"Cercate di avere una prospettiva ampia. Non vi limitate a una sola interpretazione di quello che state ascoltando. Non vi fate suggestionare da schemi pre-stabiliti o da pre-giudizi. ...
Pensate a tante possibili interpretazioni alternative ...
Applicate la tolleranza delle polarità opposte. Non impostate il rapporto come una lotta, non partite al contrattacco e non vi chiudete in difesa.
Cercate l'integrazione: è possibile armonizzare anche posizioni e pareri completamente diversi."
(Vittorio Cei)
***
"Chi ha occhi per vedere, gusta con riconoscenza e attenzione queste grige mattinate dai delicati e velati giochi di luce.
Qualsiasi condizione atmosferica è bella, se si aprono occhi e anima."
(Hermann Hesse)
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"Il segreto non sta nella soluzione, ma nel processo che ha occupato la mente."
(Tiziano Terzani)
mercoledì 7 novembre 2012
martedì 6 novembre 2012
Tenere un buon diario di bordo
"Alla stregua del diario di viaggio, il diario di bordo ha da sempre aiutato esploratori di ogni specie ad appuntare le varie fasi delle proprie imprese."
(da Wikipedia, voce "Diario di bordo")
***
In un blog dedicato a gente che corre, e che probabilmente anela ad una serenità che non intralci troppo le sue necessarie corse quotidiane, una domanda a cui non si può sfuggire è questa: si può dare alla "ricerca della serenità" lo stesso valore e lo stesso trattamento che si riserverebbe a qualunque altro dei propri impegni seri, con tanto di progettazione, monitoraggio, rendiconti, valutazioni, eccetera eccetera? Ha senso un'idea del genere o è una contraddizione in termini, perché impegnarsi ad essere sereni sarebbe come impegnarsi ad innamorarsi o a credere in Dio, cioè un voler trasformare in impegno anche qualcosa che per sua natura è spontaneo e non coercibile?
Serenità e impegno sembrano due termini inconciliabili e in effetti una certa dose di paradosso, nel discorso di oggi, forse effettivamente c'è, ma fino a un certo punto.
Molti pensano che per essere sereni, dovrebbero cambiare totalmente vita, e fare chissà quali grandi passi, ma ragionando così si rassegnano al fatto che, frattanto, debbano vivere in uno stato di ordinaria tensione, insoddisfazione, inquietudine, grigiore, escludendo a priori qualunque piccola "regolata rasserenante" alla stessa vita di sempre.
In realtà migliorare la qualità della nostra vita quotidiana è il miglior investimento che possiamo fare per la nostra serenità, sia che abbiamo in mente per il futuro qualche grande cambiamento, sia che questa idea non ci sfiori minimamente.
Per cui, tirando le fila del discorso, forse non possiamo tecnicamente "impegnarci ad essere sereni" - non possiamo, cioè, promettere né a noi stessi né a nessun altro che lo saremo - perché la serenità è una qualità spontanea che emerge dal nostro spirito a un certo punto un po' da sé, però possiamo impegnarci a monitorare la qualità delle nostre giornate, il modo in cui le trascorriamo, con chi ci relazioniamo, quanto tempo dedichiamo a cose pesanti e quanto a cose leggere, in che misura abbiamo cura di noi stessi e di ciò che amiamo e così via.
Per cui, tirando le fila del discorso, forse non possiamo tecnicamente "impegnarci ad essere sereni" - non possiamo, cioè, promettere né a noi stessi né a nessun altro che lo saremo - perché la serenità è una qualità spontanea che emerge dal nostro spirito a un certo punto un po' da sé, però possiamo impegnarci a monitorare la qualità delle nostre giornate, il modo in cui le trascorriamo, con chi ci relazioniamo, quanto tempo dedichiamo a cose pesanti e quanto a cose leggere, in che misura abbiamo cura di noi stessi e di ciò che amiamo e così via.
Quindi oggi vi parlerò di un diario di bordo per giorni normali.
Ne ho fatto uso personalmente e mi ha dato buoni risultati.
La sua maggiore utilità non si è rivelata tanto nei momenti importanti o avventurosi della mia vita - talvolta anche in quelli, sì, perché comunque c'era e faceva comodo - quanto nei normali lunedì, martedì, mercoledì e così via, dove si corre il rischio di arrivare a fine giornata chiedendosi: "ma perché sono così stanco e mi sembra di non aver fatto niente di quello che dovevo o volevo fare oggi?"; oppure "perché oggi ho fatto tutto quello che dovevo o volevo fare e sono così insoddisfatto di questa giornata?".
Queste domande, forse, qualche volta potrebbero ancora emergere alla fine di un bel lunedì di corse (o martedì, o mercoledì...), ma il diario di bordo, se tenuto bene, può aiutarci a trovare una risposta a queste domande ed eventualmente anche un correttivo a ciò che secondo noi non va nella nostra ordinaria amministrazione. Questo perché, a prescindere dai grandi problemi della vita, è nel quotidiano che vanno ricercati i focolai della nostra ordinaria frustrazione così come le fonti della nostra ordinaria serenità.
***
OCCORRENTE:
1) Un album cartaceo per fotografie (a fogli bianchi scrivibili) o qualcosa che possa somigliargli (c'è chi usa agende, quadernoni, blocchi per appunti: il risultato estetico può essere meno piacevole, ma la funzione può essere assolta ugualmente);
2) Vecchi numeri di riviste illustrate che ci piacciono e che possiamo tagliuzzare in libertà (se vi piacciono, potete ricorrere anche a depliant di agenzie di viaggi o a cataloghi illustrati di varia natura)
3) Forbici
3) Forbici
4) Colla
5) Righello
6) Penna
***
All'inizio di ogni giornata - o alla fine della giornata precedente, se la mattina non abbiamo tempo - utilizziamo una pagina di questo album come se dovessimo stilare un normale elenco delle cose che dobbiamo e/o vogliamo fare quel giorno.
Procediamo così.
1) Cominciamo a sfogliare le nostre riviste illustrate preferite e ci soffermiamo sull'immagine che istintivamente ci procura un senso di maggior benessere e appagamento. Quindi prendiamo le forbici, la ritagliamo e la incolliamo sul nostro album, in alto a sinistra sulla pagina bianca dedicata ai programmi della giornata.
Attenzione, non dobbiamo accontentarci di un'immagine appena decente, solo perché magari abbiamo fretta.
Questa cosa è importante e va fatta con calma! Trattare frettolosamente questo passaggio equivale a trattare sbrigativamente ciò che "davvero ci piace" della vita: il che simbolicamente la dice lunga su come intendiamo passare la media delle nostre giornate!
Quindi noi continueremo a cercare finché non troveremo proprio un'immagine che ci "incanti".
Le mie amiche più previdenti usano ritagliare le loro immagini preferite nei momenti di relax (a volte addirittura la sera a letto!), per poi tenerne alcune già pronte in una cartellina o in una scatola, e utilizzarle nei momenti in cui si dedicano al diario di bordo.
Personalmente, invece, amo ritagliare ogni giorno l'immagine più vicina al mio sentire del momento. Ma ognuno si organizzi come preferisce. L'importante è poter benedire ogni giornata che comincia, con una bella immagine che ci ricordi ciò che ci piace veramente della vita e del mondo, qualunque cosa abbiamo in programma per le prossime ore.
2) Quindi prendiamo il righello e, sul lato destro della pagina, tracciamo una tabella composta da:
Gli spazi bianchi che residuassero, verranno occupati con eventuali attività che non avevamo previsto o programmato, ma che poi comunque abbiamo portato a termine durante la giornata.
È importante segnare anche queste, perché fanno parte dei motivi per cui a fine giornata potremmo non essere riusciti a portare a termine alcune attività programmate, oppure dei motivi per i quali a fine giornata siamo esageratamente stanchi e non capiamo perché (...e intanto abbiamo fatto di tutto: il previsto e l'imprevisto!).
Già questa è un'informazione molto interessante circa l'andamento delle nostre giornate e può aiutarci a vedere con più chiarezza qual è il carico effettivo che portiamo sulle spalle, e soprattutto chi decide effettivamente l'andamento delle nostre giornate: noi, con la nostra programmazione, o il resto del mondo con le sue richieste? E allora magari uno può anche chiedersi come mai le cose vadano così e valutare, per esempio, se esista una strategia per migliorare la situazione.
Un'altra cosa importante è valutare se i punteggi globali delle attività della giornata siano o meno equilibrati in termini di utilità e piacevolezza: troppe cose utili e spiacevoli, possono rendere le nostre giornate molto pesanti; troppe cose piacevoli e inutili, per contro, possono darci l'impressione che noi stessi siamo inutili.
La prima cosa di cui personalmente mi sono accorta, quando ho cominciato a dare un punteggio ai miei programmi della giornata, era che - in mancanza di un preciso punteggio - io tendevo a considerare "piacevoli" le cose utili che non fossero specificamente "spiacevoli", per cui a fine giornata non ritenevo di aver bisogno di una compensazione sul fronte piacevolezza.
Ritirare i vestiti in lavanderia o portare a lavare la macchina, per esempio, sono attività utili e non specificamente spiacevoli. Io ho anche la tendenza a fare sempre due chiacchiere con chi incontro qua o là, per cui alla fine torno a casa anche contenta. Ma attenzione: il fatto di riuscire a prendersi il buono dalle situazioni è un'ottima cosa, purché non confonda le carte. Il punteggio dato preventivamente serve a questo: oggi vai in lavanderia e all'autolavaggio, sono le uniche attività piacevoli della tua giornata? Bene. Valgono 10 come piacere? No. Valgono 6. Vediamo allora questo 6 cosa va a compensare. Se va a compensare una sfilza di attività con utilità 10 e piacevolezza 4... non basta certo come quota di piacere quotidiano!
Quindi metteteli i punteggi alle cose che fate. Metteteli sempre.
La capacità di trasformare in un'occasione di piacere anche le incombenze utili è una grandissima risorsa, ma ci meritiamo comunque (e direi a maggior ragione, se facciamo tantissime cose utili!) anche qualche attività con punteggi alti in partenza sul fronte del piacere.
****
Una cosa che a volte, col procedere degli anni (e quindi con l'aumentare dei pensieri, delle responsabilità ecc.), riesce difficile fare è trovare attività con punteggio altissimo in termini di piacevolezza.
Le attività con punteggi alti sono di solito le nostre passioni, e chiunque ne coltivi una con tutto se stesso sa bene in che consista la magia di quei momenti.
In effetti avere una passione e coltivarla è una vera benedizione, la vera cura contro l'invecchiamento, ed una delle fonti più feconde di appagamento e serenità.
Questo solo per dire: se avete una passione, tenetevela cara, e mettetela nella vostra lista degli impegni!
Trovate il tempo per suonare, o fare giardinaggio, o fare composizioni di fiori, o giocare con i vostri bambini, o ricamare, o giocare a calcetto, o fare yoga, o fare tiro con l'arco.
Non è tempo perso: è tempo dedicato ad attività con punteggio P alto.
È sbagliato in assoluto cancellarle di netto dalla propria agenda, per far spazio ad impegni con punteggio U più alto.
Ogni tanto si deve fare e si fa. E va bene.
Ma non può diventare una regola, perché le passioni sono ciò che ci rende amabile la vita.
Ed è da lì che poi traiamo l'energia e la forza anche per affrontare (senza soccombere...) tutte le attività Utilissime con punteggi P scarsetti.
***
Ora avete capito perché è importante attaccare ogni giorno un'immagine che vi piace sul diario di bordo?
E' un modo come un altro per iniziare la lista degli impegni con qualcosa con basso valore U e alto valore P. Un piccolo piacere inutile, che però cambia l'aspetto di tutto l'elenco!
- una colonna centrale per l'elenco degli impegni della giornata;
- due colonnine a destra per segnare il punteggio che attribuiamo a ciascun impegno rispettivamente in termini di U=UTILITA' e P=PIACEVOLEZZA
- una colonnina a sinistra per l'orario e per spuntare via via con una crocetta le cose portate a termine.
h. |
6 novembre 2012
|
U
|
P
|
|
8
|
Telefonare
ad A.
|
6
|
8
|
|
9
|
Appuntamento con B.
|
8
|
3
|
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10
|
Appuntamento con C.
|
7
|
7
|
|
11
|
Scrivere
relazioni
|
8
|
6
|
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12
|
Fare
spesa verdura
|
7
|
6
|
|
Eccetera eccetera
|
...
|
...
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Gli spazi bianchi che residuassero, verranno occupati con eventuali attività che non avevamo previsto o programmato, ma che poi comunque abbiamo portato a termine durante la giornata.
È importante segnare anche queste, perché fanno parte dei motivi per cui a fine giornata potremmo non essere riusciti a portare a termine alcune attività programmate, oppure dei motivi per i quali a fine giornata siamo esageratamente stanchi e non capiamo perché (...e intanto abbiamo fatto di tutto: il previsto e l'imprevisto!).
Già questa è un'informazione molto interessante circa l'andamento delle nostre giornate e può aiutarci a vedere con più chiarezza qual è il carico effettivo che portiamo sulle spalle, e soprattutto chi decide effettivamente l'andamento delle nostre giornate: noi, con la nostra programmazione, o il resto del mondo con le sue richieste? E allora magari uno può anche chiedersi come mai le cose vadano così e valutare, per esempio, se esista una strategia per migliorare la situazione.
Un'altra cosa importante è valutare se i punteggi globali delle attività della giornata siano o meno equilibrati in termini di utilità e piacevolezza: troppe cose utili e spiacevoli, possono rendere le nostre giornate molto pesanti; troppe cose piacevoli e inutili, per contro, possono darci l'impressione che noi stessi siamo inutili.
La prima cosa di cui personalmente mi sono accorta, quando ho cominciato a dare un punteggio ai miei programmi della giornata, era che - in mancanza di un preciso punteggio - io tendevo a considerare "piacevoli" le cose utili che non fossero specificamente "spiacevoli", per cui a fine giornata non ritenevo di aver bisogno di una compensazione sul fronte piacevolezza.
Ritirare i vestiti in lavanderia o portare a lavare la macchina, per esempio, sono attività utili e non specificamente spiacevoli. Io ho anche la tendenza a fare sempre due chiacchiere con chi incontro qua o là, per cui alla fine torno a casa anche contenta. Ma attenzione: il fatto di riuscire a prendersi il buono dalle situazioni è un'ottima cosa, purché non confonda le carte. Il punteggio dato preventivamente serve a questo: oggi vai in lavanderia e all'autolavaggio, sono le uniche attività piacevoli della tua giornata? Bene. Valgono 10 come piacere? No. Valgono 6. Vediamo allora questo 6 cosa va a compensare. Se va a compensare una sfilza di attività con utilità 10 e piacevolezza 4... non basta certo come quota di piacere quotidiano!
Quindi metteteli i punteggi alle cose che fate. Metteteli sempre.
La capacità di trasformare in un'occasione di piacere anche le incombenze utili è una grandissima risorsa, ma ci meritiamo comunque (e direi a maggior ragione, se facciamo tantissime cose utili!) anche qualche attività con punteggi alti in partenza sul fronte del piacere.
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Una cosa che a volte, col procedere degli anni (e quindi con l'aumentare dei pensieri, delle responsabilità ecc.), riesce difficile fare è trovare attività con punteggio altissimo in termini di piacevolezza.
Le attività con punteggi alti sono di solito le nostre passioni, e chiunque ne coltivi una con tutto se stesso sa bene in che consista la magia di quei momenti.
In effetti avere una passione e coltivarla è una vera benedizione, la vera cura contro l'invecchiamento, ed una delle fonti più feconde di appagamento e serenità.
Questo solo per dire: se avete una passione, tenetevela cara, e mettetela nella vostra lista degli impegni!
Trovate il tempo per suonare, o fare giardinaggio, o fare composizioni di fiori, o giocare con i vostri bambini, o ricamare, o giocare a calcetto, o fare yoga, o fare tiro con l'arco.
Non è tempo perso: è tempo dedicato ad attività con punteggio P alto.
È sbagliato in assoluto cancellarle di netto dalla propria agenda, per far spazio ad impegni con punteggio U più alto.
Ogni tanto si deve fare e si fa. E va bene.
Ma non può diventare una regola, perché le passioni sono ciò che ci rende amabile la vita.
Ed è da lì che poi traiamo l'energia e la forza anche per affrontare (senza soccombere...) tutte le attività Utilissime con punteggi P scarsetti.
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Ora avete capito perché è importante attaccare ogni giorno un'immagine che vi piace sul diario di bordo?
E' un modo come un altro per iniziare la lista degli impegni con qualcosa con basso valore U e alto valore P. Un piccolo piacere inutile, che però cambia l'aspetto di tutto l'elenco!
lunedì 5 novembre 2012
Il corpo secondo Clarissa Pinkola Estés e Umberto Eco

(Clarissa Pinkola Estés)
"Noi non pensiamo 'nonostante' il corpo
ma 'con' il corpo."
(Umberto Eco)
domenica 4 novembre 2012
sabato 3 novembre 2012
La grande forza calma degli alberi
Personalmente ho un buon rapporto con gli alberi da sempre, specie con quelli grandi, che mi trasmettono forza già solo a vederli. Io chiamo la forza degli alberi "la grande forza calma" e mi piace pensare che un po' di questa forza calma possa passare da loro a me, quando sto con loro.
Avete mai provato, quando avete bisogno di forza, ad appoggiare la schiena contro un grande albero, oppure a sedervi tra le sue radici, oppure anche ad abbracciarlo?
Provate. Non è detto che sentiate qualcosa.
Ma non è neanche detto che... non sentiate niente!
***
MEDITAZIONE CON L'ALBERO
Scegli un grande albero che ti piaccia e poniti in piedi di fronte a lui.
Pianta i tuoi piedi saldamente a terra e immagina di avere anche tu radici, sotto i piedi, come l'albero.
Immagina che queste radici scendano in profondità e ti tengano saldamente ancorato al suolo.
Esagera: immagina che le radici vadano così in profondità da giungere fino al centro della terra.
Sei stabilmente ancorato al suolo: nessun vento potrà sradicarti.
Guarda il tronco dell'albero che hai di fronte a te: è diritto, è solido, è forte, capace di resistere alle aggressioni degli agenti atmosferici.
Acquista consapevolezza del tuo corpo e trova in te stesso le medesime qualità dell'albero che hai di fronte: sperimentati diritto, solido, forte, anche tu resistente di fronte agli eventi della vita.
Osserva i rami che si muovono, e così le foglie.
Il sole, la pioggia, il vento... con tante cose fanno i conti, le foglie e i rami!
Un po' ne traggono benefici, un po' ne subiscono i danni.
Le foglie cambiano colore, cadono, ricrescono; i rami si seccano, vengono potati, si spezzano, ricrescono.
Così anche noi subiamo i cambiamenti del tempo.
Percepisci il vento nei tuoi capelli, ed il sole, o anche la pioggia se piove.
L'albero resta saldo e forte nonostante questo.
E così anche tu.
L'albero prosegue piano piano la sua crescita, elevandosi sempre più verso il cielo, e può permettersi di crescere perché le radici lo tengono ancorato saldamente al suolo.
Anche tu immagina di elevare il tuo spirito sempre più verso il cielo, e al tempo stesso continua a sentirti con i piedi per terra, e con profonde radici che ti tengono saldo, stabile e "terreno", ancorché capace di elevarti.
Avete mai provato, quando avete bisogno di forza, ad appoggiare la schiena contro un grande albero, oppure a sedervi tra le sue radici, oppure anche ad abbracciarlo?
Provate. Non è detto che sentiate qualcosa.
Ma non è neanche detto che... non sentiate niente!
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MEDITAZIONE CON L'ALBERO
Scegli un grande albero che ti piaccia e poniti in piedi di fronte a lui.
Pianta i tuoi piedi saldamente a terra e immagina di avere anche tu radici, sotto i piedi, come l'albero.
Immagina che queste radici scendano in profondità e ti tengano saldamente ancorato al suolo.
Esagera: immagina che le radici vadano così in profondità da giungere fino al centro della terra.
Sei stabilmente ancorato al suolo: nessun vento potrà sradicarti.
Guarda il tronco dell'albero che hai di fronte a te: è diritto, è solido, è forte, capace di resistere alle aggressioni degli agenti atmosferici.
Acquista consapevolezza del tuo corpo e trova in te stesso le medesime qualità dell'albero che hai di fronte: sperimentati diritto, solido, forte, anche tu resistente di fronte agli eventi della vita.
Osserva i rami che si muovono, e così le foglie.
Il sole, la pioggia, il vento... con tante cose fanno i conti, le foglie e i rami!
Un po' ne traggono benefici, un po' ne subiscono i danni.
Le foglie cambiano colore, cadono, ricrescono; i rami si seccano, vengono potati, si spezzano, ricrescono.
Così anche noi subiamo i cambiamenti del tempo.
Percepisci il vento nei tuoi capelli, ed il sole, o anche la pioggia se piove.
L'albero resta saldo e forte nonostante questo.
E così anche tu.
L'albero prosegue piano piano la sua crescita, elevandosi sempre più verso il cielo, e può permettersi di crescere perché le radici lo tengono ancorato saldamente al suolo.
Anche tu immagina di elevare il tuo spirito sempre più verso il cielo, e al tempo stesso continua a sentirti con i piedi per terra, e con profonde radici che ti tengono saldo, stabile e "terreno", ancorché capace di elevarti.
Link collegati:
- su questo blog commento alla meditazione dell'albero
- su YouTube esercizio di mindfulness - meditazione dell'albero
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venerdì 2 novembre 2012
Sisifo e... la sesta regola della serenità
Come punizione per aver sfidato gli dei, Zeus decise che Sisifo avrebbe dovuto spingere un masso dalla base alla cima di un monte. Ogni volta che avesse raggiunto la cima, il masso sarebbe rotolato nuovamente giù e Sisifo avrebbe dovuto spingerlo nuovamente su. Così per l'eternità:
fatica, fatica, fatica;
un breve momento di soddisfazione;
e poi tutto da rifare!
***
***
Vi ricorda qualcosa di familiare, questa storia?
Quando intorno a me, per una ragione o per l'altra, si accumula un disordine insostenibile, mi viene da chiedermi: cosa ho fatto di male per meritarmi un ripostiglio che "si disordina da sé", una scarpiera che "si disordina da sé", una scrivania che "si disordina da sé", una credenza che fa lo stesso, e pure un mezzanino, una cassettiera, un mobile delle medicine, un armadio della biancheria, una bauliera della macchina, per non parlare dell'intero garage?
Probabilmente qualcosa di male l'avrò fatto. Per esempio potrei aver trasgredito una delle sacre regole dell'ordine in casa, che, come ci ricorda Sarah Ban Breathnach, sono del tipo:
- rimetti a posto ciò che hai tirato fuori;
- richiudi ciò che hai aperto;
- raccogli ciò che hai buttato a terra;
- appendi ciò che ti sei tolto di dosso.
Oppure potrei averle anche osservate personalmente, ma aver omesso, per esempio, di ricordarle a chi mi circonda (dimostrando comunque una qualche negligenza!).
Insomma in qualche modo è come se il disordine portasse con sé l'ombra di una colpa con la relativa punizione: "E ora metti tutto a posto!".
In versione Sisifo, la punizione suona così:
Probabilmente qualcosa di male l'avrò fatto. Per esempio potrei aver trasgredito una delle sacre regole dell'ordine in casa, che, come ci ricorda Sarah Ban Breathnach, sono del tipo:
- rimetti a posto ciò che hai tirato fuori;
- richiudi ciò che hai aperto;
- raccogli ciò che hai buttato a terra;
- appendi ciò che ti sei tolto di dosso.
Oppure potrei averle anche osservate personalmente, ma aver omesso, per esempio, di ricordarle a chi mi circonda (dimostrando comunque una qualche negligenza!).
Insomma in qualche modo è come se il disordine portasse con sé l'ombra di una colpa con la relativa punizione: "E ora metti tutto a posto!".
In versione Sisifo, la punizione suona così:
"Ora metti tutto a posto;
poi tornerà tutto in disordine
e tu metterai di nuovo tutto a posto
... nei secoli dei secoli!".
***
Giova alla nostra serenità e alla nostra creatività tutto questo?
C'è chi dice no. Ma c'è anche chi dice... sì!
Tra i sostenitori del no, ricorderei Anne Morrow Lindbergh (scrittrice e aviatrice del secolo scorso, oltre che madre di sei figli), che mise per iscritto che "le normali occupazioni della donna" (e tra queste - ai suoi tempi - rientrava sicuramente anche il fare ordine in casa) "vanno, in generale, in senso contrario rispetto alla vita creativa, o alla vita contemplativa, o alla vita santa".
Tra i sostenitori del sì, spicca Thomas Moore (poeta, commediografo e attore irlandese di due-tre secoli fa) secondo il quale "le arti che pratichiamo tutti i giorni in casa sono più importanti, per l'anima, di quanto la loro semplicità possa farci credere"; e tra queste arti dovrebbero rientrare anche le riordinate domestiche (benché non si possa giurare che Thomas Moore ne facesse tante, personalmente e tutti i giorni).
Ma a parte le questioni teoriche, il problema è pratico. Se vogliamo vivere sereni dobbiamo trovare assolutamente un modo per abbracciare l'arte di riordinare, sia che ce l'abbiamo nel sangue, sia che non ce l'abbiamo.
Perché? Perché il disordine in casa è nemico giurato della nostra serenità, ecco perché!
Sul procedere sereno di una giornata normale, influiscono anche cose banali come trovare una penna che scrive, quando serve una penna che scrive; un paio di calze sane e del colore giusto, quando servono calze sane e di quel colore; trovare un ombrello, se fuori piove; e così le chiavi dell'automobile, quelle di casa, un cerotto, un cacciavite; ma anche semplicemente un portafoglio o la dentiera!
E' tutta roba che va trovata subito, quando serve.
Altrimenti, grazie tante se non siamo sereni...
Perché? Perché il disordine in casa è nemico giurato della nostra serenità, ecco perché!
Sul procedere sereno di una giornata normale, influiscono anche cose banali come trovare una penna che scrive, quando serve una penna che scrive; un paio di calze sane e del colore giusto, quando servono calze sane e di quel colore; trovare un ombrello, se fuori piove; e così le chiavi dell'automobile, quelle di casa, un cerotto, un cacciavite; ma anche semplicemente un portafoglio o la dentiera!
E' tutta roba che va trovata subito, quando serve.
Altrimenti, grazie tante se non siamo sereni...
****
Roberto deve uscire di casa alle 8.30, per essere al lavoro alle 9.00 precise.
Sono le 8.15. E' quasi pronto, ma suona il telefono. E' la nuova collega bellissima. "Ma certo, che vengo a prenderti, Marcella. Poverina, proprio oggi che piove doveva rompersi la macchina! Dammi l'indirizzo che me lo scrivo. Aspetta: cerco una penna. Dove sarà una penna in questa casa? E' sempre stata qui. Eccola. No, questa non scrive. Sono già le 8.20, non c'è tempo di mettersi a cercare una penna. Dimmi l'indirizzo, che vedo di ricordarlo a mente. Via Baksuy Fłiszczykowski, 2563/Q, hai detto? Benissimo! Allora, a tra poco!"
Intanto si sono fatte le 8.22.
Converrete con me che, da questo punto in poi, la giornata di Roberto prenderà una piega molto diversa secondo che, nei prossimi otto minuti e prima di uscire, trovi o non trovi al loro posto tutte le cose che gli servono, tipo: calzini decenti, per sostituire quelli spaiati che ha ai piedi; ombrello, perché piove; chiavi di macchina e casa, per ovvie ragioni; cacciavite per sbloccare serratura inceppata; cerotto per dito tagliato sistemando serratura inceppata; portafoglio con soldi, carte di credito e documenti; dentiera per sorridere decentemente a Marcella e al resto del mondo... e tutto questo sempre ammesso che ricordi ancora a memoria "Via Baksuy Fłiszczykowski, 2563/Q"!
****
Converrete con me che, da questo punto in poi, la giornata di Roberto prenderà una piega molto diversa secondo che, nei prossimi otto minuti e prima di uscire, trovi o non trovi al loro posto tutte le cose che gli servono, tipo: calzini decenti, per sostituire quelli spaiati che ha ai piedi; ombrello, perché piove; chiavi di macchina e casa, per ovvie ragioni; cacciavite per sbloccare serratura inceppata; cerotto per dito tagliato sistemando serratura inceppata; portafoglio con soldi, carte di credito e documenti; dentiera per sorridere decentemente a Marcella e al resto del mondo... e tutto questo sempre ammesso che ricordi ancora a memoria "Via Baksuy Fłiszczykowski, 2563/Q"!
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Bene, per oggi può bastare.
Non vorrei aggiungere altri minacciosi dettagli sui rischi del disordine in questo blog dedicato alla serenità.
Non vorrei aggiungere altri minacciosi dettagli sui rischi del disordine in questo blog dedicato alla serenità.
Se siete tra le rare persone capaci di vivere comunque serene, anche in una casa disordinata, dove non si trova niente di ciò che si cerca (e, anzi, ogni tanto bisogna pure scavarsi un tunnel tra i monticelli di roba sul pavimento, per passare da una stanza all'altra), allora restatevene pure nel vostro disordine. Forse avete trovato il vostro sacro centro, l'illuminazione, e la capacità di vivere della vostra vera essenza in qualunque circostanza della vita.
Chapeau!
Chapeau!
Se invece siete ancora a un livello dell'esistenza che non vi fa sentire per niente sereni nel vostro disordine (in cui non si trova niente e si scavano tunnel), allora - che aspettate? - mettetevi a riordinare!
Vi scocciate di riordinare?
L'attività di riordinare in sé nuoce alla vostra serenità?
Molto bene.
Allora... riordinate lo stesso! Vuol dire che starete bene dopo! (per un po'...)
***
In realtà il discorso non sarebbe finito qui.
Ci sarebbe molto da dire sui modi in cui rendere più grata l'attività di riordinare.
Ne parlerò in un'altra occasione.
Dopo tutto "Creare ordine e armonia intorno a sé" è la nostra sesta regola della serenità.
E non pensavo certo di cavarmela così...
L'attività di riordinare in sé nuoce alla vostra serenità?
Molto bene.
Allora... riordinate lo stesso! Vuol dire che starete bene dopo! (per un po'...)
***
In realtà il discorso non sarebbe finito qui.
Ci sarebbe molto da dire sui modi in cui rendere più grata l'attività di riordinare.
Ne parlerò in un'altra occasione.
Dopo tutto "Creare ordine e armonia intorno a sé" è la nostra sesta regola della serenità.
E non pensavo certo di cavarmela così...
giovedì 1 novembre 2012
Artisti nell'ombra o bloccati nel ghiaccio, dedicatevi alla vostra arte...
Foto dal film "L'uomo nell'ombra" diretto da Roman Polański
***
Forse tra voi, in questo momento, c'è qualche artista nell'ombra. Qualcuno che sa di essere un artista, ma non ha prove per dimostrarlo. Avverte dentro di sé la presenza di un sogno, di una sensazione forte, di un desiderio bruciante, ma non riesce a portarlo alla luce. Magari ha paura. Paura di esporre il suo talento al sole, e vederlo dissolversi al semplice contatto con la luce. E questo può fare la differenza tra un artista dichiarato e un artista nell'ombra. Come a dire che la vera differenza tra un artista che esce allo scoperto e un artista che resta nell'ombra è il coraggio più che il talento!
A volte gli artisti nell'ombra si avvicinano in qualche modo al mondo che amano, ma invece di tuffarcisi a capofitto come vorrebbero, ne restano ai margini, in periferia. Secondo François Truffaut, per esempio, i critici, sotto sotto, sono tutti artisti falliti (e qualcosa doveva pur saperne, lui, visto che era stato un critico a sua volta!) e secondo Gustave Flaubert ogni notaio porta dentro di sé i rottami di un poeta (e di questo, forse, dovrei saperne qualcosa io).
In effetti non è da escludere che un aspirante poeta diventi notaio, un aspirante scrittore diventi un critico letterario o si dedichi alla pubblicità, o che un attore o cantante mancato diventi agente di attori e cantanti. Chi può dire cosa si nasconde dentro ognuno di noi, finché il nostro talento non è dichiarato?
Comunque, qualunque sia la sorte a cui avete votato il vostro talento, se vi sembra di averlo sprecato o semplicemente di averlo tenuto nascosto per troppo tempo, la peggior cosa che possiate fare ora (...ma che spesso si fa) è biasimarvi, giudicarvi in modo spietato, rinfacciarvi di non essere stati capaci di attuare il vostro potenziale. Probabilmente se non siete riusciti a venire allo scoperto non è il biasimo (o il timore del biasimo) ciò che vi è mancato, ma piuttosto il nutrimento e l'attenzione necessari per liberarvi dalla paura.
Compresa, al primo posto, la paura di prendervi sul serio.
Se volete riuscire a scrivere, dipingere, danzare, recitare, suonare, o fare ciò che vi pare, la prima cosa che dovete fare è: prendervi sul serio e prendere sul serio ciò che amate.
Se una vocina vi sussurra da qualche parte, nel cervello, nel cuore o anche nello stomaco: "che scemenze ti metti a fare?", mettetela a tacere, con dolcezza ma anche con decisione.
Immaginate che anche il vostro cervello, il vostro cuore o il vostro stomaco abbiano un regolatore del volume: regolate il volume di questa vocina al minimo, e trovate il modo di mettervi un'altra musica nelle orecchie. Potete ascoltare la vostra musica preferita, ma anche recitare mentalmente un mantra. Personalmente propendo per i mantra, ma molte persone (e, guarda caso, spesso quelle più convinte delle scemenze che fanno...) vanno in giro con le cuffie nelle orecchie! Nessuno vi troverebbe strani per le cuffie, insomma (magari più per il mantra...).
Concedete a voi stessi il permesso di esprimervi artisticamente, come permettereste a un bambino di giocare.
Già una volta abbiamo paragonato la nostra parte creativa ad un "artista bambino" bisognoso di cure, e ci eravamo ripromessi di portare questo bambino a passeggio una volta la settimana (a proposito, qualcuno l'ha fatto? Uhm... chissà...). Ora dobbiamo dargli il permesso di giocare. Per un artista nell'ombra giocare è un duro lavoro.
Facciamo conto che un artista nell'ombra sia come un bambino che non ha ancora imparato a camminare. All'inizio inciamperà, barcollerà, camminerà goffamente. Guai a criticarlo. Sono i primi incerti passi. Sono goffi solo perché sono i primi.
Per cui non siate mai severi con voi stessi quando le vostre prime opere non reggono il confronto con quelle dei grandi artisti. E' come paragonare un bambino che muove i primi passi ad un campione dello sport adulto. Anche i campioni sono stati all'inizio bambini, ed anche i loro primi passi sono stati incerti.
Cominciate a camminare, e poi camminate ancora e ancora. Arriverete sicuramente da qualche parte e camminerete sempre meglio...
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Ed ora una riflessione su questo stesso tema tratta dal libro "Donne che corrono con i lupi" di Clarissa Pinkola Estés.
Nella foto Clarissa Pinkola Estés
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"Nella psicologia archetipa essere freddi equivale ad essere senza sentimenti. (...)
L'atteggiamento gelido estingue il fuoco creativo (...)
Il ghiaccio dev'essere rotto e l'anima tolta dal gelo.
Gli scrittori, per esempio quando si sentono aridi, sanno che per superare l'aridità devono scrivere. Ma se sono bloccati nel ghiaccio, non scrivono. Esistono pittori che muoiono dalla voglia di dipingere, ma si dicono: 'Piantala. Il tuo lavoro è fatalmente strano e brutto'. Molti artisti che non hanno ancora raggiunto il successo o sono vecchi cavalli da battaglia nello sviluppare la loro vita creativa, continuano, ogni volta che stanno per prendere la penna, il pennello, il copione, a sentire: 'Non sei nient'altro che un disastro, il tuo lavoro è marginale o affatto inaccettabile - perché tu stesso sei marginale e inaccettabile'.
E allora qual è la soluzione? (...) Andate avanti, datevi da fare. Prendete la penna e mettevi a scrivere, e smettetela di piagnucolare. Prendete il pennello, e mettetevi a dipingere. Ballerine, infilate un'ampia camicia, legatevi nastri nei capelli, attorno al petto o alle caviglie, e dite al corpo di fare qualcosa: danzate. Attrici, scrittrici, poetesse, musiciste: smettete di chiacchierare. Non pronunciante neanche una parola, a meno che non siate cantanti. Chiudetevi in una stanza o in una radura sotto il cielo. E dedicatevi alla vostra arte. In linea di massima, ciò che si muove non congela. Muovetevi dunque, non smettete di muovervi." (Clarissa Pinkola Estés)
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