martedì 18 settembre 2012

Il quaderno della gratitudine


Se cercherete con un qualunque motore di ricerca su internet l'espressione "Quaderno della gratitudine", troverete moltissima gente che vi consiglierà questa pratica sostenendo, per un motivo o per un altro, che "fa bene".
Se avete l'impressione che il genere di consulenti che dà questo genere di consigli non vi piaccia (perché troppo spirituali, o troppo chiacchieroni, o magari anche un po' fanatici), prendetevi il messaggio secco secco: "fa bene", lasciate perdere la simpatia e/o l'attendibilità delle fonti, e rispondete con la vostra testa a queste due domande: uno, può mai essere che faccia male? due, potrebbe essere vero invece che fa bene, per qualche motivo che al momento non posso neanche immaginare?
Spero di cuore che abbiate risposto no alla prima domanda e sì alla seconda, perché c'è una bella notizia per voi: il quaderno della gratitudine non è una pratica facoltativa. Se vogliamo intraprendere insieme questo viaggio verso la serenità, il quaderno della gratitudine ne è "condicio sine qua non".
Il suggeritore mi sta dicendo che dovevo comunicarvelo in modo più delicato, o meglio non comunicarvelo  proprio.  Mi dice pure che se continuo a dire alla gente di scrivere ora questo ora quello, ora su un quaderno e ora su un altro, questo blog avrà breve vita. Devo per forza accettare il rischio. La gratitudine è l'ossatura portante di questo percorso, il suo nucleo centrale, ciò da cui tutto parte e dove tutto alla fine arriverà. Non a caso "coltivare la gratitudine" è la prima  delle nostre regole d'oro della serenità. E la coltiveremo sempre, fino a quando non ci sgorgherà spontanea dal cuore. Allora ne gioiremo, festeggeremo e... continueremo a coltivarla!
Ecco dunque in cosa consiste l'attività.
Procuratevi un bel quaderno, con una foderina che vi piaccia, e tutte le sere (ma proprio tutte le sere), prima di andare a dormire, annotate minimo cinque cose di cui possiate essere grati per quel giorno (se l'ispirazione vi viene prima di sera e avete tempo e voglia di scrivere prima, fatelo: va benissimo).
Attenzione: non devono essere ringraziamenti formali. Devono essere ringraziamenti sinceri.
Il compito non è facile come sembra, ma avete tutta la giornata a disposizione, per stare attenti e per accorgervi di cose per le quali possiate essere grati alla vita: cose per le quali valga la pena essere vivi. Anche cose piccole, badate bene: non c'è bisogno di grandi avvenimenti. Danno più serenità tante piccole frequenti gioie che una grande gioia isolata. Bisogna però affinare il palato e renderlo sensibile ai sapori delicati, alle gioie piccole. Perché se noi non stiamo attenti, le cose da cui possiamo trarre le piccole gioie ci sfuggono, non le vediamo, non ce ne accorgiamo. Volendo essere un po' spicci, potremmo anche affermare che la serenità e la gioia vanno alimentate in buona parte con l'attenzione, e che dover tenere un quaderno della gratitudine "obbligatorio" è un modo per imporci di stare attenti, essere presenti, vivere pienamente il momento, anziché  vivere assorti  nei nostri pensieri, o in qualunque altrove mentale, che ci distolga dal qui e ora.
Vi dirò di più: tenere un brontolatoio, senza tenere contemporaneamente un quaderno della gratitudine, può essere una cattiva idea. Infatti significa dedicare del tempo ad un'attività che porta l'attenzione sugli aspetti  pesanti dell'esistenza, senza bilanciarla con un'attività di segno opposto, che invece porta l'attenzione sugli aspetti edificanti della vita: sui suoi doni, sulle cose che ci danno piacere.
Molti di quelli che consigliano pratiche di focalizzazione dell'attenzione sugli aspetti positivi dell'esistenza (adducendo che l'atteggiamento positivo innesca cicli positivi e attira circostanze esistenziali positive), dicono pure che focalizzarsi sugli aspetti negativi è invece deleterio.
Tuttavia io penso che sia più igienico concentrarsi sulle cose positive, senza disconoscere l'esistenza degli aspetti negativi della nostra vita. Circoscrivendo il tempo da dedicare al pensiero delle cose negative (in prospettiva di affrontarle al meglio), noi mettiamo un argine alla "vis espansiva della negatività", impediamo ai pensieri pesanti di invadere tutto il nostro spazio mentale, con la scusa che sono più urgenti, più importanti e così via. Non c'è niente di più importante della nostra gioia di vivere: ricercarla e ottenerla è una priorità.
Ecco perché io dico: da una parte il brontolatoio e dall'altra il quaderno della gratitudine. Perché se noi non abbiamo niente di cui essere grati, alla fine di una giornata,  vuol dire che stiamo trascurando un aspetto importantissimo dell'esistenza: il piacere di vivere. E allora dobbiamo rimboccarci le maniche e decidere cosa  fare.
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Il quaderno della gratitudine può essere considerato una semplice pratica di focalizzazione dell'attenzione sugli aspetti positivi dell'esistenza? Forse, sì, è anche questo, certamente, ma non è solo questo.
Chiunque abbia un buon rapporto con la propria spiritualità,  scrivendo ogni giorno frasi che cominciano con un "Grazie", per ogni cosa bella che gli ha portato la sua giornata, comincerà a percepire anche una possibile  portata spirituale di questa pratica, che dopo tutto non si allontana molto dall'atteggiamento di San Francesco
verso Dio, nel Cantico delle Creature.
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Quando mi imbattei per la prima volta in questa pratica, più di dieci anni fa, stavo traversando un periodo piuttosto triste della mia vita, in cui le mie giornate mi sembravano parecchio grigie e pesanti. Sì, ero grata a Dio di tutto ciò che avevo e che ero, ma era una gratitudine così, per modo di dire. Quasi un fatto di educazione.
Mi ricordo che stavo andando in treno a Firenze per lavoro, la mattina del giorno in cui decisi di cominciare.
Al solo pensiero, mi era venuto uno stato d'animo da "caccia al tesoro": dove le avrei trovate cinque cose di cui essere grata in una giornata di lavoro normale, cominciata peraltro sopra un affollatissimo treno di pendolari? Mi venne l'idea di chiudere il giornale e di guardare fuori dal finestrino. La campagna toscana, che correva sotto i miei occhi, con i suoi casolari ristrutturati, era stupenda nell'atmosfera autunnale. Che sollievo una simile visione, rispetto alle deprimenti notizie del giornale che mi stavo sciroppando fino a un  minuto prima (e che peraltro mi sciroppavo puntualmente tutte le  volte che prendevo quel treno!).
Scendendo alla stazione, in mezzo alla folla, mi accorsi che il sole, filtrando attraverso i fori della pensilina, disegnava  bellissimi riflessi di luce sui capelli delle persone che camminavano davanti a me nella nebbiolina del mattino: sembrava una scena da film. Ma guarda come siamo belli tutti noi in questo momento, pensai, e nemmeno ce ne rendiamo conto! Poi passai davanti alla solita edicola della stazione e vidi sulla copertina di un giornale una bellissima foto di Antonio Banderas e mi accorsi che non solo era proprio un bell'uomo, ma che ora aveva anche uno sguardo più maturo rispetto al passato, che lo rendeva più umano, più simpatico: un vero piacere a guardarlo!
Sbrigati i miei impegni a Firenze, mi allungai in un bel negozio del centro che vendeva carte pregiate e quaderni rilegati. Fu così che mi imbattei in un quaderno della gratitudine bellissimo, che mi dette  un'emozione positiva già solo a guardarlo, a toccarlo, ad annusarlo. Lo comprai e fui profondamente grata di avere in tasca abbastanza soldi , in quel momento, per potermelo permettere (consiglio a tutti di fare lo stesso, di risparmiare magari su un'altra cosa, ma di comprare il più fascinoso quaderno della gratitudine che ci si possa permettere;  di solito è un lusso abbordabile: costa pur sempre come un bel quaderno e non come una bella automobile!).
Per non farla lunga, sul treno del ritorno mi misi a scrivere i miei primi "ringraziamenti", per le minuscole sensazioni positive di quella mattina. In fondo le avevo tratte dai miei scenari usuali, che prima davo talmente per scontati, da considerarli ingiustamente banali e non aspettarmi più niente da loro.
L'uomo seduto di fronte a me approfittò di un momento di pausa per chiedermi se per caso fossi una scrittrice. Dissi: "No. Perché me lo chiede?" "Eh, - fece lui - perché così potevo raccontarle la mia storia. Io, da me, sa, non la so mica scrivere...".
Ascolto sempre volentieri le storie della gente (e forse, che mi piace, lo porto anche un po' scritto in faccia).
Fu così che passai il resto del tempo in treno ad ascoltare il racconto dell'avventurosa vita di questo signore. Non me la scorderò mai, quella storia. E se pure ciò dovesse accadere, non c'è problema: il riassunto di tutto  è scritto nelle prime pagine del mio primo quaderno della gratitudine (insieme ad altre quattro cose che mi resero grata la vita, quel giorno).
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