domenica 23 settembre 2018

Eventi gratuiti per la Settimana per il Benessere Psicologico. Due laboratori di Mindfulness Psicosomatica per Docenti


Con molto piacere ho dato anche quest'anno la mia adesione alla Settimana per il Benessere Psicologico in Campania, un’iniziativa dell'Ordine degli Psicologi campani, giunta ormai alla nona edizione, che prevede il coinvolgimento dei comuni, delle scuole e delle professioni che si occupano del benessere delle persone. 

Per l'occasione sarò presente in due scuole campane con il seguente evento: 
LABORATORIO
di  Mindfulness Psicosomatica per Docenti
Incontro teorico-esperienziale di introduzione
 alle tecniche di consapevolezza psicosomatica
 per l'equilibrio di mente, corpo e cuore

Ecco le date:
  • 8 ottobre 2018 ore 15:00/17:00

presso I.C. Giacomo Leopardi - Torre del Greco
per prenotazioni: 081.8824878
(segreteria scolastica sig.Maria Teresa Commone)

  • 9 ottobre 2018 ore 16:00/17:30

presso I.IS. Besta Gloriosi - Battipaglia
per prenotazioni: 339.5408074
(Prof. Gerardina Gonnella)

Per altre informazioni su questi incontri ed in genere  sui corsi di mindfulness psicosomatica per docenti è possibile contattarmi  via  e-mail all'indirizzo  psicologa.altiero@gmail.com.




Leggi anche:
- Scuola: corso di mindfulness per docenti. L'esperienza di un Istituto Comprensivo di Torre del Greco


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sabato 4 agosto 2018

Il nuovo sito, gli incontri gratuiti di settembre ed il prossimo programma MBSR

Carissimi, prima di chiudere per le ferie di agosto, ci tengo a darvi due notizie.
La prima è che dallo scorso 30 luglio è online il mio nuovo sito, all'indirizzo:


Il sito non sostituisce questo blog, che al contrario continua ad esistere in stretta connessione con il sito stesso. Vi invito a navigare un po' nel nuovo sito e vedere che ve ne sembra. Ci sono molti link di rinvio reciproco tra sito e blog. Ad ogni modo, la via più semplice per spostarsi da qua a là e viceversa sono certamente i pulsanti della barra in alto, e cioè:
- dal blog si può andare al sito cliccando sul pulsante "Visita il mio sito";
- dal sito si torna al blog, cliccando sul pulsante in alto "Blog".

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La seconda notizia è che il 4 ottobre prossimo parte il nuovo 


di cui abbiamo già parlato altre volte su questo blog. 

Come molti di voi già sanno, si tratta del famoso corso per la riduzione dello stress basato sulla mindfulness, che è stato sviluppato dal Professor Jon Kabat-Zinn, presso la Clinica per la riduzione dello stress dell'Università del Massachussett, a partire dalla fine degli anni Settanta. L'efficacia del programma  è stata riconosciuta nel tempo da varie ricerche scientifiche a livello internazionale, il che ha contribuito a  decretarne negli anni il successo e la sempre maggior diffusione.

Per chi fosse interessato, parleremo del Programma MBSR - Mindfulness-Based Stress Reduction
nei giorni 11 e 15 settembre 2018 nel corso di due presentazioni gratuite, dal taglio teorico ed esperienziale, presso il mio studio, dalle ore 18.30 alle 20.00. Per partecipare occorre prenotarsi. Sono previste promozioni a favore di coloro che si iscriveranno al corso nelle date delle presentazioni e di coloro che hanno già partecipato a precedenti edizioni dello stesso programma.
Per informazioni e prenotazioni, contattare il numero 388.8257088 oppure scrivere a psicologa.altiero@gmail.com .
Con questo è tutto.
Auguro a voi tutti un buon mese di agosto e, per chi va in ferie in questo periodo, buone vacanze!

Locandina

lunedì 30 luglio 2018

Un racconto e due esercizi. Nuova traccia audio: body scan e perdono

Ieri mattina, un rumore forte proveniente dalla strada mi ha portata ad un brusco risveglio. Mi sono sentita come catapultata di forza nel mio corpo dall'altrove tranquillo dove me ne stavo. Una specie di resurrezione improvvisa, d'urgenza, che mi ha fatto venire in mente una certa storia, che ora vi racconto.
C'era una volta una brava donna che si trovò a morire sul colpo in un incidente stradale. Non lasciava troppi guai dietro di sé, per cui avrebbe potuto andarsene da questa Terra senza tante storie. Ma lei diceva, non chiedetemi a Chi, che se avesse saputo che quello era il suo ultimo giorno di vita, certo non l'avrebbe sprecato come aveva fatto. Avrebbe guardato il mondo e le persone care in un modo diverso, avrebbe detto ciò che meritava davvero di essere detto,  si sarebbe astenuta dal parlare a vanvera, avrebbe  espresso gratitudine per i doni, avrebbe perdonato i torti. E poi chissà che altro. Sarebbe stata  più attenta, insomma.
Le fu risposto che una vita terrena è fatta così: comincia, dura per un po' e poi finisce. E' inutile guardarsi  indietro e dirsi che si poteva fare meglio: nessuno è perfetto, qualche errore è da mettersi in conto. Che si desse pace, era assolta.
Ma la signora non si dava pace e questo suo rimpianto non le consentiva di andarsene per davvero, perché la teneva come attaccata alla vecchia vita, che però intanto era finita.
Certo la situazione era complicata, ma alla fine si trovò una soluzione. Alla signora fu concesso di tornare sulla Terra e rivivere un giorno solo della sua vecchia vita. Ma non l'ultimo giorno, che ormai era andato così e così restava, e nemmeno un altro giorno straordinario, tipo quello del matrimonio, del parto, della laurea. No. Le veniva offerto un giorno normalissimo,  di quelli che non fanno storia, di quelli che di solito in una vita si dimenticano perché, per quanto ne sappiamo, non era successo proprio niente, quel giorno. E una raccomandazione importante: doveva restare un giorno normale. Quindi niente scene madri della serie udite, udite, sono tornata dagli Inferi, ma al contrario moderazione,  discrezione, disinvoltura. 
Fu così che da un momento all'altro la donna si ritrovò catapultata nel suo corpo e nel suo letto, in una mattina di chissà che anno, con il sole che filtrava attraverso le tende, il profumo del caffè nell'aria, il rumore dell'acqua della doccia che proveniva dal bagno del marito, le voci dei figli che stavano discutendo tra loro prima di andare a scuola, e il suo cellulare che stava ripetendo il suono della  sveglia per la terza volta. Era viva. Tutto le sembrò perfetto in quel momento: il rumore  dell'ascensore che saliva e scendeva,  il liscio delle lenzuola sotto le gambe, il profumo della sua crema da notte ancora sul cuscino. Tutti segni di vita preziosa. Certo, non aveva sentito la sveglia (era nell'Aldilà fino a un momento prima...). Certo, sarebbe arrivata tardi in ufficio, quella mattina, e nessuno in famiglia si era preso la briga di vedere come mai non fosse ancora in circolazione. Quando era viva probabilmente si sarebbe arrabbiata per una cosa così, e avrebbe cominciato a dire che lei pensava a tutti e invece gli altri...  Ora invece era profondamente commossa. Era viva. E la sua famiglia era viva ed era lì. E stavano tutti bene. Abbastanza bene da preparare il caffè, da farsi la doccia, da discutere prima di andare a scuola. Tutto era perfetto, davvero.  Entrò in cucina raggiante, così raggiante che i figli restarono perplessi, smisero di discutere, e chiesero: "Tutto bene, mamma?". Lei disse: "Sì, tutto bene. Tutto perfetto, amori miei" e li strinse forte a sé con gli occhi che cominciavano a inondarsi di lacrime. Loro dovettero accorgersi che era commossa e chissà cosa capirono. Fatto sta che mentre si scioglievano dall'abbraccio il figlio grande disse: "Scusa, ma'. Ci siamo messi a discutere tra noi e manco siamo venuti a vedere se eri viva o morta". Lei disse: "Eh..." e si versò il caffè, apprezzandone il calore e l'aroma. Apprezzando il semplice fatto di aver trovato lì un caffè, già bell'e pronto, ad accogliere la sua resurrezione. Sorrise e cominciò a sorseggiarlo, attenta a ogni dettaglio del gusto familiare e gradevole. Sentire il sapore del caffè. Sentirne l'odore. Sentirne il calore. Che esperienza...
"Per fortuna che sei ancora viva, ma'...", disse il figlio piccolo dandole un bacio con lo zaino già in spalla, pronto a uscire. "Solo che mo' ci tocca correre a scuola, perché se facciamo tardi non abbiamo la scusa del funerale della mamma...". Le lanciò un suo tipico sguardo sfottitore, di quelli che a volte si chiamavano una risata, altre  volte un'imprecazione, altre volte le due cose insieme. Questa volta si chiamò un bacio in più e una spettinata di capelli dalla mano della mamma. Quanta vita in quello sguardo sfottitore, nel poterlo cogliere, nel potersi scambiare amore da occhi a occhi, qualunque cosa dicessero le parole. Quanta vita in quel momento ordinario, in cui la donna poteva persino ridere della propria morte che apparentemente non c'era, della vita così com'era e della segreta simultaneità di vita e morte, in cui ora dimorava, dove la realtà della morte dava più gusto alla vita, come uno sfondo scuro che dà risalto a tutti i colori, anche i più tenui.
C'era un'intera giornata davanti, e la donna se la sarebbe goduta pienamente momento per momento. Non era la semplice ripetizione di un giorno già vissuto, ma la degna celebrazione di tutta la sua vita. Un'occasione per guardare le cose in un modo nuovo, accogliendole così com'erano, apprezzandole per come erano, sorridendo alla vita in tutte le sue manifestazioni, accettandone anche le scomodità, le imperfezioni e le sgradevolezze. "Assoluzione generale", disse tra sé e sé la donna. Era così felice di essere viva oggi, in questo giorno dimenticato della sua esistenza, che le veniva semplice perdonare e benedire tutto e tutti, e perdonare una buona volta anche sé stessa - così com'era stata nella sua vita già conclusa - con i suoi umani  limiti, errori, difficoltà.
Perdonò tutti. Si perdonò tutto. Provò gioia. Provò gratitudine. Trovò senso.E in serata se ne tornò in pace da dov'era venuta.

***
Ed ora vi propongo due esercizi.
Il primo è  una specie di gioco.
Oggi fate conto di essere tornati alla vita per un giorno, proprio come la donna di cui abbiamo parlato, e regolatevi di conseguenza per tutta la giornata.
Per ricordarvene, ogni tanto potete fermarvi un momento, fare un bel respiro e chiedervi: "Se ora sapessi che sono in visita qua per un giorno solo, venendo dall'Aldilà, come la vivrei questa esperienza?"
Provate a vivere varie esperienze, soprattutto le più usuali e banali, da questa nuova prospettiva e osservate se cambia qualcosa nel modo in cui vi relazionate alle persone, alle cose, alle situazioni.
Se non vi piace l'idea dell'Aldilà, immaginatevi come una persona che sia emigrata in America da trent'anni e che ora, tornando per un giorno solo a casa,  goda in pieno di tutto ciò che trova, bello o brutto che sia: l'odore delle piante selvatiche ai bordi del marciapiede (quell'odore che, aspetta, com'era? strappiamo una foglia e sentiamolo ancora...); la portinaia che brontola ad alta voce giù al palazzo (proprio quella che brontola da sempre; e lo fa anche oggi! Che mito... ascoltiamola attentamente, guardiamola bene), la parlata locale che si coglie passando in mezzo alla folla (com'è fatta questa musica? quante musiche diverse riusciamo a distinguere?).
Insomma provare, scoprire.
***
Il secondo esercizio è una variante del body scan, quindi si fa da sdraiati, a occhi chiusi, con una traccia audio che dura mezz'ora.
È collegato al racconto che avete appena letto da una domanda, che è questa:
  • secondo voi la donna, quando si è resa conto di essere di nuovo nel suo vecchio corpo, che atteggiamento avrà assunto nei confronti  della sua cellulite, del suo alluce valgo, dei suoi peli di troppo, del suo dolore alla spalla, della sua pancia gonfia e della sua gastrite? Lo stesso atteggiamento di sempre o un atteggiamento un po' più accogliente e gentile del solito, dettato dalla semplice gioia di avere di nuovo un corpo, piuttosto che non averlo, e quindi di essere viva, piuttosto che non esserlo?
La risposta è nel racconto stesso. "Assoluzione generale", aveva detto infatti la donna, includendo certamente - visto che non l'aveva escluso - anche il suo corpo, completo di cellulite, alluce valgo, e ogni altra  caratteristica.
In questo spirito, la pratica di oggi  mette un'enfasi esplicita sull'assoluzione generale dei disagi presenti nel corpo, e quindi sull'atteggiamento accogliente, accettante, affettuoso, compassionevole con cui è utile relazionarci al nostro corpo e a noi stessi mentre pratichiamo. Ponendo l'attenzione sulle sensazioni fisiche,  lasceremo andare intenzionalmente ogni eventuale giudizio o critica  della mente relativamente al corpo (che per alcuni aspetti magari non ci piace, o non funziona bene come vorremmo, o ci reca dolore o altri tipi di disagio) e relativamente a noi stessi (caso mai ci accorgessimo che tendiamo a rimproverarci, per ciò che non funziona nella  nostra vita o anche nel nostro corpo, aggiungendo così  altra sofferenza al disagio che già incontriamo).
L'invito, durante la pratica, è di lasciar andare le critiche, i giudizi e ogni altra forma di lotta della mente contro le cose così come sono (il corpo così com'è, noi stessi così come siamo) e perdonare, perdonarci, prendendoci cura di noi stessi,  gentilmente, pazientemente, compassionevolmente.
Buona pratica!

martedì 29 maggio 2018

Affrontare il cancro con la mindfulness. Incontro gratuito sul tema il 21 giugno


Il 21 giugno dalle 18 alle 20 ci incontreremo in studio a Torre del Greco per parlare di un programma per la riduzione dello stress dedicato specificamente alle persone in cura per il cancro. 
É il programma MBCR (Mindfulness-Based Cancer Recovery) sviluppato da due dei massimi esperti mondiali in psicooncologia, Linda Carlson e Michael Speca,  docenti presso l'Università di Calgary, in Canada. Si tratta di un percorso di gruppo di otto settimane che, attraverso l'insegnamento di gentili esercizi pratici derivati dalla tradizione delle pratiche meditative, mette le persone sulla strada che conduce "all'occhio calmo del ciclone cancro" con effetti considerevoli in termini di miglioramento della qualità della vita.
Le pratiche di mindfulness si apprendono in gruppo e poi si continuano nella vita quotidiana individualmente.La dimensione di gruppo consente poi anche momenti di condivisione della propria esperienza con altre persone, in un clima di calore, ascolto reciproco e vicinanza umana, dove il sostegno del gruppo diventa anche trainante rispetto all'impegno che viene richiesto a ciascuno, sia per la presenza agli  appuntamenti sia per continuare a praticare a casa.  
Gli effetti benefici del programma (come quelli del programma MBSR, con cui presenta una forte affinità) sono comprovati da varie ricerche scientifiche.
"Noi non ti stiamo presentando la mindfulness come cura del cancro", dicono Linda Carlson e Michael Speca nel loro libro Affrontare il cancro con la mindfulness. "Piuttosto riteniamo che ti possa offrire la possibilità di arricchire notevolmente la tua vita, aiutandoti a gestire e fronteggiare i sintomi e gli effetti collaterali legati al tumore, migliorando la qualità dei tuoi giorni. La mindfulness è in grado di migliorare anche le prestazioni del sistema immunitario, contribuendo a ridurre nel corpo i livelli nocivi degli ormoni dello stress, portando quindi a cambiamenti assai benefici. [...] Il cancro può rappresentare un'esperienza che rende profondamente soli, e anche se l'esperienza di ogni persona con tumore è sempre unica, umilmente vi offriamo la sapienza derivata da un'antica tradizione che si è rivelata utile per molte persone come te, che hanno sofferto a causa della loro diagnosi o della diagnosi fatta a familiari e/o amici. [...] La nostra speranza è quella di condividere con te la comprensione di ciò che la mindfulness può offrire nel modo di affrontare il cancro e sostenere il relativo processo di guarigione."
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L'incontro del 21 giugno è gratuito. Occorre prenotarsi al n.388.8257088 oppure inviando una email all'indirizzo psicologa.altiero@gmail.com.



lunedì 14 maggio 2018

Da oggi mi tratterò con gentilezza


Oggi vi presento Luisa. Ha 46 anni, fa l'artigiana nel settore degli accessori moda e non pende economicamente né verso la ricchezza né verso la povertà. Separata e con un figlio adolescente, quando qualcuno le chiede: "Come stai?", tende a rispondere: “Bene”, se sta bene, e "Non mi posso lamentare", negli altri casi. 
Oggi è venerdì e Luisa, stanca più che mai alla fine di una settimana impegnativa, sta facendo i bagagli per andarsene al mare durante un attesissimo weekend di primavera. Sono le 15.30 e la sua intenzione originaria era di partire non oltre le 16, per arrivare a destinazione con la luce.
Per concedersi la partenza di venerdì pomeriggio e il ritorno di lunedì mattina, Luisa ha lavorato giovedì sera fino a tardi e venerdì mattina si è svegliata presto per fare un concentrato di piccoli adempimenti dell'ultim'ora, tipo:
  • sbrigare la corrispondenza in arrivo sulle caselle di posta elettronica professionale e personale;
  • aggiornare il sito con le ultime novità;
  • disporre l'addebito in conto di due pagamenti in scadenza;
  • rispondere alle ultime telefonate dei clienti;
  • ricontattare l'avvocato per quella questione in corso - visto che c'era una sua mail urgente nella corrispondenza appena aperta;
  • passare a salutare la madre - che le dice al volo che le fa male qui e chissà se è grave, che si è inceppato il computer e chissà se è un virus, che le è arrivata una carta urgente da non si sa che ufficio e bisogna capire di che si tratta;
  • innaffiare le piante;
  • disfarsi dell'umido;
  • fare benzina;
  • dire all'ex marito che parleranno della questione catastale martedì e non ora - visto che c'era pure una sua mail nella corrispondenza;
  • ricaricare la Postepay del figlio che sta in gita scolastica a Venezia e le ha appena comunicato con WhatsApp che è rimasto senza soldi  (e non si capisce come mai, ma intanto);
  • e altre cinque o sei cose,  nessuna di per sé particolarmente impegnativa ma nemmeno rilassante.
Inutile dire che il tempo per fare un po' di spesa e cucinarsi un piatto caldo Luisa non l'ha trovato, ma intanto è giunta l'ora di fare i bagagli se vuole davvero partire. Decide così di mangiare in piedi la prima cosa che trova tra frigorifero e credenza e con la cosa ancora in una mano (e anche un po' in bocca), prende con l’altra mano la valigia dal ripostiglio,  poi tira fuori la borsa del mare,  due vestiti leggeri,  due vestiti pesanti, cappello, ombrello, creme e cremine, indumenti per la notte, costumi da bagno, ciabattine, documenti, collirio, caricabatterie e tutto il resto che via via le viene in mente e che sembra non finire mai, e mette tutto in valigia.
Alle 17.30  i bagagli sembrano a posto, ma i capelli, e le unghie, e i peli sulle gambe...  Oddio!
Luisa si laverà i capelli prima di partire?
Andrà al mare con i peli sulle gambe o deciderà di depilarsi?
Resisterà alla tentazione di dedicare un'ora a manicure e pedicure, con relativi tempi di asciugatura di smalto e intoppi vari?
E principalmente riuscirà mai a partire prima di notte?
Accantoniamo per un momento il comprensibile desiderio di conoscere la risposta a tutte le domande della Storia e focalizziamoci piuttosto su un'unica questione, e cioè:
·     secondo noi, oggi, con che tipo di commenti la mente di Luisa le avrà tenuto compagnia durante le sue esperienze della giornata? Cosa le avrà detto passo dopo passo mentre lei era alle prese con le sue tante ordinarie e straordinarie difficoltà (non importa quanto piccole o grandi ai nostri occhi)? 

La nostra fantasia potrebbe  partorire a riguardo centinaia di risposte diverse.
Ma noi decidiamo di limitare il campo a una sola questione, che è quella che ci interessa oggi, e cioè:
·      Luisa  avrà trovato in se stessa il conforto e il sostegno che avrebbe ricevuto da una buona amica capace di comprendere e accettare le sue difficoltà e i suoi limiti? O piuttosto, mentre annaspava tra le sue varie peripezie, avrà dovuto sopportare anche le critiche e i commenti di un severo giudice interiore, a caccia di errori e difetti e impietoso riguardo ai suoi umani limiti?

Per farci un'idea della differenza tra i due casi, proviamo a fare un esempio, concedendoci anche di sorridere un po’ di Luisa,  che è abbastanza inventata da non prendersela.
Immaginiamo un dialogo interiore  A) per il primo caso e un dialogo interiore  B) per il secondo caso.
Quale dei due ci sembra calzare meglio alla Luisa che abbiamo in mente?




Dialogo 
interiore della mattina





Dialogo interiore A)

La mattina, il dialogo interiore di Luisa  dice: 
" E’ evidente che ho bisogno di staccare. E’ difficile convivere con questi livelli di stanchezza e di  ansia. Troppe cose a cui badare tutte assieme: sono un essere umano (e neanche tanto giovane), mica un supereroe! E’ comprensibile che mi senta sopraffatta. Va bene, sarà anche vero che la prendo così perché sono un po' ansiosa di mio. Su questo magari ci posso lavorare. Ma intanto mica posso farmene una colpa! E poi non sono certo l'unica al mondo ad avere l’ansia. Anzi, sono proprio in buona compagnia. Però è evidente che non ho la forza per occuparmi da sola  di tante cose: non sono gravi, ma sono tante. Forse è il momento di prendere in considerazione un aiutino. Qualcuno che mi alleggerisca un po’ da tutto questo. Per esempio, quella Mariella, così gentile e disponibile… Al ritorno la chiamo. 
Dialogo interiore B)

La mattina, il dialogo interiore di Luisa dice:
"Ma si può essere così disorganizzate da ridursi a fare cento cose prima di partire? 
Di questo passo col cavolo che riesco a partire oggi! 
Chiunque sarebbe capace di organizzarsi meglio. Solo io no.  Mi faccio una rabbia.  Ma perché sono così? Sembra quasi che me li vada a cercare col lanternino i problemi!
- E se la questione con l'avvocato  precipita?
- E se il dolorino di mamma non fosse una delle solite cose?
- E se l'ex marito interpreta male un ritardo nella risposta?
- E se capita qualcosa al figlio rimasto a Venezia senza soldi?
Ma lo vedi quanti pensieri mi faccio venire? Non s'è mai vista una persona ansiosa come me. Ma che scema! E se ci avessi un problema vero, allora? Come farei? 



Dialogo 
 interiore del pomeriggio





Il pomeriggio,  il dialogo interiore di Luisa dice: 
" Evvài, ora sono in vacanza. Ora finalmente posso pensare solo a me stessa. Faccio i bagagli con calma. Davvero non c'è motivo di correre. Il grande vantaggio di partire sola: nessuno che mi metta fretta. 
Ma che bello tirare fuori finalmente  la borsa del mare! Guarda qua: ci stanno dentro quei famosi orecchini che non trovavo più. Che fortuna! Vediamo se il vestito verde dell’estate scorsa mi sta ancora bene, quest’anno. Tira un po' sul petto. E vabbè... Abbiamo messo qualche chiletto, tesoro. Che ci vogliamo fare?  Tutti ingrassano d'inverno.  Come si spiegherebbe  altrimenti che le riviste sono piene di diete dimagranti di questi tempi?
Ma guarda questi poveri piedi in che condizioni sono! E se chiedessi all'estetista di farmi un pedicure al volo? Almeno quello! Da me magari mi lavo i capelli e mi depilo (per le mani, poi vediamo). Quasi quasi prenoto anche il ristorante per cena. Così mangio sicuro stasera, anche se arrivo tardi. Quale ristorante? Quello buono, dài. Dopo una settimana di duro lavoro, una signora  se la meriterà pure qualche coccola! O no?

Il pomeriggio,  il dialogo interiore  di Luisa dice: 
"Guarda qua: sono già le tre e mezza e ancora devo fare i bagagli. Siamo alle solite. Come si fa ad essere inette come me? Mi riduco sempre così. Sono proprio un’incapace. E ora che ci metto in questa valigia? Proviamo il vestito verde dell'anno scorso, va'. Oh, no! Guarda come mi sta male: tira tremendamente sul seno! Mi sono fatta una cicciona! Che disastro. Sono orribile!
Prendiamo la borsa del mare, forza. Guarda qua: ci stanno dentro gli orecchini  che ho cercato per tutto l'inverno. Ecco dov'erano finiti! Troppo disordinata, non mi sopporto! E pure smemorata! Com’è che non mi sono ricordata che gli orecchini stavano in questa borsa? Dev'essere la vecchiaia. Mi scordo le cose e peggioro di giorno in giorno.
Ma guarda: intanto si sono fatte già le cinque e mezza! Mi devo muovere se no arrivo tardi.  Non posso perdere tempo pure a lavarmi i capelli, a depilarmi, e a sistemarmi i piedi e le mani! Ci dovevo pensare prima. Ora me li tengo così. Chi è causa del suo mal pianga se stesso. Ecco: almeno i proverbi me li ricordo! Proprio come i vecchi…

E ora proviamo a chiederci:
1.   Secondo noi, a parità di circostanze, Luisa si sentirà allo stesso modo, convivendo con un dialogo interno di tipo A piuttosto che con un dialogo interno di tipo B?
2.   Personalmente, se potessimo scegliere, preferiremmo convivere con la compagnia di una persona che ci fa discorsi di tipo A o discorsi di tipo B ?
3.   Di solito, nella vita, quando siamo in difficoltà e facciamo i conti con i nostri limiti, le nostre inadeguatezze, i nostri errori e fallimenti, tendiamo a trattare noi stessi con comprensione e gentilezza (dialogo A) o piuttosto tendiamo a giudicarci e criticarci (dialogo B)? 

Probabilmente alcuni di noi non si identificano con Luisa, perché per età, per sesso, per storia e condizioni di vita, sentono di avere problemi molto diversi dai suoi. Ma riflettere su come funziona lei (anche, e forse proprio, in condizioni diverse dalle nostre) ci può stimolare a portare l’attenzione su cosa abbiamo in comune con lei, sotto l’aspetto del rapporto con noi stessi, del nostro riuscire o non riuscire ad essere gentili verso noi stessi,  in generale e più che mai nei momenti difficili.
Avere dentro di sé un giudice impietoso sempre all’opera può essere infatti un’esperienza molto dura per tutti, sia nell’ordinaria amministrazione sia (e più che mai) nelle grandi sfide della vita. Alcune persone, per esempio, in occasione della morte di una persona cara, si trovano a rimproverarsi per tutto ciò che non hanno fatto con lei negli ultimi tempi e che non potranno fare mai più. Altre, vivendo l’esperienza - già di per sé molto dura - di scoprire che il bambino che hanno messo al mondo ha qualche forma di disabilità o malattia, devono fare anche i conti con il giudice interiore che le accusa di essere responsabili delle difficoltà del bambino, per via dei propri geni difettosi o di qualche altra propria inadeguatezza, aggiungendo il peso schiacciante del senso di colpa al dolore che già provano e alle preoccupazioni per il bambino. Senza contare il caso estremo del senso di colpa che possono vivere gli unici sopravvissuti ad un qualche disastro collettivo,   i quali oltre alla ferita del trauma e del lutto, possono trovarsi a convivere con una forma di rimprovero interiore riguardo alla questione "Perché io mi sono salvato invece di condividere la sorte degli altri?".
Qualunque siano le questioni “reali” con cui facciamo i conti nella vita, poter contare su un alleato comprensivo, gentile e supportivo dentro di noi è una grande risorsa per trovare la forza di attraversare le difficoltà e farci i conti, piuttosto che restarne schiacciati.
Questo non significa diventare indulgenti verso le nostre manchevolezze, nel caso che i guai in cui ci troviamo siano conseguenza dei nostri atti. Significa semplicemente rendere utile anche l’esperienza dell’errore, per quanto grave, e quindi provare a farcene qualcosa. Questo implica che, certo, ce ne assumeremo la responsabilità e cercheremo anche di rimediare se è possibile, ma soprattutto ne faremo un’occasione di crescita. 
Si dice che diventare consapevoli dei propri limiti è il primo passo per superarli. Con ciò si intende che è utile e opportuno guardare bene in faccia i nostri difetti e le nostre zone d’ombra. Il che però non significa martirizzarci con critiche e giudizi negativi. Può essere infatti molto più utile adottare nei nostri confronti l’atteggiamento supportivo che avrebbe un supervisore interno, piuttosto che l’atteggiamento demolitivo di un giudice impietoso. Un supervisore supportivo è la parte di noi stessi che ci fa guardare coraggiosamente in faccia la realtà, anche quella dei nostri limiti, con uno sguardo compassionevole e sufficientemente accettante (il limite è la realtà, inutile negarlo) che ci aiuti a prendere decisioni utili, salutari e sagge per l’avvenire, che tengano pazientemente  conto di questi limiti, mentre lavoriamo con tutte le risorse a disposizione per cercare di fare il meglio che possiamo sul cammino della nostra vita. 
Detto questo, l’invito di oggi è anche di provare a chiederci in che misura, al di là delle dimensioni squisitamente interiori, poi di fatto facciamo cose gentili per noi stessi. Ci trattiamo materialmente con gentilezza? Rispettiamo i nostri bisogni fisici (in ciò che mangiamo, in ciò che concediamo al corpo in termini di cure amorevoli, piccole attenzioni e coccole), i nostri bisogni di riposo, svago, semplice e innocente piacere di giocare o soddisfare i sensi (gusto, vista, olfatto, tatto, udito)? Ci portiamo a fare qualche bella passeggiata, anche solitaria? Ci facciamo qualche regaletto speciale?
Ognuno di noi conosce i fatti suoi e può fare qualcosa per sé.
Magari, se interessa, potremmo chiedere a Luisa come si regola lei (sempre che riusciamo a ritrovare il filo della sua storia, dopo queste digressioni).
***
Una donna sudata,  scarmigliata e pelosa, con le unghie delle mani malandate ed i piedi trascurati,  si aggira alle 19.30 precise in una graziosa località di mare, avvolta in abiti larghi e informi. Se è grassa o se è magra non si sa. Se è contenta o se non lo è, difficile dirlo. Passa davanti a un ristorante rinomato. Indugia per un momento. E poi se ne va. Sembra quasi che abbia pensato: "Ma che ci vado a fare qua? Sono da sola: è uno spreco". Entra nella pizzeria/rosticceria dall'altro lato della strada. Le dicono che c'è anche del pesce surgelato, se vuole, e un po' di verdura.  Il locale è illuminato a giorno da luci al neon;  un televisore acceso di fronte a lei trasmette un programma  che non le interessa. In attesa di essere servita, giocherella col cellulare e manda messaggini agli amici per sapere domani chi c’è e chi non c’è giù in spiaggia. Alla fine mangia pesce surgelato e spinaci lessi e forse per oggi non ingrasserà.

Alle 21.30 abbondanti, una chioma pulita, lucente e profumata, con sotto una donna fasciata in un abito verde smeraldo (che per la verità tira un pochino sul seno),  mette piede con sicurezza nel ristorante rinomato della stessa graziosa località di mare. Luci soffuse, musica jazz a basso volume, sedie comode, menu ricco e vario. La signora si siede al suo tavolo e sceglie le portate che più le piacciono. Nell'attesa, ammira il bellissimo panorama fuori dalla finestra e ogni gradevolezza dell'ambiente. L'occhio le cade per un momento sulle sue mani curate e sulle unghie smaltate di recente. Le sue gambe, in uno sfioramento casuale dell'una con l'altra, le fanno sentire quanto sono lisce e morbide. La signora si sorprende a pensare: Che bella cosa avere le mani e le gambe! 
Il cameriere le porta un calice di bollicine assieme all'antipasto. La signora prende il calice, sorride e fa un bel brindisi a sé stessa. 
Domani cenerà a pizza e birra con gli amici del mare, ma stasera le ci voleva proprio un momento così. Sola con la sua migliore amica. 
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Imparare a trattare noi stessi con gentilezza è uno degli argomenti a cui sarà ispirato il nostro incontro del 24 maggio su "Mindfulness e self-compassion". Si tratterà, come sempre, di un incontro di pratica più che di teoria, dove i momenti di confronto con gli altri membri del gruppo ci aiuteranno a mettere in parole le nostre esperienze e a chiarirle meglio a noi stessi, proprio grazie alla condivisione con gli altri. Chi fosse interessato, può prenotarsi al numero 388.8257088
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Photo by  rawpixel  on  Unsplash  (Luisa è un personaggio immaginario. La donna nell'immagine è una modella che non ha niente a che fare con lei)

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giovedì 12 aprile 2018

Pronto soccorso emotivo: 15 minuti di self-compassion. Traccia audio e appuntamento per il 24 maggio

Quando ci troviamo in un momento difficile, al di là delle strategie che possiamo elaborare per affrontarlo sul piano pratico, è utile concederci prima di tutto qualche momento per sostenere noi stessi dal punto di vista emotivo e darci il conforto di cui abbiamo bisogno, offrendo a noi stessi presenza mentale e gentilezza, per poter accogliere consapevolmente la nostra sofferenza e prendercene cura amorevolmente. Questa pratica di 15 minuti può essere usata proprio con questa intenzione e potremmo definirla come una specie di piccolo pronto soccorso emotivo. L'invito è di orientare la nostra attenzione gentile verso la nostra stessa sofferenza, con un atteggiamento compassionevole verso noi stessi, che esprimiamo attraverso il tocco delicato della mano sul corpo e attraverso le parole che potremo dire a noi stessi per confortarci, riconoscendo anche, e lasciando andare, eventuali tendenze della mente a formulare nei nostri confronti critiche e giudizi negativi, che non sono di nessun aiuto ed anzi aggiungono sofferenza a sofferenza. L'intenzione è di non abbandonarci e lasciarci soli nella difficoltà, ma al contrario di sostenerci, stare dalla nostra parte, proprio come farebbe una persona che ci vuole bene e che comprende e rispetta la nostra sofferenza. Al tempo stesso - come suggerisce la psicologa americana Kristin Neff, una delle maggiori esperte mondiali di self-compassion - può essere utile anche aprirci al senso della "comunanza" o "umanità condivisa", cioè alla consapevolezza che il dolore non è un'esperienza solo nostra, ma qualcosa che condividiamo con tutti gli esseri umani, è parte della condizione umana. Questo non significa banalizzare il dolore, ma dargli un senso diverso.
A volte quando commettiamo un errore, quando ci scontriamo con una difficoltà del vivere, possiamo sentirci i soli a sbagliare o a essere in difficoltà, percependo tutti gli altri come più bravi o più fortunati di noi. Ricordarci che non esiste essere umano infallibile o che non conosca qualche forma di dolore o sofferenza emotiva, può rendere la nostra esperienza difficile qualcosa che ci unisce agli altri, che ci apre alla comprensione della sofferenza altrui, arricchendo la nostra vita della grazia, del nutrimento e del conforto che la compassione porta in dono.
Colgo l'occasione per ricordare, a chi sia interessato, che il prossimo incontro di pratica di mindfulness di gruppo è fissato per il 24 maggio alle 18:30, e sarà dedicato proprio al tema mindfulness e self-compassion. Maggiori informazioni alla pagina degli eventi

Buona pratica! 
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