venerdì 31 gennaio 2014

Notizie dal gruppo "Ricomincio da me"


Stasera nel gruppo "Ricomincio da me" si parlerà di Era (Giunone), come archetipo della moglie fedele, modello cioè di femminilità che ripone nell'unione coniugale l'autorealizzazione della donna.
Era è una delle tre dee vulnerabili: impersona cioè una delle possibili dimensioni della donna dipendente dalla relazione con l'altro e perciò vulnerabile, giacché - non c'è bisogno di dirlo - l'amore quasi per definizione ci rende vulnerabili (le altre due dee vulnerabili, come dico anche in un precedente post, sono Demetra, archetipo della madre, e Persefone, archetipo della "figlia di mamma").
Qual è la sfida per una dea vulnerabile?
Probabilmente accettare e valorizzare la propria propensione alla relazione senza lasciarsene schiacciare.
Ma come? Ne parleremo insieme stasera per quanto riguarda Era.
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Nei prossimi giorni, se mi riesce, tratterò l'argomento anche sul blog, un po' per ripeterlo a me stessa, un po' per riepilogarlo a beneficio delle signore del gruppo di discussione, un po' per darne un'idea anche a coloro che non partecipano ai miei gruppi di discussione, ma sono interessati all'argomento.
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Grazie, signore del gruppo "Ricomincio da me", per le continue ispirazioni che mi date con le vostre personali storie di vita.
Per me non sono meno interessanti delle intramontabili storie mitologiche.
Anzi, in tanti momenti mi sembrate mitiche anche voi.
Vere dee della vostra mitologia privata, di cui mi sento onorata testimone.
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per partecipare alla presentazione del nuovo gruppo che parte il 6 febbraio prossimo, clicca qui
per un'introduzione dell'argomento sul blog, vai al link:http://ciochesimuovenoncongela.blogspot.it/2014/01/una-psicologa-allolimpo-2-le-dee.html

venerdì 24 gennaio 2014

L'amore secondo Gibran

Allora Almitra disse: parlaci dell'Amore. 
E lui sollevò la testa e scrutò il popolo 
e su di esso calò una grande quiete. E con voce ferma disse: 
Quando l'amore vi chiama, seguitelo. 
Anche se le sue vie sono dure e scoscese. 
E quando le sue ali vi avvolgeranno, affidatevi a lui. 
Anche se la sua lama, nascosta tra le piume vi può ferire. 
E quando vi parla, abbiate fede in lui, 
Anche se la sua voce può distruggere i vostri sogni 
come il vento del nord devasta il giardino. 

Poiché l'amore come vi incorona così vi crocifigge.
 E come vi fa fiorire così vi reciderà. 
Come sale alla vostra sommità e accarezza i più teneri 
rami che fremono al sole, 
Così scenderà alle vostre radici e le scuoterà fin dove 
si avvinghiano alla terra. 
Come covoni di grano vi accoglie in sé. 
Vi batte finché non sarete spogli. 
Vi staccia per liberarvi dai gusci. 
Vi macina per farvi neve. 
Vi lavora come pasta fin quando non siate cedevoli. 
E vi affida alla sua sacra fiamma perché siate 
il pane sacro della mensa di Dio. 

Tutto questo compie in voi l'amore, affinché 
possiate conoscere i segreti del vostro cuore 
e in questa conoscenza farvi frammento del cuore della vita. 
Ma se per paura cercherete nell'amore unicamente
 la pace e il piacere, 
Allora meglio sarà per voi coprire la vostra nudità 
e uscire dall'aia dell'amore, 
Nel mondo senza stagioni, dove riderete ma non tutto 
il vostro riso e piangerete,
 ma non tutte le vostre lacrime. 

L'amore non dà nulla fuorché se stesso e non attinge
 che da se stesso. 
L'amore non possiede né vorrebbe essere posseduto; 
Poiché l'amore basta all'amore. 

Quando amate non dovreste dire: "Ho Dio nel cuore", 
ma piuttosto, "Io sono nel cuore di Dio". 
E non crediate di guidare l'amore, 
perché se vi ritiene degni è lui che vi guida. 

L'amore non vuole che compiersi. 
Ma se amate e se è inevitabile che abbiate desideri, 
i vostri desideri hanno da essere questi: 
Dissolversi e imitare lo scorrere del ruscello
 che canta la sua melodia nella notte. 
Conoscere la pena di troppa tenerezza. 
Essere trafitti dalla vostra stessa comprensione d'amore, 
E sanguinare condiscendenti e gioiosi. 
Destarsi all'alba con cuore alato e rendere grazie
 per un altro giorno d'amore; 
Riposare nell'ora del meriggio e meditare sull'estasi d'amore; 
Grati, rincasare la sera; 
E addormentarsi con una preghiera in cuore 
per l'amato e un canto di lode sulle labbra. 
(Gibran Kahlil Gibran, da Il Profeta)
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Vedi anche su facebook "Sera di Luna" -
pagina di spunti su Amore & Co. collegata a questo blog
https://www.facebook.com/seradiluna1

sabato 18 gennaio 2014

Mitologia e psicologia. 2) Le dee dell'antica Grecia e la psicologia femminile

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L’importanza che le dee dell’antica Grecia possono rivestire per le donne di oggi è nel fatto di incarnare, ciascuna, specifici aspetti della psicologia femminile, con caratteristiche talmente marcate da consentire ad ogni donna di riconoscerli, se sente che le appartengono, e anche di farci i conti, quando è necessario.
Le dee dell’Olimpo sono molto diverse l’una dall’altra, e ciascuna ha tratti sia positivi sia potenzialmente negativi. I miti che le riguardano indicano cosa per loro è importante ed esprimono in forma di metafora ciò che può fare una donna che assomiglia a una certa dea.
Si può anche dire che ogni dea è la personificazione di un archetipo della femminilità (clicca qui) ed ogni donna può comprendere meglio se stessa, se riesce a riconoscere quali archetipi sono dominanti nella sua natura, quali stabilmente, quali occasionalmente (cioè in alcune fasi della vita o in certe situazioni), e quali sono stati messi a tacere perché incompatibili con le richieste del mondo.
A volte infatti le attese di una certa cultura, di una certa famiglia, di una certa classe sociale tendono a valorizzare alcuni modelli della femminilità a scapito di  altri, con la conseguenza di spingere una donna a soffocare la sua natura autentica in ossequio al modello di femminilità accettato dal suo contesto, e quindi a fingere di essere una dea, mentre in realtà ne è… un’altra.
Per esempio, se papà e mamma desiderano una figlia tutta grazia e dolcezza, tenderanno probabilmente a premiare una bambina che esprime le qualità di Persefone (“figlia della mamma”/donna ricettiva)  e di Demetra (madre/nutrice)  e a disapprovare una figlia Artemide (sorella/competitiva/femminista) che sa quello che vuole e pretende di avere le stesse opportunità  e gli stessi privilegi di suo  fratello. Oggi peraltro, che al modello femminile della mamma-casalinga non viene tributata una grande considerazione sociale, una bambina potrebbe venir dissuasa dal restare a casa a giocare “alla mamma” o “alle signore” (come magari per sua natura amerebbe fare)  e spinta piuttosto a praticare sport competitivi o ad andare a scuola prima del tempo, perché quelli sono gli ambiti in cui i genitori desiderano che emerga, e quelli sono i ruoli che le promettono una buona posizione nel mondo.
La questione però è che le nostre “vere dee interiori” (le nostre vere attitudini, i nostri "archetipi dominanti"), anche se imprigionate, continuano a vivere nelle secrete della nostra natura, per cui una bambina – e poi una donna – continuerà a sentirsi quello che è, nonostante si sia piegata per compiacenza ai modelli altrui.
La disapprovazione del mondo, infatti, non modifica il modello interno: gli dà solo un marchio d’infamia; con la conseguenza che la donna si vivrà come inadeguata e carente per via delle reali caratteristiche della propria natura e dei propri reali interessi, e dolorosamente inautentica, perché continua a fingersi diversa da quello che realmente è. Tutto ciò con inevitabili ricadute sulla sua autostima che ne risulterà minata, come testimoniano le tantissime "donne di successo", a cui non bastano mai titoli, medaglie e riconoscimenti pubblici per riconoscere a sé stesse un reale valore.
Tutto questo per dire che anche le nostre "dee interiori", come le vere dee dell'Olimpo, sono capaci di attuare la loro vendetta se le tradiamo. Conviene allora rispettarle, onorarle e farsele amiche. Il che significa,  fuor di metafora, che conviene avere cura delle parti di noi che ci appartengono profondamente e che rappresentano la nostra autenticità e unicità, a prescindere dal fatto che corrispondano o meno ad un un modello socialmente e culturalmente desiderabile.
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Le divinità femminili su cui prossimamente ci soffermeremo sono sette.
A mano a mano che le incontreremo, mi riprometto di mettere il link al post che le riguarda sotto il rispettivo nome in quest'elenco. Esse sono:
- Era (= Giunone)
- Demetra (= Cerere)
- Persefone (= Proserpina)
- Atena (= Minerva)
- Artemide (= Diana)
- Estia (= Vesta)
- Afrodite (= Venere)
Secondo il modello teorico di Jean Shinoda Bolen (esposto nel suo libro Le dee dentro la donna), che viene qui adottato come principale riferimento teorico sull'argomento, queste sette dee sono rispettivamente classificabili in tre diverse categorie, e cioè: dee vulnerabili, dee vergini, dee alchemiche.
In particolare:
- Era, Demetra e Persefone costituiscono il gruppo delle  DEE VULNERABILI;
esse rappresentano le qualità femminili dell'orientamento al rapporto; la loro identità e il loro benessere dipendono dalla presenza nella loro vita di relazioni significative; esse rivestono rispettivamente i ruoli archetipici di:

  •  moglie (= moglie fedele) Era; 
  •  madre (= madre nutrice) Demetra;
  •  figlia (= figlia della mamma/donna ricettiva) Persefone;

- Atena, Artemide ed Estia costituiscono il gruppo delle DEE VERGINI;
esse rappresentano le qualità femminili dell'indipendenza e dell'autosufficienza; gli attaccamenti emotivi non le distoglievano da ciò che per loro era importante; non si innamoravano mai perdutamente e non si facevano vittimizzare; esse rivestono rispettivamente i ruoli archetipici di:

  • figlia del padre (= stratega) Atena;
  • sorella (= femminista/competitiva) Artemide;
  • zia nubile (= vecchia saggia) Estia

- Afrodite costituisce l'unica DEA ALCHEMICA;
ha sia alcune caratteristiche delle dee vulnerabili sia alcune caratteristiche delle dee vergini, ma non rientra in nessuno dei due gruppi; per esempio, dava maggior valore all'esperienza emotiva con gli altri, piuttosto che al vincolo con essi (com'era invece per le dee vulnerabili) o alla propria indipendenza dagli altri (com'era invece per le dee vergini); Afrodite mantenne l'autonomia, come una dea vergine, ma ebbe anche molti amori e molti figli, come una dea vulnerabile; le sue relazioni furono sempre una libera scelta e non fu mai vittimizzata da nessuno. Dea della bellezza e dell'amore, incarna il mito dell'attrazione erotica, della sensualità e della sessualità, ma rappresenta anche una forza immensa di cambiamento: attraverso di lei fluiscono attrazione, unione, fertilizzazione e nascita di una vita nuova, sequenza che, nell'unione tra un uomo e una donna, porta al concepimento di  un bambino, mentre in altri processi creativi può portare alla nascita di una nuova teoria, di un'opera d'arte, di un progetto e di qualsiasi altro prodotto della creatività umana concepito in uno stato paragonabile all'innamoramento. Riveste il ruolo archetipico di:

  • amante (= donna sensuale/donna creativa)

Quando esamineremo più in dettaglio le caratteristiche di ogni singola dea, ogni donna potrà verificare a quale di esse sente di assomigliare di più. Probabilmente nessuna di noi si rispecchierà completamente in una sola divinità e ci capiterà di riconoscere in noi stesse, in misura maggiore o minore, stabile o occasionale, aspetti di dee diverse.
Questo da un lato può restituirci una visione poliedrica della nostra unicità (come miscuglio originale e irripetibile di attributi  e potenzialità impersonati da varie dee) e dall'altro può portarci a riconoscere meglio anche certi nostri conflitti interni.
Dopo tutto anche la mitologia ci racconta che alcune dee dell'Olimpo erano in competizione tra loro, e questa mi sembra una buona metafora di quando ci troviamo sballottate tra aspetti confliggenti della nostra personalità che facciamo fatica a conciliare, e che ci impongono di decidere quale di loro esprimere e quando, se non vogliamo rimanere travolte dalla nostra personalissima... guerra epica.
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PROSPETTO RIASSUNTIVO DELLE 7 DEE GRECHE CONSIDERATE
(cliccando sui nomi greci o romani delle dee si viene rinviati alle relative vicende mitologiche su  Wikipedia)  
Religione grecaReligione romana
Ruolo


3 DEE VULNERABILI 
EraGiunoneDea del matrimonio e della famiglia (moglie =  moglie fedele)
DemetraCerereDea della terra e della fertilità (madre = madre nutrice)
PersefoneProserpinaDea della terra feconda, dea dei morti (figlia =  figlia di mamma)

Atena

Minerva

3 DEE VERGINI
Dea della sapienza, della saggezza, della guerra, delle arti e dell'intelligenza (figlia del padre = stratega)
ArtemideDianaDea della caccia e della luna (sorella = femminista/competitiva)
EstiaVestaDea del focolare domestico (zia nubile = vecchia saggia)



1 DEA ALCHEMICA
AfroditeVenereDea dell'amore, della bellezza e dell'arte (amante= donna sensuale, donna creativa)



venerdì 17 gennaio 2014

Vivere e condividere l'incertezza. La "Capacità Negativa" di John Keats


"Ciò che gli uomini vogliono non è la conoscenza, ma la certezza." (Bertrand Russel)
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Può risultare molto difficile tollerare uno stato d'incertezza: ci si deve confrontare con il senso d'impotenza, il disorientamento, la confusione.
Condizioni d'incertezza, di intensità ora maggiore ora minore, vengono sperimentate per esempio in tutti i momenti in cui la vita ci mette di fronte ai suoi grandi cambiamenti.
L'irrompere del nuovo può essere vissuto come un attentato alla nostra continuità mentale e risultare destabilizzante.

lunedì 13 gennaio 2014

Mitologia e psicologia: 1) Le divinità dell'antica Grecia e la psicologia. Introduzione.

Un mito è qualcosa che non muore mai, perché ha un senso che travalica le epoche storiche.
Un mito incarna un modello di pensiero, di sentimento, di comportamento, in cui ogni essere umano trova qualcosa che gli è immediatamente "familiare", perché dà corpo a un tema già presente nella stessa natura umana (sia nel bene sia nel male): un tema che a livello intuitivo è accessibile a tutti, e al tempo stesso è incomprensibile e incomunicabile fino a che resta dentro di noi così com'è, cioè al suo  stato grezzo. Il personaggio mitico (reale o di fantasia) è colui che, con la sua sagoma, dà una forma comunicabile a questo tema eterno, e con la sua singolare vicenda mette in forma narrativa ciò che a livello psichico è presente come una specie di matassa ingarbugliata, che aspetta di essere in qualche modo dipanata, per diventare trattabile.
Carl Gustav Jung sviluppa mirabilmente questo argomento in vari scritti, trattando degli archetipi dell'inconscio collettivo. Egli considerò gli archetipi, in senso psicologico, come modelli di comportamento istintuali contenuti in una parte del nostro inconscio (l'inconscio collettivo, appunto) che non è individuale, ma è universale, perché ha contenuti innati che sono più o meno gli stessi ovunque e in ciascuno. Miti e fiabe, per Jung, sono appunto espressioni di archetipi, come lo sono molte immagini e tematiche dei sogni, e questo spiegherebbe in qualche modo anche le analogie fra miti e fiabe di molte culture diverse.
Il mio intento, nel prossimi post sull'argomento, è di esporvi qualche considerazione di tipo psicologico riguardante le divinità dell'antica Grecia. 
Il legame tra miti greci e psiche è stato abbondantemente riconosciuto anche da Sigmund Freud, che con le sue opere ha reso quanto mai popolari e indimenticabili, per esempio, il mito di Edipo e il mito di Narciso.
Le considerazioni che farò su questo blog circa la psicologia delle divinità greche non ambiscono a tanto.
Semplicemente, visto che gli dei dell'Olimpo - benché tramontati come oggetto di culto - appartengono  ancora profondamente alla nostra cultura (tant'è che ce li ritroviamo ancora nei libri di scuola, come nei dipinti e nelle statue dei nostri musei), considerarli come incarnazione di qualcosa che a livello psichico ci appartiene ancora, è un modo per riconoscere un ulteriore valore a tanta già preziosa tradizione, un modo anche per comprenderla meglio, e forse per comprendere un po' meglio anche noi stessi.
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Riferimenti teorici. Pur partendo dal concetto junghiano di archetipo e pur facendo tesoro di molte riflessioni di Jung in materia, il modello teorico a cui farò riferimento d'ora in avanti è quello proposto da Jean Shinoda Bolen, psichiatra e psicoterapeuta di formazione junghiana, che nei suoi libri Le dee dentro la donna e Gli dei dentro l'uomo, propone teorie con cui di massima concordo, anche se in parte si discostano da certe posizioni di Jung. 
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Per comodità di chi legge, riproduco di seguito
  •  sia un albero genealogico (trovato in internet), per orientarsi tra le parentele dell'Olimpo;
  •  sia una tabella tratta da Wikipedia, per rispolverare la corrispondenza tra divinità greche e romane, e per ottenere un immediato rinvio alle informazioni mitologiche che le riguardano con un semplice clic sul nome che interessa.
Le prime divinità di cui ci occuperemo saranno di sesso femminile.
Cominciamo a considerare che forse in tutte le donne ci possono essere delle "dee sonnecchianti" che aspettano solo di essere risvegliate e proviamo anche a chiederci che aspetto avrebbe una dea dell'Olimpo se si trovasse catapultata improvvisamente nei panni di una donna dei nostri tempi.

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La tabella sottostante riporta i nomi delle divinità greche in ordine alfabetico con le relative corrispondenze con le divinità romane.
Religione grecaReligione romanaRuolo
AdePlutoneDio degli Inferi
AfroditeVenereDea dell'amore, della bellezza e dell'arte
ApolloApolloDio del sole, della musica, della poesia e della scienza
AresMarteDio della guerra
ArtemideDianaDea della caccia e della luna
AtenaMinervaDea della sapienza, della saggezza, della guerra, delle arti e dell'intelligenza
Borea/EoloAquiloneDio del vento
CronoSaturnoDio del tempo
DemetraCerereDea della terra e della fertilità
DionisoBaccoDio del vino, delle feste e dei banchetti
EfestoVulcanoDio del fuoco, dei fabbri e della metallurgia
ElioSoleDio del sole
EosAuroraDea dell'aurora
EraGiunoneDea del matrimonio e della famiglia
EracleErcoleDio del salvataggio
ErinniFurieDee dell'ordine morale e della vendetta
ErisDiscordiaDea della discordia
ErmesMercurioDio dei mercanti,dei ladri è il messaggero degli dei
ErosCupidoDio dell'amore
EstiaVestaDea del focolare domestico
IliziaLucinaDea delle partorienti
IpnoSomnusDio del sonno
LetoLatonaMadre dei gemelli divini Artemide e Apollo/Diana e Apollo
MoiraParcheDee del destino
NikeVittoriaDea della vittoria
PersefoneProserpinaDea della terra feconda, dea dei morti
PoseidoneNettunoDio del mare
ReaOpiDea dell'abbondanza
TanatoMorsDio della morte
TicheFortunaDea della fortuna e del caso
ZefiroFavonioDio del vento di ponente
ZeusGiovePadre degli Dei,Dio del cielo e dei fenomeni meteorologici

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Leggi anche:






































































































sabato 11 gennaio 2014

Le cose giovani sono morbide. Le cose vecchie sono fragili. Lo stretching come pratica fisica e come metafora della flessibilità


Una delle (non poche...) esperienze che mi hanno cambiato la vita è stata la pratica regolare dello stretching, iniziata in principio per necessità, sotto la spinta del dolore fisico e grazie alla guida di istruttori esperti, e poi proseguita in autonomia per sempre.
Personalmente considero la pratica dello stretching come una delle possibili vie per adempiere  simultaneamente a due delle nostre regole delle serenità: avere cura del proprio corpo ed avere cura del proprio spirito.
C'è qualcosa, infatti, nella pratica dello stretching, che va al di là della mera cura del corpo in sé. C'è qualcosa anche di simbolico, di metaforico, nell'allungamento muscolare, che in qualche modo può portarci a riflettere su certe qualità dello spirito.
Praticare regolarmente lo stretching può essere anche una strada che un po' alla volta ci avvicina allo yoga, perché può portarci a percepire qualcosa di molto elevato nella risposta di benessere che il nostro corpo ci rimanda, quasi che noi, onorandolo con i nostri esercizi, gli avessimo finalmente riconosciuto una sua sacralità.
A seguire, un pensiero di  Deng Ming-Dao sull'argomento, tratto dal suo libro Il Tao per un anno.
"L'allungamento - in senso letterale e metaforico - è una parte necessaria della vita.
Dal punto di vista fisico, un buon programma di stretching  mette in risalto tutte le parti del corpo. Prima sciogliamo le articolazioni e i tendini, così i movimenti successivi non ci procureranno dolore. Poi allunghiamo metodicamente tutto il corpo, partendo dalle masse muscolari più estese, come le gambe e la schiena, e procedendo verso parti più piccole e sottili, come le dita. Coordiniamo gli esercizi con la respirazione ed eseguiamo movimenti lunghi e delicati, evitando colpi e forzature. Quando ci allunghiamo in una direzione, provvediamo sempre a farlo anche nella direzione opposta. Seguendo questa procedura, la nostra flessibilità non può che aumentare.
L'allungamento in senso metaforico porta all'espansione e alla flessibilità nella crescita personale. Una pianta giovane è tenera e cedevole; una pianta vecchia rigida, legnosa e soggetta a rotture. Morbidezza è dunque sinonimo di vita, e durezza di morte. Quanto più flessibili siamo, tanto migliore è la nostra salute fisica e mentale."




domenica 5 gennaio 2014

Ricomincio da me - Gruppo per l'autoconsapevolezza femminile - Primo incontro gratuito: Giovedì 6 febbraio 2014 (riedizione)

Il prossimo 6 febbraio, dalle ore 18 alle ore 20, presenterò presso il mio studio la riedizione di:
Ricomincio da me - Gruppo per l'autoconsapevolezza femminile.
(clicca qui per andare  alla pagina attività, eventi, corsi, gruppi)
Si tratta di un ciclo di incontri al femminile teso a dare risposta a un desiderio che molto spesso mi viene manifestato dalle donne (inizialmente dai 40 anni in su, ma ora anche sotto i 40 anni): cioè quello di un gruppo interamente dedicato a loro.
Alcune donne che hanno partecipato ai miei corsi di life coaching, per esempio, mi hanno detto che a portarle da me non era stato tanto il desiderio di essere aiutate a raggiungere questo o quell'obiettivo, quanto la ricerca di un gruppo in cui poter portare se stesse, i propri pensieri, le proprie emozioni, le proprie battaglie col mondo e in cui sentirsi accolte, riconosciute, ascoltate, rispettate e supportate moralmente da un'intera... squadra di alleate.
E' proprio con questo spirito, cioè dare risposta a questo tipo di esigenza, che parte il gruppo di discussione per l'autoconsapevolezza femminile.
Il gruppo si propone come occasione di confronto e alleanza tra donne alla ricerca di un riconoscimento dei propri valori, bisogni e desideri e anche del coraggio di agire coerentemente ad essi. Il gruppo è un luogo dove è concesso dar voce anche a parti di sé finora messe a tacere, forse per difesa dall’insensibilità o dall’aggressività altrui,  o forse semplicemente per stanchezza o mancanza di fiducia in se stesse (quanti desideri sono stati soffocati sotto il peso della parola "ormai"?).
Il gruppo è sia un'occasione per prendere contatto con la propria interiorità e la propria  autenticità , sia un'occasione per affinare, oltre alla capacità di ascolto di sé, anche quella di ascolto dell'altro, in un clima teso a favorire, prima nel gruppo e poi anche all'esterno, relazioni più spontanee, autentiche, significative e improntate alla reciprocità.
La partecipazione all'evento è gratuita, ma il numero dei posti è limitato. Occorre prenotare.
Per informazioni e prenotazioni, contattare il numero 388.8257088.
Per seguire l'evento su facebook (con le sue possibili ripetizioni) e per invitare amiche clicca qui
Per andare alla pagina delle attività, eventi, corsi e gruppi, clicca qui

venerdì 3 gennaio 2014

Conosco delle barche (di Jacques Brel)


Conosco delle barche
che restano nel porto per paura
che le correnti le trascinino via con troppa violenza.

Conosco delle barche che arrugginiscono in porto
per non aver mai rischiato una vela fuori.

Conosco delle barche che si dimenticano di partire
hanno paura del mare a furia di invecchiare
e le onde non le hanno mai portate altrove,
il loro viaggio è finito ancora prima di iniziare.

Conosco delle barche talmente incatenate
che hanno disimparato come liberarsi.

Conosco delle barche
che restano ad ondeggiare
per essere veramente sicure di non capovolgersi.

Conosco delle barche che vanno in gruppo
ad affrontare il vento forte al di là della paura.
Conosco delle barche che si graffiano un po’
sulle rotte dell’oceano ove le porta il loro gioco.

Conosco delle barche che non hanno mai smesso
di uscire una volta ancora,
ogni giorno della loro vita
e che non hanno paura a volte di lanciarsi
fianco a fianco in avanti a rischio di affondare.

Conosco delle barche
che tornano in porto lacerate dappertutto,
ma più coraggiose e più forti.
Conosco delle barche straboccanti di sole
perché hanno condiviso anni meravigliosi.

Conosco delle barche
che tornano sempre quando hanno navigato,
fino al loro ultimo giorno,
e sono pronte a spiegare le loro ali di giganti
perché hanno un cuore a misura di oceano.

(Jacques Brel)

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domenica 29 dicembre 2013

Brave ragazze sfortunate in amore. Lezione di sopravvivenza n.2. Se il tuo lui è sposato

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Nel post "Brave ragazze sfortunate in amore. Lezione di sopravvivenza n.1...",  abbiamo considerato alcune caratteristiche che possono rendere una donna un "soggetto particolarmente a rischio" in materia di pene d'amore. Questo avviene per esempio:
  • se è molto "bisognosa" di amore, di attenzioni, di telefonate, di compagnia, di presenza, di cure e anche di una relazione affettiva che idealmente dovrebbe soddisfare buona parte di questi bisogni; 
  • se ha la tendenza a confondere il desiderio sessuale con l'amore;
  • se ha la tendenza a fare di un uomo il centro del suo universo, facendo ruotare intorno a lui l'organizzazione della propria vita, i propri progetti e i propri sogni;
  • se, velatamente o smaccatamente, è ancora alla ricerca del principe azzurro, perché il sogno più grande della sua vita è e resta quello, costi quel che costi.
Quando l'oggetto d'amore è poi addirittura un uomo sposato... addio! Per una donna con certe   caratteristiche le probabilità di soffrire diventano talmente alte, da costituire quasi una certezza. Come lo è anche la probabilità di uscirne a pezzi, quando la storia finisce, visto che un'altra quasi certezza è che queste storie il più delle volte, presto o tardi,  finiscono e in genere fanno tanto più male, quanto più a lungo sono durate.
La miglior cosa che possa fare una donna di questo tipo, quando viene sfiorata dalla tentazione di viversi una storia con un uomo sposato, è di darsela a gambe finché è in tempo. Cioè praticamente subito! Di corsa. E senza mai voltarsi indietro.
Pensieri come: "La vita è già così pesante. Perché negarsi un'occasione di gioia? Pazienza se lui è sposato: è un problema suo, mica mio! Per ora prendiamoci il buono, poi si vedrà" è meglio ricacciarli  indietro subito. Infatti per poterseli permettere (e quindi permettersi di attuarli) bisogna prima saper padroneggiare bene -  ma proprio bene bene - la prima regola di sopravvivenza.
L'unico modo infatti per viversi una storia con un uomo sposato, senza uscirne massacrate,  è:
  •  riuscire a conservare sempre (o il più possibile) la padronanza delle proprie emozioni;
  •  avere sangue sufficientemente freddo e mente sufficientemente lucida da non abbassare mai la guardia rispetto al livello del proprio coinvolgimento nella relazione;
  • tenersi stretta la propria vita di sempre, i propri interessi, il proprio lavoro, i propri amici, i propri possibili altri partner, e  continuare a investire su un proprio autonomo progetto di vita,  indipendentemente da lui:
  • viversi la storia per quello che è: sesso, scambio erotico, somma di momenti piacevoli,  area di gioco tra adulti, e non scivolare mai nell'illusione che sia un amore costruttivo, basato su  una  progettualità di coppia e sull'attenzione paritaria e reciproca ai bisogni di entrambi (perché i bisogni dell'amante saranno sempre all'ultimo posto rispetto a una lunga lista di bisogni di lui...);
  •  non lasciarsi  trasportare da fantasie romantiche di nessun tipo e meno che mai cullarsi nell'illusione che prima o poi lui lascerà la moglie per scegliere l'amante (questa infatti è un'ipotesi  estremamente remota: la maggior parte degli uomini sposati non lascia la famiglia per l'amante - salvo che non siano le mogli a sbatterli fuori di casa! - e spesso proprio avere un'amante consente a un uomo di  sopportare meglio anche una vita matrimoniale insoddisfacente, senza doverla smontare e affrontare le mille conseguenti "scomodità").
Insomma, detta in parole povere, l'importante è non illudersi che una relazione con un uomo sposato possa essere ciò che non è e che probabilmente non sarà mai.
L'importante è essere consapevoli in ogni momento che un'amante è cosa molto diversa da una fidanzata, e che, nello scenario della vita di lui, il ruolo di protagonista appartiene e apparterrà sempre alla moglie (per quante corna lui le faccia), mentre il ruolo dell'amante è e resterà sempre quello di una semplice comparsa (e spesso anche di una comparsa tra le tante).
Per cui alla fine la cosa più importante di tutte, per non lasciarci le penne con un uomo sposato, se proprio proprio si è deciso di averci una storia, è: NON INNAMORARSENE ASSOLUTAMENTE!
Ma le brave ragazze sfortunate in amore è come se da quest'orecchio non ci sentissero tanto bene.
A loro discolpa, c'è anche da dire che il nostro cervello (e figurarsi il nostro cuore!) non va tanto  d'accordo con gli imperativi negativi. Per cui, per ottenere che una cosa non venga fatta, è preferibile  formulare il comando in positivo: dire cosa fare anziché cosa non fare (dire "Scappa!" piuttosto che  "Non innamorarti!").
Per cui, care ragazze sfortunate in amore, il mio consiglio di base per ogni volta che resterete  abbagliate dal luccichio nello sguardo di un uomo al cui anulare sinistro luccica pure una bella fede nuziale, è sempre: "Scappate via, prima di innamorarvi!".
Però, se non vi sentite brave ragazze sfortunate in amore, bensì donne intraprendenti e organizzate, che vogliono viversi tutte le esperienze che la vita ha da offrire loro, allora regolatevi liberamente secondo le vostre forze e i vostri principi, perché sicuramente siete voi le vere esperte della vostra vita e nessuno ha il diritto di intromettersi.
Tuttavia un consiglietto piccolo piccolo mi permetto di  darlo anche a voi (visto che anche le donne dall'apparenza più forte possono rivelarsi inaspettatamente molto vulnerabili nelle faccende di cuore!). Il consiglio è questo: mettete una data di scadenza alla relazione sin dal primo bacio. Come sui formaggini. E rispettatela. Rispettatela anche se vi costa fatica. E non sottovalutate la possibilità che proprio questa fatica significhi qualcosa (se aveste voglia di mangiare dei formaggini scaduti e potenzialmente tossici, vi porreste o no la questione di una dipendenza dai formaggini?).
Monica Morganti e Sara Eba Di Vaio, nel loro interessante libricino "Se il tuo lui è sposato - Istruzioni per l'uso" (che fa un quadro molto lucido di queste situazioni, con un tono piacevole e informale adatto un po' a tutte), dicono a riguardo:
"Se dai una data di scadenza alla non-relazione ["non relazione" è il nome con cui le autrici chiamano la storia che si può avere con un uomo sposato] è più facile per te non costruirci sopra il film del 'per sempre': vanno benissimo 5-6 settimane per cominciare, eventualmente rinnovabili non più di due volte. La scadenza ti ricorda di stare nella presenza, goderti l'attimo, non creare attaccamento".
E altrove dicono anche: "Ciò ti permette di vivere una non relazione con un uomo sposato, sopravvivendone quando finirà.
Del resto se stare con uno sposato 8 settimane può essere entusiasmante, starci 4 anni è davvero un massacro; inoltre i momenti più esaltanti con LUI sono sempre le prime settimane, quindi non cercare di farla durare eternamente... goditi i primi incontri!
Non diventare l'amante per 10 anni!
Se, mentre stai leggendo questo libro, sei l'amante già da 3 anni, comincia a pensare seriamente di mollare perché non ha alcun senso e può solo peggiorare. LUI cercherà prima o poi un'altra amante: l'amante è trasgressione e non può essere 'cuccia', per quello c'è già la moglie."

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A seguire,  per concludere, una citazione e una canzone.
La citazione è una domanda. 
La canzone è dedicata a coloro che, nonostante tutto, a una tale domanda avranno risposto... sì
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«Se potessi essere felice, veramente felice per un breve periodo, ma se sapessi in anticipo che la felicità si tramuterà in tristezza e alla fine causerà sofferenza, l'accetteresti comunque?»
(Gregory David RobertsShantaram)
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martedì 24 dicembre 2013

Buon Natale! E anche un'ispirazione per stanotte: il vassoio della Natività

Buon Natale a voi tutti, cari amici di Ciò che si muove non congela!
Troverete una cartolina animata con i miei auguri musicati e danzati cliccando qui.
Ma il mio più sentito augurio di Natale per voi e anche per me è che stanotte, dietro gli addobbi, le luci, i canti, i pacchetti e il caos conviviale, ci sia per ciascuno di noi un momento di pace e di quieta riflessione, in cui ricordare che le cose, per quanto belle, sono soltanto cose; e che noi siamo stati creati non soltanto per fare ma anche, ogni tanto,  semplicemente  essere.
Come ha detto efficacemente un anonimo autore, "se, come Erode, riempiamo la nostra vita, e poi la riempiamo d'altre cose ancora; se ci consideriamo tanto insignificanti da dover riempire d'azione ogni momento della nostra vita, quando avremo il tempo di fare quel lungo, lento viaggio attraverso il deserto, come i Re Magi? O di sedere a guardare le stelle come fecero i pastori? O di riflettere sulla venuta del bambino come fece Maria? Per ciascuno di noi c'è un deserto da attraversare. Una stella da scoprire. E una creatura in noi alla quale dare luce".
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A seguire, alcune righe di una simpatica signora americana che ci racconta un suo rituale un po' speciale per la notte di Natale.
Chissà che non ispiri anche qualcuno di noi, stanotte...
Chissà che non ci avvicini a una saggia rivisitazione dell'idea un po' appannata di Babbo Natale, al senso cioè del dono offerto senza preferenze - e appunto, al buio - a destinatari sconosciuti, a prescindere da quanto siano stati buoni o cattivi, o di quanto siano belli o brutti, o anche di quanto ci siano simpatici o antipatici...
In fondo è così che sarebbe programmata a fare anche la natura, se lasciata libera da leggi umane che la piegano alle ragioni del possesso esclusivo e quindi dell'esclusione.
Anche la natura è portata a fare doni a destinatari sconosciuti, ogni volta che produce un frutto sopra un albero "abbandonato", oppure un fiore spontaneo sul bordo di un marciapiede, o acqua sorgiva che sgorga da una fonte spontanea, o un canto d'uccelli liberi nell'aria leggera e luce di stelle di tutti nel cielo di tutti.
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Il vassoio della Natività
di Sarah Ban Breathnach
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"La leggenda vuole che, la notte della Natività, chiunque si avventuri fuori nella neve per portare un osso prelibato a un cane sperduto e gemente, una manciata di fieno a un cavallo tremante, un caldo mantello a un viaggiatore solitario, una ghirlanda di bacche lucenti per chi ha portato le catene, un piatto di briciole per tutti gli uccelli intirizziti che credevano morto il loro canto e caramelle per i bambini che spiano da solitarie finestre, chiunque prepari questo vassoio di Semplice Abbondanza «sarà ricambiato con doni degni di uno stupore che compete con i colori del pavone e le armonie del cielo».
Così, zitta zitta, tiro giù da sopra l'armadietto un enorme vassoio di salice, lo fodero di stoffa e ci metto sopra un osso succulento delle costolette arrosto della cena; una ciotola di cibo per gatti; del fieno dalla balla che ho usato per le decorazioni autunnali; un caldo cappotto diventato troppo piccolo o di cui qualcuno si è stancato; dei mirtilli; un piatto di briciole di pane fresco e semi di girasole; un piatto di caramelle.
Esco quatta quatta e lo poso sul muro di pietra davanti a casa.
A volte c'è la neve, altre no, ma fa sempre freddo.
Guardo in su in cerca di una stella luminosa; è la stella cometa? Ai miei occhi sì.
Sto gelando. E' impossibile in questa notte santa non pensare ai senza tetto, mentre sistemo il vassoio nella neve o per terra. Duemila anni fa un'altra famiglia senza casa si affidò alla carità degli estranei. Non ne trovarono finché una donna come tante, stanca e travagliata, si fermò abbastanza a lungo per provare una stretta al cuore.
Anch'io ora provo una stretta al cuore, ma per il senso di colpa; il fatto che prima, questo pomeriggio, sia stato lasciato  un cesto con dei regali davanti a un ospizio attenua un po' il rimorso, ma provo delusione e tristezza per non aver fatto e non fare di più.
Prometto che l'anno prossimo lo farò. A volte le promesse a fin di bene le mantengo, altre volte la vita reale mi distrae dalla Vita Reale. Non faccio abbastanza, e lo sappiamo tanto io quanto lo Spirito.
Ho cominciato a preparare il vassoio della Natività perché la leggenda sembrava circondata da un misticismo quasi impercettibile.
Mi interessava anche la promessa di doni strabilianti che competono con le armonie del cielo.
Ogni anno, quando la mattina di Natale vado a riprendere il vassoio, molte offerte sono sparite. Una volta perfino il cappotto.
Per quanto ne so, sono il Babbo Natale degli scoiattoli. Ma sono felice di fermarmi a domandarmi chi mai avrà visto realizzarsi i suoi sogni, questo Natale.
E i doni strabilianti che competono col cielo?
Sono ovunque io posi lo sguardo.
Ma il dono migliore è che posso vederli veramente."
(Sarah Ban Breathnach)


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giovedì 12 dicembre 2013

Promozione natalizia riservata ai fan del blog: primo colloquio psicologico gratuito dal 13.12.2013 al 10.01.2014


Buon Natale, amici di "Ciò che si muove non congela"! Questo è il mio regalo per voi.
E ricordatevi che un primo incontro gratuito con una psicologa non è necessariamente il primo passo di un lungo percorso a pagamento; può essere anche semplicemente un primo passo simbolico verso sé stessi, il segno che sancisce un buon proposito per il nuovo anno: prendersi cura di sé.
***

lunedì 9 dicembre 2013

She let go

She let go (Lasciò andare) è  una poesia di cui non è chiara la paternità.
Alcuni la attribuiscono ad Ernest Holmes, altri a Jennifer Eckert Bernau, altri al Rev.Safire Rose.
Di chiunque sia, mi sembra molto bella e con una sua delicata tonalità spirituale che la rende un po' speciale. Eccola allora, a seguire, nella traduzione italiana e poi nella versione  inglese.
***
***
Lasciò andare.
Senza un pensiero o una parola, lei lasciò andare.
Lasciò andare la paura.
Lasciò andare i giudizi.
Lasciò andare la confusione di opinioni che sciamano intorno alla testa.
Lasciò andare l'indecisione in lei.
Lasciò andare tutte le ragioni "giuste".
Totalmente e completamente,
senza esitazione o preoccupazione, ha appena lasciato andare.
Lei non ha chiesto nessun consiglio.
Lei non ha letto un libro su come lasciare andare ...
Lei non ha pregato le Scritture.
Ha appena lasciato andare.

Lasciò andare tutti i ricordi che la legavano.
Lasciò andare tutta l'ansia che le impediva di andare avanti.
Lasciò andare la progettazione e tutti i calcoli sul giusto.
Non ha promesso di lasciar andare.
Lei non ha scritto la data.
Non ha fatto alcun annuncio pubblico e messo nessun annuncio sul giornale.
Lei non ha controllato le previsioni del tempo o letto il suo oroscopo quotidiano.
Ha appena lasciato andare.

Lei non ha analizzato se lei avrebbe dovuto lasciar andare.
Non ha chiamato i suoi amici per discutere la questione.
Lei non ha fatto un trattamento spirituale.
Lei non proferì una parola. Ha appena lasciato andare.
Nessuno era in giro quando è successo.
Non c'era nessun applauso o un coro di congratulazioni.
Nessuno è stato ringraziato.
Nessuno si è accorto di nulla.
Come una foglia che cade da un albero, lei ha appena lasciato andare.

Senza nessuno sforzo.
Senza nessuna lotta.
Né bene né male.
Era quello che era, ed è proprio questo.
Nello spazio di lasciarsi andare, lei lascia che tutto sia.

Un piccolo sorriso appare sul suo viso.
Una leggera brezza soffia attraverso di lei.
E il sole e la luna splendono sempre.




***

She Let Go
She let go. Without a thought or a word, she let go.
She let go of fear. She let go of the judgments. 
She let go of the confluence of opinions swarming around her head.
She let go of the committee of indecision within her.
She let go of all the ‘right’ reasons. Wholly and completely, 
without hesitation or worry, she just let go.
She didn’t ask anyone for advice. She didn’t read a 
book on how to let go… She didn’t search the scriptures.
She just let go.
She let go of all of the memories that held her back. 
She let go of all of the anxiety that kept her from moving forward. 
She let go of the planning and all of the calculations about how to do it just right.
She didn’t promise to let go. 
She didn’t journal about it. 
She didn’t write the projected date in her day-timer.
She made no public announcement and put no ad in the paper. 
She didn’t check the weather report or read her daily horoscope. 
She just let go.
She didn’t analyse whether she should let go. 
She didn’t call her friends to discuss the matter. 
She didn’t do a five-step Spiritual Mind Treatment. 
She didn’t call the prayer line. 
She didn’t utter one word. She just let go.
No one was around when it happened. 
There was no applause or congratulations. 
No one thanked her or praised her. 
No one noticed a thing. 
Like a leaf falling from a tree, she just let go.
There was no effort. There was no struggle. 
It wasn’t good and it wasn’t bad. 
It was what it was, and it is just that.
In the space of letting go, she let it all be. 
A small smile came over her face. 
A light breeze blew through her.
And the sun and the moon shone forevermore.
***

(The author of this poem is unclear. A few sites list Ernest Holmes as the author, another Jennifer Eckert Bernau and still another Rev.Safire Rose)