un processo creativo di continua ricerca della semplicità.
Come l'essenza vera della costruzione architettonica può emergere ed essere esaltata da un utilizzo di linee, colori e materiali improntato a rigore, parsimonia e coerenza, così, anche a livello esistenziale, il richiamo a valori come semplicità,  sobrietà,  linearità,  essenzialità,  eleganza,  schiettezza, sostanza può aggiungere qualità alla nostra vita.
Per aggiungere qualità, insomma, a volte occorre saper sottrarre... quantità.
E questo principio vale così in architettura come nella vita.
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Di seguito una mia nota sull'argomento, risalente a qualche anno fa.
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LESS IS MORE 

"Less is more" è una forma invisibile di successo esistenziale.
"Less is more" è il guadagno che viene dall'alleggerimento.
"Less is more" è quel di più che viene dal meno.
"Less is more" è coerente con il principio per cui ciò che è pieno va svuotato e ciò che è vuoto va riempito.
"Less is more" è il percorso che porta all'essenza delle cose.

Semplici esperienze di "less is more" sono alla portata di tutti.

I primi più banali gradini sono i seguenti risultati e il senso di alleggerimento che ne traiamo:
meno cianfrusaglie nei cassetti; meno soprammobili sopra i mobili; meno quadri alle pareti; meno polvere tutt'intorno; meno grassi in ottime pietanze; meno chili sulla nostra bilancia; meno scadenze nell'agenda; meno pensieri per la testa; meno rapporti formali; meno spese di rappresentanza; meno visibilità; meno telefono e meno televisione; meno carte inutili; meno vuoti a perdere...
Questo elenco non è esaustivo e non è nemmeno una formula universale. Infatti il meno è una qualità aggiuntiva solo in presenza di un troppo. E anche il troppo è un paramentro variabile e soggettivo.
In una casa con un solo quadro, per esempio, potrebbe non esserci guadagno a togliere un quadro, cosa che diversamente potrebbe essere un vantaggio in una casa talmente piena di quadri da non poterne contenere altri (magari anche più belli). Al tempo stesso anche la casa con un solo quadro potrebbe trarre vantaggio da un quadro in meno, ove questo risultasse tremendamente brutto o opprimente per chi vive la casa.
E così per le altre cose: il peso, il telefono, la visibilità ecc.
Ognuno di noi ha le sue aree sature da alleggerire e quelle vuote da riempire.
Ma l'idea che in ogni settore (economico, alimentare, sociale, estetico, botanico, sessuale, ecc.) l'accumulo porti all'arricchimento crescente, rende sfuggevole il concetto per cui, raggiunto il punto di saturazione, la via dell'arricchimento svolta verso lo sfoltimento.
Less is more vuol dire potare con sapienza ciò che va potato... per avere una meravigliosa fioritura.

Less is more non ha un significato equivalente al detto "il troppo storpia", perché questo detto ha una valenza più statica e negativa. Less is more è invece un concetto dinamico: implica un movimento verso l'accumulare, il riempire, il saturare e quindi un movimento inverso verso lo sfoltire, l'alleggerire, il vuotare, che proprio dal movimento precedente trae senso.
Ciò a ben vedere vale anche per questa nota in sé e per sé.
Arrivati a questo punto di questa nota, infatti, si potrebbe ben dire che tutte le parole fin qui usate sono "troppe" e che possono essere cancellate quasi tutte, perché ormai tra noi basta dirci "LESS IS MORE" per riassumere l'intero discorso.
Eppure... è solo grazie all'accumulo di così tante parole che questa lunga nota ha raggiunto il suo scopo: ha espresso ciò che intendeva esprimere.
Non sarebbe stato lo stesso dire sin dal principio solo e semplicemente "less is more".
Perché è solo qui, alla fine del discorso, raggiunta la saturazione, che tante parole non servono più.
Ed è da questo punto in poi che, se avremo condiviso il concetto, trarremo vantaggio dal cancellare tutto il discorso e salvarne solo... le prime tre parole.


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(nella foto:  poltrona Barcelona, progettata da Ludwig Mies van der Rohe in occasione dell' Esposizione Universale di Barcellona del 1929.)