domenica 16 febbraio 2014

I bambini s'incontrano - poesia di Rabindranath Tagore


I bambini s'incontrano
sulla spiaggia di mondi sconfinati.
Sopra di loro il cielo è immobile
nella sua immensità
ma l'acqua del mare che non conosce riposo
si agita tempestosa.
I bambini s'incontrano con grida e danze
sulla spiaggia di mondi sconfinati.
Costruiscono castelli di sabbia 
e giocano con conchiglie vuote.
Con foglie secche intessono barchette
e sorridendo le fanno galleggiare
sulla superficie ampia del mare.
I bambini giocano sulla spiaggia dei mondi.
Non sanno nuotare 
né sanno gettare le reti.
I pescatori di perle si tuffano per cercare
i mercanti navigano sulle loro navi
i bambini raccolgono sassolini
e poi li gettano di nuovo nel mare.
Non cercano tesori nascosti
non sanno gettare le reti.
Ride il mare increspandosi
ride la spiaggia luccicando pallidamente.
Le onde portatrici di morte
cantano ai bambini cantilene senza senso
come fa la madre
quando dondola la culla del suo bimbo.
Il mare gioca con i bambini
e la spiaggia ride luccicando pallidamente.
I bambini s'incontrano
sulla spiaggia di mondi sconfinati.
Nel cielo senza sentieri vaga la tempesta
nel mare senza sentieri naufragano le navi
la morte è in giro e i bambini giocano.
Sulla spiaggia di mondi sconfinati
c'è un grande convegno di bambini.

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domenica 9 febbraio 2014

E della rabbia, che me ne faccio?






Care Signore,
Vi piacerebbe essere così?
Vi siete mai sentite così?
Vi hanno mai fatte sentire così?

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Non sono poche le donne che temono di poter somigliare a Medusa, quando si arrabbiano.
Tra avere un diavolo per capello e avere una capigliatura di serpenti, non corre poi tanta differenza.
E così anche il potere distruttivo della  nostra collera, quando si manifesta in maniera violenta, somiglia tanto alla distruttività dello sguardo di Medusa, capace di pietrificare ogni essere vivente, e così di distruggere le relazioni.
Medusa simboleggia un femminile negativo e distruttivo, che può venir fuori anche da una donna stupenda, sotto l'effetto dell'ira.
E non a caso la leggenda vuole che fu proprio l'ira di una dea, Atena, a trasformare la povera Medusa, da fascinosa a mostruosa. Il che aggiunge un altro elemento alla nostra metafora, suggerendo cioè che una vera dea (come una vera signora), quando si arrabbia, non può tollerare di avere in sé gli aspetti brutti, distruttivi e poco dignitosi che una tale emozione tira fuori ed abbia bisogno di sbarazzarsene al più presto, per non vederli e non sentirli.
Atena  infatti fa proprio così: li colloca fuori di sé e li carica su Medusa; da una parte c'è il mostro e dall'altra la dea; da una parte la  rabbia terribile, vergognosa e inaccettabile, dall'altra la bellezza, la dignità e lo stile.
Nel suo libro The Heart of Religion, Phiroz Mehta, dice:
"La prima reazione di fronte a uno stato spiacevole e negativo è quella di sbarazzarsene.
Posso tentare di dimenticare o ignorare, di sopprimerlo o fuggirlo: per disperazione posso anche tentare di distruggerne la causa. Invece devo essere pienamente osservante e spassionato ed assorbirlo con delicatezza nella mia psiche, così da consentire che il mio male si trasformi in comprensione."
Questo significa che, per fare i conti con la nostra rabbia, dobbiamo innanzitutto riconoscerla, tollerare il disagio che ci provoca, e accettarla così com'è, senza agirla d'impulso e senza cercare di sbarazzarcene quanto prima.
Il che non significa inghiottirla, bensì entrare in uno stato che ci consenta di padroneggiarla, di utilizzare cioè  la sua carica energetica per cambiare la situazione che stiamo vivendo,  per dire ciò che è appropriato dire, e fare ciò che è giusto fare, in quella circostanza.
Questo significa non cadere né nella passività impaurita (inghiottire) né  nella reattività impulsiva (che, sotto sotto, ha molto a che fare, anch'essa, con la paura).
Significa trasformare la nostra istintiva aggressività  in assertività, dove l'aggressività è un atteggiamento che dice "io sono contro di te", mente l'assertività è affermare con decisione (e all'occorrenza a gran voce) semplicemente "io sono" (e quindi ho il diritto di esistere e di essere rispettato con le mie caratteristiche, i miei bisogni, i miei valori, la mia dignità, i miei desideri, la mia ricerca di benessere).
Ed ora una storia indiana, metafora di tutto ciò, e a seguire la soluzione accolta alla fine anche dalla saggia Atena.
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Tanti anni fa - facciamo mille - in una terra lontana, diciamo in India, c'era un villaggio con un grosso problema: un enorme serpente velenoso minacciava e terrorizzava la popolazione ed aveva  già fatto  parecchie vittime.
Un giorno passò per il villaggio un sant'uomo, di quelli capaci di governare le forze della natura e di parlare con gli animali, e la gente chiese il suo aiuto.
Egli allora parlò al serpente, che da quel giorno divenne mansueto e inoffensivo.
Dopo qualche tempo, il sant'uomo tornò al villaggio ed apprese che il serpente se la passava molto male, perché la gente gliene faceva di tutti i colori: gli tirava sassi, lo trascinava per la coda, lo derideva e lo umiliava.
Allora il sant'uomo andò nuovamente dal serpente e gli disse: "Io ti avevo invitato a non fare del male agli altri, ma non ti avevo detto di non sibilare..."
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Se nella leggenda indiana l'assertività è simboleggiata dal serpente che sibila, pur non uccidendo, anche la mitologia greca offre un'immagine simbolica che sembra comporre il conflitto tra i due aspetti della femminilità rappresentati da Medusa e Atena.
Quando Medusa infatti viene decapitata da Perseo, la sua testa - ancora minacciosa - viene donata, dopo varie peripezie, dall'eroe ad Atena.
La dea non solo accetta il dono (e una testa decapitata non è certo un mazzo di rose...), ma pone la testa di Medusa sulla sua egida, che diviene così uno strumento di difesa ancora più potente.
La dea, in tal modo, conserva la sua divina dignità, ma al tempo stesso si riappropria dei suoi aspetti-Medusa, prima rifiutati, accettandoli e mettendoli al servizio delle sue parti elette.
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Leggi anche:
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venerdì 7 febbraio 2014

Il 14 febbraio 2014 ore 18-20 gruppo di discussione sul tema: "Di cosa parliamo quando parliamo d'amore?"


Il 14 febbraio dalle ore 18 alle ore 20, ci sarà un incontro di gruppo dedicato al tema: "Di cosa parliamo quando parliamo d'amore?".
Chi volesse partecipare deve prenotarsi telefonicamente, chiamando al numero 388.8257088.
L'evento è stato presentato oggi anche su facebook, dove è possibile vedere ulteriori informazioni ed invitare i propri amici, dopo aver cliccato "parteciperò".
Per andare all'evento su facebook, clicca qui!
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Chi fosse interessato ad altre iniziative simili, ed in genere a spunti sull'amore e dintorni, può visitare la nuova pagina facebook (appena nata), dedicata al tema e collegata a questo blog.
Si chiama "Sera di Luna. Spunti su Amore & Co. di 'Ciò che si muove non congela' (clicca qui).
Per ricevere notizie e aggiornamenti dalla pagina, occorre cliccare prima su "Mi piace",  quindi fermarsi qualche secondo su detto bottone, attendere che compaia il menu a tendina, e lì spuntare “✓Ricevi le notifiche” e ”Aggiungi alle liste di interessi".

sabato 1 febbraio 2014

Mitologia e psicologia. 3) Era e l'archetipo della moglie fedele

ERA NELLA MITOLOGIA
Era (per i romani, Giunone) era la dea del matrimonio e, in quanto consorte di Zeus, Grande Signora dell’Olimpo.
Figlia di Crono e Rea (e quindi anche sorella di Zeus), appena nata fu inghiottita dal padre come altri suoi figli.
Liberata e restituita alla vita quando era ormai già fanciulla (grazie a uno stratagemma ideato da Meti e attuato da Zeus), fu allevata da due benevole divinità della natura, Oceano e Teti, che le fecero da genitori adottivi.
La sua bellezza attirò l’attenzione di Zeus che, per avvicinarsi a lei, assunse le sembianze di un uccellino infreddolito e tremante. Quando Era, intenerita, lo accolse al seno per riscaldarlo, Zeus riprese il suo vero aspetto e cercò di possederla con la forza. Ma non ci riuscì.
Allora, pur di averla, promise di sposarla e i due ebbero una lunga luna di miele, che si dice sia durata addirittura trecento anni.
Finita la luna di miele, però, finì anche il resto.
Zeus infatti riprese le sue scorribande amorose, già per lui abituali prima del matrimonio, e le fu ripetutamente infedele.
La gelosia vendicativa di Era è un tema ricorrente in buona parte delle leggende e degli aneddoti che la riguardano. La dea reagiva al dolore per i tradimenti del coniuge con l'azione, ma anziché riversare il suo biasimo su di lui si accaniva contro le  rivali, i rampolli illegittimi di Zeus, i testimoni dei fatti, senza dare  rilevanza alcuna alla circostanza che le sue rivali fossero il più delle volte esse stesse vittime di Zeus, che le aveva sedotte con l’inganno e/o possedute con la forza.
Era ebbe diversi figli.
Quando Zeus generò Atena da solo (dimostrandole che poteva fare a meno di lei anche per procreare), Era decise di fare altrettanto e generò da sola Efesto, dio del fuoco, che tuttavia nacque imperfetto, a differenza della perfetta Atena, e fu quindi da lei rifiutato e scaraventato giù dall'Olimpo.
Nei rituali, la devozione per Era si celebrava in tre diversi periodi dell'anno, in ognuno dei quali veniva attribuito alla dea un diverso appellativo, in relazione a un diverso stadio della sua vita:
- in primavera, si celebrava Era Parthenos, cioè Era la Fanciulla o Era la Vergine (e nei rituali si immergeva l'immagine della dea in un bagno che le restituiva simbolicamente giovinezza e verginità);
- in estate e in autunno,  si celebrava Era Teleia, cioè Era la Perfetta o Era la Realizzata (dove la perfezione di Era si realizzava in un matrimonio rituale);
- in inverno, si celebrava Era Chera, vale a dire Era la Vedova (e la cerimonia metteva in atto un litigio con Zeus e la separazione da lui).
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COME SI PRESENTA ERA NELLE DONNE D'OGGI
In una donna d'oggi l'archetipo di Era si manifesta come desiderio più o meno forte di essere moglie.
Quando questo modello è dominante, la donna percepisce l'essere moglie come motivo centrale della propria esistenza.
La presenza di Era in una donna si riconosce facilmente:
  • è la bambina di quattro o cinque anni, che gioca volentieri a marito e moglie (cioè gioca a mandare "il marito" in ufficio, così lei resta a casa a spazzare e a preparargli il pranzetto); 
  • è l'adolescente col ragazzo fisso e l'anello al dito, che sogna a occhi aperti il giorno del matrimonio e si prova e riprova il cognome di lui, scrivendolo su libri e quaderni;
  • è la giovane che considera l'università un luogo adatto per trovarsi un compagno, più che la culla delle proprie ambizioni professionali, e considera la cultura un attributo che si confà a una buona moglie, più che un valore in sé e per sé;
  • è la sposa raggiante che si sente una dea, mentre attraversa la navata nel  giorno più importante della sua vita, e che vive l'unione con lo sposo anche a livello mistico, come vincolo sacro e attuazione di un desiderio di completezza;
  • è la donna che lavora e che, nonostante i successi professionali, si percepisce come  una fallita, perché non si è sposata;
  • è la moglie che dice al marito: "Dovunque tu andrai, io ti seguirò" e poi lo segue davvero,  rinunciando alla propria carriera per quella di lui  (la vera carriera di lei è il matrimonio);
  • è anche la moglie che, quando scopre di essere stata tradita, riversa tutta la collera sulla rivale (...quella donnaccia!) spostandola dal marito da cui dipende emotivamente;
  • è la madre che, nei litigi tra padre e figli, prende le parti del padre (perché lui viene al primo posto, anche prima dei figli);
  • è anche l'ex moglie che continua a sentirsi moglie dell'ex marito, anche dopo il divorzio, perché non riesce ad accettarne la perdita;
  • ed è infine la vedova inconsolabile che, alla morte del coniuge, dice:"La mia vita è finita" e lo pensa davvero. 
Stando così le cose, è evidente che la felicità o l'infelicità di una donna dominata da Era dipende in buona parte dal trovare o meno un buon marito (cioè un marito devoto, che dia valore al legame ed apprezzi lei come moglie).
Se non troverà marito, ne soffrirà moltissimo e addirittura si vergognerà del suo status di "zitella".
Se troverà un cattivo marito (che la trascura, la inganna e la tradisce, come faceva Zeus), ne soffrirà moltissimo ma probabilmente se lo terrà, come fece Era, perché tendenzialmente non è propensa a separarsi.
La mitologia della dea offre vari spunti che lasciano riflettere, per la loro valenza simbolica: dal tipo d'uomo che spesso attrae la donna Era, ai rischi che corre una donna del genere se è troppo aderente all'archetipo e non lascia spazio anche ad altre dee, fino al ventaglio di soluzioni che si apre davanti a lei quando (e se) il modello va in crisi ed occorre attingere agli stati di risorsa.


Leggi anche:
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venerdì 31 gennaio 2014

Notizie dal gruppo "Ricomincio da me"


Stasera nel gruppo "Ricomincio da me" si parlerà di Era (Giunone), come archetipo della moglie fedele, modello cioè di femminilità che ripone nell'unione coniugale l'autorealizzazione della donna.
Era è una delle tre dee vulnerabili: impersona cioè una delle possibili dimensioni della donna dipendente dalla relazione con l'altro e perciò vulnerabile, giacché - non c'è bisogno di dirlo - l'amore quasi per definizione ci rende vulnerabili (le altre due dee vulnerabili, come dico anche in un precedente post, sono Demetra, archetipo della madre, e Persefone, archetipo della "figlia di mamma").
Qual è la sfida per una dea vulnerabile?
Probabilmente accettare e valorizzare la propria propensione alla relazione senza lasciarsene schiacciare.
Ma come? Ne parleremo insieme stasera per quanto riguarda Era.
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Nei prossimi giorni, se mi riesce, tratterò l'argomento anche sul blog, un po' per ripeterlo a me stessa, un po' per riepilogarlo a beneficio delle signore del gruppo di discussione, un po' per darne un'idea anche a coloro che non partecipano ai miei gruppi di discussione, ma sono interessati all'argomento.
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Grazie, signore del gruppo "Ricomincio da me", per le continue ispirazioni che mi date con le vostre personali storie di vita.
Per me non sono meno interessanti delle intramontabili storie mitologiche.
Anzi, in tanti momenti mi sembrate mitiche anche voi.
Vere dee della vostra mitologia privata, di cui mi sento onorata testimone.
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per partecipare alla presentazione del nuovo gruppo che parte il 6 febbraio prossimo, clicca qui
per un'introduzione dell'argomento sul blog, vai al link:http://ciochesimuovenoncongela.blogspot.it/2014/01/una-psicologa-allolimpo-2-le-dee.html

venerdì 24 gennaio 2014

L'amore secondo Gibran

Allora Almitra disse: parlaci dell'Amore. 
E lui sollevò la testa e scrutò il popolo 
e su di esso calò una grande quiete. E con voce ferma disse: 
Quando l'amore vi chiama, seguitelo. 
Anche se le sue vie sono dure e scoscese. 
E quando le sue ali vi avvolgeranno, affidatevi a lui. 
Anche se la sua lama, nascosta tra le piume vi può ferire. 
E quando vi parla, abbiate fede in lui, 
Anche se la sua voce può distruggere i vostri sogni 
come il vento del nord devasta il giardino. 

Poiché l'amore come vi incorona così vi crocifigge.
 E come vi fa fiorire così vi reciderà. 
Come sale alla vostra sommità e accarezza i più teneri 
rami che fremono al sole, 
Così scenderà alle vostre radici e le scuoterà fin dove 
si avvinghiano alla terra. 
Come covoni di grano vi accoglie in sé. 
Vi batte finché non sarete spogli. 
Vi staccia per liberarvi dai gusci. 
Vi macina per farvi neve. 
Vi lavora come pasta fin quando non siate cedevoli. 
E vi affida alla sua sacra fiamma perché siate 
il pane sacro della mensa di Dio. 

Tutto questo compie in voi l'amore, affinché 
possiate conoscere i segreti del vostro cuore 
e in questa conoscenza farvi frammento del cuore della vita. 
Ma se per paura cercherete nell'amore unicamente
 la pace e il piacere, 
Allora meglio sarà per voi coprire la vostra nudità 
e uscire dall'aia dell'amore, 
Nel mondo senza stagioni, dove riderete ma non tutto 
il vostro riso e piangerete,
 ma non tutte le vostre lacrime. 

L'amore non dà nulla fuorché se stesso e non attinge
 che da se stesso. 
L'amore non possiede né vorrebbe essere posseduto; 
Poiché l'amore basta all'amore. 

Quando amate non dovreste dire: "Ho Dio nel cuore", 
ma piuttosto, "Io sono nel cuore di Dio". 
E non crediate di guidare l'amore, 
perché se vi ritiene degni è lui che vi guida. 

L'amore non vuole che compiersi. 
Ma se amate e se è inevitabile che abbiate desideri, 
i vostri desideri hanno da essere questi: 
Dissolversi e imitare lo scorrere del ruscello
 che canta la sua melodia nella notte. 
Conoscere la pena di troppa tenerezza. 
Essere trafitti dalla vostra stessa comprensione d'amore, 
E sanguinare condiscendenti e gioiosi. 
Destarsi all'alba con cuore alato e rendere grazie
 per un altro giorno d'amore; 
Riposare nell'ora del meriggio e meditare sull'estasi d'amore; 
Grati, rincasare la sera; 
E addormentarsi con una preghiera in cuore 
per l'amato e un canto di lode sulle labbra. 
(Gibran Kahlil Gibran, da Il Profeta)
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Vedi anche su facebook "Sera di Luna" -
pagina di spunti su Amore & Co. collegata a questo blog
https://www.facebook.com/seradiluna1

sabato 18 gennaio 2014

Mitologia e psicologia. 2) Le dee dell'antica Grecia e la psicologia femminile

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L’importanza che le dee dell’antica Grecia possono rivestire per le donne di oggi è nel fatto di incarnare, ciascuna, specifici aspetti della psicologia femminile, con caratteristiche talmente marcate da consentire ad ogni donna di riconoscerli, se sente che le appartengono, e anche di farci i conti, quando è necessario.
Le dee dell’Olimpo sono molto diverse l’una dall’altra, e ciascuna ha tratti sia positivi sia potenzialmente negativi. I miti che le riguardano indicano cosa per loro è importante ed esprimono in forma di metafora ciò che può fare una donna che assomiglia a una certa dea.
Si può anche dire che ogni dea è la personificazione di un archetipo della femminilità (clicca qui) ed ogni donna può comprendere meglio se stessa, se riesce a riconoscere quali archetipi sono dominanti nella sua natura, quali stabilmente, quali occasionalmente (cioè in alcune fasi della vita o in certe situazioni), e quali sono stati messi a tacere perché incompatibili con le richieste del mondo.
A volte infatti le attese di una certa cultura, di una certa famiglia, di una certa classe sociale tendono a valorizzare alcuni modelli della femminilità a scapito di  altri, con la conseguenza di spingere una donna a soffocare la sua natura autentica in ossequio al modello di femminilità accettato dal suo contesto, e quindi a fingere di essere una dea, mentre in realtà ne è… un’altra.
Per esempio, se papà e mamma desiderano una figlia tutta grazia e dolcezza, tenderanno probabilmente a premiare una bambina che esprime le qualità di Persefone (“figlia della mamma”/donna ricettiva)  e di Demetra (madre/nutrice)  e a disapprovare una figlia Artemide (sorella/competitiva/femminista) che sa quello che vuole e pretende di avere le stesse opportunità  e gli stessi privilegi di suo  fratello. Oggi peraltro, che al modello femminile della mamma-casalinga non viene tributata una grande considerazione sociale, una bambina potrebbe venir dissuasa dal restare a casa a giocare “alla mamma” o “alle signore” (come magari per sua natura amerebbe fare)  e spinta piuttosto a praticare sport competitivi o ad andare a scuola prima del tempo, perché quelli sono gli ambiti in cui i genitori desiderano che emerga, e quelli sono i ruoli che le promettono una buona posizione nel mondo.
La questione però è che le nostre “vere dee interiori” (le nostre vere attitudini, i nostri "archetipi dominanti"), anche se imprigionate, continuano a vivere nelle secrete della nostra natura, per cui una bambina – e poi una donna – continuerà a sentirsi quello che è, nonostante si sia piegata per compiacenza ai modelli altrui.
La disapprovazione del mondo, infatti, non modifica il modello interno: gli dà solo un marchio d’infamia; con la conseguenza che la donna si vivrà come inadeguata e carente per via delle reali caratteristiche della propria natura e dei propri reali interessi, e dolorosamente inautentica, perché continua a fingersi diversa da quello che realmente è. Tutto ciò con inevitabili ricadute sulla sua autostima che ne risulterà minata, come testimoniano le tantissime "donne di successo", a cui non bastano mai titoli, medaglie e riconoscimenti pubblici per riconoscere a sé stesse un reale valore.
Tutto questo per dire che anche le nostre "dee interiori", come le vere dee dell'Olimpo, sono capaci di attuare la loro vendetta se le tradiamo. Conviene allora rispettarle, onorarle e farsele amiche. Il che significa,  fuor di metafora, che conviene avere cura delle parti di noi che ci appartengono profondamente e che rappresentano la nostra autenticità e unicità, a prescindere dal fatto che corrispondano o meno ad un un modello socialmente e culturalmente desiderabile.
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Le divinità femminili su cui prossimamente ci soffermeremo sono sette.
A mano a mano che le incontreremo, mi riprometto di mettere il link al post che le riguarda sotto il rispettivo nome in quest'elenco. Esse sono:
- Era (= Giunone)
- Demetra (= Cerere)
- Persefone (= Proserpina)
- Atena (= Minerva)
- Artemide (= Diana)
- Estia (= Vesta)
- Afrodite (= Venere)
Secondo il modello teorico di Jean Shinoda Bolen (esposto nel suo libro Le dee dentro la donna), che viene qui adottato come principale riferimento teorico sull'argomento, queste sette dee sono rispettivamente classificabili in tre diverse categorie, e cioè: dee vulnerabili, dee vergini, dee alchemiche.
In particolare:
- Era, Demetra e Persefone costituiscono il gruppo delle  DEE VULNERABILI;
esse rappresentano le qualità femminili dell'orientamento al rapporto; la loro identità e il loro benessere dipendono dalla presenza nella loro vita di relazioni significative; esse rivestono rispettivamente i ruoli archetipici di:

  •  moglie (= moglie fedele) Era; 
  •  madre (= madre nutrice) Demetra;
  •  figlia (= figlia della mamma/donna ricettiva) Persefone;

- Atena, Artemide ed Estia costituiscono il gruppo delle DEE VERGINI;
esse rappresentano le qualità femminili dell'indipendenza e dell'autosufficienza; gli attaccamenti emotivi non le distoglievano da ciò che per loro era importante; non si innamoravano mai perdutamente e non si facevano vittimizzare; esse rivestono rispettivamente i ruoli archetipici di:

  • figlia del padre (= stratega) Atena;
  • sorella (= femminista/competitiva) Artemide;
  • zia nubile (= vecchia saggia) Estia

- Afrodite costituisce l'unica DEA ALCHEMICA;
ha sia alcune caratteristiche delle dee vulnerabili sia alcune caratteristiche delle dee vergini, ma non rientra in nessuno dei due gruppi; per esempio, dava maggior valore all'esperienza emotiva con gli altri, piuttosto che al vincolo con essi (com'era invece per le dee vulnerabili) o alla propria indipendenza dagli altri (com'era invece per le dee vergini); Afrodite mantenne l'autonomia, come una dea vergine, ma ebbe anche molti amori e molti figli, come una dea vulnerabile; le sue relazioni furono sempre una libera scelta e non fu mai vittimizzata da nessuno. Dea della bellezza e dell'amore, incarna il mito dell'attrazione erotica, della sensualità e della sessualità, ma rappresenta anche una forza immensa di cambiamento: attraverso di lei fluiscono attrazione, unione, fertilizzazione e nascita di una vita nuova, sequenza che, nell'unione tra un uomo e una donna, porta al concepimento di  un bambino, mentre in altri processi creativi può portare alla nascita di una nuova teoria, di un'opera d'arte, di un progetto e di qualsiasi altro prodotto della creatività umana concepito in uno stato paragonabile all'innamoramento. Riveste il ruolo archetipico di:

  • amante (= donna sensuale/donna creativa)

Quando esamineremo più in dettaglio le caratteristiche di ogni singola dea, ogni donna potrà verificare a quale di esse sente di assomigliare di più. Probabilmente nessuna di noi si rispecchierà completamente in una sola divinità e ci capiterà di riconoscere in noi stesse, in misura maggiore o minore, stabile o occasionale, aspetti di dee diverse.
Questo da un lato può restituirci una visione poliedrica della nostra unicità (come miscuglio originale e irripetibile di attributi  e potenzialità impersonati da varie dee) e dall'altro può portarci a riconoscere meglio anche certi nostri conflitti interni.
Dopo tutto anche la mitologia ci racconta che alcune dee dell'Olimpo erano in competizione tra loro, e questa mi sembra una buona metafora di quando ci troviamo sballottate tra aspetti confliggenti della nostra personalità che facciamo fatica a conciliare, e che ci impongono di decidere quale di loro esprimere e quando, se non vogliamo rimanere travolte dalla nostra personalissima... guerra epica.
***

PROSPETTO RIASSUNTIVO DELLE 7 DEE GRECHE CONSIDERATE
(cliccando sui nomi greci o romani delle dee si viene rinviati alle relative vicende mitologiche su  Wikipedia)  
Religione grecaReligione romana
Ruolo


3 DEE VULNERABILI 
EraGiunoneDea del matrimonio e della famiglia (moglie =  moglie fedele)
DemetraCerereDea della terra e della fertilità (madre = madre nutrice)
PersefoneProserpinaDea della terra feconda, dea dei morti (figlia =  figlia di mamma)

Atena

Minerva

3 DEE VERGINI
Dea della sapienza, della saggezza, della guerra, delle arti e dell'intelligenza (figlia del padre = stratega)
ArtemideDianaDea della caccia e della luna (sorella = femminista/competitiva)
EstiaVestaDea del focolare domestico (zia nubile = vecchia saggia)



1 DEA ALCHEMICA
AfroditeVenereDea dell'amore, della bellezza e dell'arte (amante= donna sensuale, donna creativa)



venerdì 17 gennaio 2014

Vivere e condividere l'incertezza. La "Capacità Negativa" di John Keats


"Ciò che gli uomini vogliono non è la conoscenza, ma la certezza." (Bertrand Russel)
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Può risultare molto difficile tollerare uno stato d'incertezza: ci si deve confrontare con il senso d'impotenza, il disorientamento, la confusione.
Condizioni d'incertezza, di intensità ora maggiore ora minore, vengono sperimentate per esempio in tutti i momenti in cui la vita ci mette di fronte ai suoi grandi cambiamenti.
L'irrompere del nuovo può essere vissuto come un attentato alla nostra continuità mentale e risultare destabilizzante.

lunedì 13 gennaio 2014

Mitologia e psicologia: 1) Le divinità dell'antica Grecia e la psicologia. Introduzione.

Un mito è qualcosa che non muore mai, perché ha un senso che travalica le epoche storiche.
Un mito incarna un modello di pensiero, di sentimento, di comportamento, in cui ogni essere umano trova qualcosa che gli è immediatamente "familiare", perché dà corpo a un tema già presente nella stessa natura umana (sia nel bene sia nel male): un tema che a livello intuitivo è accessibile a tutti, e al tempo stesso è incomprensibile e incomunicabile fino a che resta dentro di noi così com'è, cioè al suo  stato grezzo. Il personaggio mitico (reale o di fantasia) è colui che, con la sua sagoma, dà una forma comunicabile a questo tema eterno, e con la sua singolare vicenda mette in forma narrativa ciò che a livello psichico è presente come una specie di matassa ingarbugliata, che aspetta di essere in qualche modo dipanata, per diventare trattabile.
Carl Gustav Jung sviluppa mirabilmente questo argomento in vari scritti, trattando degli archetipi dell'inconscio collettivo. Egli considerò gli archetipi, in senso psicologico, come modelli di comportamento istintuali contenuti in una parte del nostro inconscio (l'inconscio collettivo, appunto) che non è individuale, ma è universale, perché ha contenuti innati che sono più o meno gli stessi ovunque e in ciascuno. Miti e fiabe, per Jung, sono appunto espressioni di archetipi, come lo sono molte immagini e tematiche dei sogni, e questo spiegherebbe in qualche modo anche le analogie fra miti e fiabe di molte culture diverse.
Il mio intento, nel prossimi post sull'argomento, è di esporvi qualche considerazione di tipo psicologico riguardante le divinità dell'antica Grecia. 
Il legame tra miti greci e psiche è stato abbondantemente riconosciuto anche da Sigmund Freud, che con le sue opere ha reso quanto mai popolari e indimenticabili, per esempio, il mito di Edipo e il mito di Narciso.
Le considerazioni che farò su questo blog circa la psicologia delle divinità greche non ambiscono a tanto.
Semplicemente, visto che gli dei dell'Olimpo - benché tramontati come oggetto di culto - appartengono  ancora profondamente alla nostra cultura (tant'è che ce li ritroviamo ancora nei libri di scuola, come nei dipinti e nelle statue dei nostri musei), considerarli come incarnazione di qualcosa che a livello psichico ci appartiene ancora, è un modo per riconoscere un ulteriore valore a tanta già preziosa tradizione, un modo anche per comprenderla meglio, e forse per comprendere un po' meglio anche noi stessi.
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Riferimenti teorici. Pur partendo dal concetto junghiano di archetipo e pur facendo tesoro di molte riflessioni di Jung in materia, il modello teorico a cui farò riferimento d'ora in avanti è quello proposto da Jean Shinoda Bolen, psichiatra e psicoterapeuta di formazione junghiana, che nei suoi libri Le dee dentro la donna e Gli dei dentro l'uomo, propone teorie con cui di massima concordo, anche se in parte si discostano da certe posizioni di Jung. 
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Per comodità di chi legge, riproduco di seguito
  •  sia un albero genealogico (trovato in internet), per orientarsi tra le parentele dell'Olimpo;
  •  sia una tabella tratta da Wikipedia, per rispolverare la corrispondenza tra divinità greche e romane, e per ottenere un immediato rinvio alle informazioni mitologiche che le riguardano con un semplice clic sul nome che interessa.
Le prime divinità di cui ci occuperemo saranno di sesso femminile.
Cominciamo a considerare che forse in tutte le donne ci possono essere delle "dee sonnecchianti" che aspettano solo di essere risvegliate e proviamo anche a chiederci che aspetto avrebbe una dea dell'Olimpo se si trovasse catapultata improvvisamente nei panni di una donna dei nostri tempi.

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La tabella sottostante riporta i nomi delle divinità greche in ordine alfabetico con le relative corrispondenze con le divinità romane.
Religione grecaReligione romanaRuolo
AdePlutoneDio degli Inferi
AfroditeVenereDea dell'amore, della bellezza e dell'arte
ApolloApolloDio del sole, della musica, della poesia e della scienza
AresMarteDio della guerra
ArtemideDianaDea della caccia e della luna
AtenaMinervaDea della sapienza, della saggezza, della guerra, delle arti e dell'intelligenza
Borea/EoloAquiloneDio del vento
CronoSaturnoDio del tempo
DemetraCerereDea della terra e della fertilità
DionisoBaccoDio del vino, delle feste e dei banchetti
EfestoVulcanoDio del fuoco, dei fabbri e della metallurgia
ElioSoleDio del sole
EosAuroraDea dell'aurora
EraGiunoneDea del matrimonio e della famiglia
EracleErcoleDio del salvataggio
ErinniFurieDee dell'ordine morale e della vendetta
ErisDiscordiaDea della discordia
ErmesMercurioDio dei mercanti,dei ladri è il messaggero degli dei
ErosCupidoDio dell'amore
EstiaVestaDea del focolare domestico
IliziaLucinaDea delle partorienti
IpnoSomnusDio del sonno
LetoLatonaMadre dei gemelli divini Artemide e Apollo/Diana e Apollo
MoiraParcheDee del destino
NikeVittoriaDea della vittoria
PersefoneProserpinaDea della terra feconda, dea dei morti
PoseidoneNettunoDio del mare
ReaOpiDea dell'abbondanza
TanatoMorsDio della morte
TicheFortunaDea della fortuna e del caso
ZefiroFavonioDio del vento di ponente
ZeusGiovePadre degli Dei,Dio del cielo e dei fenomeni meteorologici

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sabato 11 gennaio 2014

Le cose giovani sono morbide. Le cose vecchie sono fragili. Lo stretching come pratica fisica e come metafora della flessibilità


Una delle (non poche...) esperienze che mi hanno cambiato la vita è stata la pratica regolare dello stretching, iniziata in principio per necessità, sotto la spinta del dolore fisico e grazie alla guida di istruttori esperti, e poi proseguita in autonomia per sempre.
Personalmente considero la pratica dello stretching come una delle possibili vie per adempiere  simultaneamente a due delle nostre regole delle serenità: avere cura del proprio corpo ed avere cura del proprio spirito.
C'è qualcosa, infatti, nella pratica dello stretching, che va al di là della mera cura del corpo in sé. C'è qualcosa anche di simbolico, di metaforico, nell'allungamento muscolare, che in qualche modo può portarci a riflettere su certe qualità dello spirito.
Praticare regolarmente lo stretching può essere anche una strada che un po' alla volta ci avvicina allo yoga, perché può portarci a percepire qualcosa di molto elevato nella risposta di benessere che il nostro corpo ci rimanda, quasi che noi, onorandolo con i nostri esercizi, gli avessimo finalmente riconosciuto una sua sacralità.
A seguire, un pensiero di  Deng Ming-Dao sull'argomento, tratto dal suo libro Il Tao per un anno.
"L'allungamento - in senso letterale e metaforico - è una parte necessaria della vita.
Dal punto di vista fisico, un buon programma di stretching  mette in risalto tutte le parti del corpo. Prima sciogliamo le articolazioni e i tendini, così i movimenti successivi non ci procureranno dolore. Poi allunghiamo metodicamente tutto il corpo, partendo dalle masse muscolari più estese, come le gambe e la schiena, e procedendo verso parti più piccole e sottili, come le dita. Coordiniamo gli esercizi con la respirazione ed eseguiamo movimenti lunghi e delicati, evitando colpi e forzature. Quando ci allunghiamo in una direzione, provvediamo sempre a farlo anche nella direzione opposta. Seguendo questa procedura, la nostra flessibilità non può che aumentare.
L'allungamento in senso metaforico porta all'espansione e alla flessibilità nella crescita personale. Una pianta giovane è tenera e cedevole; una pianta vecchia rigida, legnosa e soggetta a rotture. Morbidezza è dunque sinonimo di vita, e durezza di morte. Quanto più flessibili siamo, tanto migliore è la nostra salute fisica e mentale."




domenica 5 gennaio 2014

Ricomincio da me - Gruppo per l'autoconsapevolezza femminile - Primo incontro gratuito: Giovedì 6 febbraio 2014 (riedizione)

Il prossimo 6 febbraio, dalle ore 18 alle ore 20, presenterò presso il mio studio la riedizione di:
Ricomincio da me - Gruppo per l'autoconsapevolezza femminile.
(clicca qui per andare  alla pagina attività, eventi, corsi, gruppi)
Si tratta di un ciclo di incontri al femminile teso a dare risposta a un desiderio che molto spesso mi viene manifestato dalle donne (inizialmente dai 40 anni in su, ma ora anche sotto i 40 anni): cioè quello di un gruppo interamente dedicato a loro.
Alcune donne che hanno partecipato ai miei corsi di life coaching, per esempio, mi hanno detto che a portarle da me non era stato tanto il desiderio di essere aiutate a raggiungere questo o quell'obiettivo, quanto la ricerca di un gruppo in cui poter portare se stesse, i propri pensieri, le proprie emozioni, le proprie battaglie col mondo e in cui sentirsi accolte, riconosciute, ascoltate, rispettate e supportate moralmente da un'intera... squadra di alleate.
E' proprio con questo spirito, cioè dare risposta a questo tipo di esigenza, che parte il gruppo di discussione per l'autoconsapevolezza femminile.
Il gruppo si propone come occasione di confronto e alleanza tra donne alla ricerca di un riconoscimento dei propri valori, bisogni e desideri e anche del coraggio di agire coerentemente ad essi. Il gruppo è un luogo dove è concesso dar voce anche a parti di sé finora messe a tacere, forse per difesa dall’insensibilità o dall’aggressività altrui,  o forse semplicemente per stanchezza o mancanza di fiducia in se stesse (quanti desideri sono stati soffocati sotto il peso della parola "ormai"?).
Il gruppo è sia un'occasione per prendere contatto con la propria interiorità e la propria  autenticità , sia un'occasione per affinare, oltre alla capacità di ascolto di sé, anche quella di ascolto dell'altro, in un clima teso a favorire, prima nel gruppo e poi anche all'esterno, relazioni più spontanee, autentiche, significative e improntate alla reciprocità.
La partecipazione all'evento è gratuita, ma il numero dei posti è limitato. Occorre prenotare.
Per informazioni e prenotazioni, contattare il numero 388.8257088.
Per seguire l'evento su facebook (con le sue possibili ripetizioni) e per invitare amiche clicca qui
Per andare alla pagina delle attività, eventi, corsi e gruppi, clicca qui

venerdì 3 gennaio 2014

Conosco delle barche (di Jacques Brel)


Conosco delle barche
che restano nel porto per paura
che le correnti le trascinino via con troppa violenza.

Conosco delle barche che arrugginiscono in porto
per non aver mai rischiato una vela fuori.

Conosco delle barche che si dimenticano di partire
hanno paura del mare a furia di invecchiare
e le onde non le hanno mai portate altrove,
il loro viaggio è finito ancora prima di iniziare.

Conosco delle barche talmente incatenate
che hanno disimparato come liberarsi.

Conosco delle barche
che restano ad ondeggiare
per essere veramente sicure di non capovolgersi.

Conosco delle barche che vanno in gruppo
ad affrontare il vento forte al di là della paura.
Conosco delle barche che si graffiano un po’
sulle rotte dell’oceano ove le porta il loro gioco.

Conosco delle barche che non hanno mai smesso
di uscire una volta ancora,
ogni giorno della loro vita
e che non hanno paura a volte di lanciarsi
fianco a fianco in avanti a rischio di affondare.

Conosco delle barche
che tornano in porto lacerate dappertutto,
ma più coraggiose e più forti.
Conosco delle barche straboccanti di sole
perché hanno condiviso anni meravigliosi.

Conosco delle barche
che tornano sempre quando hanno navigato,
fino al loro ultimo giorno,
e sono pronte a spiegare le loro ali di giganti
perché hanno un cuore a misura di oceano.

(Jacques Brel)

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