giovedì 10 agosto 2017

Una cura per chi cura. Pratica per chi si prende cura degli altri

Oggi vi presento una pratica che può esserci utile quando ci prendiamo cura di una persona  sofferente, malata o con disabilità.
Sia che assistiamo questa persona professionalmente (perché medici, infermieri, terapisti della riabilitazione, psicologi, educatori o altro tipo di operatori professionali), sia che l'assistiamo per vincolo familiare, amicizia o ragioni umanitarie, possiamo portare nella relazione diverse versioni di noi stessi. La versione efficiente, la versione frettolosa, la versione gentile, la versione sgarbata,   la versione calda, la versione fredda e via dicendo, compresi tutti i possibili mix tra le nostre varie versioni e anche i possibili sbalzi da una versione all'altra secondo i momenti.
Abbiamo mai provato a farci qualche domanda a riguardo?
Per esempio domande tipo:
  • la versione di me che sto portando in questo momento alla persona che assisto è intenzionale o mi è sfuggita di mano?
  • questa versione di me mi piace, mi è simpatica, è coerente con i miei valori, mi fa sentire fiero di me e di ciò faccio, dà un senso positivo al mio essere al mondo?
  • come mi sentirei in questo momento se ad assistermi, mentre sto male, ci fosse una persona con atteggiamenti simili?
  • potendo scegliere, quale versione di me considero preferibile per il bene mio, della persona che assisto e di chiunque altro sia coinvolto nella nostra relazione?
  • potendo scegliere, quale versione di me eviterei di portare nella relazione perché nociva per me, per la persona che assisto, per altre persone coinvolte?
Se possiamo, mettiamo per iscritto le varie qualità che caratterizzano la versione di noi stessi che avremmo scelto e le varie qualità che caratterizzano la versione che avremmo evitato, magari compilando uno specchietto di tipo questo:

Qualità e atteggiamenti della versione di me che sceglierei
Qualità e atteggiamenti della versione di me che non sceglierei















A questo punto possiamo passare alla domanda cruciale, e cioè:
- cosa mi impedisce certe volte di portare nella relazione la versione di me stesso/di me stessa che avrei scelto intenzionalmente?
Forse conosciamo esattamente la risposta a questa domanda, e allora benissimo.
Forse non la conosciamo, o la conosciamo solo parzialmente, e benissimo lo stesso. Può essere un buon motivo per cominciare a fare po' di luce dentro noi stessi e cercare di comprendere un po' alla volta di che carburante si nutre il nostro pilota automatico (di quali pensieri, sensazioni, emozioni) e che tipo di atteggiamenti e comportamenti sceglie di volta in volta per noi sotto la spinta di quel carburante (colonna di sinistra o colonna di destra?). 
La mindfulness, se coltivata con pratiche regolari e supportata dalle indicazioni che si ricevono durante un programma ben strutturato (per esempio il classico e fondamentale MBSR),  può insegnarci proprio questo: ad accorgerci sempre di più e in modo sempre più tempestivo, anche nella vita ordinaria e di relazione, di ciò che avviene dentro di noi e che ci spinge ad agire in un dato modo, per imparare poi a regolarci di conseguenza (per esempio disattivando il pilota automatico un attimo prima che metta in atto un  programma che non ci piace).
La mindfulness per noi professionisti delle professioni d'aiuto, o per noi che ci prendiamo cura dei nostri familiari, amici, o altri esseri umani, può orientarci sempre meglio verso scelte comportamentali intenzionali, coerenti con  i valori in cui crediamo, i valori che rendono nobile e pregevole per noi il prendersi cura degli altri, che sottostanno alla versione di noi stessi che ci piace e di cui andiamo fieri, e che vengono invece  traditi quando viene fuori il nostro personale Mr. Hyde della colonna di destra.
Perché ciò sia possibile è importante:
  • prendere atto delle forze che agiscono dentro e fuori di noi, quando ci relazioniamo con la persona di cui ci prendiamo cura; 
  • accogliere compassionevolmente ogni difficoltà o sofferenza che incontriamo dentro di noi (pensieri, emozioni, sensazioni difficili), prendendocene cura gentilmente e amorevolmente;
  • prendere atto di ogni forma di sofferenza o disagio che possiamo riconoscere nella persona che assistiamo;
  • accogliere compassionevolmente ogni sua difficoltà o sofferenza, prendendocene cura gentilmente e amorevolmente.
E' quello che viene suggerito nella pratica di oggi, che ho chiamato Una cura per chi cura, perché è pensata specificamente per sostenere chi si prende cura degli altri.
Essa è liberamente ispirata - solo ispirata -  ad un'antichissima pratica di compassione della tradizione meditativa tibetana, detta TongLen (che sta letteralmente per "dare e ricevere"), che suggerisce di aprire il cuore alla sofferenza umana, accogliendola dentro di sé con l'inspirazione, e di restituire in cambio, con l'espirazione, qualità che rechino sollievo a chi soffre.
Questa pratica non fa parte del progamma MBSR, dove viene proposta un'altra meditazione per rafforzare il sentimento di compassione, e cioè una pratica ispirata alla meditazione di Metta, di cui parleremo un'altra volta. 




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martedì 20 giugno 2017

Essere in sintonia con la natura e le creature viventi. Prima chiacchierata in giardino con Maria Damiani: l'albero del cotone

Essere in sintonia con la natura e le creature viventi, come qualcuno ricorderà, è una delle nostre  cosiddette  regole d'oro della serenità, cioè uno dei motivi ispiratori di questo blog sin dal giorno della sua nascita.
Per onorare questo principio, oggi andremo in un giardino molto speciale a Meta di Sorrento dove Maria Damiani, agronoma e architetto di giardini, ha accettato di parlare dell'anima delle sue bellissime piante.  
In questo giardino un po' magico è possibile anche fermarsi a dormire, negli alloggi del delizioso B&B La gallina felice.
Il video di oggi contiene la prima di una serie di chiacchierate con Maria che verranno pubblicate su questo blog un po' alla volta, offrendo a chi ci segue la possibilità di sbirciare di tanto in tanto dietro il muro di cinta di questo piccolo paradiso (o piccola giungla, come l'ha definita qualcuno) e sentirsi un po' là a respirare aria buona, ad ascoltare le storie di Maria e a ritemprare mente e cuore.
L'argomento di oggi è "L'albero del cotone"...

Probabilmente, per via delle sue spine, l'albero del cotone si presta meno di altri alle pratiche "tattili", tipo l'abbraccio d'albero o anche un semplice sfioramento, ma può offrire sicuramente nuove metafore e nuovi spunti a chi sta bene con gli alberi anche solo  per contemplarli, ispirarsi, meditare. 
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domenica 2 aprile 2017

Mindfulness per le emozioni difficili. Traccia audio


Oggi vi propongo una traccia audio che ci aiuta ad entrare in contatto con le nostre emozioni difficili, attraverso una gentile attenzione portata intenzionalmente sulle loro manifestazioni fisiche e sensoriali.
Vi avviso che l'esperienza potrebbe risultarci non molto gradevole (soprattutto le prime volte). Un'emozione difficile è un vissuto pesante e aprirci ad essa (anziché chiuderci o sfuggirla) ci espone inevitabilmente a sentirla ben bene. Questo passaggio richiede un po' di coraggio (il coraggio di sentire), ma è anche il primo passo verso il riconoscimento e la cura delle nostre emozioni difficili. 
Ricordiamoci che le pratiche di mindfulness sono pratiche di consapevolezza, e non pratiche di rilassamento o di "benessere in quanto piacevolezza". Questo significa che, mentre le facciamo, a volte ci rilassiamo e a volte no, a volte sperimentiamo stati piacevoli, a volte no.
Dal punto di vista della mindfulness, tutto può essere oggetto della nostra attenzione, del nostro interesse, della nostra consapevolezza. Ci accostiamo al momento presente così com'è, con tutto ciò che porta, astenendoci dal classificare ciò che incontriamo in termini di buono, cattivo, neutro. Lasciamo andare la solita tendenza della mente a giudicare, lasciamo andare ogni sforzo di raggiungere o trattenere la piacevolezza e rifuggire dalla spiacevolezza. Questo un po' alla volta dà i suoi frutti, sia nella pratica, sia nella nostra vita ordinaria. Impariamo a stare con le cose così come sono, adottando un atteggiamento della mente saggio ed improntato ad attitudini salutari, come la pazienza, l'equanimità, l'accettazione, l'interruzione della lotta contro la realtà, l'abbandono dell'avversione.
Detto questo, è anche vero che non siamo qui per torturarci.
Se questa pratica ci risulta troppo faticosa o dolorosa, lasciamola stare almeno per ora. Rispettiamo il nostro limite. Non pretendiamo troppo da noi stessi.
Se sappiamo che da soli non riusciamo a reggere la nostra sofferenza, o se soffriamo di disturbi mentali, o abbiamo vissuto grossi traumi non ancora del tutto elaborati, prima di accostarci a questa pratica, chiediamo consiglio al nostro psicoterapeuta. 
In ogni caso, è sempre consigliabile sperimentarla inizialmente con emozioni di lieve intensità, non particolarmente difficili (le varie forme di insofferenza, delusione, frustrazione che emergono nel quotidiano) e poi passare alle emozioni più intense e più difficili.
Una volta che abbiamo appreso la struttura della pratica (notare l'emozione, darle un nome, respirare nella zona del corpo in cui si manifesta, permettere all'emozione di essere presente, espandere la consapevolezza per connettersi con il resto del mondo che ci circonda), poi potremo farla anche senza traccia audio in qualunque momento della giornata, anche solo per pochi minuti, diventando così sempre più consapevoli delle nostre emozioni e anche delle loro "abitudini"  (quando compaiono di solito, cosa le fa venir fuori, quali parti del nostro corpo tendono ad occupare, dove c'è resistenza, tensione, lotta, ecc.).
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Dott.ssa Maria Michela Altiero psicologa Torre del Greco
www.mariamichelaaltiero.it
+39 3888257088

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venerdì 24 febbraio 2017

Scuola: corso di mindfulness per docenti. L'esperienza in un Istituto Comprensivo di Torre del Greco


Il 21 febbraio scorso si è concluso presso l'Istituto Comprensivo Giacomo Leopardi di Torre del Greco, un  corso di formazione per docenti basato su pratiche di consapevolezza psicosomatica.
Ho avuto il piacere di esserne io stessa la conduttrice, in quanto istruttrice del Protocollo di Mindfulness Psicosomatica del Progetto Gaia, a cui il Dirigente Scolastico, Dottoressa Olimpia Tedeschi, ha  aperto  le porte del suo Istituto a partire da ottobre dell'anno scorso.
Si tratta - come già è stato detto più volte su questo blog - di un programma di educazione alla consapevolezza globale di sé e del pianeta sostenuto dall'UNESCO e dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, e ideato dall'Istituto di Psicosomatica PNEI dell'Aps Villaggio Globale di Bagni di Lucca.
Il programma nasceva sin dall'origine come percorso diretto alle scuole, ma l'idea questa volta è stata di farlo  sperimentare, prima ancora che agli alunni, ai docenti,  riconoscendone l'importanza in primo luogo per la loro formazione. Il corso - nella sua versione per adulti, conosciuta come Progetto Benessere Globale Gaia - è consistito in dodici incontri settimanali, durante i quali si sono alternati 
  • momenti di teoria (brevi video sul funzionamento di mente e corpo, sul senso e l'efficacia delle pratiche apprese, sull'impatto che una maggiore consapevolezza  può avere sul benessere psicofisico, sulla qualità delle relazioni umane e sulle sorti dell'umanità e del pianeta), 
  • momenti di pratica  (esercizi di energetica, di respirazione e di mindfulness),
  • momenti di espressione grafica e condivisione di  gruppo.
Ringrazio di cuore tutte le docenti che hanno aderito all'iniziativa per la loro intensa partecipazione, l'alto livello di coinvolgimento, l'interesse, l'entusiasmo, la vitalità  e la disponibilità a mettersi in gioco ad ogni incontro.
Un ringraziamento particolare va alla Preside, Dottoressa Olimpia Tedeschi, che con  mente e cuore aperti ha creduto in questo progetto sin dal primo momento, facendone un'occasione formativa senza precedenti per i docenti del territorio. Che il seme piantato oggi possa dare l'avvio alla diffusione sempre maggiore della consapevolezza nelle nostre scuole.
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  • I Dirigenti Scolastici e coloro che volessero leggere una presentazione più completa e formale del progetto Gaia, nella sua parte propriamente dedicata alle scuole, possono cliccare qui.



  • Gli interessati al Progetto Benessere Globale - Gaia per adulti, anche al di  fuori della dimensione scolastica, possono consultare il sito del Progetto Generale cliccando qui.

A seguire un  breve  video di presentazione del Progetto Gaia e altri due video con esempi di pratiche proposte  durante il corso (mindfulness psicosomatica ed esercizi di energetica dolce) .

VIDEO DI PRESENTAZIONE DEL PROGETTO:

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Esempi di pratiche proposte durante il corso:


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Altre notizie e informazioni estrapolate dalla documentazione che correda il progetto.

"I dati nazionali ed internazionali sullo stato di salute della popolazione - si legge nell'introduzione al Protocollo del Progetto Benessere Globale Gaia - evidenziano un crescente malessere dovuto al peggioramento delle situazioni economiche e sociali (Rapporto Bes, Cnel - Istat 2014), un aumento dello stress, dell'ansia e della depressione  negli adulti (dati Istat e Passi) e negli adolescenti (dati Health for the World's Adolescents international survey), un incremento del malessere psicofisico dei bambini (dati Emergenza Italia - Telefono Azzurro, 2012), un aumento della violenza famigliare e di genere sulle donne e sulle giovani (dati Eures, 2014). Questo malessere si riflette sui giovani e sugli adulti generando stress, disagio psicosomatico, aggressività, isolamento e depressione; disturbi che l'OMS, l'Organizzaione Mondiale della Sanità, ha definito come le "malattie del nostro tempo".




La finalità del Progetto Benessere Globale Gaia è di promuovere un programma educativo che ponga al centro lo sviluppo di una consapevolezza globale di sé stessi e del pianeta e che dia le basi etiche, scientifiche e umane per essere cittadini creativi della società globalizzata in cui viviamo. 


Gli obiettivi pratici del Progetto Benessere Globale Gaia in sintesi sono: 
1. Sviluppare una maggiore consapevolezza psicosomatica di Sé (corpo ed emozioni);
2. Migliorare il benessere psicofisico riducendo lo stress, l’ansia e la depressione;
3. Migliorare il rendimento scolastico aumentando l’attenzione e la presenza, e riducendo l’irrequietezza e la tensione;
4. Gestione delle emozioni e contenimento della reattività e degli impulsi (autoregolazione)
5. Migliorare il clima e la cooperazione del gruppo classe;
6. Offrire una base di informazioni etiche, scientifiche e culturali per una cittadinanza globale;
7. Educazione all’interculturalità e ai diritti umani per una cittadinanza globale (UNESCO).
A tal fine i destinatari del Progetto Benessere Globale Gaia apprenderanno, in un percorso di 12 incontri (eventualmente estensibile fino a 24 incontri) pratiche di consapevolezza di sé, di benessere psicofisico e di intelligenza emotiva tese ad attivare le risorse personali e a migliorare la fiducia in se stessi, in modo da relazionarsi positivamente con gli altri e con la società in trasformazione. Il percorso integra aspetti esperienziali ed aspetti informativi 
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Gli effetti delle pratiche di consapevolezza utilizzate nel Progetto Gaia sono stati validati scientificamente da numerose ricerche psicologiche e cliniche internazionali che provano l’efficacia di queste pratiche per la riduzione dello stress, dell’ansia e della depressione, per il miglioramento del benessere psicofisico, della stima di sé e anche per il miglioramento dell’attenzione, della concentrazione e del rendimento scolastico .
Le basi scientifiche del protocollo
Il Progetto Benessere Globale - Gaia, al fine di sviluppare una reale consapevolezza globale, prevede un protocollo articolato in quattro principali aree educative che corrispondono alle principali dimensioni neuropsicologiche umane:
- in giallo la consapevolezza di sé, che corrisponde alla funzione centrale del cervello,
- in rosso la consapevolezza corporea-emotiva del cervello sottocorticale
- in blu la consapevolezza scientifica dell’emisfero razionale
- e in verde la consapevolezza etica dell’emisfero intuitivo.
La comprensione integrata di queste quattro dimensioni porta ad una consapevolezza globale, che integra la dimensione personale con le dimensioni sociali e culturali.

martedì 14 febbraio 2017

Per San Valentino una cascata di ringraziamenti per le persone che amiamo

Oggi esprimiamo a chi amiamo la nostra gratitudine per le piccole o grandi cose che ha fatto per noi nella vita, una volta oppure ogni giorno.
Diciamoglielo espressamente quanto gli siamo grati, anche se può essere sottinteso.
Ecco come hanno deciso di farlo le persone che hanno accettato il mio invito a collaborare a questo post.






Grazie a tutti coloro che hanno riempito questo post con il loro amore e la loro gratitudine. Chiunque altro voglia aggiungersi può farlo nei commenti qui sotto o sulla pagina Facebook.
Buon San Valentino a tutti!














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martedì 7 febbraio 2017

Meditazione dell'albero. Traccia audio

Già altre volte su questo blog ho dedicato uno spazio agli alberi e alla possibilità di incontrarli come fonte di ispirazione e saggezza. Nei vari post con l'etichetta  meditazioni nella natura, si parla già della meditazione dell'albero.
Questa può essere praticata in molti modi: all'aperto o al chiuso, con o senza la presenza di un albero vero, per pochi minuti o per più tempo.
Oggi vi propongo una traccia audio che guida la meditazione dell'albero per circa 30 minuti.
In versione ridotta, questa pratica viene proposta anche nel protocollo di Mindfulness Psicosomatica dei Progetti Gaia, Benessere Globale-Gaia e Gaia-Kirone.
Una volta appresa, la meditazione dell'albero può essere eseguita in pochi minuti anche nella vita di tutti i giorni ed aiutarci a fronteggiare meglio i momenti di  difficoltà o semplicemente la realtà del mondo di cui facciamo parte, così com'è.
E' una pratica "portatile", a cui possiamo ricorrere in qualunque momento per sentirci radicati, pienamente presenti nel corpo, vivi, ancorati al nostro respiro e con i sensi aperti all'esperienza del momento. A partire da questa connessione con noi stessi e con la realtà, possiamo mantenerci fedeli ai nostri valori, fare scelte consapevoli e anche coltivare alcune attitudini mentali salutari che gli alberi stessi, con le loro qualità, sembrano suggerirci
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Ecco a seguire la traccia audio, che potete trovare anche collegandovi direttamente al canale YouTube al link:
https://www.youtube.com/watch?v=WBJaRObmDTI
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sabato 24 dicembre 2016

La meditazione del lago. Traccia audio

Alcuni aspetti della natura si prestano ad essere utilizzati come metafore di stati della mente.
In questo spirito, dopo la meditazione della montagna, vi presento oggi anche la meditazione del lago. 
Il lago è ricettivo e  accoglie ogni cosa che si riflette nella sua acqua, senza rifiutare niente, senza trattenere niente. 
Eppure, che si tratti di una montagna, di un albero o di una nuvola, il riflesso di ogni cosa non è che  un semplice riflesso, un evento che non cambia la natura o la struttura del lago.
Allo stesso modo, anche nella nostra mente può passare qualunque pensiero, sia in forma di immagine sia in forma discorsiva, e noi possiamo accorgerci che non si tratta di realtà (anche se   sembra tale), ma di un semplice evento mentale, evanescente come un riflesso sull'acqua, che compare, indugia per un po' e alla fine svanisce.
A volte la mente può essere agitata  come quando l'acqua di un lago sotto la spinta del vento si increspa in superficie. 
E come in un lago esiste una zona profonda, che resta quieta anche quando la superficie è increspata, così anche noi possiamo contattare una zona quieta dentro di noi e provare a dimorare in essa, osservando da lì la nostra esperienza come un fenomeno di superficie, che dura il tempo che dura e ci tocca fino a un certo punto.
A volte l'agitazione smuove sabbia e polvere, e l'acqua del lago diventa torbida, come la nostra mente quando è confusa per via dell'agitazione e delle emozioni difficili.
E allora non c'è  che da fermarsi e attendere che l'acqua si calmi e la polvere e la sabbia si depositino sul fondo. Così facciamo anche noi, quando ci prendiamo una pausa, ci fermiamo, meditiamo, e lasciamo che un po' alla volta la nebbia dei pensieri e delle emozioni si diradi, e la nostra mente riacquisti la lucidità, la chiara visione attraverso un'acqua tornata limpida.
Vi lascio all'ascolto della traccia audio che guida la meditazione.
Che la metafora del lago possa essere per voi fonte di ispirazione lungo il cammino verso la consapevolezza e la quiete della mente.




Possiamo rendere la nostra mente così simile all’acqua calma
che gli esseri che si raccoglieranno intorno a noi
potranno forse vedere la loro stessa immagine
e perciò vivere per un istante una vita più trasparente
forse perfino più intensa,
grazie alla nostra quiete.


venerdì 9 dicembre 2016

Io vulesse truva' pace. Come ridurre lo stress e vivere sereni. Incontro gratuito teorico ed esperienziale


Il 17 dicembre dalle 18 alle 20 due ore dedicate a un argomento che conosciamo tutti molto bene, cioè lo stress.
Cos'è esattamente lo stress?
Quando è che ci fa male?
Cosa possiamo fare per riuscire a mantenerlo entro limiti accettabili?
Una risposta a questa domanda viene dalle pratiche di mindfulness la cui efficacia contro stress, ansia e depressione è stata dimostrata da numerose ricerche scientifiche.
I partecipanti potranno sperimentare di persona qualche pratica di mindfulness durante l'incontro e ricevere ogni necessaria delucidazione sul programma MBSR (Mindfulness Based Stress Reduction), che partirà il 12 gennaio 2017. 
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Per partecipare, prenotarsi telefonicamente al n.388.8257088
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La parola stress nell'uso comune viene usata indifferentemente sia per indicare gli eventi che ci causano difficoltà sia per indicare l'effetto che essi hanno su di noi. In tal modo finiamo col confondere tra loro due diversi aspetti, cioè lo "stimolo" e la "risposta"
Hans Seley, uno studioso degli anni Cinquanta che si occupava di fisiologia animale in condizioni di sopravvivenza difficili, preferì chiamare "stress" solo la risposta dell'organismo e "stressor" lo stimolo, da cui la sua definizione di stress come "risposta non specifica dell’organismo a qualsiasi pressione o richiesta", intendendo per “organismo” l’intero sistema mente-corpo.
Il genio di Seley fu nel sottolineare la "non specificità" della risposta da stress, nel senso che si tratta di una risposta fisiologica generalizzata con cui l'organismo cerca di adattarsi alle richieste e pressioni a cui è soggetto, quali che siano.
Seley chiamò questa risposta “sindrome generale di adattamento”, perché era il modo con cui l'organismo si adattava alle condizioni difficili (pericoli, traumi, cambiamenti) per sopravvivere.
Tuttavia non è molto difficile rendersi conto dell'esistenza anche di possibili "patologie dell'adattamento", nel senso che alcune risposte alle pressioni e alle difficoltà della vita possono diventare esse stesse fattori di squilibrio, se sono inadeguate e sregolate.
Questo significa che più diventiamo consapevoli del nostro modo abituale di rispondere agli eventi stressanti, più possibilità abbiamo di evitare reazioni sregolate che aggravano la nostra condizione.

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Quando una zebra viene minacciata da un leone (evento stressante), il suo organismo risponde con una cascata di reazioni automatiche tese a permetterle di correre il più velocemente possibile per cercare di mettersi in salvo: per esempio ci sarà un'accelerazione del ritmo cardiaco e del respiro per aumentare la quantità di sangue e di ossigeno nei muscoli (così la zebra potrà correre più del solito) insieme ad una rapida mobilitazione di energia (glucosio) dai siti di “stoccaggio”. Una volta cessato il pericolo, questa reazione fisiologica si interrompe e l'organismo ristabilisce lo stato di equilibrio precedente. La reazione da stress ha salvato la vita alla zebra.
Cosa succede invece a noi esseri umani del 2016?
Forse non siamo minacciati dai leoni, e tuttavia conviviamo con altri tipi di eventi che il nostro organismo riconosce come minacce attivandosi per mettersi in salvo, ma non sempre con i migliori risultati.
Domani abbiamo una riunione importante da cui dipende il nostro futuro professionale. Ci farebbe bene un bel sonno ristoratore, ma a letto non riusciamo a prendere sonno, perché ci viene in mente un aspetto della nostra relazione su cui non siamo ferratissimi, e poi il collega che vuole farci le scarpe, e il capo che pretende l'inverosimile, e il cliente esigente. E magari ci torna in mente anche quel dolorino strano che abbiamo da qualche giorno dietro la schiena. Perché non siamo ancora andati dal medico? Sarà una cosa grave? Ci alziamo e cerchiamo la risposta su Google. E giacché ci siamo leggiamo la posta elettronica. E allora scopriamo anche un'altra questione che dobbiamo ancora affrontare. 
E addio riposo e sonno ristoratore...
Al contrario della zebra, l’essere umano può essere tormentato dai pensieri. Quando ce ne stiamo con le mani in mano a preoccuparci di situazioni stressanti attiviamo le stesse risposte fisiologiche degli animali della savana. Noi però non diventiamo stressati perché inseguiti dai predatori, ci basta "pensare al predatore" (anticipare alcune minacce possibili, rievocare immagini minacciose già vissute , e così via) perché il nostro organismo reagisca allo stesso modo di quando la minaccia è presente. Se la risposta allo stress si attiva ripetutamente o se non si riesce a disattivarla una volta terminato l’evento stressante, entriamo nella zona di rischio che può portare alla malattia.


Alle zebre “non viene l’ulcera” - come dice il titolo di un famoso libro di Robert Sapolsky, neuroendocrinologo americano della Stanford University - perché stanno con la minaccia del presente così com'è (il leone vero) per tutto il tempo che essa dura, ma poi quando la minaccia reale cessa riescono a ripristinare le condizioni di equilibrio dell'organismo. Noi esseri umani invece aggiungiamo agli eventi reali anche le componenti mentali che amplificano e protraggono lo stato di allarme e di tensione dell'organismo, ben al di là della durata del fatto in sé (anticipiamo i rischi futuri o possibili, torniamo con il ricordo su fatti passati, ci interroghiamo su come avremmo potuto far meglio allora, su come faremo se accade ancora e molto altro ancora, come in un film a volte senza fine e senza intervallo...)


COS'È L’MBSR?
Il protocollo MBSR (Mindfulness-Based Stress Reduction ) è un metodo per la riduzione dello stress basato sulla consapevolezza (mindfulness),  sviluppato  dal Prof.Jon Kabat-Zinn, presso l’Università di Worcester (Boston) Massachusetts, a partire dalla fine degli anni '70.
La sua efficacia è stata comprovata  nel tempo da numerose ricerche  scientifiche.
Per le sue potenzialità cliniche, preventive e riabilitative, ha avuto  ampia diffusione a livello internazionale, trovando spazio in vari programmi di  intervento in ospedali, centri medici, carceri, scuole e organizzazioni di vario tipo, al fine di affrontare molte problematiche sia  fisiche che psicologiche legate allo stress.

A CHI È INDICATO L’MBRS?
Il programma MBSR può essere utile
in tutte le situazioni  di vita difficili, di breve o lunga durata, che sono fonti di stress, come: lutti, problemi di coppia, separazioni,  problemi familiari, lavorativi, economici, ecc.
• per una varietà di patologie correlate allo stress o fonte di stress, quali: dolori cronici, malattie cardiovascolari, cancro, malattie polmonari, ipertensione, cefalea, disturbi del sonno, disturbi digestivi, malattie della pelle, ecc.
• per problematiche psicologiche  come ansia, depressione, attacchi di panico.
L'MBSR è inoltre indicato come percorso di benessere personale centrato sull'imparare “come” prendersi cura di sé stessi per giungere a condizioni di maggior benessere ed equilibrio psicofisico.

COSA ASPETTARSI?
Il programma prevede otto incontri di gruppo a cadenza settimanale, di circa due ore e trenta ciascuno, oltre una giornata di pratica intensiva di circa sei ore. Ad ogni partecipante è richiesto inoltre un impegno quotidiano di pratica individuale a casa.
Il programma fornisce:
- istruzioni guidate per le pratiche di meditazione mindfulness;
- semplici esercizi di stretching e yoga mindful;
- dialogo di gruppo ed esercizi di comunicazione mindful;
- istruzioni personalizzate;
- schede e materiale audio di supporto per la pratica giornaliera.

COS'È LA MINDFULNESS E COM'È IMPIEGATA NELL'MBSR?
La mindfulness è la consapevolezza che emerge prestando attenzione all'esperienza presente intenzionalmente, momento per momento e in modo non giudicante.
Le pratiche di mindfulness derivano da antiche pratiche meditative orientali che sono state accolte anche in occidente  nell'ambito dei programmi di benessere psicologico perché rivelatesi estremamente efficaci e salutari, a prescindere dalle implicazione di tipo culturale e spirituale proprie dei contesti d'origine.
Il programma MBSR, attraverso l'addestramento intensivo alla meditazione mindfulness (e cioè  all'autoregolazione intenzionale dell'attenzione), insegna:
• a  coltivare una modalità di relazione decentrata rispetto all’esperienza cognitiva, emotiva e sensoriale dolorosa;
• a disattivare intenzionalmente le reazioni automatiche;
• a lasciar andare la tendenza alla proliferazione mentale e al doloroso rimuginio sulle esperienze dolorose.

Il prossimo programma inizia  il 12 gennaio 2017
Per informazioni: 388.8257088