giovedì 12 settembre 2019

Ricominciare si può in ogni fase della vita. Intervista su Donna Moderna



La telefonata è arrivata a fine luglio, mentre era in corso l'allestimento del mio nuovo studio e stavo smontando il vecchio. È stato un mezzo miracolo che abbia sentito il suono del cellulare, perché fino a un momento prima avevo il rumore del trapano nelle orecchie. Mi propongono un'intervista in quanto life coach ed esperta di cambiamento. Forse non è il momento ideale per chiacchierare, ma di certo è il momento migliore per trovare ispirazioni sul cambiamento e sui nuovi inizi. Ho il mio trasloco in corso: sono immersa nel cambiamento!


martedì 3 settembre 2019

Nuovo studio, nuovo logo. Considerazioni sui traslochi, sui cambiamenti e sull'apertura di nuovi scenari


Inizio questo mese di settembre con una novità: ho trasferito il mio studio in Corso Avezzana 34, a Torre del Greco. Sarà un piacere per me inaugurarlo con quanti di voi vorranno partecipare ai prossimi eventi in programma (il 20 e il 24 settembre due presentazione gratuite a tema mindfulness, dal 1° ottobre il programma MBSR, a dicembre il nuovo ciclo di incontri dedicati alla compassione).

Prendo spunto dalla recente esperienza del trasloco, per qualche riflessione più generale in tema di cambiamenti.
Tanto per cominciare, va detto che questo trasferimento dello studio non è partito per mia iniziativa. In passato l'idea mi era anche balenata in mente di tanto in tanto ma poi, per amor di quiete, l'avevo sempre accantonata o dimenticata, scegliendo di restare dove stavo anziché complicarmi la vita. Poi un bel giorno il contratto di locazione è giunto a scadenza e, per via di certe necessità della parte locatrice, non è stato rinnovato. Così mi sono trovata sfrattata.
Quando veniamo sloggiati da una postazione che ci è familiare, come per esempio da una casa, da una posizione lavorativa, dal posto che occupiamo al fianco di un partner, è del tutto naturale che sulle prime l'esperienza possa presentarsi a noi come sgradevole. E ciò a prescindere da quanto fosse effettivamente soddisfacente per noi la posizione in questione (il mio vecchio studio per esempio non era più abbastanza capiente per i gruppi e poteva capitare di stare un po' stretti). A volte ci riesce più semplice restare in una situazione scomoda ma nota, che esporci deliberatamente a un cambiamento,  perché questo ci costringe ad uscire dalle nostre abitudini, a ripensare l'organizzazione della nostra vita, a fare i conti con l'incertezza.
Poi viene la volta che la vita ci impone di cambiare. E non ci domanda se siamo d'accordo. Non ascolta le nostre rimostranze. In certi casi non ci dà nemmeno il preavviso (come invece e per fortuna avviene per le finite locazioni).
Allora la questione non è più evitabile né procrastinabile: l'onda del cambiamento ci si para davanti e ci chiede di cavalcarla. Sta a noi scegliere se sprecare le nostre energie rifiutando la realtà e contrastando le richieste dei tempi oppure aprirci all'enorme potenziale di rinnovamento insito nella fine delle cose e nel tramonto dei vecchi scenari, per aprirci a scenari nuovi e a tutto ciò che può nascere proprio perché qualcos'altro muore. Per fiorire,  i semi del cambiamento hanno bisogno di un terreno che li sappia accogliere e i traslochi veri o simbolici della nostra vita sono un buon momento per estirpare le erbacce, dissodare la terra e dare modo ai processi di crescita di seguire i loro tempi. 
Mentre lo studio vecchio era mezzo smontato e lo studio nuovo in fase di allestimento, in una calda giornata passata a dividermi di qua e di là (i clienti nello studio vecchio con quattro mobili, gli operai in quello nuovo con trapani, scatole e scatoloni) mi arriva una telefonata. Mi propongono un'intervista in quanto life coach ed esperta di cambiamento. Mi viene un po' da ridere, dato il momento.  Beninteso loro non sanno che sono nel pieno di un cambiamento (è una coincidenza...) e quando glielo dico (dico cioè: dovrò ricevervi nella baraonda di un trasloco) la risposta è questa: "Non è importante dove ci riceve, signora: il luogo che veniamo a visitare è Lei".

Oggi, reduce soddisfatta di questa calda estate passata a ripensare l'organizzazione dei miei spazi lavorativi, finalmente alleggerita del peso di vecchi arredi, vecchie riviste, vecchie scartoffie, mi accorgo che questo cambiamento di scenario mi ci voleva.
Apro la finestra e il panorama è nuovo. L'esposizione è diversa, i rumori in strada anche. Ho nuovi vicini. Qualche nuovo arredo. Spazi liberi, senza ingombri casuali.
Con l'occasione ho cambiato anche logo.
Il nuovo logo (un albero che contiene una stella) è il punto d'incontro tra le due immagini precedenti:




quella utilizzata per il counseling psicologico e il life coaching, con gli omini in viaggio che fanno una sosta sotto un albero e che si orientano grazie a una stella in cielo;



e quella utilizzata per le pratiche di mindfulness, con una persona che medita sotto un albero, ferma in raccoglimento, connessa al più ampio universo di cui fa parte.


Il nuovo logo vuole mettere insieme l'andare e lo stare, dando al simbolo un valore unificante. Come a dire: che tu stia fermo in un luogo, in raccoglimento, o in viaggio nella vita, spostandoti di qua e di là, ciò che ti guiderà e ti farà sentire a casa è la luce che porti dentro. Prenditene cura. 

In questo spirito, voglio aprire il nuovo anno lavorativo con due auguri. 
Il primo è per tutti noi che ci dedichiamo alle pratiche di mindfulness. Che la luce della consapevolezza, che intendiamo alimentare e tenere accesa con la regolarità della pratica, possa illuminare le nostre menti e la nostra vita, farci sentire a casa nel nostro corpo ovunque siamo, fermi o in viaggio, radicati nella realtà come alberi e in contatto rispettoso e amorevole con l'universo vivente di cui siamo parte.
Il secondo è per quanti di noi, in questo momento, soffrono perché  fermi in una situazione scomoda o che ha fatto il suo tempo ma da cui, per amor di quiete o paura di trambusto, non osano uscire, come una relazione logora che va avanti per forza di inerzia, un luogo in cui si vive che non risponde più alle proprie esigenze, o  un lavoro che opprime il cuore e non lascia decollare il progetto lavorativo dei sogni.
L'augurio in questi casi non è di fare un passo per cui non ci si senta pronti, ma di saper riconoscere quando arriva il momento di farlo.
A volte la sorte ci viene incontro accompagnandoci (e magari anche un po' spingendoci) là dove non oseremmo andare in circostanze abituali. Concediamoci in questi casi un ascolto attento delle reali richieste che la vita ci pone quando ci lancia le sue sfide,  e anche il lusso, se i tempi sono maturi, di lasciar emergere la personalissima risposta del nostro cuore, che forse aspettava solo di essere interrogato per sentirsi libero di parlare e magari di stupirci, con la grande potenza che possono avere le risposte creative quando sono tempestive.



Quando soffia il vento del cambiamento
 alcuni costruiscono muri, altri mulini a vento.
(Proverbio cinese)

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giovedì 13 giugno 2019

Il momento di lasciar andare. Una meditazione e una poesia

A volte la nostra sofferenza può avere le sue radici nel nostro rimanere aggrappati a qualcosa, qualcosa che non riusciamo a lasciar andare e che ci impedisce di evolvere. 
Può trattarsi di una relazione finita, del ricordo di qualche evento del passato che ci fa ancora soffrire (un torto subito, un errore commesso), del timore di un evento futuro e incerto che non abbiamo il potere di evitare.  La mente torna e ritorna su questi temi e la ricchezza del momento presente con tutti i suoi doni e le sue potenzialità viene offuscata.
I casi di sofferenza indotta da qualcosa che non riusciamo a lasciar andare sono tanti e vari. Non sempre sono facili da riconoscere.
Ci sono alcune "guerre perse in partenza", per esempio, che a volte ci ostiniamo a combattere e combattere nella nostra vita,  nell'illusione che prima o poi le vinceremo. Sono certe tipiche situazioni di scacco, che conosciamo benissimo perché si ripetono immancabilmente nella nostra vita secondo lo stesso cliché. Se ci caschiamo e ci ricaschiamo cento volte, è perché non lasciamo andare il nostro desiderio disperante che le cose non siano come sono, e l'illusione che questa situazione sempre uguale non ci porterà  anche questa volta al solito punto morto (dove invece  immancabilmente ci porta).  
Non è facile per nessuno capire cosa ci sarebbe da lasciar andare nella propria vita, nel proprio cuore, nella propria mente.  E tanto meno quando, visto che c'è un tempo per tutte le cose:  un tempo per  trattenere e un tempo per mollare, un tempo per insistere e un tempo per desistere, un tempo per restare e un tempo per uscire di scena.
C'è chi nel dubbio resta come appeso a un trampolino, tra il desiderio di fare un tuffo e la paura di tuffarsi,  tra il senso di falsa sicurezza che dà il restare aggrappati a qualcosa di noto e lo sgomento che genera l'idea di  lasciarlo andare e sperimentare il nuovo.
Se dentro di noi questo tema in qualche modo risuona, nella nostra personalissima variante, proviamo  a prendere la faccenda un po' alla larga, trattandoci con gentilezza: lo spirito non è quello di muoverci rimproveri o di forzarci a fare qualcosa per cui non ci sentiamo pronti.
Accostiamoci semplicemente all'idea di come potremmo sentirci se riuscissimo davvero a lasciar andare ciò che oggi è maturato a sufficienza per essere lasciato andare. Ricordiamoci che anche i frutti più dolci non possono restare in eterno sui rami di un albero, e il cibo migliore non può restare in eterno nel nostro frigorifero e nemmeno nel nostro corpo.
Accostiamoci oggi al lasciar andare con una meditazione guidata  tratta dal mio canale YouTube e con una poesia di cui non è chiara la paternità. Si intitola She let go (Lasciò andare); alcuni l' attribuiscono ad Ernest Holmes, altri a Jennifer Eckert Bernau, altri al Rev.Safire Rose. Di chiunque sia, mi sembra molto bella e con una sua delicata tonalità spirituale che la rende un po' speciale. Eccola, a seguire, dopo la meditazione, prima nella traduzione italiana e poi nella versione inglese.
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Lasciò andare.
Senza un pensiero o una parola, lei lasciò andare.
Lasciò andare la paura.
Lasciò andare i giudizi.
Lasciò andare la confusione di opinioni che sciamano intorno alla testa.
Lasciò andare l'indecisione in lei.
Lasciò andare tutte le ragioni "giuste".
Totalmente e completamente,
senza esitazione o preoccupazione, ha appena lasciato andare.
Lei non ha chiesto nessun consiglio.
Lei non ha letto un libro su come lasciare andare ...
Lei non ha pregato le Scritture.
Ha appena lasciato andare.

Lasciò andare tutti i ricordi che la legavano.
Lasciò andare tutta l'ansia che le impediva di andare avanti.
Lasciò andare la progettazione e tutti i calcoli sul giusto.
Non ha promesso di lasciar andare.
Lei non ha scritto la data.
Non ha fatto alcun annuncio pubblico e messo nessun annuncio sul giornale.
Lei non ha controllato le previsioni del tempo o letto il suo oroscopo quotidiano.
Ha appena lasciato andare.

Lei non ha analizzato se lei avrebbe dovuto lasciar andare.
Non ha chiamato i suoi amici per discutere la questione.
Lei non ha fatto un trattamento spirituale.
Lei non proferì una parola. Ha appena lasciato andare.
Nessuno era in giro quando è successo.
Non c'era nessun applauso o un coro di congratulazioni.
Nessuno è stato ringraziato.
Nessuno si è accorto di nulla.
Come una foglia che cade da un albero, lei ha appena lasciato andare.

Senza nessuno sforzo.
Senza nessuna lotta.
Né bene né male.
Era quello che era, ed è proprio questo.
Nello spazio di lasciarsi andare, lei lascia che tutto sia.

Un piccolo sorriso appare sul suo viso.
Una leggera brezza soffia attraverso di lei.
E il sole e la luna splendono sempre.




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She Let Go
She let go. Without a thought or a word, she let go.
She let go of fear. She let go of the judgments. 
She let go of the confluence of opinions swarming around her head.
She let go of the committee of indecision within her.
She let go of all the ‘right’ reasons. Wholly and completely, 
without hesitation or worry, she just let go.
She didn’t ask anyone for advice. She didn’t read a 
book on how to let go… She didn’t search the scriptures.
She just let go.
She let go of all of the memories that held her back. 
She let go of all of the anxiety that kept her from moving forward. 
She let go of the planning and all of the calculations about how to do it just right.
She didn’t promise to let go. 
She didn’t journal about it. 
She didn’t write the projected date in her day-timer.
She made no public announcement and put no ad in the paper. 
She didn’t check the weather report or read her daily horoscope. 
She just let go.
She didn’t analyse whether she should let go. 
She didn’t call her friends to discuss the matter. 
She didn’t do a five-step Spiritual Mind Treatment. 
She didn’t call the prayer line. 
She didn’t utter one word. She just let go.
No one was around when it happened. 
There was no applause or congratulations. 
No one thanked her or praised her. 
No one noticed a thing. 
Like a leaf falling from a tree, she just let go.
There was no effort. There was no struggle. 
It wasn’t good and it wasn’t bad. 
It was what it was, and it is just that.
In the space of letting go, she let it all be. 
A small smile came over her face. 
A light breeze blew through her.
And the sun and the moon shone forevermore.
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(The author of this poem is unclear. A few sites list Ernest Holmes as the author, another Jennifer Eckert Bernau and still another Rev.Safire Rose)

foto di Ankus Minda on Unsplash
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domenica 12 maggio 2019

"Sono qui per te, ti voglio bene, ti accetto, ti capisco, vedo che stai soffrendo, voglio aiutarti". 2 Incontri di Mindfulness e Compassione e 1 Sondaggio

Dr.Maria Michela Altiero
psicologa
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La compassione può essere concettualizzata in vari modi.
Secondo la definizione del Dalai Lama, la compassione è una sensibilità alla sofferenza propria e altrui, unita a un profondo impegno nel cercare di alleviarla.
Per il buddismo Mahayana, la mindfulness crea le condizioni per una mente calma e la compassione quelle per una mente trasformata. Le due cose operano insieme come le ali di un uccello.
Per Paul Gilbert, docente di Psicologia Clinica all'Università di Derby (Inghilterra), che si occupa dello sviluppo della terapia focalizzata sulla compassione da oltre venti anni, "la compassione è in relazione a vari tratti di personalità, come il calore e l'amicalità e il suo svilupppo, a partire dall'infanzia, è fortemente connesso alle prime esperienze affettive e alla sicurezza del legame di attaccamento."
L'atteggiamento compassionevole (caldo, premuroso, interessato al benessere di chi sta soffrendo) può essere sperimentato in tre modi, e cioè:
- 1) come qualcosa che riceviamo dagli altri;
- 2) come qualcosa che noi rivolgiamo verso gli altri;
- 3) come qualcosa che noi rivolgiamo verso noi stessi.
Riguardo alla prima possibilità, qualche tempo fa abbiamo fatto un sondaggio tra i lettori chiedendo: "Quando state soffrendo, quali atteggiamenti e comportamenti altrui vi danno conforto? E quali non vi danno conforto?".
I risultati sono molto interessanti, perché è venuto fuori un elenco di atteggiamenti e comportamenti piuttosto comuni (che cioè chiunque potrebbe assumere automaticamente o con le migliori intenzioni) con un punteggio in termini di "desiderabilità" e "indesiderabilità" da parte di chi si trova a riceverli.
Di fatto, ciò che ci dà conforto nel momento della sofferenza, sono le reazioni che trasmettono, anche implicitamente, tutte uno stesso messaggio. Questo messaggio, che è il nucleo della compassione, può essere tradotto, usando le parole del medico e psicoterapeuta australiano Russ Harris, più o meno così: "Sono qui per te, ti voglio bene, ti accetto, ti capisco, vedo che stai soffrendo, voglio aiutarti".
Ci sarà pure un motivo se, quando stiamo male, a volte preferiamo non dirlo a certe persone, perché non sono capaci di starci vicine come noi sentiamo di avere bisogno, ci dicono magari anche parole "buone" che però non ci aiutano, non ci danno conforto, e anzi ci fanno sentire soli e non compresi.
E poi magari capita, viceversa, che ci sentiamo confortati da gesti e parole, anche molto semplici, che però arrivano diritti al cuore come un balsamo lenitivo.
Russ Harris, nel suo libro "Se il mondo ti crolla addosso", ci dona questo piccolo e commovente esempio, tratto dalla sua personale esperienza di padre di un bambino con diagnosi di autismo. "...Quando mio figlio ricevette la diagnosi", racconta il dottor Harris, "soffrii in maniera quasi intollerabile e una delle reazioni più meravigliose fu quella del mio migliore amico Jhonny. Ora, Jhonny è un tipo molto terra terra, così, quando alcuni giorni dopo ci incontrammo e gli raccontai quello che era successo, mi abbracciò forte e disse: " Ca***! Devi sentirti veramente di merda!". Sono parole molto poco poetiche, ma le disse con un tale affetto e una tale dolcezza che mi toccarono molto più nel profondo di quanto potrebbero mai fare le poesie più eloquenti."
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Per chi fosse interessato ai risultati del nostro sondaggio e a qualche riflessione in merito, ecco il link per essere indirizzati al relativo post:
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Per partecipare ai due incontri di Mindfulness e Compassione in programma per il 15 ed il 29 maggio, è ancora possibile prenotarsi fino ad esaurimento posti. Ricordo che i due incontri costituiscono parte di un unico discorso e non è possibile partecipare all'incontro del 29 maggio senza aver partecipato all'incontro del 15 maggio.
Photo by juan pablo rodriguez on Unsplash

sabato 20 aprile 2019

Mindfulness: praticare con il dolore fisico. Traccia audio e auguri di serena Pasqua

Dr.Maria Michela Altiero
psicologa
***  +39 3888257088  ***
Auguro a voi tutti di poter trascorrere una buona Pasqua, in una condizione di spirito sufficientemente serena da farvi apprezzare tutto ciò che in questi giorni di festa potrà scaldarvi il cuore e farvi stare bene.
Il mio dono per voi è una nuova traccia audio che spero possa rendere più sereni questi momenti anche a chi sta facendo i conti con un dolore fisico.


Oggi proviamo una pratica di mindfulness che può esserci utile quando facciamo i conti con un dolore fisico. 
A volte può trattarsi di un dolore acuto (come quando battiamo violentemente contro uno spigolo) altre volte può trattarsi di un dolore cronico, un compagno di viaggio che sta sempre lì con noi o va e viene ma poi torna sempre. 
Se abbiamo dei metodi validi per sbarazzarci di questi dolori, ben vengano. Ma se così non fosse oppure se questi validi metodi per qualche ragione non potessero essere la soluzione a cui ricorrere stabilmente, allora la questione diventa un'altra, e cioè come convivere al meglio con un dolore fisico.
Uno dei maggiori problemi che abbiamo, quando è presente un dolore nel corpo, è la nostra naturale  tendenza a resistergli, perché questa paradossalmente aumenta il livello della nostra sofferenza. 
Questa resistenza ha componenti sia fisiche, sia mentali sia emotive. Il nostro corpo tenta di proteggersi dal dolore contrastandolo con la tensione muscolare. La mente tende a evitarlo, a respingerlo, a lottarci contro con pensieri ricorrenti ("Odio questo dolore." "Perché non se ne va?" "Non è giusto che io viva questo"). Il cuore sperimenta angoscia, risentimento, afflizione. 
La mindfulness suggerisce di lasciar andare ogni resistenza e di incontrare il dolore fisico con gentile interesse e delicata curiosità,  conoscendolo per quello che è:  una "semplice" sensazione fisica. 
Com'è fatta esattamente questa sensazione?
Dove la sentiamo? Che forma ha? Si muove o sta ferma? Ci dà l'impressione di avere un colore? Una temperatura? E' costante o varia di intensità? Cambia nel tempo?  Cambia se cambiamo posizione? 
Se ci accorgiamo che il corpo sta resistendo al dolore contraendosi in alcune zone, proviamo come meglio ci riesce ad allentare queste tensioni (magari ricorrendo alla tecnica del respirare nelle zone tese per favorire il rilassamento).
Se ci accorgiamo che arrivano pensieri, come sempre notiamo di che si tratta e poi li lasciamo stare, tornando con l'attenzione all'esercizio.
Una cosa che può affliggerci quando proviamo un dolore fisico è l'impressione che esso sia costante e immutabile. Un'attenzione gentile portata al suo reale modo di essere momento per momento, può rivelarci invece una sua fluidità e mutevolezza, che può confortarci (non è poi così vero che non cambia mai). 
Inoltre la mindfulness, coltivata con pratiche regolari, può aiutarci a integrare le sensazioni fisiche in un più ampio contesto di consapevolezza, e consentirci una certa presa di distanza dall'esperienza del dolore che ne attenua la gravità.
Vari studi condotti su persone che hanno partecipato al programma MBSR - Mindfulness-Based Stress Reduction, hanno evidenziato l'acquisizione di una capacità di relazionarsi meglio con il dolore fisico, di ammorbidire intenzionalmente le zone del corpo intorno ad esso, e di notare come il dolore fosse un processo mutevole, dinamico e più tollerabile, con significativi cambiamenti in termini di funzionamento e di capacità di godersi la vita.

domenica 10 febbraio 2019

Mindfulness. Un atto d'amore e di gratitudine verso il nostro corpo in attesa di San Valentino. Première della nuova traccia audio su YouTube

Dr.Maria Michela Altiero
psicologa
***  +39 3888257088  ***

Lunedì 11 febbraio alle ore 22:00 première della nuova pratica di mindfulness dal titolo "Body scan e gratitudine" su YouTube al link: https://youtu.be/HEkvsyi3edc
Ci connetteremo tutti simultaneamente al canale YouTube, per praticare insieme con la guida della nuova traccia audio. La traccia stessa resterà caricata sul canale YouTube, e potrà essere riascoltata anche successivamente collegandosi al medesimo link.
Con questa pratica di mindfulness porteremo l'attenzione non solo sulle sensazioni corporee ma anche sulle importanti funzioni che il nostro corpo assolve quotidianamente per noi, e per cui merita la nostra gratitudine.
Se sei iscritto al mio canale YouTube, puoi connetterti al link https://youtu.be/HEkvsyi3edc anche per prenotare sin d'ora un promemoria per ricordarti di connetterti tempestivamente.
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A volte l'esperienza di vivere in un corpo che funziona è una cosa che diamo un po' per scontata. La meraviglia di abitare in un corpo vivo, che "semplicemente" respira, digerisce, cammina, vede, tocca, raramente attira la nostra attenzione, come se fosse una banalità. Più spesso ci accorgiamo di cosa non funziona nel nostro corpo, o di cosa non funziona come vorremmo. Tendiamo a criticarlo, più che a lodarlo o ringraziarlo per quello che fa.
La pratica  di mindfulness "Body scan e gratitudine" ci consente di coltivare la consapevolezza anche riguardo a tali funzioni, rendendoci testimoni più attenti del miracolo della vita di cui siamo parte, e di esprimere gratitudine a questo nostro corpo per tutto quanto fa per noi.
Un atto di amore e di riconoscenza degno di San Valentino!
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Ti aspetto tra noi su YouTube per praticare insieme!
Connettiti al link: https://youtu.be/HEkvsyi3edc
Photo by Kewei Hu on Unsplash



venerdì 11 gennaio 2019

La mappa personale del tesoro: un'attività di buon augurio per l'anno nuovo tra gioco, arte, programmazione e... psico-magia

Collage realizzato da Elena Fiore per la mostra DADAUMPA - da www.elenafiore.it pagina "Collage"
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"Senza una mappa,
 nessun pirata che si rispetti, neanche il più spaccone,
 si metterebbe alla ricerca di un tesoro sepolto.
 Perché dovresti farlo tu?" 
(Sarah Ban Breathnach)

Se in questo freddo weekend di gennaio decidessimo di restare un po' di più a casa, magari potremmo dedicare qualche momento ad un'attività a metà strada tra il gioco, l'arte, la programmazione e la... psico-magia
Si tratta della costruzione della nostra "mappa personale del tesoro": uno specialissimo collage che può aiutarci a fare chiarezza sui desideri del nostro cuore e a restare fedeli alle nostre buone intenzioni durante tutto l'anno e soprattutto nei momenti in cui saremmo tentati di mollare
Per iniziare armiamoci di forbici e colla, come quando eravamo piccoli, e per prima cosa attacchiamo al centro di un foglio bianco una bella fotografia di noi stessi. Se c'è una fotografia in cui abbiamo l'aria contenta e soddisfatta, prendiamo quella. Altrimenti prendiamo la foto in cui ci piaciamo di più: con il taglio di capelli che ci piace, i vestiti che ci fanno sentire a nostro agio e la nostra espressione migliore.
Poi un po' alla volta cominciamo a sfogliare riviste e depliant vari o anche a passare in rassegna le foto che abbiamo sul computer o nei cassetti, o che scaricheremo da internet andandocele proprio a cercare. Di fatto ciò che cerchiamo sono delle immagini da ritagliare ed incollare attorno alla nostra fotografia in modo da realizzare un quadro che rappresenta noi stessi circondati dai nostri sogni realizzati o, se preferiamo, dalle nostre intenzioni portate a buon fine.
Quest'opera, una volta finita, costituirà un potente strumento visivo per concentrare la nostra energia creativa nella direzione che vogliamo prendere e ci aiuterà, giorno dopo giorno e passo dopo passo, ad orientarci sui sentieri della vita, ricordandoci per tutto l'anno di restare fedeli ai nostri sogni e alle nostre intenzioni e  segnalandoci quando ci stiamo allontanando troppo dalla nostra rotta.
Prima di iniziare il collage, potrebbe esserci utile un momento di raccoglimento a occhi chiusi, per provare a passare in rassegna i vari aspetti della nostra vita e valutare cosa vogliamo conservare così com'è e cosa vogliamo cambiare.
Passiamo in rassegna per esempio  la nostra casa. È sufficientemente accogliente e confortevole?  Come ci piacerebbe vederla per sentirci bene?  Ci sono zone disordinate che ci piacerebbe vedere in ordine? Cose rotte che ci piacerebbe fossero riparate? Cose vecchie che ci piacerebbe sostituire?
E come per la nostra casa possiamo fare lo stesso per ogni altro aspetto della nostra vita, sia che si tratti di cose importanti sia che si tratti di cose futili: il nostro guardaroba,  le nostre amicizie, il nostro lavoro, le  nostre vacanze, il nostro conto in banca e così via.
In compagnia di chi ci piacerebbe stare? Cosa ci piacerebbe fare?  Dove ci piacerebbe andare in vacanza? Come ci piacerebbe lavorare?  Quali cose metteremmo volentieri sullo sfondo? Quali in primo piano? E così via.
Apportiamo alla nostra realtà di oggi tutti i cambiamenti che desideriamo. Permettiamoci di aggiungere persone, animali, luoghi, vestiti, macchinari, cibi, oggetti, colori, simboli. E anche di togliere tutto ciò di cui vorremmo liberarci.E godiamoci mentalmente lo spettacolo d'insieme.
Se la scena ci piace e ci fa sentire bene, allora siamo pronti per il collage. Cerchiamo tutte le immagini dei nostri sogni e attacchiamole intorno alla  nostra foto e se non le troviamo pazienza: vorrà dire che le disegneremo o  le rappresenteremo con delle scritte colorate ed efficaci.
"Creando la tua mappa personale del tesoro," suggerisce Sarah Ban Breathnach, nel suo libro L'incanto della vita semplice , "pensa a cose divertenti, piacevoli. Pensa come se avessi sette anni. Questo non è un esercizio intellettuale di esistenzialismo. È una lista di desideri... Soprattutto, ricorda che nessun altro, oltre a te, dovrà necessariamente sapere della tua mappa del tesoro. I nostri desideri per il futuro, le nostre speranze, i nostri sogni, le nostre aspirazioni sono i nostri tesori più veri. Custodisci i tuoi nel santuario del tuo cuore."
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venerdì 21 dicembre 2018

Una meditazione sul cuore per curare le difficoltà relazionali ed accogliere più serenamente il Natale

Dr.Maria Michela Altiero
psicologa
***  +39 3888257088  ***

Se in questo momento siamo innamorati,  siamo corrisposti e stiamo vivendo una relazione felice (...beati noi!), c'è da aspettarsi un buon Natale per il nostro cuore.
Come c'è da aspettarsi un buon Natale, se stiamo facendo i preparativi per il pranzo, per i doni, o per un'altra forma di accoglienza affettuosa diretta a qualcuno a cui teniamo, e di cui pregustiamo, come se fosse nostra, la gioia di ricevere da noi quell'attenzione: i bambini di famiglia, le persone sofferenti di cui ci prendiamo cura profondamente, tutti coloro a cui ci sentiamo sinceramente vicini.
Ma può darsi che il nostro cuore in questo momento non stia vivendo una condizione del genere.
Se portiamo nel cuore una ferita recente, il Natale può risultare per noi un amplificatore della nostra sofferenza.
Se abbiamo litigato con una persona cara, o per qualche altro motivo siamo in freddo con lei, con tutti o alcuni dei nostri parenti o dei nostri amici, il Natale non ci porta il conforto della vicinanza, il calore della connessione, ma anzi amplifica il senso di separatezza, di lontananza dalle persone della nostra vita, di solitudine interiore.
Di fatto non sempre possiamo scegliere ciò che la vita, e in questo caso il Natale, ci porta.
Come i doni sotto l'albero, ciò che arriva non è sempre di nostro gradimento o sotto il nostro controllo.
Possiamo scappare? A volte sì, a volte no. C'è chi a Natale parte, chi prende l'influenza, chi si considera salvato da un turno di lavoro.
Ma supponiamo che vogliamo (o dobbiamo) restare qui, in un Natale tradizionale e scomodo, con le difficoltà relazionali che sappiamo benissimo di avere, magari proprio con le persone più care (il figlio ribelle, il genitore che non ci capisce, il partner che brontola o tace, un altro parente o amico con cui non c'è più comunicazione autentica, ma solo i soliti vuoti salamelecchi natalizi), che abbiamo intenzione di fare?
Possiamo metterci (o tenerci) una bella corazza sul cuore, che protegga e nasconda la nostra vulnerabilità, ma che al tempo stesso ci isola, ci preclude la gioia della vicinanza umana,  o possiamo provare a cambiare l'atteggiamento con cui accogliamo gli altri, per consentire al nostro cuore di vivere la pienezza e il calore che viene dal contatto umano autentico, nonostante l'evidenza che nessuna persona è perfetta e nessuna relazione è immune da qualche forma di turbolenza.
In questo spirito, vi presento la nuova meditazione di Natale.
E' una meditazione sul cuore che può aiutarci ad avere cura delle nostre relazioni, specie se stiamo affrontando delle difficoltà su questo fronte proprio con le persone più care.
E'  ispirata ad alcuni suggerimenti di Saki Santorelli su come coltivare la compassione nel nostro cuore.
Alcune persone, a cui l'ho già proposta, hanno avvertito che qualcosa, durante la pratica, andava sciogliendosi in pianto. Non è detto che ciò capiti a tutti, ma se dovesse capitare non facciamone un dramma.
A volte quando qualcosa riprende a scorrere (nei tubi dell'acqua, nel nostro cuore, nel nostre relazioni), il primo getto può essere dirompente. Accettiamolo.
Vi lascio alla traccia audio con l'augurio sincero di un Natale di luce, calore e amore.
Buona pratica!