domenica 16 dicembre 2012

Avere cura del proprio spirito: pregare, creare uno spazio sacro


La nostra quarta regola della serenità è "Avere cura del proprio spirito".
L'argomento su questo blog è comparso con una certa  frequenza (basta cliccare sulla corrispondente etichetta, oppure qui, per verificare cosa intendo), e tuttavia non ho mai parlato in maniera esplicita della pratica della preghiera, ma al massimo di pratiche meditative, perché la preghiera, come via di accesso alla serenità interiore, tira in ballo tutta una serie di questioni relative alla fede, alle scelte religiose,alla  personale simpatia o avversione per certe chiese, culti, tradizioni e così via.
Tutte materie che travalicano i confini di questo blog, dove al massimo posso dire: se avete una fede (una qualunque fede), che considerate per voi una risorsa e non un crogiuolo di sensi di colpa e rimorsi di coscienza, datele spazio e trovate il modo di pregare bene, in pace e regolarmente.
Alcuni ricercatori hanno condotto studi sull'argomento affermando i benefici  della preghiera sulla salute ed in generale sullo stato di benessere psico-fisico di una persona, ma al momento la questione ha contorni ancora da definire.
Sul tema, ecco un video tratto da un servizio di Voyager sull'argomento: "La forza della preghiera":

Citazioni sulla preghiera
"La preghiera è una delle pratiche comuni a tutte le religioni. Essa consiste nel rivolgersi alla dimensione del sacro con la parola o con il pensiero; gli scopi della preghiera possono essere molteplici: invocare, chiedere un aiuto, lodare, ringraziare, santificare, o esprimere devozione o abbandono. La preghiera è solitamente considerata come il momento in cui l'uomo 'parla' al sacro..." (Wikipedia)
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"Due monaci pregano senza sosta, uno è corrucciato, l’altro sorride. Il primo domanda:
- Com’è possibile che io viva nell’angoscia e tu nella gioia se entrambi preghiamo per lo stesso numero di ore?
L’altro risponde:
- Perché tu preghi sempre per chiedere, e io prego solo per ringraziare." (Piccola storia zen)
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"Se avete una fede, prendete parte regolarmente ai servizi religiosi e pregate spesso; sviluppare la vostra spiritualità può significare aver fiducia che quello che vi sta accadendo ha una ragione ed un suo fine."
 (Robin Norwood, Donne che amano troppo)
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"Forse preghiera e guarigione convergono, la preghiera è guarigione: non dal male, ma dalla disperazione. Persino nel momento in cui si è soli, la preghiera spezza la solitudine del morente. Ancora oggi mi mette in contatto con una voce che risponde. Non so quale sia. Ma è più durevole e fonda della voce di chi la nega. Tante volte l'ho negata anch'io, per riscoprirla nei momenti più difficili. E non era un'eco... Lo so che prega chi sopravvive e chi muore, chi vince e chi va incontro alla sconfitta. Ma ho rinunciato da tempo alla contabilità celeste, al bilancio del dare e dell’avere, alle aspettative fiscali del divino. Mi accontenterò (mai verbo più malinconico e più lucido) di un ultimo appuntamento con la voce. Quando tutto mi mancherà, lei non mi mancherà(Giuseppe Pontiggia, Nati due volte) 
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"Oh, Dio, dammi la grazia per oggi.
Non per la vita, non per la settimana ventura,
né per domani, soltanto per oggi. 
Dirigi i miei pensieri e benedicili,
dirigi il mio lavoro e benedicilo.
Dirigi le parole che dico
 e benedici anche quelle.
Dirigi e benedici tutto ciò
che penso e dico e faccio.
Così che oggi, oggi soltanto, io riceva
 il dono della grazia che deriva
dalla tua presenza..."
(Marjorie Holmes)
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"... mai ho chiesto una porzione quotidiana di grazia che non mi sia stata concessa. 
La grazia è disponibile ogni giorno per ciascuna di noi (è il nostro pane quotidiano spirituale), ma dobbiamo ricordare di chiederla con cuore grato e cercare di non temere che non basti per l'indomani. Basterà."
 (Sarah  Ban Breathnach)
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Creare uno spazio sacro nella propria casa
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"Sulle prime forse ti sembrerà che non accada nulla di nuovo ... Ma se hai uno spazio sacro e lo usi, e ne trai vantaggio, qualcosa accadrà" (Joseph Campbell)
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"Mi sono astenuta a lungo dal creare uno spazio sacro tutto per me. I pretesti erano :
1) non sono una monaca e gli altari devono stare solo nelle chiese o nei conventi;
2) abito in una casa piccola e un angolo tutto per me non ce l'ho proprio;
3) non volevo che mio marito o mia figlia, che rispettano e onorano la mia ricerca spirituale ma non la perseguono in prima persona, mi credessero un'eccentrica. 
Tuttavia continuavo a scoprire che altre scrittrici che ammiro (e che non considero affatto delle eccentriche)... si erano create degli spazi sacri, e l'idea mi incuriosiva."
 (Sarah Ban Breathnach) 
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L'idea di creare uno spazio sacro in casa, si è affacciata in me una decina d'anni fa,  quando mi sono imbattuta per la prima volta nelle riflessioni sull'argomento di alcune autrici a me care, che in un modo o nell'altro sottolineavano tutte l'importanza di avere un angolo della propria casa che fungesse da luogo deputato allo spirito.
Le declinazioni dell'angolo sacro domestico possono essere le più varie, ed un po' alla volta ho cominciato a notare e a  riconoscere quegli spazi sacri anche nelle case altrui.
In alcune ho trovato un leggìo con una bella edizione di un testo sacro aperto in una pagina a caso, in altre una mensola con le fotografie di persone care defunte, in altre una statuina sacra o una natività sotto una campana di vetro, in altre un inginocchiatoio, in altre ancora  semplicemente un comodino con sopra un'edizione del Vangelo.
Comunque sia, l'importanza dello spazio sacro viene celebrata con un atteggiamento di rispetto. Non è concesso invaderlo con oggetti impropri, per esempio. E più si fa un uso spirituale di quello spazio (come luogo deputato alla preghiera, alla lettura dei testi sacri, alle pratiche meditative), più quello spazio si carica per noi di una valenza positiva, per cui anche il semplice passarci accanto, o posarci lo sguardo un momento finisce un po' alla volta col rimandarci un senso di pace.
In questo periodo dell'anno, dalle mie parti, quasi tutti allestiscono un presepe in casa.
Anche quello può essere considerato uno spazio sacro, se viene vissuto come tale.
Il fatto che compaia in casa nostra ogni anno a dicembre, e poi scompaia ogni anno a gennaio, gli dà una valenza diversa, certo, rispetto ad un'installazione stabile.
E' il sacro che si rende visibile nella nostra vita a tratti (una volta l'anno), e tuttavia c'è sempre anche quando non si vede. Dura nel tempo, è eterno, e rispetta i cicli. Anzi, il fatto di essere visibile solo a dicembre, ci rende più sensibili alla sua presenza, che se ci abituassimo ad esso fino a non percepirlo più. Come capita con molte dimensioni stabili dell'esistenza, compreso appunto il Divino.   

venerdì 14 dicembre 2012

Evergreen: IF (Lettera al figlio) di Rudyard Kipling

Se riesci a mantenere la calma quando tutti intorno a te
la stan perdendo e te ne attribuiscono la colpa,
se sai aver fiducia in te stesso quando tutti dubitano di te
ed essere indulgente verso chi dubita;
se sai aspettare e non stancartene,
e mantenerti retto se la calunnia ti circonda
e non odiare se sei odiato,
senza tuttavia apparire troppo buono né parlare troppo da saggio;

se sai sognare senza fare dei sogni i tuoi padroni;
se riesci a pensare senza fare dei tuoi pensieri il tuo fine;
se sai affrontare il Successo e la Sconfitta
e trattare questi due impostori nello stesso modo;
se riesci a sopportare di sentire la verità che tu hai detto
distorta da imbroglioni che ne fanno una trappola per gli ingenui;
se sai guardare le cose, per le quali hai dato la vita,
distrutte e riesci a resistere ed a ricostruirle con strumenti logori;
se sai fare un fascio di tutte le tue fortune
e giocarlo in un colpo solo a testa e croce
e sai perdere e ricominciare da capo
senza mai lasciarti sfuggire una parola su quello che hai perso;
se sai costringere il tuo cuore, i tuoi nervi, i tuoi muscoli
a sorreggerti anche quando sono esausti,
e così resistere finché non vi sia altro in te
oltreché la volontà che dice loro: "Resistete!";
se riesci a parlare con i disonesti senza perdere la tua onestà,
o ad avvicinare i potenti senza perdere il tuo normale atteggiamento,
se né i nemici né gli amici troppo premurosi possono ferirti,
se per te ogni persona conta, ma nessuno troppo;
se riesci a riempire l'inesorabile minuto
dando valore ad ogni istante che passa:
il mondo e tutto ciò che è in esso sarà tuo,
e, quel che conta di più, tu sarai un Uomo, figlio mio!
***



IF 
(Letter to the son)
by
Rudyard Kipling

If you can keep your head when all about you
Are losing theirs and blaming it on you,
If you can trust yourself when all men doubt you,
But make allowance for their doubting too;
If you can wait and not be tired from waiting,
Or being lied about, don't deal in lies,
Or being hated, don't give way to hating,
And yet don't look too good, nor talk too wise:
If you can dream - and not make dreams your master;
If you can think - and not make thoughts your aim;
If you can meet with Triumph and Disaster
And treat those two impostors just the same;
If you can bear to hear the truth you've spoken
Twisted by knaves to make a trap for fools,
Or watch the things you gave your life to, broken,
And stoop and build 'em up with worn-out tools;
If you can make one heap of all your winnings
And risk it on one turn of pitch-and-toss,
And lose, and start again at your beginnings
And never breathe a word about your loss;
If you can force your heart and nerve and sinew
To serve your turn long after they are gone,
And so hold on when there is nothing in you
Except the Will which says to them: "Hold on!"
If you can talk with crowds and keep your virtue,
Or walk with Kings - nor loose the common touch,
If neither foes nor loving friends can hurt you,
If all men count with you, but none too much;
If you can fill the unforgiving minute
With sixty seconds' worth of distance run:
Yours is the Earth and everything that's in it,
And - which is more - you'll be a Man, my son!


mercoledì 12 dicembre 2012

Insegna qualcosa. Impara qualcosa.


Alcuni anni fa, in un libricino  di consigli che un padre dava a un figlio,  lessi un consiglio  del tipo: "Insegna agli altri ciò che sai, apprendi dagli altri ciò che sanno". Forse non era questa la frase precisa,  ma il senso era questo, e mi sembrò un buon consiglio. 
Mi ricordava un certo tipo di esperienza che avevo sperimentato da ragazzina, quando frequentavo gli  scout, dove un po' tutti insegnavano qualcosa agli altri e imparavano qualcosa dagli altri: chi sapeva fare bene i nodi insegnava a fare i nodi, chi sapeva suonare la chitarra insegnava a suonare la chitarra (e a loro volta questi  imparavano da altri ad arrampicarsi sugli alberi,  ad accendere un fuoco, e così via).
Questo è un tipo di atteggiamento che inserirei così com'è nel nostro ricettario della serenità.
Essere colmi di sapere in un settore e trasmetterlo ad altri, così, per il puro piacere di farlo, può essere molto gratificante a tutte le età. Se poi si aggiunge a ciò anche la capacità di dismettere ogni tanto i panni dell'esperto, del  maestro, per vestire (magari in tutt'altro settore)  quelli dell'allievo, dell'apprendista, questa può essere una specie di cura di giovinezza: si torna giovani per definizione come i giovani di bottega, e si perde finalmente  un po' di quell'aria saputa che invecchia tanto chiunque ce l'abbia (e che rischiamo di  avere tutti a una certa età, se non stiamo attenti...).
Bene. Tanto volevo dirvi e tanto vi ho detto.
Vi lascio alle usuali citazioni, questa volta sul tema "allievi e maestri".
E questa volta addirittura... autocitandomi!


"Non esiste un maestro assoluto, si è sempre maestro e allievo insieme. Poiché il maestro insegna agli altri ma lui stesso impara dagli altri." (Tradizione orale Dogon)
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"Non si insegna quello che si vuole; dirò addirittura che non s'insegna quello che si sa o quello che si crede di sapere: si insegna e si può insegnare solo quello che si è." (Jean Jaurès)
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"Stasera ho assistito a una grande performance del mio maestro. D'istinto mi sarei alzata e gli avrei fatto un applauso. Ma sarebbe stato come applaudire il vento perché soffia o l'acqua perché esce dalla cannella... le grandi cose con l'aria 'normale'. Allora non ho fatto l'applauso. Ho detto solo grazie. Ma è stato un grazie di cuore. E, giacché mi trovavo, ho ringraziato anche il vento e l'acqua della cannella..." ( Maria Michela Altiero, "Il maestro, il vento e l'acqua della cannella", nota del 27.01.2011)

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"Molti anni fa ho chiesto a un bravo artigiano... che mi raccontasse che sistema usava per insegnare il mestiere a un giovane apprendista. Mi ha risposto semplicemente: 'Sa che cosa facevo? Agli inizi gli dicevo di non fare assolutamente niente, ma semplicemente di osservarmi mentre lavoravo e lo lasciavo guardare per giorni. Poi, quando mi rendevo conto che aveva osservato abbastanza per poter cominciare anche lui, gli dicevo: 'Adesso prova tu da solo e non ti preoccupare se sbagli, perché altrimenti non imparerai mai! E ogni volta che ti rendi conto che sbagli, invece di chiamarmi cerca prima il tuo sistema per risolvere le cose da solo!'. E lo lasciavo provare e riprovare senza intervenire se non quando era proprio necessario, finché trovava il modo che andava bene per lui e così imparava. E' stato un sistema che ha sempre funzionato'." (risposta di Luigi Tinti riportata da Alba Marcoli)


martedì 11 dicembre 2012

Prima sopravvivere, ma poi... fiorire

" Se riuscirai a mantenere vivo un ramo verde nel tuo cuore nell'ora dell'oscurità, allora il Signore verrà e manderà un uccello a cantare da quel ramo all'alba del giorno." 
(proverbio Irlandese)
Quando la vita ci mette di fronte a prove dure, difficili da superare, il solo fatto di uscirne vivi può essere considerato un successo. La nostra battaglia l'abbiamo combattuta, siamo stati colpiti e feriti, ne siamo usciti ammaccati, ma alla fine... ce l'abbiamo fatta.
Come eroi di guerra, abbiamo dato prova di forza, coraggio, resistenza, e siamo sopravvissuti. Cosa chiedere di più alla vita? E' già tanto essere ancora vivi. Possiamo andarne orgogliosi.
Fino a un certo punto questo atteggiamento può farci anche bene. Aver visto il peggio, può aiutarci a comprendere cos'è davvero per noi l'essenziale. Così abbassiamo il tiro circa le nostre pretese verso la vita e diventiamo grati del poco. Anche questa può essere saggezza, dopo tutto.
Il rischio, però, è di restare imprigionati in una mentalità da superstite, anche quando la guerra è finita da un pezzo, e sarebbe ormai giunto il momento della ricostruzione.
I limiti imposti dalle precedenti  condizioni non ci sono più, potremmo liberamente espandere le nostre forze verso una prospettiva di prosperità e invece continuiamo a procedere a basso regime.
E' ancora saggezza questa?
Ognuno si dia la risposta che crede; in fatto di saggezza, si può sostenere tutto e il contrario di tutto.
Tuttavia qui sta a cuore la nostra serenità, più che la nostra saggezza. Allora la domanda diventa: sostenere che "chi si accontenta" gode, equivale a dire che anche "chi si rassegna" gode?
C'è una differenza, in termini di gioia di vivere, tra una persona capace di essere contenta con poco (che cioè "si accontenta") ed una persona che ha perso ogni speranza in un possibile miglioramento  della propria vita?
Direi di sì.
Il danno maggiore che possono farci le avversità della vita, infatti, è quello di toglierci i sogni, le speranze, i desideri, lasciandoci intrappolati in scenari mentali limitanti, che appartengono al passato e  inibiscono il nostro sviluppo creativo nel futuro.
Si diventa come la piantina robusta che sopravvive senz'acqua ad agosto sul nostro balcone, mentre siamo in ferie, e che dimostra forza e vitalità, se riesce a buttare una fogliolina verde, nonostante tutto. 
Ma quando agosto è passato e la pianta può ricevere di nuovo acqua e cure, una sola fogliolina verde non è più segno di buona salute: ora che i tempi duri sono alle spalle, la pianta deve poter fiorire, crescere, buttare foglie e boccioli.
***

Clarissa Pinkola Estés dice che alcune donne celebrano  il proprio passaggio dal tempo della sopravvivenza a quello della fioritura con l'antico rituale delle ofrendas . 
"I riti sono uno dei modi in cui gli esseri umani mettono la loro esistenza in prospettiva - dice nel suo libro 'Donne che corrono con i lupi' - I riti richiamano le ombre e gli spettri della vita, li separano, li mettono a riposo.
C'è un'immagine particolare nelle celebrazioni del Giorno dei Morti che può aiutare le donne nella transizione dalla sopravvivenza alla fioritura. Si basa sul rito delle 'ofrendas', altari eretti a coloro che sono passati. Le 'ofrendas' sono tributi, cippi, espressioni del più profondo rispetto per le persone amate che non sono più qui. Molte donne trovano giovamento nel fare un' 'ofrenda' alle bambine che erano un tempo, come riconoscimento per l'eroica bambina. Talvolta le donne scelgono oggetti, scritti, indumenti, giocattoli e ricordi di eventi, talaltra simboli della fanciullezza. Sistemano l' 'ofrenda' a modo loro, raccontano o no la storia che l'accompagna, e poi la lasciano là, per tutto il tempo che vogliono. E' la prova delle passate avversità, del valore, e del trionfo sulle difficoltà . Questo modo di guardare il passato offre parecchi risultati: dà una prospettiva e una pietosa resa del passato, dispiegando quanto si è esperito, quanto si è fatto, quanto è ammirevole. E' l'ammirazione che libera. Comprendere il danno e commemorarlo: ciò consente di fiorire, ed è questo, non la mera sopravvivenza, il nostro diritto di primogenitura in quanto donne."

  









domenica 9 dicembre 2012

Cosa hanno fatto di noi. Cosa facciamo di noi (3 citazioni e un video)

"Gli abiti hanno fatto di noi degli uomini, c'è ora il serio pericolo che facciano di noi degli attaccapanni." (Thomas Carlyle)
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“Senza biblioteche non c’è paradiso. I libri sono contenitori di idee... potete continuare a distruggerli però non potrete mai distruggere quello che i libri hanno fatto di noi.”
 (dal sito degli attivisti di Bibliosol)
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"Non è tanto importante ciò che gli altri hanno fatto di noi quanto quello che noi facciamo con ciò che gli altri hanno fatto di noi."
 (Jean-Paul Sartre)
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Ora potrei dirvi la mia sull'argomento, nel caso che queste tre citazioni richiedessero un commento.
Ma da un lato oggi è una domenica di sole ( e contraddirei il senso di questo blog, se restassi al computer troppo tempo), e dall'altro credo che il miglior commento al senso di queste frasi ciascuno possa farlo da sé e per sé. 
Vi lascio quindi alla visione della famosa scena finale del film "L'attimo fuggente", che  a suo modo è in linea con i pensieri di stamattina.
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sabato 8 dicembre 2012

TROVA IL TEMPO PER... VIVERE

TROVA IL TEMPO

Trova il tempo di riflettere,
è la fonte della forza.

Trova il tempo di giocare,
è il segreto della giovinezza.

Trova il tempo di leggere,
è la base del sapere.

Trova il tempo d'essere gentile,
è la strada della felicità.

Trova il tempo di sognare,
è il sentiero che porta alle stelle.

Trova il tempo di amare,
è la vera gioia di vivere.

Trova il tempo d'essere contento
è la musica dell'anima.

(Antica ballata irlandese)

***
Che il testo di questa antica ballata ci ricordi di trovare un po' di tempo per le cose che davvero contano per noi nella vita.
Quante volte mettiamo all'ultimo posto nel nostro elenco di impegni proprio ciò che ci dà più gioia, più pace, più voglia di vivere?
Trovare il tempo per ciò che ci fa sentire vivi è importante per la nostra serenità.
Ripromettiamoci di non dire mai più che non abbiamo trovato il tempo proprio per le cose più importanti per noi. 
Come mettiamo in agenda tanti altri appuntamenti, mettiamo in agenda anche il tempo da dedicare alla cura di ogni cosa che alimenta la nostra voglia di vivere.
Impariamo a dire "Sono occupato il tale giorno alla tale ora, perché  ho un impegno...", anche quando l'impegno è  solo con noi stessi e riguarda la cura dei nostri personalissimi valori esistenziali. Non è importante che questi siano riconosciuti come valori anche dagli altri: è importante che lo siano per noi. Chi mai potrà alimentare la nostra voglia di vivere, se noi stessi non le diamo un'assoluta priorità? 
Troviamo il tempo per vivere. 
E non solo per sopravvivere, ma per fiorire.   

Link collegati:

giovedì 6 dicembre 2012

Autoironia (4 citazioni)

“Beato chi sa ridere di se stesso, perché non finirà mai di divertirsi”. (Sant’Agostino)
"Se mi fosse possibile fare un regalo alla prossima generazione, darei ad ogni individuo la capacità di ridere di se stesso." (Charles Schulz)
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"L'imbarazzo è la reazione di una persona il cui ego ha giocato tutto sull'opinione degli altri. Induci te stesso a superare questo atteggiamento. Cerca una nuova risposta. Cerca di riderci sopra." (Neale Donald Walsch)
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"Se riesci a ridere di te stesso, va tutto bene.
...comincia il tuo giorno ridendo di te stesso, e ogni volta che trovi un momento libero nella tua giornata… quando non sai cosa fare, fatti una gran risata. Senza motivo – solo perché il mondo intero è così assurdo, solo perché è così assurdo il modo in cui sei fatto tu." (Osho Rajneesh)




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martedì 4 dicembre 2012

Cosa fatta... capo ha

Giorni fa, la lista dei miei impegni era troppo densa perché potessi dedicarmi personalmente (e soprattutto...serenamente!) all'acquisto su internet di tutta una serie di biglietti ferroviari, trovando il miglior incastro tra gli orari, le varie coincidenze e il miglior rapporto qualità/prezzo. Così sono andata in un'agenzia. La signora che fa i biglietti in quest'agenzia mi è sempre stata simpatica. E' affabile e, soprattutto, molto  "contenitiva". Cosa significa contenitiva in un caso del genere? Che accoglie la tua richiesta, per quanto complicata, come una cosa "regolare" (che rientra nelle sue ordinarie mansioni, e che merita quindi piena attenzione anche se le commissioni dell'agenzia sono bassissime su un'operazione del genere); formula per te due o tre proposte che tengano conto delle tue esigenze e ti fa scegliere secondo i tuoi gusti e senza metterti fretta; ti saluta con un sorriso quando te ne vai e ti augura buon viaggio; ti fa uscire dall'agenzia con l'impressione di aver fatto bene ad andare in agenzia.
In questa occasione, peraltro, mentre aspettavo che lei facesse le sue ricerche sul computer, il mio sguardo si è posato su un cartello alle sue spalle che diceva "Meglio una cosa fatta che cento da fare".
Questa frase, apparentemente ovvia, in quel frangente era perfetta.
Era la spiegazione del perché mi sentissi tanto bene, in quel momento, a fare una cosa banale come aspettare che la signora dell'agenzia mi rifornisse di biglietti ferroviari.
Non stavo perdendo tempo: stavo scalando il numero delle mie cose da fare da 100 a 99. Quell'attesa era un'ottima cosa, altro che perdita di tempo!
Il fatto bello è che con il medesimo spirito la signora faceva i miei biglietti. Trattava la conclusione dell'operazione come un'ottima cosa, a prescindere dal fatto che gliene restassero altre 99 (anche più importanti!) da fare.
Per quanto mi riguarda, questo clima ha fatto sì che, continuando il mio giro di commissioni, ogni successivo impiego di tempo mi risuonasse come "98", "97", "96", per ogni cosa via via portata a termine.
Ciascuna ha avuto il suo momento, ciascuna è stata fatta serenamente, ciascuna, solo perché portata a termine, è stata considerata "la meglio" di tutte quelle che restavano da fare.
***

lunedì 3 dicembre 2012

"Quando cominci veramente a lasciar perdere,
succede così.
Ti parte dentro una fitta di dolore
segreta, inaspettata.
E subito dopo,
un senso di leggerezza."
 (Alice Munro)
"Prendete la vita con leggerezza,
che leggerezza non è superficialità,
ma planare sulle cose dall’alto,
non avere macigni sul cuore."
(Italo Calvino)

sabato 1 dicembre 2012

"Le mani al lavoro, il cuore a Dio" (assioma shaker)

***
Se questo non fosse un blog dedicato a gente che corre (e a cui non basta mai il tempo), ma un blog dedicato  a gente che va piano (e a cui avanza sempre tempo),  a questo punto parleremmo dei meravigliosi effetti che può avere sul nostro spirito e sulla nostra vita la meditazione condotta con regolarità tutti i giorni, la mattina all'alba e la sera al tramonto, seduti da qualche parte  in silenzio e in  solitudine, venti minuti al mattino e venti minuti alla sera. Esistono  ottime ragioni fisiologiche, psicologiche e spirituali che rendono consigliabile la pratica  regolare della meditazione, in quanto collante capace di tenere insieme corpo, mente e spirito.
Ma questo è un blog dedicato a gente che corre, per cui dobbiamo essere realistici e procedere per gradi. Prima o poi, si spera, arriveremo anche a trovare il tempo per meditare seduti sotto un albero (o sulla cima di un monte, in riva a un lago o dove ci pare), ma per ora consideriamo la possibilità di avvicinarci a piccoli passi ad una condizione interna prossima alla meditazione,  nella nostra vita di tutti i giorni e nel nostro solito mondo. 
Si può dire che la meditazione è sostanzialmente concentrazione intenzionale su una cosa sola (concreta o spirituale che sia). Siamo in grado di  individuare, nella nostra vita ordinaria, situazioni capaci  di  tenere la nostra attenzione puntata su una cosa sola? Può trattarsi di cose banalissime, come dedicarsi al giardinaggio, cucinare, e persino lavarsi i denti o fare il bilancio familiare! 
Non è importante l'attività in sé, ma lo stato interno di totale concentrazione a cui accediamo mentre ci dedichiamo ad essa.
Una delle difficoltà che potremmo incontrare, per cominciare, è che magari non siamo abituati a fare una sola cosa alla volta. Molte delle persone che corrono gestiscono più cose contemporaneamente, per cui non riescono ad essere totalmente concentrate su una sola cosa, mentre la stanno facendo. 
C'è chi, per esempio, pranza guardando la televisione, e risponde al telefono  se suona durante il pasto, e intanto prepara il secondo piatto alzandosi ogni tanto da tavola mentre mangia il primo. 
Questo, diciamo, è l'esatto contrario dello stato meditativo, e sicuramente non è un modo di procedere che favorisce la serenità.
Non a caso un detto zen recita: "Camminando, semplicemente cammina. Stando seduto, semplicemente siedi. Soprattutto, non tentennare."
Tutto questo solo per dire che, se vogliamo portare più serenità nel nostro vivere ordinario, dobbiamo cercare di concentrarci su un solo lavoro per volta ed evitare di gettare le nostre energie ai quattro venti. 
Probabilmente all'inizio, con tutti gli impegni che abbiamo, ci sembrerà impossibile riuscire a fare tutto quanto senza fare tutto assieme.
Eppure fondendo mente, corpo e spirito con il compito da svolgere, senza lasciarci distogliere da esso, possiamo riuscire a portare a termine con molta più tranquillità e soddisfazione tutte le cose che ci siamo prefissi, e conoscere la pace interiore che deriva dal vivere appieno il presente.
***

Alcune attività manuali possono risultare  particolarmente adatte per favorire lo stato di cui si parlava, perché tengono occupate le nostre mani e la nostra attenzione,  non ci stressano particolarmente (in quanto non implicano uno sforzo superiore alle nostre capacità), e nemmeno ci annoiano (in quanto non sono troppo semplici per noi e richiedono comunque un certo impegno per l'adozione di soluzioni e scelte personali).
Questo spiega il piacere con cui alcune persone si dedicano per hobby ad attività come l'uncinetto, il lavoro a maglia, la piccola falegnameria, il decoupage, la creazione di collane, la costruzione di modellini, e così via.
Sono piccoli lavori manuali che consentono, a chi li svolge con piacere e concentrazione, di ritrovare il proprio centro interiore, provare sollievo alla tensione e trarre soddisfazione creativa.
I lavori manuali sono così tanti e vari che ciascuno può trovare quello che più l'attrae. Qualsiasi cosa si scelga, è importante lasciare ben in vista e a portata di mano il proprio progetto, in maniera da potercisi dedicare appena si trova un momento libero. Diversamente si rischia di sprecare quello stesso momento libero per cercare il materiale necessario in fondo al ripostiglio o in cima a un mezzanino.
*** 
Anche le pulizie domestiche,  possono essere svolte con uno spirito del genere, e quasi elevate ad arte spirituale.
A questo proposito mi viene in mente un libro uscito di recente che si chiama "Manuale di pulizie di un monaco buddhista", che sicuramente conterrà qualche buona dritta in materia. 

Ecco la copertina e a seguire una citazione tratta dalla prefazione dell'autore.

"La giornata dei monaci inizia dalle pulizie: ramazziamo il giardino, puliamo il cortile, tiriamo a lucido il santuario. Non tanto perché siano effettivamente sporchi o in disordine, quanto perché tali azioni hanno il fine ultimo di eliminare dallo spirito qualsiasi ombra.»
(Shoukei Matsumoto)

***
Questo mi fa venire in mente che la pensa così anche Abigail Trafford, quando dice che "le pulizie di primavera possono essere anche psicologiche, una parentesi per affrontare la confusione interiore accumulatasi nel nostro armadio mentale. ... una pausa di introspezione, un aggiustamento a metà percorso per gente comune che conduce una comune vita di stress." 

mercoledì 28 novembre 2012

Citazioni sul tema: Compromessi no, compromessi sì, flessibilità (ma fino a che punto?)

"Non venderti: sei tutto ciò che hai." (Janis Joplin)
***
"Il compromesso consiste nel conciliare pretese divergenti attraverso reciproche concessioni. Per questo è necessario che le due parti abbiano entrambe una pretesa valida e qualche valore da offrirsi reciprocamente. E, a sua volta, ciò significa che entrambe le parti concordano su un principio fondamentale che serve da base per il loro accordo. "(Ayn Rand)
***

"Il compromesso non è altro che il sacrificio di una cosa buona o giusta fatto nella speranza di conservarne un'altra; tuttavia troppo spesso si finisce per perderle entrambe." (Tryon Edwards)
***
"Non è possibile arrivare alla fine della giornata senza accettare almeno un compromesso. ... I compromessi tollerabili sono quelli che accettiamo fino in fondo, sapendo esattamente e preventivamente a che cosa stiamo rinunciando. Gli altri - quelli che molti di noi accettano continuamente - sono quelli potenti e silenziosi. Potenti perché non possiamo sfuggirvi e silenziosi perché sono inconsci o inespressi. I compromessi sono l'arte di toccare il fondo. Fino a un certo punto ci si può piegare, dopodiché ci si spezza. Sapere quanto ci si può piegare è il primo passo per fare accordi sensati; ma non è facile come sembra." (Sarah Ban Breathnach)
***
Coloro che sono inclini al compromesso non potranno mai fare una rivoluzione. (Mustafa Kemal Atatürk)
***

martedì 27 novembre 2012

"Ah, signora! Quella che lei crede una gobba è l’astuccio delle mie ali." (Giacomo Leopardi)



"Ognuno è un genio. Ma se si giudica un pesce dalla sua abilità di arrampicarsi sugli alberi, lui passerà l’intera vita a credersi stupido”
(Albert Einstein)

lunedì 26 novembre 2012

"Desiderata" è meno bella per il fatto che è piaciuta anche a Scientology e ad Osho (oltre che a milioni di altre persone)?

Un lettore (sulla mia pagina facebook "E' nelle nostre lacrime e nel mare. Aforismi & Co.") ha avuto da ridire sul valore di "Desiderata", per il fatto che è stata adottata anche da Scientology e da Osho, riguardo a cui lui nutre ampie perplessità.
Colgo lo spunto dato dal suo commento per una considerazione generale, secondo me importante.
Sempre può capitare che le frasi più belle, i pensieri più elevati, le teorie di ogni tipo partorite da menti elette, vengano adottate da qualcuno che ne fa un uso non conforme allo spirito originario dell'autore o che comunque non rispetti, per noi che leggiamo, il valore intrinseco dell'opera e il suo vero spirito. Persino i pensieri di Madre Teresa, di Einstein, di Gandhi eccetera sono stati citati e utilizzati per finalità commerciali oppure adottati in testi di altri autori che non avevano certo il loro stesso spessore intellettuale, morale, umano eccetera. Eppure questo nulla toglie a ciò che ciascuno di noi, da sé, senza la mediazione d'altre menti, riesce a leggere nelle parole di Madre Teresa, di Einstein, di Gandhi, che evocano in noi pensieri eletti, che ci danno spunti per riflettere, e così via.
Questo vale anche per il Vangelo, la Bibbia, il Corano, ma anche per i Promessi Sposi, la Divina Commedia e l'Odissea! Se abbiamo l'impressione che qualcuno adoperi o interpreti impropriamente un'opera, o anche uno scritto sacro, tradendone lo spirito e facendone "trappole per sciocchi", come dice Kipling in "If" (e non mi riferisco qui specificamente né a Scientology né ad Osho, circa i quali non sto prendendo posizione alcuna, in questa sede), questo ci aiuterà ancora meglio a leggere l'opera da noi, in solitudine e in autonomia, prendendoci il meglio che possiamo da essa: e cioè ciò che ci avvicina di più a noi stessi e a ciò che per noi è "senso", e facendone una tappa nel nostro percorso di crescita, consapevoli che tutto ciò che tocca per noi corde importanti può essere talvolta utilizzato da qualcuno per manipolarci. 
E allora il discorso si fa più generale e molto più ampio, e riguarda in genere l'esposizione al rischio di essere manipolati con qualunque mezzo, e direi non solo con una poesia...
Troviamo il modo di proteggerci dai tentativi altrui di manipolarci,  ma non priviamoci per questo dell'arricchimento che possiamo trarre dalle opere più belle dell'ingegno umano. 
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domenica 25 novembre 2012

Evergreen: Desiderata. Passa tranquillamente tra il rumore e la fretta...

Desiderata
Passa tranquillamente tra il rumore e la fretta e ricorda
quanta pace può esserci nel silenzio.
Finché è possibile senza doverti abbassare,
sii in buoni rapporti con tutte le persone.
Di' la verità con calma e chiarezza, e ascolta gli altri,
anche i noiosi e gli ignoranti:
anche loro hanno una storia da raccontare.
Evita le persone volgari e aggressive,
esse opprimono lo spirito.
Se ti paragoni agli altri,
corri il rischio di far crescere in te orgoglio e acredine,
perché sempre ci saranno persone più in basso o più in alto di te.
Gioisci dei tuoi risultati così come dei tuoi progetti.
Conserva l’interesse per il tuo lavoro,
per quanto umile;
è ciò che realmente possiedi per cambiare le sorti del tempo.
Sii prudente nei tuoi affari,
perché il mondo è pieno di tranelli;
ma ciò non accechi la tua capacità di distinguere la virtù;
molte persone lottano per grandi ideali,
e dovunque la vita e’ piena di eroismo.
Sii te stesso. Soprattutto non fingere negli affetti
e neppure sii cinico riguardo all’amore;
poiché a dispetto di tutte le aridità e disillusioni
esso è perenne come l’erba.
Accetta benevolmente gli ammaestramenti
che derivano dall’età,
lasciando con un sorriso sereno le cose della giovinezza.
Coltiva la forza dello spirito per difenderti
contro l’improvvisa sfortuna,
ma non tormentarti con l’immaginazione.
Molte paure nascono dalla stanchezza e dalla solitudine.
Al di là di una disciplina morale,
sii tranquillo con te stesso.
Tu sei un figlio dell’universo, non meno degli alberi e delle stelle;
tu hai diritto ad essere qui, e che ti sia chiaro o no,
non vi è dubbio che l’universo ti si stia schiudendo come dovrebbe.
Perciò sii in pace con Dio , comunque tu lo concepisca,
e qualunque siano le tue lotte e le tue aspirazioni,
conserva la pace con la tua anima
pur nella rumorosa confusione della vita.
Con tutti i suoi inganni,
i lavori ingrati e i sogni infranti,
è ancora un mondo stupendo.
Fai attenzione. Cerca di essere felice.
Manoscritto del 1692 trovato a Baltimora nell'antica chiesa di San Paolo
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"Desiderata" (che in latino sta per “cose da desiderare” e in questo caso anche per “voti augurali”) è il titolo del bellissimo testo che avete appena letto: una poesia in prosa d'intensa portata spirituale, che forse già conoscevate ma che è sempre un piacere rileggere.
Ciò che forse non tutti sanno, però, è che non si tratta, realmente di un "Manoscritto del 1692 trovato a Baltimora nell'antica chiesa di San Paolo"!
In realtà pare che sia opera di Max Ehrmann, scrittore e avvocato statunitense ( laureato sia in legge sia in filosofia), che la scrisse e la pubblicò nel 1927, senza che riscuotesse un particolare successo.
Intorno al 1960, il reverendo Frederick Kates, parroco della St. Paul's Protestant Episcopal Church di Baltimora, pensò bene di inserirla in una raccolta di preghiere e inni compilata per la sua congregazione. In cima alla raccolta, mise l'annotazione "Old St. Paul's Church, Baltimore, A.C. 1692", intendendo riferirsi, con "1692",  all'anno di fondazione della chiesa. 
Di qui l'equivoco per cui, successivamente, si diffuse l'erronea convinzione che "Desiderata" fosse opera di un anonimo autore del XVII secolo, il cui manoscritto era stato rinvenuto in quella chiesa.
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Nel 1965, alla morte del politico statunitense Adlai Stevenson, il testo di "Desiderata" fu trovato sul suo comodino. Allora si scoprì che egli voleva usarlo per le cartoline di Natale e, data la popolarità del personaggio, ben presto divennero famosi sia "Desiderata" sia la chiesa di San Paolo a Baltimora.
"Desiderata", poi, è diventata testo di culto per il movimento hippy, è stata diffusa nel mondo come simbolo pacifista e nel 1971 ne fu incisa una versione parlata su vinile per la Warner Bros Records (con musica psichedelica tipica delle atmosfere hippy di quel tempo) dal presentatore radiofonico statunitense Les Crane.
Ma non basta: a "Desiderata" si è ispirata anche la chiesa di Scientology (”You are a child of the universe, no less than the trees and the stars, you have a right to be here”); ed anche Osho che ne parla come di una pietra miliare nell’evoluzione della coscienza, nel suo libro "Guida Spirituale, discorsi sulla Desiderata".
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Tutto questo senza contare le dispute legali sui diritti d'autore (perché la famiglia di Ehrmann pretendeva di incassarne le royalty ma l'opera intanto era diventata di pubblico dominio) nonché la leggenda che ancora circola sull'origine del testo e che vale la pena qui riportare, se non altro per amor di...  leggenda.
Il suo testo si trova su internet (cercando "Desiderata Baltimora Leggenda") in una versione identica, parola per parola, sui vari siti.  
Non sto quindi a modificarla e la riporto così com'è. Come "Desiderata" anche questa versione della leggenda è di "pubblico dominio" e non potrei citarne l'autore perché è impossibile sapere chi sia... un po' come il presunto anonimo poeta di Baltimora!
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"Narra la leggenda che ci sono nel mondo nove 'Desiderata'.
Al momento ne sono state ritrovate tre:
la prima (la più antica) scritta in sanscrito ritrovata in India, la seconda ritrovata nella vecchia chiesa di Saint Paul a Baltimora nel 1692, la terza ritrovata in Bretagna nel 1998, sull'isola di Groix, in una casupola in pietra di pescatori a picco su un promontorio chiamato 'Trou de L'enfer'.

L'autore di 'Desiderata' si reincarna ogni secolo, ed in ogni secolo lascia il suo messaggio…
Questo secolo dovrebbe essere l'ultimo e poi la sua anima sarà libera dal ciclo delle rinascite. "
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Personalmente, mi sono imbattuta in "Desiderata", per la prima volta, sul finire dello scorso millennio, in Toscana, quando facevo ancora il notaio. 
Quel testo mi piacque così tanto che ne feci varie fotocopie e le misi in un cassetto della scrivania.
Ogni tanto capitava che ne regalassi una a qualche persona che mi ispirava particolarmente, amici, collaboratori, ma anche clienti: in particolare a quei clienti che venivano da me con le loro brave carte, per parlare di affari, e poi finivano col farmi ragionamenti sul senso della vita. Non ero una psicologa all'epoca! A parlare ci parlavo volentieri con la gente, di tutto, anche del senso della vita, ma diciamo che tirare fuori al momento buono un bel pezzo di carta scritto, con ottimi consigli spirituali, si era rivelato un modo cortese ed efficace, per onorare degnamente lo spirito, e per riportare al tempo stesso l'attenzione su questioni di... carte!
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Pochi giorni fa, in Campania, "Desiderata" (la cui ultima copia in mio possesso era andata persa durante un  trasloco) è riapparsa nella mia vita in circostanze molto particolari, su cui non starò a dilungarmi.
Piuttosto  il fatto interessante, che mi piace raccontare qui, è che le cose sono andate in un modo, in un certo senso, molto evocativo della leggenda.
La vecchia amata poesia conosciuta in un altro luogo e in un altro secolo (addirittura in un altro millennio...), che io stessa distribuivo e che avevo perso di vista dopo la partenza, è ricomparsa oggi, in un altro luogo, in un altro secolo e in un altro millennio, consegnatami da altre mani, con cui non sarei mai entrata in contatto,  rimanendo ferma nella vecchia dimensione.
Molte cose sono cambiate oggi nella mia vita, ma in quel testo mi riconosco sempre.
Come se incarnasse qualcosa che ha a che fare col nucleo essenziale dell'esistenza, che non tramonta col tempo e non si perde viaggiando.
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Il senso di questa leggenda (come di altre), secondo me, è anche nell'attribuzione di una qualità  specifica all'oggetto di cui si parla.
La reincarnazione qui dell'anonimo autore nei secoli, e la riapparizione della poesia in diversi luoghi della terra, sta a indicare probabilmente l'universalità del suo contenuto e la sua attualità che permane nel tempo.
Desiderata parla di  qualcosa che riguarda l'essere umano a prescindere dal dove e dal quando,  a prescindere anche dalla sua identità, dal suo nome, dal suo titolo, dalla sua età, dalla sua posizione sociale, dal suo genere sessuale, e quant'altro. 
Come a dire: è anonimo l'autore che l'ha scritta, è anonimo il lettore a cui capita in mano; l'autore si reincarna nei secoli e ovunque e il messaggio resta sempre lo stesso e sempre valido per uomini e donne di ogni epoca e luogo, allievi anonimi di anonimo maestro.
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Insomma ci sarà pure un motivo se la gente tramanda le leggende,  anche quando sa benissimo che la realtà storica è un'altra. Hanno due utilità diverse, la storia e la leggenda: e servono tutt'e due.
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venerdì 23 novembre 2012

Vizi capitali: invidia

"Fu il sangue mio d’invidia sì riarso,
che se veduto avesse uom farsi lieto,
visto m’avresti di livore sparso."
(Dante, Purg. XIV, 82-84)
Se mai un'ombra d'invidia rendesse spiacevole ai nostri occhi (/cuore/stomaco/viscere) la persona che è/ha ciò che in realtà vorremmo per noi, tenere a mente due cose.
  • Uno: l'invidia, bene o male, ci costringe a fare due conti con noi stessi. Quando invidiamo, ci stiamo rimproverando qualcosa: anche solo il fatto di aver messo da parte un sogno, un'ambizione, una direzione; e a volte proprio da qui si può partire per ritrovare la propria strada.
  • Due: ogni volta che pensiamo di qualcuno: "Se fossi al suo posto avrei risolto tutti i miei problemi", ricordiamoci che sì, forse i nostri problemi li avremmo risolti tutti, ma non  sarebbe finita qui. Avremmo comunque da risolvere altri problemi. Quelli suoi!

Ogni vita è unica, ogni vita ha le sue difficoltà.
Le nostre difficoltà a volte ci spingono ad invidiare la vita degli altri.
E così "vorremmo avere la bellezza di Marilyn Monroe, o il talento di Marguerite Duras, o l'esistenza avventurosa di Hemingway", come dice - nel suo libro Guarire -  David Servan-Schreiber.  Il quale però osserva anche che "Marylin Monroe, la donna più sexy, più famosa e più libera, desiderata perfino dal presidente degli Stati Uniti, annega la propria disperazione nell'alcol e muore per overdose di barbiturici. Kurt Cobain, il cantante dei Nirvana, diventato dall'oggi al domani una star mondiale, si uccide prima di raggiungere i trent'anni. Suicida muore anche Hemingway, al quale né il premio Nobel né la vita straordinariamente intensa hanno potuto risparmiare una profonda sensazione di vuoto esistenziale. E Marguerite Duras, intelligente, capace di suscitare grandi emozioni, adulata dai suoi amanti, si è distrutta con l'alcol. A rendere l'esistenza più facile non sono né il genio, né la gloria, né il potere, né il denaro, né l'adulazione delle donne o degli uomini.
Eppure esistono persone veramente felici. Quasi sempre le accomuna il sentimento che la vita sia prodiga di doni.Sanno apprezzare chi le circonda e i piccoli piaceri quotidiani: il cibo, il sonno, la serenità della natura, la bellezza della città in cui vivono. Amano creare e costruire, si tratti di oggetti, di progetti o di relazioni interpersonali, non appartengono a nessuna setta o religione particolare e si incontrano in tutto il mondo. 
Alcune sono ricche, altre no; alcune sono sposate, altre vivono sole; alcune possiedono un talento particolare, altre sono assolutamente comuni. Tutte, indistintamente, hanno però conosciuto sconfitte, delusioni, momenti difficili, perché nessuno vi sfugge. Ma nell'insieme sembra che sappiano affrontare gli ostacoli meglio di altri: si direbbe che abbiano un'inclinazione a rimettersi in piedi di fronte alle avversità e a dare un senso alla propria esistenza, come se intrattenessero un rapporto più intimo con sé stessi, con gli altri e con la vita che hanno scelto."

***
In conclusione, se vogliamo essere più sereni, possiamo utilizzare l'invidia come un cartello stradale che ci dice a chi forse vorremmo assomigliare, dove vorremmo trovarci e altre cose così.
Possiamo perdonarcela e ascoltare ciò che ha da dirci riguardo a noi stessi, più che riguardo agli altri.
Possiamo utilizzare la sua spinta (o il suo pungolo...)  per sostenere azioni che favoriscono la nostra crescita personale e ci avvicinino a ciò che ha davvero valore per noi.
Prestando attenzione, possiamo anche scoprire che in realtà non desideriamo essere realmente "al posto" delle persone che invidiamo (nella loro specifica casa, con il loro specifico lavoro, con il loro specifico partner ecc.), ma semplicemente avere il loro coraggio di portare alla luce se stesse, di ascoltarsi, di andare diritte verso ciò in cui credono, di assumere una posizione e di difenderla, di insistere dove noi ci siamo arresi, di trovare il modo di conciliare ciò che noi non riusciamo a conciliare, e così via. Quante preziose informazioni possiamo trarre da tutto ciò per la nostra vita...

Al tempo stesso è importante che noi restiamo in contatto con noi stessi e con i doni che la vita ci ha dato, impedendo che il continuo confronto con gli altri e il desiderio che le cose siano diverse da come sono ci distolgano dall'apprezzare e dal godere pienamente delle nostre personali fortune. 
Non diamo per scontati i nostri doni.
Riconosciamoli prestando ad essi attenzione. Facciamolo intenzionalmente. Godiamoceli nel qui e ora. Sono tutte fonti di gioia e di conforto a portata di mano nel qui ed ora, a prescindere da dove siamo diretti e da ciò che ci ripromettiamo di fare per migliorare nella nostra vita.
In questo spirito, possiamo per esempio:
e questo mentre continuiamo a
  • coltivare i nostri sogni e le nostre aspirazioni (clicca qui)
  • e andare alla scoperta di territori sconosciuti (clicca qui),
Se abbracciamo il principio spirituale secondo cui il miglior modo per combattere un "vizio" è alimentare una "virtù", male certamente non ci farà.
L'unico rischio, magari, se ve ne venisse troppo bene, può essere incorrere nell'invidia altrui.
Ma se saremo sereni e in pace con noi stessi, potremo anche comprenderla, perdonarla e rispondere con generosità.
E anche - chissà - ricordare a chi ci invidia di dare uno sguardo a questo post....


"Il miglior modo di combattere il male è quello di progredire energicamente nel bene."
(Richard Wilhelm, dal commento alla sentenza dell'esagramma 43 dell'I Ching -  KUAI - LO STRARIPAMENTO - LA DECISIONE)