venerdì 24 febbraio 2017

Scuola: corso di mindfulness per docenti. L'esperienza in un Istituto Comprensivo di Torre del Greco


Il 21 febbraio scorso si è concluso presso l'Istituto Comprensivo Giacomo Leopardi di Torre del Greco, un  corso di formazione per docenti basato su pratiche di consapevolezza psicosomatica.
Ho avuto il piacere di esserne io stessa la conduttrice, in quanto istruttrice del Protocollo di Mindfulness Psicosomatica del Progetto Gaia, a cui il Dirigente Scolastico, Dottoressa Olimpia Tedeschi, ha  aperto  le porte del suo Istituto a partire da ottobre dell'anno scorso.
Si tratta - come già è stato detto più volte su questo blog - di un programma di educazione alla consapevolezza globale di sé e del pianeta sostenuto dall'UNESCO e dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, e ideato dall'Istituto di Psicosomatica PNEI dell'Aps Villaggio Globale di Bagni di Lucca.
Il programma nasceva sin dall'origine come percorso diretto alle scuole, ma l'idea questa volta è stata di farlo  sperimentare, prima ancora che agli alunni, ai docenti,  riconoscendone l'importanza in primo luogo per la loro formazione. Il corso - nella sua versione per adulti, conosciuta come Progetto Benessere Globale Gaia - è consistito in dodici incontri settimanali, durante i quali si sono alternati 
  • momenti di teoria (brevi video sul funzionamento di mente e corpo, sul senso e l'efficacia delle pratiche apprese, sull'impatto che una maggiore consapevolezza  può avere sul benessere psicofisico, sulla qualità delle relazioni umane e sulle sorti dell'umanità e del pianeta), 
  • momenti di pratica  (esercizi di energetica, di respirazione e di mindfulness),
  • momenti di espressione grafica e condivisione di  gruppo.
Ringrazio di cuore tutte le docenti che hanno aderito all'iniziativa per la loro intensa partecipazione, l'alto livello di coinvolgimento, l'interesse, l'entusiasmo, la vitalità  e la disponibilità a mettersi in gioco ad ogni incontro.
Un ringraziamento particolare va alla Preside, Dottoressa Olimpia Tedeschi, che con  mente e cuore aperti ha creduto in questo progetto sin dal primo momento, facendone un'occasione formativa senza precedenti per i docenti del territorio. Che il seme piantato oggi possa dare l'avvio alla diffusione sempre maggiore della consapevolezza nelle nostre scuole.
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  • I Dirigenti Scolastici e coloro che volessero leggere una presentazione più completa e formale del progetto Gaia, nella sua parte propriamente dedicata alle scuole, possono cliccare qui.



  • Gli interessati al Progetto Benessere Globale - Gaia per adulti, anche al di  fuori della dimensione scolastica, possono consultare il sito del Progetto Generale cliccando qui.

A seguire un  breve  video di presentazione del Progetto Gaia e altri due video con esempi di pratiche proposte  durante il corso (mindfulness psicosomatica ed esercizi di energetica dolce) .

VIDEO DI PRESENTAZIONE DEL PROGETTO:

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Esempi di pratiche proposte durante il corso:


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Altre notizie e informazioni estrapolate dalla documentazione che correda il progetto.

"I dati nazionali ed internazionali sullo stato di salute della popolazione - si legge nell'introduzione al Protocollo del Progetto Benessere Globale Gaia - evidenziano un crescente malessere dovuto al peggioramento delle situazioni economiche e sociali (Rapporto Bes, Cnel - Istat 2014), un aumento dello stress, dell'ansia e della depressione  negli adulti (dati Istat e Passi) e negli adolescenti (dati Health for the World's Adolescents international survey), un incremento del malessere psicofisico dei bambini (dati Emergenza Italia - Telefono Azzurro, 2012), un aumento della violenza famigliare e di genere sulle donne e sulle giovani (dati Eures, 2014). Questo malessere si riflette sui giovani e sugli adulti generando stress, disagio psicosomatico, aggressività, isolamento e depressione; disturbi che l'OMS, l'Organizzaione Mondiale della Sanità, ha definito come le "malattie del nostro tempo".




La finalità del Progetto Benessere Globale Gaia è di promuovere un programma educativo che ponga al centro lo sviluppo di una consapevolezza globale di sé stessi e del pianeta e che dia le basi etiche, scientifiche e umane per essere cittadini creativi della società globalizzata in cui viviamo. 


Gli obiettivi pratici del Progetto Benessere Globale Gaia in sintesi sono: 
1. Sviluppare una maggiore consapevolezza psicosomatica di Sé (corpo ed emozioni);
2. Migliorare il benessere psicofisico riducendo lo stress, l’ansia e la depressione;
3. Migliorare il rendimento scolastico aumentando l’attenzione e la presenza, e riducendo l’irrequietezza e la tensione;
4. Gestione delle emozioni e contenimento della reattività e degli impulsi (autoregolazione)
5. Migliorare il clima e la cooperazione del gruppo classe;
6. Offrire una base di informazioni etiche, scientifiche e culturali per una cittadinanza globale;
7. Educazione all’interculturalità e ai diritti umani per una cittadinanza globale (UNESCO).
A tal fine i destinatari del Progetto Benessere Globale Gaia apprenderanno, in un percorso di 12 incontri (eventualmente estensibile fino a 24 incontri) pratiche di consapevolezza di sé, di benessere psicofisico e di intelligenza emotiva tese ad attivare le risorse personali e a migliorare la fiducia in se stessi, in modo da relazionarsi positivamente con gli altri e con la società in trasformazione. Il percorso integra aspetti esperienziali ed aspetti informativi 
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Gli effetti delle pratiche di consapevolezza utilizzate nel Progetto Gaia sono stati validati scientificamente da numerose ricerche psicologiche e cliniche internazionali che provano l’efficacia di queste pratiche per la riduzione dello stress, dell’ansia e della depressione, per il miglioramento del benessere psicofisico, della stima di sé e anche per il miglioramento dell’attenzione, della concentrazione e del rendimento scolastico .
Le basi scientifiche del protocollo
Il Progetto Benessere Globale - Gaia, al fine di sviluppare una reale consapevolezza globale, prevede un protocollo articolato in quattro principali aree educative che corrispondono alle principali dimensioni neuropsicologiche umane:
- in giallo la consapevolezza di sé, che corrisponde alla funzione centrale del cervello,
- in rosso la consapevolezza corporea-emotiva del cervello sottocorticale
- in blu la consapevolezza scientifica dell’emisfero razionale
- e in verde la consapevolezza etica dell’emisfero intuitivo.
La comprensione integrata di queste quattro dimensioni porta ad una consapevolezza globale, che integra la dimensione personale con le dimensioni sociali e culturali.

martedì 14 febbraio 2017

Per San Valentino una cascata di ringraziamenti per le persone che amiamo

Oggi esprimiamo a chi amiamo la nostra gratitudine per le piccole o grandi cose che ha fatto per noi nella vita, una volta oppure ogni giorno.
Diciamoglielo espressamente quanto gli siamo grati, anche se può essere sottinteso.
Ecco come hanno deciso di farlo le persone che hanno accettato il mio invito a collaborare a questo post.






Grazie a tutti coloro che hanno riempito questo post con il loro amore e la loro gratitudine. Chiunque altro voglia aggiungersi può farlo nei commenti qui sotto o sulla pagina Facebook.
Buon San Valentino a tutti!














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martedì 7 febbraio 2017

Meditazione dell'albero. Traccia audio

Già altre volte su questo blog ho dedicato uno spazio agli alberi e alla possibilità di incontrarli come fonte di ispirazione e saggezza. Nei vari post con l'etichetta  meditazioni nella natura, si parla già della meditazione dell'albero.
Questa può essere praticata in molti modi: all'aperto o al chiuso, con o senza la presenza di un albero vero, per pochi minuti o per più tempo.
Oggi vi propongo una traccia audio che guida la meditazione dell'albero per circa 30 minuti.
In versione ridotta, questa pratica viene proposta anche nel protocollo di Mindfulness Psicosomatica dei Progetti Gaia, Benessere Globale-Gaia e Gaia-Kirone.
Una volta appresa, la meditazione dell'albero può essere eseguita in pochi minuti anche nella vita di tutti i giorni ed aiutarci a fronteggiare meglio i momenti di  difficoltà o semplicemente la realtà del mondo di cui facciamo parte, così com'è.
E' una pratica "portatile", a cui possiamo ricorrere in qualunque momento per sentirci radicati, pienamente presenti nel corpo, vivi, ancorati al nostro respiro e con i sensi aperti all'esperienza del momento. A partire da questa connessione con noi stessi e con la realtà, possiamo mantenerci fedeli ai nostri valori, fare scelte consapevoli e anche coltivare alcune attitudini mentali salutari che gli alberi stessi, con le loro qualità, sembrano suggerirci
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Ecco a seguire la traccia audio, che potete trovare anche collegandovi direttamente al canale YouTube al link:
https://www.youtube.com/watch?v=WBJaRObmDTI
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sabato 24 dicembre 2016

La meditazione del lago. Traccia audio

Alcuni aspetti della natura si prestano ad essere utilizzati come metafore di stati della mente.
In questo spirito, dopo la meditazione della montagna, vi presento oggi anche la meditazione del lago. 
Il lago è ricettivo e  accoglie ogni cosa che si riflette nella sua acqua, senza rifiutare niente, senza trattenere niente. 
Eppure, che si tratti di una montagna, di un albero o di una nuvola, il riflesso di ogni cosa non è che  un semplice riflesso, un evento che non cambia la natura o la struttura del lago.
Allo stesso modo, anche nella nostra mente può passare qualunque pensiero, sia in forma di immagine sia in forma discorsiva, e noi possiamo accorgerci che non si tratta di realtà (anche se   sembra tale), ma di un semplice evento mentale, evanescente come un riflesso sull'acqua, che compare, indugia per un po' e alla fine svanisce.
A volte la mente può essere agitata  come quando l'acqua di un lago sotto la spinta del vento si increspa in superficie. 
E come in un lago esiste una zona profonda, che resta quieta anche quando la superficie è increspata, così anche noi possiamo contattare una zona quieta dentro di noi e provare a dimorare in essa, osservando da lì la nostra esperienza come un fenomeno di superficie, che dura il tempo che dura e ci tocca fino a un certo punto.
A volte l'agitazione smuove sabbia e polvere, e l'acqua del lago diventa torbida, come la nostra mente quando è confusa per via dell'agitazione e delle emozioni difficili.
E allora non c'è  che da fermarsi e attendere che l'acqua si calmi e la polvere e la sabbia si depositino sul fondo. Così facciamo anche noi, quando ci prendiamo una pausa, ci fermiamo, meditiamo, e lasciamo che un po' alla volta la nebbia dei pensieri e delle emozioni si diradi, e la nostra mente riacquisti la lucidità, la chiara visione attraverso un'acqua tornata limpida.
Vi lascio all'ascolto della traccia audio che guida la meditazione.
Che la metafora del lago possa essere per voi fonte di ispirazione lungo il cammino verso la consapevolezza e la quiete della mente.




Possiamo rendere la nostra mente così simile all’acqua calma
che gli esseri che si raccoglieranno intorno a noi
potranno forse vedere la loro stessa immagine
e perciò vivere per un istante una vita più trasparente
forse perfino più intensa,
grazie alla nostra quiete.


venerdì 9 dicembre 2016

Io vulesse truva' pace. Come ridurre lo stress e vivere sereni. Incontro gratuito teorico ed esperienziale


Il 17 dicembre dalle 18 alle 20 due ore dedicate a un argomento che conosciamo tutti molto bene, cioè lo stress.
Cos'è esattamente lo stress?
Quando è che ci fa male?
Cosa possiamo fare per riuscire a mantenerlo entro limiti accettabili?
Una risposta a questa domanda viene dalle pratiche di mindfulness la cui efficacia contro stress, ansia e depressione è stata dimostrata da numerose ricerche scientifiche.
I partecipanti potranno sperimentare di persona qualche pratica di mindfulness durante l'incontro e ricevere ogni necessaria delucidazione sul programma MBSR (Mindfulness Based Stress Reduction), che partirà il 12 gennaio 2017. 
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Per partecipare, prenotarsi telefonicamente al n.388.8257088
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Segui l'evento anche su Facebook


La parola stress nell'uso comune viene usata indifferentemente sia per indicare gli eventi che ci causano difficoltà sia per indicare l'effetto che essi hanno su di noi. In tal modo finiamo col confondere tra loro due diversi aspetti, cioè lo "stimolo" e la "risposta"
Hans Seley, uno studioso degli anni Cinquanta che si occupava di fisiologia animale in condizioni di sopravvivenza difficili, preferì chiamare "stress" solo la risposta dell'organismo e "stressor" lo stimolo, da cui la sua definizione di stress come "risposta non specifica dell’organismo a qualsiasi pressione o richiesta", intendendo per “organismo” l’intero sistema mente-corpo.
Il genio di Seley fu nel sottolineare la "non specificità" della risposta da stress, nel senso che si tratta di una risposta fisiologica generalizzata con cui l'organismo cerca di adattarsi alle richieste e pressioni a cui è soggetto, quali che siano.
Seley chiamò questa risposta “sindrome generale di adattamento”, perché era il modo con cui l'organismo si adattava alle condizioni difficili (pericoli, traumi, cambiamenti) per sopravvivere.
Tuttavia non è molto difficile rendersi conto dell'esistenza anche di possibili "patologie dell'adattamento", nel senso che alcune risposte alle pressioni e alle difficoltà della vita possono diventare esse stesse fattori di squilibrio, se sono inadeguate e sregolate.
Questo significa che più diventiamo consapevoli del nostro modo abituale di rispondere agli eventi stressanti, più possibilità abbiamo di evitare reazioni sregolate che aggravano la nostra condizione.

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Quando una zebra viene minacciata da un leone (evento stressante), il suo organismo risponde con una cascata di reazioni automatiche tese a permetterle di correre il più velocemente possibile per cercare di mettersi in salvo: per esempio ci sarà un'accelerazione del ritmo cardiaco e del respiro per aumentare la quantità di sangue e di ossigeno nei muscoli (così la zebra potrà correre più del solito) insieme ad una rapida mobilitazione di energia (glucosio) dai siti di “stoccaggio”. Una volta cessato il pericolo, questa reazione fisiologica si interrompe e l'organismo ristabilisce lo stato di equilibrio precedente. La reazione da stress ha salvato la vita alla zebra.
Cosa succede invece a noi esseri umani del 2016?
Forse non siamo minacciati dai leoni, e tuttavia conviviamo con altri tipi di eventi che il nostro organismo riconosce come minacce attivandosi per mettersi in salvo, ma non sempre con i migliori risultati.
Domani abbiamo una riunione importante da cui dipende il nostro futuro professionale. Ci farebbe bene un bel sonno ristoratore, ma a letto non riusciamo a prendere sonno, perché ci viene in mente un aspetto della nostra relazione su cui non siamo ferratissimi, e poi il collega che vuole farci le scarpe, e il capo che pretende l'inverosimile, e il cliente esigente. E magari ci torna in mente anche quel dolorino strano che abbiamo da qualche giorno dietro la schiena. Perché non siamo ancora andati dal medico? Sarà una cosa grave? Ci alziamo e cerchiamo la risposta su Google. E giacché ci siamo leggiamo la posta elettronica. E allora scopriamo anche un'altra questione che dobbiamo ancora affrontare. 
E addio riposo e sonno ristoratore...
Al contrario della zebra, l’essere umano può essere tormentato dai pensieri. Quando ce ne stiamo con le mani in mano a preoccuparci di situazioni stressanti attiviamo le stesse risposte fisiologiche degli animali della savana. Noi però non diventiamo stressati perché inseguiti dai predatori, ci basta "pensare al predatore" (anticipare alcune minacce possibili, rievocare immagini minacciose già vissute , e così via) perché il nostro organismo reagisca allo stesso modo di quando la minaccia è presente. Se la risposta allo stress si attiva ripetutamente o se non si riesce a disattivarla una volta terminato l’evento stressante, entriamo nella zona di rischio che può portare alla malattia.


Alle zebre “non viene l’ulcera” - come dice il titolo di un famoso libro di Robert Sapolsky, neuroendocrinologo americano della Stanford University - perché stanno con la minaccia del presente così com'è (il leone vero) per tutto il tempo che essa dura, ma poi quando la minaccia reale cessa riescono a ripristinare le condizioni di equilibrio dell'organismo. Noi esseri umani invece aggiungiamo agli eventi reali anche le componenti mentali che amplificano e protraggono lo stato di allarme e di tensione dell'organismo, ben al di là della durata del fatto in sé (anticipiamo i rischi futuri o possibili, torniamo con il ricordo su fatti passati, ci interroghiamo su come avremmo potuto far meglio allora, su come faremo se accade ancora e molto altro ancora, come in un film a volte senza fine e senza intervallo...)


COS'È L’MBSR?
Il protocollo MBSR (Mindfulness-Based Stress Reduction ) è un metodo per la riduzione dello stress basato sulla consapevolezza (mindfulness),  sviluppato  dal Prof.Jon Kabat-Zinn, presso l’Università di Worcester (Boston) Massachusetts, a partire dalla fine degli anni '70.
La sua efficacia è stata comprovata  nel tempo da numerose ricerche  scientifiche.
Per le sue potenzialità cliniche, preventive e riabilitative, ha avuto  ampia diffusione a livello internazionale, trovando spazio in vari programmi di  intervento in ospedali, centri medici, carceri, scuole e organizzazioni di vario tipo, al fine di affrontare molte problematiche sia  fisiche che psicologiche legate allo stress.

A CHI È INDICATO L’MBRS?
Il programma MBSR può essere utile
in tutte le situazioni  di vita difficili, di breve o lunga durata, che sono fonti di stress, come: lutti, problemi di coppia, separazioni,  problemi familiari, lavorativi, economici, ecc.
• per una varietà di patologie correlate allo stress o fonte di stress, quali: dolori cronici, malattie cardiovascolari, cancro, malattie polmonari, ipertensione, cefalea, disturbi del sonno, disturbi digestivi, malattie della pelle, ecc.
• per problematiche psicologiche  come ansia, depressione, attacchi di panico.
L'MBSR è inoltre indicato come percorso di benessere personale centrato sull'imparare “come” prendersi cura di sé stessi per giungere a condizioni di maggior benessere ed equilibrio psicofisico.

COSA ASPETTARSI?
Il programma prevede otto incontri di gruppo a cadenza settimanale, di circa due ore e trenta ciascuno, oltre una giornata di pratica intensiva di circa sei ore. Ad ogni partecipante è richiesto inoltre un impegno quotidiano di pratica individuale a casa.
Il programma fornisce:
- istruzioni guidate per le pratiche di meditazione mindfulness;
- semplici esercizi di stretching e yoga mindful;
- dialogo di gruppo ed esercizi di comunicazione mindful;
- istruzioni personalizzate;
- schede e materiale audio di supporto per la pratica giornaliera.

COS'È LA MINDFULNESS E COM'È IMPIEGATA NELL'MBSR?
La mindfulness è la consapevolezza che emerge prestando attenzione all'esperienza presente intenzionalmente, momento per momento e in modo non giudicante.
Le pratiche di mindfulness derivano da antiche pratiche meditative orientali che sono state accolte anche in occidente  nell'ambito dei programmi di benessere psicologico perché rivelatesi estremamente efficaci e salutari, a prescindere dalle implicazione di tipo culturale e spirituale proprie dei contesti d'origine.
Il programma MBSR, attraverso l'addestramento intensivo alla meditazione mindfulness (e cioè  all'autoregolazione intenzionale dell'attenzione), insegna:
• a  coltivare una modalità di relazione decentrata rispetto all’esperienza cognitiva, emotiva e sensoriale dolorosa;
• a disattivare intenzionalmente le reazioni automatiche;
• a lasciar andare la tendenza alla proliferazione mentale e al doloroso rimuginio sulle esperienze dolorose.

Il prossimo programma inizia  il 12 gennaio 2017
Per informazioni: 388.8257088





martedì 29 novembre 2016

Notizie dal programma Mindfulness per un'ora

Giovedì prossimo alle 19.30 ci sarà il secondo incontro del ciclo Mindfulness per un'ora.
Per scelta, il programma di pratiche di ogni singolo incontro si scopre sul momento, senza che venga annunciato in precedenza. Chi viene sa di doversi munire di tappetino, copertina, cuscino, calzini antiscivolo (alcuni tengono le loro cose stabilmente qui...), ma non sa in anticipo chi parteciperà, quanti saremo, cosa faremo.
Anche questo fa parte dello spirito del training: ci alleniamo infatti a stare con la realtà così com'è, qualunque cosa porti  momento per momento, con interesse, curiosità, equanimità, lasciando che le cose siano così come sono, e prestando attenzione ai vari aspetti della nostra esperienza (fisici, mentali, emotivi) a mano a mano che si presentano.
C'è anche da dire che il programma di questi incontri ha comunque una sua logica, che è quella di coltivare  alcuni aspetti trattati durante i programmi strutturati (MBSR e PMP), sui quali ora possiamo soffermarci  specificamente per approfondirli e comprenderli meglio.
In ogni incontro ci saranno quindi sempre:
- momenti dedicati a pratiche formali sedute o sdraiate;
- momenti di consapevolezza del corpo in movimento (yoga, energetica o camminata consapevole);
- alcune precisazioni di tipo tecnico, ove occorrenti;
- una lettura su argomento attinente alla mindfulness;
- una condivisione di gruppo.
Questi incontri non prevedono che vengano assegnate specifiche pratiche da svolgere a casa. Semplicemente viene offerta la possibilità, a chi vuole, di portare a casa una lettura di approfondimento sulle attitudini mentali che accompagnano e sostengono il fiorire della mente mindful nella nostra vita. Nell'osservare il funzionamento della nostra mente nel relazionarsi alle comuni esperienze della vita, possiamo coltivare intenzionalmente non solo la presenza mentale (cercando di essere presenti all'esperienza momento per momento) ma possiamo scegliere di coltivare anche alcune attitudini della mente che apportano più gentilezza, più amorevolezza e più pace nel nostro cuore e nella nostra mente. E questa cosa è importantissima se vogliamo ritrovare la serenità e portare più armonia ed equilibrio nella nostra vita. Un po' alla volta ci accorgeremo infatti che non c'è mindfulness dove non c'è heartness, perché pienezza di mente e di cuore vanno di pari passo, ed è questo che getta una luce nuova nella nostra vita, una luce che porta chiarezza alla nostra visione delle cose ma al tempo stesso ci scalda il cuore.
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Ci vediamo giovedì prossimo. Ricordiamoci - come e quando ci riesce... - di prenotare (388.8257088).
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domenica 27 novembre 2016

L'origine delle scarpe. Una favola sul funzionamento della mente, raccontata e commentata da Jon Kabat-Zinn


C'è un'antica storia che racconta come furono inventate le scarpe. 
C'era una volta, tanto tanto tempo fa, una principessa che un giorno mentre passeggiava andò a sbattere con l'alluce su una radice che sporgeva dal sentiero. Seccata, andò dal primo ministro e gli chiese con insistenza che formulasse un editto in cui si dichiarava che il regno doveva essere interamente ricoperto di cuoio, così che nessuno più dovesse patire un simile incidente. Ora, il primo ministro sapeva che il re desiderava sempre accontentare la figlia in ogni modo e dunque avrebbe avuto la tentazione di pavimentare davvero tutto il regno di cuoio; la cosa da una parte avrebbe risolto il problema e avrebbe reso felice la principessa e salvato tutti dall'indegno incidente, ma d'altro canto sarebbe stata pesantemente problematica per molti aspetti, per non parlare della spesa.
 Il primo ministro ci pensò su in fretta [non vorrei dire «su due piedi»] e rispose: «Ci sono! Sua altezza, invece di ricoprire di cuoio tutto il regno, perché non mettiamo insieme dei pezzi di cuoio e li adattiamo ai vostri piedi, convenientemente attaccati fra loro? In questo modo, dovunque andiate, i vostri piedini sarebbero protetti nel punto di contatto con il terreno e noi non dovremmo affrontare una spesa così ingente e rinunciare alla dolcezza della terra». Alla principessa piacque molto quel suggerimento, e così nel mondo comparvero le scarpe, e si evitò una grande pazzia.


Trovo incantevole questa storia; nella sua veste di favola per bambini rivela svariate intuizioni profonde sulla nostra mente. Punto primo: ci capitano cose che generano contrarietà e avversione, due termini che i buddhisti di alcune tradizioni amano usare e che penso descrivano molto accuratamente le nostre emozioni quando le cose «non vanno a modo nostro». Sbattiamo l'alluce, non ci piace per niente; in quel preciso momento e luogo ci sentiamo proprio contrariati, ostacolati, e cadiamo nell'avversione. Potremmo perfino dire: «Odio sbattere l'alluce!». In quel momento e in quel luogo ne facciamo una questione, un problema, di solito «un mio problema»; e allora il problema bisogna risolverlo. Se non stiamo attenti la soluzione può essere di gran lunga peggiore del problema.

Punto secondo: la saggezza suggerisce che il luogo in cui applicare il rimedio sia il punto di contatto nel momento stesso del contatto. Dunque evitiamo di sbattere gli alluci indossando una protezione sui piedi, non ricoprendo tutto il mondo mossi dall'ignoranza, dal desiderio, dalla paura o dalla rabbia.

Possiamo difenderci in modo analogo dal seguito elaborato di pensieri e diemozioni a cascata, spesso fastidiosi oppure affascinanti, che ogni singola, nuda impressione sensoriale innesca. Possiamo farlo portando l'attenzione al punto di contatto, nel momento del contatto con l'impressione sensoriale. E così quando c'è una percezione visiva gli occhi sono momentaneamente in contatto con la nuda e cruda realtà di ciò che si vede; nell'attimo successivo irrompe ogni sorta di pensieri e sentimenti...

«Ah sì, lo conosco.» «Non è carino.» «Non mi piace come mi piaceva quell'altro.» «Mi piacerebbe che rimanesse così.» «Mi piacerebbe che se ne andasse.» «Perché è venuto proprio adesso a darmi fastidio, a ostacolarmi, a frustrarmi?» eccetera.

La cosa, la situazione, è quel che è. Riusciamo a vederla con attenzione aperta e nuda, nel momento stesso in cui vediamo, e poi a portare la nostra consapevolezza a cogliere lo scatenarsi della cascata di pensieri e sentimenti, di preferenze e avversioni, di giudizi, desideri, ricordi, speranze e sensazioni di panico che seguono il contatto originale come la notte segue il giorno?

Se siamo capaci, anche solo per un momento, di limitarci a riposare nella visione di ciò che c'è da vedere e ad applicare con cura la consapevolezza al momento del contatto, possiamo lasciare che questa ci avverta della cascata - generata dalla piacevolezza o spiacevolezza o indifferenza dell'esperienza del momento - nell'attimo stesso in cui inizia; e possiamo scegliere di non lasciarcene intrappolare, quali che siano le sue caratteristiche, ma di lasciare invece che si svolga così com'è, senza correrle dietro se piacevole e senza rifiutarla se spiacevole. In quel preciso momento può darsi che vedremo dissolversi le contrarietà, perché le riconosciamo semplicemente come fenomeni mentali che sorgono nella mente.

Applicando la consapevolezza al punto di contatto nell'istante del contatto possiamo restarcene tranquilli nell'apertura del «vedere» puro e semplice, senza lasciarci trascinare così tanto nell'abituale produzione di pensieri condizionata e reattiva (la quale naturalmente non fa che portare ancora più turbolenza e disturbo alla mente togliendoci ogni possibilità di apprezzare la nuda e cruda realtà di ciò che è oppure, per quel che conta, di reagirvi in modo personale ed efficace).

La consapevolezza dunque ci serve da scarpe, proteggendoci dalle conseguenze dell'abitudine a reagire emotivamente, a lasciarci distrarre, a farci del male senza saperlo; è un'abitudine che affonda le radici nel fatto di non riconoscere, non ricordare e non occupare la natura più profonda del nostro stesso essere nel momento stesso in cui si genera una qualunque impressione dei sensi.

Se applichiamo la consapevolezza in quel momento e in quel modo, la natura del nostro vedere - il miracolo della visione - è libera di essere quello che è e la natura essenziale della mente non ne viene disturbata. In quel momento noi siamo liberi da ogni cosa nociva, liberi da ogni concettualizzazione e da ogni traccia di attaccamento: ci limitiamo a dimorare in pace nella conoscenza di ciò che viene visto, udito, annusato, gustato, percepito con il tatto oppure pensato, che sia piacevole, spiacevole o neutro. Concatenare simili momenti di presenza mentale gli uni agli altri ci permette di riposare sempre di più in una consapevolezza non concettuale, non reattiva, più libera dall'obbligo di scegliere, e ci permette di essere realmente quella conoscenza che è la consapevolezza, di essere la sua spaziosità, la sua libertà.
Mica male, per un paio di scarpe a buon mercato!
In realtà non sono poi tanto a buon mercato, anzi: sono senza prezzo, dunque inestimabili. Non possono nemmeno essere comperate, ce le possiamo solo fabbricare con fatica e con saggezza. Alla fine risulteranno, per dirla con le parole di T.S. Eliot, « costare nientemeno che tutto, tutto quanto ».


(da Jon Kabat-Zinn, Riprendere i sensi. Guarire se stessi e il mondo con la consapevolezza, edizione italiana Tea Pratica, 2008, p.46)

Le immagini di questo post sono tratte da opere di  Michel Tcherevkoff

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