lunedì 22 aprile 2013

C'è un tempo per essere Yin e un tempo per essere Yang

"V'è una marea nelle questioni umane,
 valendosi della quale si giunge alla fortuna;
 invece trascurandola, tutto il viaggio della vita
trascorre tra scogli e sventure."
(William Shakespeare, Giulio Cesare)
***
C'è un famoso passo dell'Ecclesiaste che recita: "Per tutto c'è il suo tempo, c'è il suo momento per ogni cosa sotto il cielo" e procede elencando varie cose che vanno fatte al momento giusto, a cominciare dal nascere e dal morire.
Oggi vi propongo un elenco analogo, ma molto più analitico e organizzato, riportato da David Richo, nell'ambito di un più ampio discorso sulla tempestività. Noterete che si tratta di coppie di atteggiamenti o comportamenti opposti, ciascuno dei quali non può dirsi giusto o sbagliato in sé e per sé, ma acquista qualità e senso diversi secondo che venga posto in essere al momento giusto o al momento sbagliato. Del resto, anche aprire e chiudere una porta sono due azioni opposte, ma non si può certo dire in assoluto quale delle due sia giusta e quale sbagliata: dipende dal momento.
Noterete che, nell'elenco che segue, la colonna di sinistra contiene comportamenti o atteggiamenti di tipo attivo, mentre la colonna di destra contiene comportamenti o atteggiamenti di tipo passivo/ricettivo. Qualcuno potrebbe essere tentato di considerare una colonna preferibile in assoluto rispetto all'altra, ma  in realtà non bisogna dimenticare che Yin e Yang (il principio femminile, ricettivo, e quello maschile, attivo) sono entrambi aspetti imprescindibili della natura e dell'esperienza umana. 
Un viaggio esistenziale completo richiede la visita di entrambe le sponde del fiume della vita: l'unica cosa importante è la scelta del momento giusto per andare di qua o di là.
***  
(sponda attiva) (Yang)
(sponda ricettiva) (Yin)
ESISTE UN TEMPO 
PER:
E UN TEMPO
 PER:
conquistare o resistere
cedere
combattere
ritirarsi
accettare un carico maggiore
disfarsi di un carico prezioso
tenere stretta una mano
lasciare la presa
colpire
incitare
agire
essere
cogliere l’occasione
fermarsi
agire in base alla logica
agire in base alla fede
mirare alla conquista
comprendere più a fondo
attendere il successo
uscire elegantemente di scena
essere coinvolti
essere soli
controllare
lasciare che sia
estirpare con forza le erbacce
cogliere delicatamente i fichi
dire la propria
stare in silenzio
pianificare
essere spontanei
impastare il pane
lasciare che lieviti
colpire la palla
smorzare il colpo
sapere
non sapere
creare
imitare
infrangere le regole
rispettare le regole
trascendere i limiti
rispettare i limiti
dimostrare mascolinità/energia Yang
dimostrare femminilità/energia Yin
sfruttare il tempo
oziare
ricostruire, resuscitare
lasciar crollare, disintegrare
sentirsi completi
sentirsi frammentati
essere malinconici (Saturno)
essere raggianti (Mercurio)
operare una scelta
lasciare al caso
ottenere tramite lo sforzo
ricevere la grazia
***
Un'idea per utilizzare questo elenco può essere passare in rassegna gli eventi, le scelte e le azioni che hanno caratterizzato la nostra vita negli ultimi tempi (ultimi sei mesi, ultimo anno) e osservare quale delle due colonne contiene atteggiamenti e comportamenti a cui abbiamo fatto ricorso più spesso.
Se ci sembra che la nostra situazione attuale sia per noi insoddisfacente, possiamo valutare se per caso  ci siamo soffermati troppo su una sponda rispetto all'altra e considerare se non sia il momento di riequilibrare le cose. Forse stiamo resistendo, mentre ormai è il momento di cedere, ce ne stiamo fermi mentre è arrivato il momento di cogliere le occasioni, stiamo continuando a combattere una vecchia lotta, mentre è ora di ritirarsi e così via.
Riconoscere il momento giusto per ogni cosa forse è una questione di capacità, forse è una questione di fortuna, o forse è un misto delle due cose:  quel portentoso connubio che qualcuno chiama  "rivelazione". E a questo punto, proprio a proposito di quest'ultima, concludo per buon augurio e incoraggiamento, con un  pensiero di Bernadette Roberts, secondo cui "la rivelazione conosce il suo tempo e si manifesterà quando non può essere scambiata per nessun'altra cosa".
***




sabato 20 aprile 2013

Sguardo ultracinquantenne

Una delle cose che possono venirci in mente verso i cinquant'anni (e più) è che stiamo "scendendo una china", che cioè siamo nella fase calante del nostro ciclo di vita: il culmine della bellezza e dell'efficienza appartiene al passato, ed il massimo che possiamo fare d'ora in avanti è... conservarci bene.
Ok, conserviamoci bene, se ci va e se ci riusciamo. Dopo tutto anche questa è una declinazione delle  nostre regole della serenità (curare il proprio corpo, il proprio spirito, il proprio ambiente di vita, le proprie relazioni, i propri interessi, eccetera). 
Ma non è questo il punto.
Il punto è superare l'idea che il massimo che possiamo fare è "conservarci".
Un po' perché ogni sforzo in tal senso dovrà sempre fare i conti con qualche insuccesso (siamo  deperibili  per natura, per quanto buone siano le modalità di conservazione che mettiamo in atto) e un po' perché l'impegno conservativo rischia di distogliere la nostra attenzione dai doni che possono venirci dalla maturità.
Esempio: il nostro sguardo sulla vita e sul mondo.
Può mai essere lo stesso di quando avevamo vent'anni?
E sarebbe di qualche utilità se fosse così?
Chi oggi ha uno sguardo sulle cose deluso e sfiduciato forse potrebbe effettivamente rimpiangere le illusioni e le speranze della giovinezza. Ma il rimpianto è un sentire sterile se non diventa molla per passare ad altro: cioè a uno sguardo maturo ma anche positivo.
Forse non è un caso che la natura con l'avanzare degli anni ci renda presbiti.
Forse è la lungimiranza che reclama il suo posto nella nostra vita.
Sembra quasi che l'età matura ci porti la presbiopia, per invitarci a guardare le cose distanziandocene a sufficienza. Perché?
Forse perché così possiamo comprenderle meglio.
Dopo tutto abbiamo vissuto abbastanza a lungo da aver sperimentato, tra alti e bassi, molte condizioni dell'esistenza, da aver conosciuto sulla nostra pelle il vero significato di parole come "decennio" e "ventennio",  da aver fatto i conti con la complessità delle situazioni, con ciò che evolve su tempi lunghi, e quindi forse è ora di trasformare tutto questo bagaglio in saggezza e rendere in tal modo prezioso, proprio perché dotato di autonomo senso, anche il capitolo 2 della nostra vita.
Tutto questo non significa che potremo finalmente sentirci arrivati.
Infatti continueremo comunque e sempre ad imbatterci nel nuovo e nell'imprevedibile (il futuro è anche questo!), ma la consapevolezza adulta  può portarci, come direbbe Murakami Haruki, ad accettare più serenamente la realtà così com'è e nel frattempo...continuare a vivere.
***
Ed ora qualche riga dal libro "L'arte di correre" di Murakami Haruki 

"Adesso sono nella seconda metà della cinquantina. Siamo entrati nel XXI secolo, e io ho superato i cinquant'anni, cosa che quando ero giovane, senza scherzi, non riuscivo nemmeno a concepire. E' ovvio che razionalmente davo per scontato che il XXI secolo sarebbe giunto (a meno di qualche evento straordinario) e che a quell'epoca avrei avuto cinquanta e passa anni, ma per il giovane che ero a quel tempo immaginare l'aspetto che avrei avuto a cinquant'anni era impossibile, era come figurarmi concretamente il mondo dopo la morte. [...]
Ed ecco che ora mi trovo a vivere in un mondo che non potevo neppure immaginare. Quando ci penso mi sembra davvero strano. Se sia felice o meno di essere in questa situazione non lo so, ma ho l'impressione che farmene un problema non sarebbe una buona cosa. Per me - e probabilmente non soltanto per me - invecchiare è un'esperienza nuova, e anche il sentimento che provo è una novità. Se l'avessi già sperimentato, almeno una volta, adesso ci vedrei un po' più chiaro, ma poiché non è così, non è facile, credetemi. Di conseguenza non posso far altro che rimandare a più tardi le analisi circostanziate, accettare così com'è la realtà e nel frattempo continuare a vivere. Esattamente lo stesso atteggiamento che ho nei confronti del cielo, delle nuvole, dei fiumi. Inoltre ho l'impressione che esista in tutto ciò, senza possibilità di dubbio, una certa comicità, e che da un certo punto di vista questa comicità abbia il suo valore."

*
foto del lago di Garda tratta dal sito: https://www.traum-ferienwohnungen.de/50309/



domenica 14 aprile 2013

Pensieri del mattino di Omar Falworth



Ogni mattina, appena ti alzi dal letto
ricordati di rivolgere un pensiero alla vita
e alla grande fortuna che hai di esistere
affinché esso ti accompagni durante la giornata
ampliandoti le gioie e riducendo i dispiaceri.

Ogni mattina, mentre ti vesti
ricordati di rivolgere un pensiero al mondo
e all'immensa bellezza di cui ti fa dono
affinché tu possa riempirti gli occhi del bello
che c'è in ogni cosa che vedi.

Ogni mattina, mentre ti bagni il viso
ricordati di rivolgere un pensiero all'amore
affinché colori d'arcobaleno la tua mente
e ti spinga a donare il meglio di te agli altri.

Ogni mattina, mentre bevi il tuo caffè
ricordati di rivolgere un pensiero alla morte
affinché ti faccia apprezzare ogni istante del giorno
e ti sproni ad agire per favorire la vita.

Se sai vivere bene un solo giorno
riuscirai a vivere bene tutta la vita.

Ricordati che oggi incontrerai
uno stolto che metterà a dura prova
la tua bontà e la tua pazienza,
un maldicente che sparlerà di te,
un furbo che cercherà di usarti,
un presuntuoso che pretenderà
di aver ragione ad ogni costo,
un prepotente che cercherà di sopraffarti,
un iracondo che ti trasmetterà rabbia.

Ma tu non ti lascerai turbare più di tanto
perché sarai in compagnia di
un moderato che frenerà le tue reazioni,
un buono che tramuterà in bene
tutto il male che riceverai,
un saggio che ti guiderà sulla retta via
e ti farà prendere delle buone decisioni,
ovvero sarai in compagnia
di te stesso.

Omar Falworth

venerdì 12 aprile 2013

L'attraversamento del fango - una citazione da "Lo Zen e l'arte di innamorarsi"

Contadino indonesiano al "Buffalo Race"
foto di Chan Kwok Hung, 

***
"Molti credono che la loro vita sia stata rovinata da rapporti sbagliati e da situazioni che non sono riusciti a cambiare o a controllare.
Quando ci veniamo a trovare in una situazione che non ci piace o in un rapporto che ci ferisce o non va come vorremmo, cerchiamo tutte le spiegazioni probabili (...)  ma soprattutto perdiamo di vista il fatto che il fango è semplicemente fango.
Dogen Zenji, un grande maestro zen, sapeva affrontare qualunque situazione senza lasciarsi toccare, perché non vi aggiungeva niente. Era esattamente lì dove stava, e sperimentava direttamente ogni cosa. Il fango non era cattivo né inquinante. Era semplicemente fango. Ci camminava dentro continuando per la sua strada, e prima o poi si ritrovava di nuovo a camminare  sull'erba. Ma quando raggiungeva di nuovo l'erba, non era il paradiso: era semplicemente erba. Quando arrivava l'inverno e l'erba seccava, non stava subendo una punizione, non era maltrattata dalla cattiveria dell'inverno. Semplicemente era venuto il  momento per l'erba di seccarsi. Dopo l'inverno sarebbe arrivato qualcos'altro. 
La maggior parte di noi non sa attraversare in questo modo i fatti e gli eventi della vita. Cerchiamo di trasformare il fango in acqua pura. Quando troviamo un prato erboso vogliamo che rimanga verde, anche nel gelo invernale. Abbiamo paura di quello che la vita ha in serbo per noi, invece di procedere semplicemente nella sua direzione.
Ci comportiamo così anche nei rapporti. Restiamo attaccati a una situazione passata, ruminando sui torti che abbiamo subito e rifiutandoci di lasciarli andare. Siamo arrabbiati per non essere riusciti a tenere la situazione sotto controllo, e come risultato ci sentiamo impotenti.
Ma cos'è che possiamo controllare davvero? Non poter controllare questo insondabile mondo significa davvero che siamo impotenti o che siamo matti? Non ci sarà un altro modo per vivere tanto la bellezza che il dolore? 
Impegnandoci sinceramente nella pratica zen  diventiamo sempre più capaci di capire che il fango è semplicemente fango. Non è stato messo lì apposta per avvilirci, svalutarci o impedirci di procedere. Accettiamo di incontrarlo nel nostro viaggio, lo attraversiamo e semplicemente andiamo avanti. " (Brenda Shoshanna, Lo Zen e l'arte di innamorarsi)
***

lunedì 8 aprile 2013

The Good Life, secondo Scott ed Helen Nearing

"The good life is never stable, never secure, never easy and never ended. It is a series of steps or stages, one leading into the other and all, in their outcome, adding, not subtracting; augmenting, not diminishing; building, not destroying; creating, not annihilating."(Scott Nearing, 1965)
Helen & Scott Nearing 1950 / Image by Rebecca Lefkoff
***
I coniugi Scott ed Helen Nearing (pacifisti, vegetariani e autori di vari libri, tra cui “Living the Good Life”, divenuto best seller negli anni '70), nel 1932, durante la Grande Depressione, lasciarono New York e si trasferirono sulle Green Mountains, nel Vermont, alla ricerca di un’esistenza il più possibile libera, semplice e autentica.Tagliati i ponti con i ritmi, le abitudini e le false necessità della società civile, adottarono uno stile di vita autarchico e non conservarono altre dipendenze, se non dalla loro intelligenza, dal loro lavoro, dalla loro tenacia.
Successivamente, la civiltà da cui erano fuggiti li raggiunse anche nel Vermont, sotto forma di piste da sci.
Fu così che rifecero i bagagli e si trasferirono questa volta nel Maine, dove restarono fedeli alle loro scelte e, superando imprevisti e difficoltà, vissero a lungo e in buona salute, capaci fino a tarda età di costruire una casa in pietra con le proprie mani.
Nella sua autobiografia “Loving and Living the Good Life”, Helen Nearing condensa in una specie di decalogo i principi ispiratori del loro stile di vita, principi che ciascuno di  noi, volendo, può fare propri e mettere in pratica, per apportare tocchi di semplicità, autenticità e libertà nella propria vita di tutti i giorni, pur senza giungere a scelte drastiche. 
Ve li trascrivo qui di seguito, in versione italiana, augurandovi di farne... buon uso!
.
***
"- Fa' del tuo meglio, qualsiasi cosa succeda;
- sii in pace con te stesso;
- trovati un lavoro che ti piaccia;
- vivi semplicemente per quanto riguarda i lavori di casa, la cucina, il vestiario; sbarazzati dei cumuli di cose inutili;
- stabilisci ogni giorno un contatto con la natura; senti la terra sotto i piedi;
- fa' del moto lavorando, curando il giardino o passeggiando;
- non preoccuparti, vivi una giornata alla volta;
- condividi tutti i giorni qualcosa con qualcuno; se vivi da sola, scrivi a qualcuno, regala qualcosa, aiuta qualcuno in qualche modo;
- trova il tempo per meravigliarti della vita e del mondo; quando puoi, cerca di cogliere gli aspetti umoristici della vita;
- percepisci l’unica vita che è in tutte le cose; sii gentile con le creature."
(Helen Nearing)

lunedì 1 aprile 2013

Un mio nuovo video e due citazioni sull'attesa

Oggi mi avventurerò su un terreno minato: parlerò dell'attesa ai lettori di un blog dedicato a persone che corrono e che, come tali, si presume che abbiano fretta quasi per definizione. Come mai ho deciso di farlo? Questa è la prima cosa che vi spiegherò, quasi ridendo, all'inizio del video, per cui è inutile anticiparlo qui. 
A seguire due citazioni ed una foto, per ringraziare i cacciatori di aforismi che, con la loro insistenza, hanno contribuito... ad ispirare il mio video. 
***
"E stanno tutti aspettando che succeda qualcosa 
Che tolga il velo di polvere dalla realtà 
E stanno tutti aspettando che arrivi la sposa 
Coi fiori in mano e una promessa di felicità." 
(Jovanotti, Temporale)
***
 Se tu vieni ... tutti i pomeriggi alle quattro, dalle tre io comincerò a essere felice...Ma se tu vieni non si sa quando, io non saprò mai a che ora prepararmi il cuore. "
(Antoine de Saint-Exupéry, Il Piccolo Principe)


Nella foto: L'attesa, di Emanuela Bartolotti, Premio Celeste 2009




martedì 26 marzo 2013

Posizionare a vista (sotto gli occhi, sotto mano o addirittura sotto... i piedi) i segni tangibili del proprio successo


"Mi misi a cercare indizi, e trovai la prova  che le montagne erano state effettivamente scalate... 
Dopodiché cominciai a congratularmi a voce alta con me stessa per le cose che mi erano riuscite bene. 
Ora catturo i momenti di successo rendendoli concreti. Avere la prova concreta della riuscita mi ha aiutata molto..." (Sarah Ban Breathnach)
***

Una volta un avvocato mi raccontò che, ogni volta che la sua fede in se stesso vacillava, tirava fuori la propria tesi di laurea, la sfogliava ben bene e in questo modo si sentiva subito ritemprato.
Quando gli chiesi quale fosse l'argomento della sua tesi di laurea, venne fuori che era uno degli istituti più terribili e controversi del diritto italiano, una cosa che tutti tendono a dimenticare appena possono, quasi a voler  allontanare al più presto dalla coscienza il sospetto di essere un po' deficienti.
Dovette uscirmi dagli occhi uno sguardo pieno di ammirazione, che l'avvocato dovette a sua volta accogliere come una specie  di applauso, almeno a giudicare dalla sua evidente espressione gongolante.
Tutto questo mi fece riflettere:  quell'uomo continuava a gongolare per un successo risalente a più di dieci-venti anni prima! Quante cause aveva fatto da allora? Quante ne aveva vinte? Quante ne aveva perse? Quante volte gli era venuto il sospetto di essere un po' deficiente, e quante volte  la sua tesi di laurea gli aveva "risposto" che non lo era?

Oggi, ripensandoci, vorrei fare davvero un applauso a quell'avvocato, ma non tanto per l'argomento difficilissimo della sua tesi di laurea, e nemmeno per tutti gli ulteriori successi che gli auguro di aver frattanto accumulato, quanto per la sua ottima, e direi esemplare, strategia di auto-accudimento!
Uso la parola strategia a bella posta, perché a volte si ha l'impressione che ci sia una vera e propria  guerra in corso, non solo tra noi e il mondo - in un'aula di tribunale o su altri campi di battaglia -, ma dentro noi stessi. Non un pensiero, ma un esercito di pensieri, a volte parte all'attacco della nostra autostima, e ci butta appresso cannonate di prove della nostra inadeguatezza: le immagini di tutti i nostri errori, le nostre mancanze, i nostri limiti. Quelle non sono fantasie, sono prove schiaccianti contro di noi: tutta roba vera! Che si fa? Vogliamo rischiare una condanna inappellabile o ci vogliamo munire di un avvocato difensore?
Che tipo di strategia adopera, l'avvocato di cui parlavamo, nel tribunale della sua autostima?
Non la negazione. Inutile negare i propri limiti ed i propri insuccessi, se sappiamo benissimo che sono reali. Anzi, ammetterli e riconoscerli, per quanto doloroso possa essere, è il primo passo per superarli (ce l'hanno sempre detto che "sbagliando s'impara"!).
Ma lui faceva un'altra cosa: portava l'attenzione sul suo valore, sulle prove concrete del suo valore, contrastando con un atto attentivo le cannonate contro la propria autostima, costituite dalle prove  schiaccianti dei suoi limiti.
Il succo della sua arringa, insomma (sempre al Tribunale dell'Autostima, sia chiaro...), sembrerebbe questo: "Signor giudice, è vero che oggi ho fatto una cosa da deficiente, ma riuscirò a non farla più, perché non sono un vero deficiente: guardi che tesi di laurea! Forza, mi dia l'assoluzione! E se proprio non mi vuole assolvere con formula piena, mi conceda almeno la condizionale!".
Tutto questo discorso solo per sottolineare l'importanza di avere sotto i nostri occhi (o almeno sufficientemente sotto mano) le prove concrete del nostro valore, per quanto vecchie e impolverate ci sembrino. Questo non tanto per esibirle agli altri, quanto per offrirle affettuosamente a noi stessi al momento buono.
Se non siamo tipi da appendere alle pareti i nostri diplomi, i nostri certificati di laurea, la nostra pagella di prima elementare con tutti 10, oppure tenere a vista targhe, trofei e ritagli di giornale che parlano di noi (foss'anche il giornalino dei boy scout che celebrava negli anni Ottanta il nostro coraggio o la nostra capacità di fare nodi), nulla ci vieta di tenere tutto ciò in un'apposita scatola dei successi: una specie di porta-gioielli, un piccolo forziere delle nostre vittorie e dei nostri meriti.
Può andare bene anche un cassetto, o anche uno scaffale qualunque: basta che tutte queste cose non finiscano in cantina o in soffitta, perché è proprio nel dimenticatoio che non devono finire!
Teniamocele care sotto gli occhi, sotto mano o anche, come dico nel titolo, sotto i piedi!

Per esempio, io tengo continuamente sotto i piedi (e, se guardo a terra, anche sotto gli occhi) il pavimento del mio corridoio di casa, che non solo trovo esteticamente molto piacevole, ma soprattutto mi è caro, perché  in origine era stato posato male e rischiava di compromettere tutta l'armonia della pavimentazione di casa. Sbollita l'iniziale arrabbiatura, la mia mente partorì una soluzione creativa, che trasformò l'errore in pregio, rendendo il pavimento più bello e particolare di quanto fosse stato inizialmente concepito (peraltro a costo zero, perché i responsabili dell'errore furono ben lieti di risolverlo così, anziché rifare tutta la pavimentazione della casa a loro spese!).
Insomma, ancora oggi su quel pavimento ci passeggio sempre volentieri, perché mi trasmette un certo tipo di fiducia e di speranza. Se in quella circostanza una mia risorsa (nella fattispecie, la creatività)  ha funzionato, vuol dire che di base mi appartiene e che potrebbe funzionare ancora bene! Basta magari non trascurarla,  non dimenticarsene, continuare a tenerla sveglia, attiva e allenata: proprio come un muscolo!
Se vi interessano dettagli circa il pavimento del mio corridoio, continuate a leggere questo post, perché ve li racconto volentieri (non sono certo un mistero!).
In caso contrario, vi saluto qui, sperando che questo post possa stimolare qualcuno di voi a dissotterrare le prove nascoste dei suoi successi e a rimettere in moto le sue risorse latenti e sonnecchianti. Il mio augurio per lui è di riprendere a vibrare come il giorno in cui ottenne una certa medaglia, un certo diploma, o un certo successo personale non codificato, e valutare, magari, se non sia proprio da quel successo che ha bisogno di ripartire, per raggiungere nuove sponde.
In questa foto potete vedere il parquet del mio corridoio.
La posa a spina di pesce, in questo ambiente centrale, divide tutta la pavimentazione della casa in due parti: nella zona destra i listoncini sono disposti tutti obliquamente in un certo verso e in quella sinistra tutti nel verso opposto, formando, in certe stanze sì e in altre no, ulteriori spine di pesce a catena.
A fine lavori, risultò che il punto centrale della spina di pesce del corridoio, non era... centrale! La successione di punte formate dall'incontro dei listoncini di legno, creava uno sgradevole effetto ottico non voluto, che squilibrava tutto il disegno verso sinistra. Per risolvere questo problema, secondo lo staff tecnico, bisognava togliere tutto il parquet dal corridoio e, quanto al resto della casa, chissà...
A questo punto cercai di capire per quale motivo il posatore avesse compiuto un errore così grossolano, e cercai di immaginare un nuovo centro della spina di pesce, così come forse l'aveva immaginato lui. Alla fine sono giunta a individuarlo in un'altra serie  di punti di intersezione tra i listoncini, che potevano essere resi visibili tramite la collocazione di una serie di mattonelline nere proprio lì. E il risultato è quello della foto: il centro visivamente corrisponde alla sequenza di mattonelline nere, con un effetto decorativo niente male e una correzione dell'effetto ottico precedente (che riappare nella foto, se omettete di guardare le mattonelline).

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martedì 19 marzo 2013

Creare ordine e armonia intorno a sé: un rituale per i giorni no


"Ad ucciderci non sono le tragedie. E' la confusione."
 (Dorothy Parker)
***
Creare ordine e armonia intorno a sé è la nostra sesta regola della serenità: un principio elementare che può soccorrerci quando ci sentiamo sopraffatti dalle circostanze esterne ed il procedere della nostra vita ci sembra fuori dal nostro controllo. 
Può darsi che davvero sia così; che cioè, per esempio, le nostre preoccupazioni finanziarie, o l'ansia per la malattia di un familiare, o la stanchezza per trattative di lavoro che si trascinano senza fine, rispecchino dati di realtà: la realtà di tutte le cose che non siamo in grado di  controllare.  
La celebre preghiera della serenità, del teologo americano Reinhold Niebuhr,  non a caso chiede a Dio di volerci concederci tre cose:
- 1) la forza di accettare le cose che non possiamo cambiare,
- 2) il coraggio di cambiare quelle che possiamo cambiare, 
- 3) la saggezza di distinguere le une dalle altre.
Dimenticato niente? 
Forse sì. Forse potremmo chiedere anche la grazia di farci trovare una cosa che possiamo  cambiare, ogni volta che ci tocca accettarne un'altra, che  invece non possiamo cambiare.
Fare una bella riordinata nel nostro ambiente di vita o di lavoro è,  per esempio, qualcosa che è quasi sempre (almeno in parte) sotto il nostro controllo. 
Eliminare il caos e la confusione dalla nostra casa,  da una certa stanza, da uno specifico cassetto, da una singola scrivania o da un intero ufficio, e mettere ordine, può darci un riscontro affettivo e psicologico immediato.
Tanto per cominciare ci reintegra nel nostro senso di autoefficacia ("forse non posso cambiare l'intero mondo, ma almeno le condizioni della mia stanza/casa/ scrivania/eccetera, sì"). 
In secondo luogo, è come se rimettesse in circolazione nel nostro ambiente un'energia vitale  che prima stagnava. 
Anche senza essere esperti di Feng Shui  (l'antica arte cinese del collocare armoniosamente nello spazio oggetti ed edifici, in modo da far scorrere liberamente l'energia fondamentale, nota come ch'i), molti sanno per esperienza personale come possa risultare difficile pensare lucidamente e sentirsi sereni,  in mezzo al  caos e alla confusione, e come per contro sia di conforto allo spirito un ambiente ordinato e armonioso.
"Quando facciamo pulizia e mettiamo ordine in casa, in qualche modo puliamo e ordiniamo noi stessi", dice Gunilla Norris nel suo libro "Being Home". Concetto ripreso e sviluppato anche nelle parole di Miao Yin, che si trovano spesso su internet, ogni volta che si parla di Feng Shui, sotto il titolo di "Armonia".

"ARMONIA"

Sistemare la casa

è guadagnare il benessere fisico ed emotivo.

Disporre al meglio dell'ambiente

 è disporre al meglio di noi stessi.

Feng Shui è equilibrio fra  l'energia 

di spirito, cuore e mente.
Ogni giorno riceviamo e forniamo energia,
 incessantemente: 
se riusciamo a regolare tali flussi
 potremo armonizzare la nostra energia
 con quella del cosmo.
Quello che facciamo creando spazi,
 spostando oggetti nella nostra casa,
 inserendo cose nuove o gettando le vecchie,
 si riverbera sul nostro spirito.
Perchè ciò che è fuori è dentro.
Dobbiamo incoraggiare l'energia positiva
 a entrare nella nostra casa 
e tentare di allontanare la negativa.
L'arte necessaria a tal fine è il Feng Shui.
 Occorre saper disporre,
occorre creare armonia.
(Miao Yin)

lunedì 18 marzo 2013

"Arricchiamoci delle nostre reciproche differenze. " (Paul Valéry) - Aforismi sulla diversità

"Abituarsi alla diversità dei normali è più difficile che abituarsi alla diversità dei diversi." (Giuseppe Pontiggia)
***
"Ricorda sempre che sei unico, esattamente come tutti gli altri." (Anonimo)
***
"Occorre somigliarsi un po' per comprendersi, ma occorre essere un po' differenti per amarsi." (Paul Bourget)
***
"Tutta la storia della vita sulla Terra ci insegna che la «diversità» è un valore fondamentale. La ricchezza della vita, infatti, è dovuta alla sua diversità: diversità di enzimi, di cellule, di piante, di organismi, di animali. Anche per la storia delle idee è stato così. La diversità delle culture, delle filosofie, dei modelli, delle strategie e delle invenzioni ha permesso la nascita e lo sviluppo delle varie civiltà." (Piero Angela)
***
"Dobbiamo aprire i nostri occhi alle meravigliose diversità di questo mondo." (Angelina Jolie) 

Link ad argomenti collegati:

domenica 17 marzo 2013

Tratta te stesso come vorresti che... ti trattassero gli altri

Questo post poteva intitolarsi anche "Ama te stesso come vorresti che ti amassero gli altri", ma avrei cominciato il discorso col piede sbagliato: e cioè con un imperativo inottemperabile. Ci sono verbi, infatti,  per i quali andrebbe eliminata - a cominciare dalla grammatica - la forma imperativa, perché si tratta di azioni che non possono essere eseguite a comando, tipo: "ama!", "credi!", "non soffrire!", "fa' sogni d'oro!".
In questi casi, la miglior cosa che possiamo fare è prendere atto (all'indicativo) di come stiamo bene, per esempio,  quando facciamo sogni d'oro, quando non soffriamo, quando crediamo in qualcosa che ci dà forza, quando amiamo e siamo riamati, e poi valutare quali aspetti della condizione da noi ambita siano più o meno sotto il nostro controllo.
Una persona che ama se stessa in modo sano (e che cioè si riconosce un valore e il diritto di sentirsi  bene, senza per questo sfociare in forme di narcisismo patologico) probabilmente non metterà mai se stessa all'ultimissimo posto nell'elenco delle persone che contano nella sua vita. I suoi bisogni, le cose che le danno gioia e benessere, tutto ciò che mantiene alto il suo interesse per la vita e il suo piacere di vivere, avranno ai suoi occhi una dignità almeno pari a quella dei bisogni, dei piaceri e degli interessi delle altre persone importanti della sua vita, delle persone cioè di cui si prende cura e per le quali usa tutta una serie di attenzioni, premure e gentilezze.
Bene, la domanda di oggi è questa: usiamo verso noi stessi tutte le attenzioni, le premure e le gentilezze che useremmo verso la persona più importante della nostra vita?
Se la risposta è sì, complimenti al vostro amor proprio e buona prosecuzione! 
In caso contrario, prendete in seria considerazione l'idea di fare un elenco di ottime cose che fareste per il bene di una persona che amate, e valutate se, nella vostra vita, qualcuno fa effettivamente queste cose per voi.

Se la risposta è no, correte subito ai ripari e... fatele voi stessi!
Portatevi al cinema, portatevi a passeggio sulla vostra spiaggia preferita, portatevi a comprare un uovo di Pasqua tutto per voi, portatevi a fare le analisi del sangue e le visite mediche che rinviate da un anno, portatevi a fare la pulizia dei denti, portatevi dall'ottico a cambiare la vecchia montatura degli occhiali, portatevi a comprare i biglietti per un concerto, portatevi a comprare un mazzolino di fiori per la vostra scrivania, portatevi dal parrucchiere, portatevi dal fotografo; guardate le trasmissioni televisive che vi piacciono; cucinatevi cose buone, apparecchiate la tavola in modo allegro, anche se mangiate da soli, e magari accendete pure una candela come se fosse una cena romantica; ditevi spesso cose carine, complimentatevi con voi stessi per i vostri successi, attuali e passati; perdonate gli errori vostri e quelli altrui senza rimuginarci sopra, ditevi parole di conforto quando siete stanchi o avviliti, difendetevi dai discorsi delle persone negative portando la vostra mente su mantra, poesie, canzoni d'amore, paesaggi d'incanto e bei ricordi; concedetevi tempo per pensare costruttivamente al vostro futuro, riconoscete dignità e valore a tutti i vostri sogni e progetti, qualunque sia la vostra età e qualunque siano i vostri gusti.  Insomma, abbiate cura di voi stessi, ognuno a modo suo, ma tutti con  attenzione, costanza e decisione: accuditevi, onoratevi, difendetevi e trattatevi come esseri preziosi.
Tutto questo alla lunga vi farà somigliare sempre di più ad una persona che "vi ama" e di cui col tempo potreste finalmente... innamorarvi, attuando così per via indiretta l'adempimento del famoso imperativo incoercibile: "Ama te stesso come vorresti che ti amassero gli altri".
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Per ispirazioni e consigli su alcuni aspetti "organizzativi" della cura di sé, vedi anche il  post "Tenere un buon diaro di bordo" (clicca qui) e... in bocca al lupo!

giovedì 14 marzo 2013

Evergreen: "Il credo dell'ottimista" di Christian D.Larson


"Prometti a te stesso:
Di essere così forte che niente potrà turbare la tua pace mentale.
Di augurare salute, felicità e prosperità a tutte le persone che incontri.
Di far sentire a tutti i tuoi amici che in loro c’è qualcosa.
Di guardare il lato luminoso di tutte le cose e di fare in modo che il tuo ottimismo diventi realtà.
Di pensare solo al meglio, di impegnarti solo per il meglio e di aspettarti solo il meglio.

Di essere felice del successo altrui come se fosse il tuo.

Di dimenticare gli errori del passato e di tendere verso maggiori conseguimenti futuri.
Di essere sempre allegro e di donare un sorriso a ogni creatura che incontri.
Di dedicare così tanto tempo al tuo miglioramento da non avere tempo di criticare gli altri.
Di essere troppo grande per albergare preoccupazioni, troppo nobile per accogliere ira, troppo forte per provare paura e troppo felice per permettere che si creino problemi.
Di avere una buona opinione di te stesso e di proclamarlo al mondo, non con grandi parole, ma attraverso grandi azioni.
Di vivere confidando che il mondo sia dalla tua parte, finché segui sinceramente la tua parte migliore."


(dal libro di Christian D. Larson, "Your Forces and How to Use Them", 1912)

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Per il mio personale pensiero in tema di ottimismo e pessimismo, clicca qui!

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