venerdì 14 marzo 2014

Mitologia e psicologia. 4) Demetra e l'archetipo della madre

Demetra (per i Romani Cerere) era la dea delle messi, colei che presiedeva all'abbondanza dei raccolti.
Figlia di Crono e Rea e sorella di Zeus, nella prima parte della sua vita ebbe un destino simile a quello di Era:  fu cioè divorata dal padre e successivamente si unì a Zeus, di cui fu la quarta consorte regale (precedendo Era che fu la settima ed ultima).
Dalla sua unione con Zeus nacque un’unica figlia, Persefone (per i Romani Proserpina), che un giorno fu rapita dal dio degli Inferi, Ade, che la portò con sé nel Regno dei Morti per farne la sua sposa.
Persefone urlò disperata durante il rapimento, ma nessuno intervenne in suo aiuto, nemmeno suo padre Zeus.
Solo Demetra, udendo le invocazioni della propria amatissima figlia, si allarmò e corse a cercarla.
Le sue ricerche si protrassero per nove giorni e nove notti finché al decimo giorno la dea apprese la terribile notizia dal dio del Sole, Elio (che condivideva tale titolo con Apollo), che dal cielo vedeva tutto ciò che accadeva in  terra. Elio consigliò alla dea di rassegnarsi e di accettare l'accaduto, sia perché ratificato da Zeus, sia perché Ade era comunque un genero di tutto rispetto.
Distrutta dal dolore per la perdita della figlia e profondamente amareggiata per l'oltraggio ed il tradimento di Zeus, Demetra lasciò allora l'Olimpo per ritirarsi ad Eleusi e si vendicò sulla terra rendendola sterile ed infeconda.
A nulla valsero i tentativi degli altri dei di convincerla a tornare all'Olimpo e riprendere le sue funzioni di dea delle messi. Demetra era insensibile a suppliche, doni e onorificenze, e rese noto a tutti che non sarebbe tornata finché non le fosse stata restituita la figlia.
Zeus allora fu costretto a cedere alle sue richieste ed impose ad Ade di lasciar tornare Persefone, mandando Hermes a riprenderla.
Ade però, prima che Persefone se ne andasse, le dette dei semi di melograno, che lei mangiò. Ma, poiché si trattava di cibo proveniente dagli Inferi, Persefone fu costretta per questo a tornare nel mondo sotterraneo per sei mesi all'anno.
Da allora, quando Demetra e Persefone sono di nuovo insieme, la terra rifiorisce e le piante crescono  rigogliose ma, durante i sei mesi in cui Persefone è costretta a tornare nel mondo delle ombre, la terra ridiventa spoglia e infeconda. Questi sei mesi sono chiaramente quelli invernali, durante i quali in Grecia la maggior parte della vegetazione diventa secca e muore.
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La leggenda narra inoltre che, durante il suo soggiorno ad Eleusi, Demetra aveva assunto inizialmente le false sembianze di una vecchia nutrice  e si era presa cura di un bambino, Demofonte, figlio del reggente della città, Celeo, e di una donna di nome Metanira.
Demetra allevò Demofonte come se fosse un dio, nutrendolo d'ambrosia ed esponendolo di nascosto a un fuoco che lo avrebbe reso immortale. Ma Demofonte non poté ottenere l’immortalità perché il rituale fu  bruscamente interrotto dall'arrivo di  Metanira che, vedendo il proprio bambino nel fuoco, si mise a urlare di paura.
La dea allora si rivelò e, lamentandosi di come gli sciocchi mortali non capiscano i rituali degli dei, pretese che le venisse edificato un tempio, dove si insediò durante il resto della sua permanenza ad Eleusi.
Prima di lasciare la città, Demetra insegnò all'altro figlio di Celeo, Trittolemo, l'arte dell'agricoltura (che egli diffuse anche nel resto della Grecia) ed istituitì i Misteri Eleusini, che per più di duemila anni furono i più sacri e i più importanti rituali religiosi dell'antica Grecia e grazie a cui i mortali ebbero una ragione per vivere nella gioia e per morire senza temere la morte.
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Gea - nonna di Demetra e Madre Terra primigenia
Sull'Olimpo Demetra incarna l'archetipo della madre.
E’infatti la dea preposta alla fertilità, com'erano state prima di lei anche:
·        sua nonna Gea  (Madre Terra primigenia da cui viene ogni forma di vita) e
·        sua madre  Rea (dea della terra e madre della prima generazione di dei dell'Olimpo).
Per tre generazioni peraltro queste dee madri condivisero anche un triste destino comune: la sofferenza per la mancanza d'istinto paterno nei padri biologici. Infatti:
·        il marito di Gea, Urano,  seppelliva i figli appena nati nel corpo della moglie;
·        il consorte di Rea, Crono, li inghiottiva;
·        e quello di Demetra, Zeus, lasciò che la figlia venisse rapita dal dio degli Inferi.
Per ben tre generazioni, insomma, queste dee madri si scontrarono con i rispettivi consorti per salvare i figli, anteponendo tutte l'amore materno a quello coniugale.
Questa circostanza (oltre ad essere una  buona metafora di certi specifici rischi che le famiglie possono correre durante il loro ciclo di vita, come:
  •  la possibile crisi della coppia innescata dall’arrivo dei figli,
  •  le dolorose alleanze che a volte si instaurano tra uno dei genitori e i figli, contro l’altro genitore,
  • la possibile trasmissione di generazione in generazione di uno stesso destino, fondato su modelli di pensiero, di sentimento, comportamentali e relazionali tipici di una certa famiglia)
evidenzia ciò che caratterizza Demetra rispetto ad altre dee dell’Olimpo (come Era e Afrodite) che pure ebbero figli e quindi furono anch’esse madri. Per Demetra, a differenza delle altre dee dell’Olimpo,  il  rapporto con la figlia era il legame più significativo della sua esistenza e l’istinto alla cura degli altri era molto più forte che nelle altre dee.
Del resto parte del nome di Demetra, meter, sembra significare proprio madre ed i ruoli principali della dea  nella mitologia furono proprio quelli di:
-  madre biologica (di Persefone),
-  madre nutrice (dea delle messi dispensatrice di cibo e anche nutrice di Demofonte)
-  madre che dà sostegno psicologico-spirituale (dea dei Misteri Eleusini).
Demetra dunque, come dea madre, rappresenta l'istinto materno che si realizza nel dare alla luce un figlio e  nel dare ad altri nutrimento fisico, psicologico o spirituale.
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COME SI PRESENTA DEMETRA NELLE DONNE D'OGGI
In una donna d'oggi l'archetipo di Demetra si manifesta come istinto materno, come desiderio di rimanere incinta, di avere un bambino, di nutrirlo e di  allevarlo
Quando questo archetipo è dominante, la maternità è il ruolo e la funzione più importante della vita di una donna.
La presenza di Demetra in una donna in certi casi è molto evidente; e lo è in particolare:

  • quando, da bambina, culla e accudisce un bambolotto o tiene volentieri in braccio un bambino vero, e poi verso i nove-dieci anni  fa volentieri da babysitter a bambini più piccoli;
  • quando, crescendo, viene spinta in direzione della gravidanza da una forza prepotente, che può manifestarsi sia a livello cosciente, come forza che conduce alla consapevole decisione di fare un figlio, sia come forza inconscia che la predispone a trovarsi incinta 'per caso';
  • quando, di fronte a una gravidanza imprevista che potrebbe sconvolgere l'intero corso della sua esistenza, non se la sente di abortire, perché ciò contrasta con un imperativo profondo di fare un figlio e, se costretta ad abortire, ne soffre poi moltissimo, sentendosi in preda a conflitti interiori, angoscia e dolore;
  • quando prova il desiderio di adottare un bambino o di fare la babysitter (come del resto  fece anche Demetra con Demofonte);
  • quando prova soddisfazione ed appagamento nel nutrire gli altri (figli, famiglia, ospiti) e  si mette a preparare per loro pranzi e pranzetti;
  • quando in ufficio serve volentieri il caffè a tutti, senza sentirsi assolutamente sminuita per questo rispetto ai colleghi;
  • quando lotta strenuamente per il benessere dei suoi figli come fece Demetra per liberare Persefone, e come fanno tante madri coraggiose e perseveranti di figli disabili, malati, rapiti, scomparsi,  ingiustamente imprigionati, vittimizzati che combattono battaglie interminabili per garantire loro cure, assistenza, libertà, giustizia, senza mai darsi per vinte, nonostante gli ostacoli e le intimidazioni del potere;  
  • quando è generosa ed elargisce volentieri al suo prossimo cure materiali, sostegno psicologico e nutrimento spirituale (una Madre Teresa);
  • quando si trasferisce in campagna e si mette a coltivare personalmente gli ortaggi da servire in tavola, a fare il pane e le conserve di frutta, e a dividere il suo raccolto con gli altri, come una Demetra, dea delle messi;  
  • quando si sente attratta da professioni assistenziali in cui può esprimere il suo istinto alla cura degli altri (insegnante, pediatra, assistente sociale, psicologa, terapista della riabilitazione, eccetera);
  • quando fonda o dirige un'organizzazione e vi riversa tutta la sua energia materna, per farla crescere e prosperare (e, se qualcuno prende il suo posto nell'organizzazione, si sente ferita come una Demetra a cui hanno portato via la figlia) ;
  • quando assume un ruolo di guida e protezione verso chi dipende da lei, al punto da avere difficoltà a licenziare un impiegato incompetente, perché il dispiacere che gli arreca la fa sentire in colpa;
  • quando non entra in competizione con altre donne per via degli uomini o della carriera, ma per i figli (se non ne ha avuti, invidia quelle che ce li hanno; se i suoi si sono allontanati, soffre vedendo quelle che ce li hanno vicini);
  •  quando nel rapporto con un uomo è calda ed affettuosa, ma è più coccolona che sexy;
  •  quando fa sesso o per procreare o perché lo considera incluso nel pacchetto di cure che una  brava madre di famiglia offre al marito (sesso da nutrice).

DIFFICOLTA'  PSICOLOGICHE
Tipici problemi della donna in cui è molto attivo l'archetipo  Demetra sono:
  • Difficoltà a dire di no - Poiché la donna Demetra tende a dire di  sì a chiunque abbia bisogno del suo aiuto, essa corre il rischio di sobbarcarsi troppi impegni, sacrificando così i propri bisogni e riducendosi esausta e svuotata (clicca qui per andare al post "Imparare a dire (anche) di no")
  • Difficoltà ad esprimere la rabbia - La donna Demetra può avere difficoltà ad esprimere la rabbia in maniera appropriata ed essere più incline a comportamenti di tipo aggressivo-passivo (si dimentica di un impegno, arriva tardi a un appuntamento, eccetera). Imparare ad affermare in maniera chiara e assertiva i suoi sacrosanti bisogni può sia evitarle di somatizzare la sua rabbia inespressa, sia migliorare la sua comunicazione con gli altri: è importante che impari ad esprimersi con messaggi forti e chiari, piuttosto che con messaggi deboli e confusi (ricordando che anche Demetra dovette scioperare per ottenere da Zeus ciò che voleva) (clicca qui per andare al post "E della rabbia, che me ne faccio?")
  • Tendenza ad alimentare la dipendenza negli altri - Un sovrabbondante istinto materno può portare una donna Demetra ad infantilizzare gli altri (figli, allievi, dipendenti) anziché aiutarli a crescere; dire "Lascia stare che lo faccio io", essere esageratamente vigile e iperprotettiva, sovraintendere e controllare eccessivamente l'operato altrui non sostiene il processo di crescita e di progressiva autonomia dei figli e di chiunque altro la circondi, ma piuttosto ne alimenta la dipendenza. Alcune donne si sentono un po' minacciate dalla crescente autonomia dei figli, quasi a temere che una forza malefica (Ade l'infernale) glieli porti via per sempre. Anche Demetra dovette fare i conti con questa dimensione e alla fine dovette accettare che sua figlia stesse un po' con lei e un po' con Ade, perché non poteva restare per sempre attaccata alle sue sottane; al tempo stesso proprio la disponibilità a lasciar andare e lasciar crescere gli altri (figli, allievi, dipendenti, clienti) non li  costringe  a rompere di netto il rapporto se hanno bisogno di respirare, ma consente loro di andare e tornare  senza drammi
  • Sindrome del nido vuoto - Quando una donna investe troppe energie nel ruolo materno fino a farne quasi la sua unica ragione di vita, corre il rischio di sentirsi triste e inutile quando i figli si allontanano da lei (fisicamente o affettivamente) e di avere così l'impressione che sua vita non abbia  più senso. Una tappa naturale del ciclo di vita familiare, com'è a un certo punto l'uscita di casa dei figli, può essere vissuta come un vero e proprio lutto. La donna può provare allora malinconia, senso di solitudine, ansia, senso di vuoto, crisi d'identità, fino ad arrivare alla depressione.
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Infine il mito di Demetra sembra contenere tre importanti insegnamenti sotto forma di metafora, e in particolare:
1) L'ansia e l'intrusività di una madre possono nuocere al figlio
Quando Metanira credette di salvare suo figlio dal fuoco a cui lo esponeva Demetra, in realtà interruppe il rituale che lo avrebbe reso immortale; una buona madre deve imparare a riconoscere e arginare la propria ansia e i propri comportamenti intrusivi, quando possono ostacolare la crescita dei figli.
Riconoscere queste zone d'ombra è la cosa più difficile di tutte per una mamma, perché di solito è in buona fede e non se ne rende conto ("Io mi preoccupo per il suo bene!", direbbe). Se per amore materno sarà  disposta a prendere in considerazione ed esplorare anche questi aspetti di sé, non solo aiuterà i figli a crescere meglio, ma alla fine si troverà cresciuta essa stessa.
2) E' utile riuscire a convogliare l'energia materna esuberante
Dopo il ratto di Persefone, Demetra dolente si rifugiò ad Eleusi e in quel luogo trovò conforto prendendosi cura del bambino Demofonte, insegnando a Trittolemo  l'arte dell'agricoltura, disponendo la costruzione di un tempio.
Tutto questo sembra suggerire alle donne con un grosso istinto materno di incanalarlo anche in altri rapporti ed attività quando la relazione con i figli non lo consente più; la loro propensione alla cura degli altri può esprimersi infatti in molti utili modi che giovano contemporaneamente a se stesse e al mondo, senza che i figli debbano sentirsi in difetto per essere cresciuti e aver preso la loro strada.
3) E' importante saper accettare tutte le stagioni della vita
Il mito di Demetra e Persefone parla dell'alternarsi delle stagioni durante l'anno e anche della capacità di crescere attraverso la sofferenza. Il mito sembra invitarci ad accettare tutte le stagioni della vita, con il loro alternarsi di gelo e calore, di luce e di buio.
Ognuno di noi può fare tesoro anche dei momenti di dolore e così degli inverni della propria vita,  traformandoli  in un'occasione di crescita, acquistando una maggiore consapevolezza e saggezza.
Persefone che ritorna dopo l'inverno portando la primavera suggerisce proprio questo: la possibilità di una stagione di ricchezza e rinascita dopo il pianto e il dolore.
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Leggi anche:
1) Le divinità dell'antica Grecia e la psicologia (introduzione) - 13.01.2014 (clicca qui)
2) Le dee dell'antica Grecia e la psicologia femminile" - 18.01.2014 - (clicca qui)
3) Era e l'archetipo della moglie fedele - 01.02.2014 - (clicca qui)
5) Sono una donna non sono una dea. Confronto tra la donna Atalanta e la dea Artemide sulla questione: matrimonio e figli o successo e carriera? - 11.05.2014 -(clicca qui)
6) Perdere se stessi nelle relazioni. Persefone: figlia diletta della sua mamma e sposa del dio degl'Inferi - 02.08.2014 (clicca qui)
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domenica 2 marzo 2014

7 marzo: il tema della maternità apre il nuovo ciclo di incontri del Gruppo di discussione "Ricomincio da me"



Il tema della maternità, aprirà il nuovo ciclo di 4 incontri per l'autoconsapevolezza femminile del gruppo "Ricomincio da me", in partenza dal 7 marzo prossimo a Torre del Greco (Napoli) (clicca qui per vedere l'evento su facebook)Conduttrice del gruppo la psicologa Dott.ssa Maria Michela Altiero. 
Parleremo: 
- del rapporto tra noi e le nostre madri, 
- del rapporto di noi madri con i nostri figli,
- del mito di Demetra come archetipo della donna che si autorealizza nel ruolo materno (e che può conoscere la sindrome da nido vuoto);
- delle donne che fanno da madri agli amici, agli allievi, ai dipendenti e ai clienti o che scelgono una professione d'aiuto per esprimere la loro attitudine ad accudire e nutrire gli altri;
- delle donne che partoriscono progetti, idee, associazioni, e li nutrono, li curano e se li crescono proprio come figli;
- e di molto altro ancora, perché - come ha detto qualcuno - non è vero che di mamma ce n'è una sola: di mamma ce n'è una gamma! 
Il primo incontro di presentazione (7 marzo) è gratuito, ma occorre prenotarsi telefonicamente, perché il numero di posti è limitato. Tel.388.8257088
Partecipa all'evento e invita amiche, cliccando sul link:https://www.facebook.com/events/1395632440686991/

sabato 22 febbraio 2014

Un racconto come una goccia di cristallo

Racconto di 
Gabriel Garcìa Màrquez 
 tratto dal libro
"Non sono venuto a far discorsi"
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"Immaginate un piccolissimo paese in cui vive una donna anziana con due figli, uno di diciassette e una figlia minore di quattordici. Sta servendo loro la colazione e si nota che ha un'espressione molto preoccupata. I figli le chiedono cosa le succeda e lei risponde: «Non so, ma mi sono svegliata con il pensiero che qualcosa di molto grave accadrà in paese».
I figli ridono di lei, dicono che si tratta di presentimenti da vecchia, cose che passano. Il ragazzo se ne va a giocare a biliardo e, nel momento in cui sta per tirare una carambola semplicissima, l´avversario gli dice: «Scommetto un peso che non la fai». Tutti ridono, lui stesso ride, tira la carambola e il colpo non gli riesce. Il ragazzo paga la scommessa e gli chiedono: «Ma che cosa è successo? Era una carambola così facile...». Lui risponde: «È vero, ma mi è rimasta la preoccupazione per quello che mi ha detto mia madre stamattina su qualcosa di grave che sta per succedere in paese». Tutti ridono di lui e quello che ha vinto il peso torna a casa, dove ci sono sua madre e una cugina o una nipote, insomma, una qualche parente. Felice per la scommessa vinta, dice: «Ho vinto facile facile questo peso a Dámaso, perché è uno stupido». «E perché è uno stupido?» «Be´, perché non è riuscito a fare una carambola semplicissima, disturbato dalla preoccupazione per il fatto che sua madre stamattina si è svegliata con l´idea che qualcosa di molto grave stia per succedere in paese».
Allora la madre gli dice: «Non burlarti dei presentimenti dei vecchi, perché a volte si realizzano». La parente ascolta tutto, poi esce a comprare la carne. «Mi dia mezzo chilo di carne» dice al macellaio e, mentre lui la sta tagliando, aggiunge: «Meglio che me ne dia un chilo, perché dicono che stia per succedere qualcosa di grave ed è meglio essere preparati». Il macellaio la serve e quando arriva un´altra signora a comprare mezzo chilo di carne le dice: «Ne prenda un chilo perché sono venute un sacco di persone a dire che succederà qualcosa di grave. La gente si sta preparando, va in giro a far compere».

Allora la signora risponde: «Ho parecchi figli; guardi, meglio se me ne dà due chili». Poi se ne va con i suoi due chili e, per non allungare troppo il racconto, dirò che il macellaio in mezz´ora esaurisce la carne, ammazza un´altra vacca, la vende tutta e la voce continua a spargersi. Arriva il momento in cui tutti in paese stanno aspettando che succeda qualcosa. Si paralizzano le attività e all´improvviso, alle due del pomeriggio, fa caldo come sempre. Qualcuno dice: «Vi siete resi conto del caldo che sta facendo?». «Ma se in questo paese ha sempre fatto caldo...». Tanto caldo che è un paese in cui tutti i musicisti hanno strumenti rappezzati con il catrame e suonano sempre all´ombra perché, se lo fanno al sole, gli strumenti se ne cadono a pezzi. «Eppure» dice uno «a quest´ora non ha mai fatto tanto caldo». «Ma se alle due del pomeriggio è proprio l'ora in cui fa più caldo...». «Sì, ma non tanto caldo come adesso». Sul paese deserto, sulla piazza deserta cala all´improvviso un uccellino e si sparge la voce: «C´è un uccellino in piazza». E tutti accorrono spaventati a vedere l´uccellino.
«Ma, signori, ci sono sempre stati uccellini che si posano in piazza». «Sì, ma mai a quest´ora». Si giunge a un punto di tale tensione per gli abitanti del paese che sono tutti smaniosi di andarsene e non hanno il coraggio di farlo. «Io sì, che sono un vero uomo», urla uno «io me ne vado». Prende i mobili, i figli, gli animali, li mette su un carretto e attraversa la strada principale dove c´è tutto il paese a guardarlo. E a un certo punto la gente dice: «Se lui ha il coraggio di andarsene, allora ce ne andiamo anche noi», e cominciano letteralmente a smantellare il paese. Si portano via le cose, gli animali, tutto. E uno degli ultimi che abbandona il paese dice: «Che la disgrazia non si abbatta su ciò che resta della nostra casa», e allora incendia la casa e altri incendiano altre case. Fuggono in mezzo a un tremendo panico, come in un esodo di guerra, e tra di loro procede la signora che aveva avuto il presagio, urlando: «L´avevo detto che qualcosa di molto grave stava per succedere e mi hanno dato della pazza»."
Mi astengo dal commentare oggi questo racconto.
Dirò solo questo: che certi racconti sono come gocce di cristallo. Qualcuno ci vede un riflesso di se stesso o di un suo pensiero, qualcuno un riflesso del resto del mondo, qualcuno li considera lenti deformanti  sulla realtà e qualcuno lenti di ingrandimento.
Infine c'è anche chi li considera semplici passatempo, come le gocce di cristallo quando si mettono a proiettare tutt'intorno arcobaleni illusori, che un po' sono belli  e  un po' non servono a niente, che forse nemmeno esistono e che forse anche sì...
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Leggi anche il post Addio a Gabriel Garcìa Màrquez - Citazioni da "Cent'anni di solitudine"



giovedì 20 febbraio 2014

Gruppo per l'autoconsapevolezza femminile "Ricomincio da me": nuovo ciclo 7-14- 21- 28 marzo 2014

Il prossimo 7 marzo parte un nuovo ciclo di 4 incontri di
Ricomincio da me - Gruppo per l'autoconsapevolezza femminile.
(clicca qui per andare alla pagina attività, eventi, corsi, gruppi)
Chi intende partecipare deve prenotarsi telefonicamente al numero 388.8257088.
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Si tratta di un ciclo di incontri al femminile teso a dare risposta a un desiderio che molto spesso mi viene manifestato dalle donne (inizialmente dai 40 anni in su, ma ora anche sotto i 40 anni): cioè quello di un gruppo interamente dedicato a loro, dove poter portare se stesse, i propri pensieri, le proprie emozioni, le proprie battaglie col mondo e in cui sentirsi accolte, riconosciute, ascoltate, rispettate e supportate moralmente da un'intera... squadra di alleate.
E' proprio per rispondere a questo tipo di esigenza, che quest'anno sono partiti presso il mio studio i gruppi di discussione per l'autoconsapevolezza femminile.
I gruppi si propongono come occasione di confronto e alleanza tra donne alla ricerca di un riconoscimento dei propri valori, bisogni e desideri e anche del coraggio di agire coerentemente ad essi.
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Un gruppo di discussione non è un gruppo terapeutico e non è nemmeno un gruppo di formazione, ma è un luogo dove, sotto la guida della psicologa-conduttrice, è concesso dar voce ai propri pensieri e alle proprie emozioni, in relazione ai temi trattati, riguardanti le più diffuse e sentite tematiche femminili.
Il gruppo è sia un'occasione per prendere contatto con la propria interiorità e la propria  autenticità, sia un'occasione per affinare, oltre alla capacità di ascolto di sé, anche quella di ascolto dell'altro, in un clima teso a favorire, prima nel gruppo e poi anche all'esterno, relazioni più spontanee, autentiche, significative e improntate alla reciprocità.
La partecipazione all'evento è aperta a tutte le donne interessate, ma il numero dei posti è limitato. Occorre prenotare. Per informazioni e prenotazioni, contattare il numero 388.8257088.
Per seguire l'evento su facebook (con le sue possibili ripetizioni) e per invitare amiche clicca qui
Per andare alla pagina delle attività, eventi, corsi e gruppi, clicca qui

domenica 16 febbraio 2014

I bambini s'incontrano - poesia di Rabindranath Tagore


I bambini s'incontrano
sulla spiaggia di mondi sconfinati.
Sopra di loro il cielo è immobile
nella sua immensità
ma l'acqua del mare che non conosce riposo
si agita tempestosa.
I bambini s'incontrano con grida e danze
sulla spiaggia di mondi sconfinati.
Costruiscono castelli di sabbia 
e giocano con conchiglie vuote.
Con foglie secche intessono barchette
e sorridendo le fanno galleggiare
sulla superficie ampia del mare.
I bambini giocano sulla spiaggia dei mondi.
Non sanno nuotare 
né sanno gettare le reti.
I pescatori di perle si tuffano per cercare
i mercanti navigano sulle loro navi
i bambini raccolgono sassolini
e poi li gettano di nuovo nel mare.
Non cercano tesori nascosti
non sanno gettare le reti.
Ride il mare increspandosi
ride la spiaggia luccicando pallidamente.
Le onde portatrici di morte
cantano ai bambini cantilene senza senso
come fa la madre
quando dondola la culla del suo bimbo.
Il mare gioca con i bambini
e la spiaggia ride luccicando pallidamente.
I bambini s'incontrano
sulla spiaggia di mondi sconfinati.
Nel cielo senza sentieri vaga la tempesta
nel mare senza sentieri naufragano le navi
la morte è in giro e i bambini giocano.
Sulla spiaggia di mondi sconfinati
c'è un grande convegno di bambini.

***



domenica 9 febbraio 2014

E della rabbia, che me ne faccio?






Care Signore,
Vi piacerebbe essere così?
Vi siete mai sentite così?
Vi hanno mai fatte sentire così?

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Non sono poche le donne che temono di poter somigliare a Medusa, quando si arrabbiano.
Tra avere un diavolo per capello e avere una capigliatura di serpenti, non corre poi tanta differenza.
E così anche il potere distruttivo della  nostra collera, quando si manifesta in maniera violenta, somiglia tanto alla distruttività dello sguardo di Medusa, capace di pietrificare ogni essere vivente, e così di distruggere le relazioni.
Medusa simboleggia un femminile negativo e distruttivo, che può venir fuori anche da una donna stupenda, sotto l'effetto dell'ira.
E non a caso la leggenda vuole che fu proprio l'ira di una dea, Atena, a trasformare la povera Medusa, da fascinosa a mostruosa. Il che aggiunge un altro elemento alla nostra metafora, suggerendo cioè che una vera dea (come una vera signora), quando si arrabbia, non può tollerare di avere in sé gli aspetti brutti, distruttivi e poco dignitosi che una tale emozione tira fuori ed abbia bisogno di sbarazzarsene al più presto, per non vederli e non sentirli.
Atena  infatti fa proprio così: li colloca fuori di sé e li carica su Medusa; da una parte c'è il mostro e dall'altra la dea; da una parte la  rabbia terribile, vergognosa e inaccettabile, dall'altra la bellezza, la dignità e lo stile.
Nel suo libro The Heart of Religion, Phiroz Mehta, dice:
"La prima reazione di fronte a uno stato spiacevole e negativo è quella di sbarazzarsene.
Posso tentare di dimenticare o ignorare, di sopprimerlo o fuggirlo: per disperazione posso anche tentare di distruggerne la causa. Invece devo essere pienamente osservante e spassionato ed assorbirlo con delicatezza nella mia psiche, così da consentire che il mio male si trasformi in comprensione."
Questo significa che, per fare i conti con la nostra rabbia, dobbiamo innanzitutto riconoscerla, tollerare il disagio che ci provoca, e accettarla così com'è, senza agirla d'impulso e senza cercare di sbarazzarcene quanto prima.
Il che non significa inghiottirla, bensì entrare in uno stato che ci consenta di padroneggiarla, di utilizzare cioè  la sua carica energetica per cambiare la situazione che stiamo vivendo,  per dire ciò che è appropriato dire, e fare ciò che è giusto fare, in quella circostanza.
Questo significa non cadere né nella passività impaurita (inghiottire) né  nella reattività impulsiva (che, sotto sotto, ha molto a che fare, anch'essa, con la paura).
Significa trasformare la nostra istintiva aggressività  in assertività, dove l'aggressività è un atteggiamento che dice "io sono contro di te", mente l'assertività è affermare con decisione (e all'occorrenza a gran voce) semplicemente "io sono" (e quindi ho il diritto di esistere e di essere rispettato con le mie caratteristiche, i miei bisogni, i miei valori, la mia dignità, i miei desideri, la mia ricerca di benessere).
Ed ora una storia indiana, metafora di tutto ciò, e a seguire la soluzione accolta alla fine anche dalla saggia Atena.
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Tanti anni fa - facciamo mille - in una terra lontana, diciamo in India, c'era un villaggio con un grosso problema: un enorme serpente velenoso minacciava e terrorizzava la popolazione ed aveva  già fatto  parecchie vittime.
Un giorno passò per il villaggio un sant'uomo, di quelli capaci di governare le forze della natura e di parlare con gli animali, e la gente chiese il suo aiuto.
Egli allora parlò al serpente, che da quel giorno divenne mansueto e inoffensivo.
Dopo qualche tempo, il sant'uomo tornò al villaggio ed apprese che il serpente se la passava molto male, perché la gente gliene faceva di tutti i colori: gli tirava sassi, lo trascinava per la coda, lo derideva e lo umiliava.
Allora il sant'uomo andò nuovamente dal serpente e gli disse: "Io ti avevo invitato a non fare del male agli altri, ma non ti avevo detto di non sibilare..."
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Se nella leggenda indiana l'assertività è simboleggiata dal serpente che sibila, pur non uccidendo, anche la mitologia greca offre un'immagine simbolica che sembra comporre il conflitto tra i due aspetti della femminilità rappresentati da Medusa e Atena.
Quando Medusa infatti viene decapitata da Perseo, la sua testa - ancora minacciosa - viene donata, dopo varie peripezie, dall'eroe ad Atena.
La dea non solo accetta il dono (e una testa decapitata non è certo un mazzo di rose...), ma pone la testa di Medusa sulla sua egida, che diviene così uno strumento di difesa ancora più potente.
La dea, in tal modo, conserva la sua divina dignità, ma al tempo stesso si riappropria dei suoi aspetti-Medusa, prima rifiutati, accettandoli e mettendoli al servizio delle sue parti elette.
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Leggi anche:
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venerdì 7 febbraio 2014

Il 14 febbraio 2014 ore 18-20 gruppo di discussione sul tema: "Di cosa parliamo quando parliamo d'amore?"


Il 14 febbraio dalle ore 18 alle ore 20, ci sarà un incontro di gruppo dedicato al tema: "Di cosa parliamo quando parliamo d'amore?".
Chi volesse partecipare deve prenotarsi telefonicamente, chiamando al numero 388.8257088.
L'evento è stato presentato oggi anche su facebook, dove è possibile vedere ulteriori informazioni ed invitare i propri amici, dopo aver cliccato "parteciperò".
Per andare all'evento su facebook, clicca qui!
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sabato 1 febbraio 2014

Mitologia e psicologia. 3) Era e l'archetipo della moglie fedele

ERA NELLA MITOLOGIA
Era (per i romani, Giunone) era la dea del matrimonio e, in quanto consorte di Zeus, Grande Signora dell’Olimpo.
Figlia di Crono e Rea (e quindi anche sorella di Zeus), appena nata fu inghiottita dal padre come altri suoi figli.
Liberata e restituita alla vita quando era ormai già fanciulla (grazie a uno stratagemma ideato da Meti e attuato da Zeus), fu allevata da due benevole divinità della natura, Oceano e Teti, che le fecero da genitori adottivi.
La sua bellezza attirò l’attenzione di Zeus che, per avvicinarsi a lei, assunse le sembianze di un uccellino infreddolito e tremante. Quando Era, intenerita, lo accolse al seno per riscaldarlo, Zeus riprese il suo vero aspetto e cercò di possederla con la forza. Ma non ci riuscì.
Allora, pur di averla, promise di sposarla e i due ebbero una lunga luna di miele, che si dice sia durata addirittura trecento anni.
Finita la luna di miele, però, finì anche il resto.
Zeus infatti riprese le sue scorribande amorose, già per lui abituali prima del matrimonio, e le fu ripetutamente infedele.
La gelosia vendicativa di Era è un tema ricorrente in buona parte delle leggende e degli aneddoti che la riguardano. La dea reagiva al dolore per i tradimenti del coniuge con l'azione, ma anziché riversare il suo biasimo su di lui si accaniva contro le  rivali, i rampolli illegittimi di Zeus, i testimoni dei fatti, senza dare  rilevanza alcuna alla circostanza che le sue rivali fossero il più delle volte esse stesse vittime di Zeus, che le aveva sedotte con l’inganno e/o possedute con la forza.
Era ebbe diversi figli.
Quando Zeus generò Atena da solo (dimostrandole che poteva fare a meno di lei anche per procreare), Era decise di fare altrettanto e generò da sola Efesto, dio del fuoco, che tuttavia nacque imperfetto, a differenza della perfetta Atena, e fu quindi da lei rifiutato e scaraventato giù dall'Olimpo.
Nei rituali, la devozione per Era si celebrava in tre diversi periodi dell'anno, in ognuno dei quali veniva attribuito alla dea un diverso appellativo, in relazione a un diverso stadio della sua vita:
- in primavera, si celebrava Era Parthenos, cioè Era la Fanciulla o Era la Vergine (e nei rituali si immergeva l'immagine della dea in un bagno che le restituiva simbolicamente giovinezza e verginità);
- in estate e in autunno,  si celebrava Era Teleia, cioè Era la Perfetta o Era la Realizzata (dove la perfezione di Era si realizzava in un matrimonio rituale);
- in inverno, si celebrava Era Chera, vale a dire Era la Vedova (e la cerimonia metteva in atto un litigio con Zeus e la separazione da lui).
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COME SI PRESENTA ERA NELLE DONNE D'OGGI
In una donna d'oggi l'archetipo di Era si manifesta come desiderio più o meno forte di essere moglie.
Quando questo modello è dominante, la donna percepisce l'essere moglie come motivo centrale della propria esistenza.
La presenza di Era in una donna si riconosce facilmente:
  • è la bambina di quattro o cinque anni, che gioca volentieri a marito e moglie (cioè gioca a mandare "il marito" in ufficio, così lei resta a casa a spazzare e a preparargli il pranzetto); 
  • è l'adolescente col ragazzo fisso e l'anello al dito, che sogna a occhi aperti il giorno del matrimonio e si prova e riprova il cognome di lui, scrivendolo su libri e quaderni;
  • è la giovane che considera l'università un luogo adatto per trovarsi un compagno, più che la culla delle proprie ambizioni professionali, e considera la cultura un attributo che si confà a una buona moglie, più che un valore in sé e per sé;
  • è la sposa raggiante che si sente una dea, mentre attraversa la navata nel  giorno più importante della sua vita, e che vive l'unione con lo sposo anche a livello mistico, come vincolo sacro e attuazione di un desiderio di completezza;
  • è la donna che lavora e che, nonostante i successi professionali, si percepisce come  una fallita, perché non si è sposata;
  • è la moglie che dice al marito: "Dovunque tu andrai, io ti seguirò" e poi lo segue davvero,  rinunciando alla propria carriera per quella di lui  (la vera carriera di lei è il matrimonio);
  • è anche la moglie che, quando scopre di essere stata tradita, riversa tutta la collera sulla rivale (...quella donnaccia!) spostandola dal marito da cui dipende emotivamente;
  • è la madre che, nei litigi tra padre e figli, prende le parti del padre (perché lui viene al primo posto, anche prima dei figli);
  • è anche l'ex moglie che continua a sentirsi moglie dell'ex marito, anche dopo il divorzio, perché non riesce ad accettarne la perdita;
  • ed è infine la vedova inconsolabile che, alla morte del coniuge, dice:"La mia vita è finita" e lo pensa davvero. 
Stando così le cose, è evidente che la felicità o l'infelicità di una donna dominata da Era dipende in buona parte dal trovare o meno un buon marito (cioè un marito devoto, che dia valore al legame ed apprezzi lei come moglie).
Se non troverà marito, ne soffrirà moltissimo e addirittura si vergognerà del suo status di "zitella".
Se troverà un cattivo marito (che la trascura, la inganna e la tradisce, come faceva Zeus), ne soffrirà moltissimo ma probabilmente se lo terrà, come fece Era, perché tendenzialmente non è propensa a separarsi.
La mitologia della dea offre vari spunti che lasciano riflettere, per la loro valenza simbolica: dal tipo d'uomo che spesso attrae la donna Era, ai rischi che corre una donna del genere se è troppo aderente all'archetipo e non lascia spazio anche ad altre dee, fino al ventaglio di soluzioni che si apre davanti a lei quando (e se) il modello va in crisi ed occorre attingere agli stati di risorsa.


Leggi anche:
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venerdì 31 gennaio 2014

Notizie dal gruppo "Ricomincio da me"


Stasera nel gruppo "Ricomincio da me" si parlerà di Era (Giunone), come archetipo della moglie fedele, modello cioè di femminilità che ripone nell'unione coniugale l'autorealizzazione della donna.
Era è una delle tre dee vulnerabili: impersona cioè una delle possibili dimensioni della donna dipendente dalla relazione con l'altro e perciò vulnerabile, giacché - non c'è bisogno di dirlo - l'amore quasi per definizione ci rende vulnerabili (le altre due dee vulnerabili, come dico anche in un precedente post, sono Demetra, archetipo della madre, e Persefone, archetipo della "figlia di mamma").
Qual è la sfida per una dea vulnerabile?
Probabilmente accettare e valorizzare la propria propensione alla relazione senza lasciarsene schiacciare.
Ma come? Ne parleremo insieme stasera per quanto riguarda Era.
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Nei prossimi giorni, se mi riesce, tratterò l'argomento anche sul blog, un po' per ripeterlo a me stessa, un po' per riepilogarlo a beneficio delle signore del gruppo di discussione, un po' per darne un'idea anche a coloro che non partecipano ai miei gruppi di discussione, ma sono interessati all'argomento.
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Grazie, signore del gruppo "Ricomincio da me", per le continue ispirazioni che mi date con le vostre personali storie di vita.
Per me non sono meno interessanti delle intramontabili storie mitologiche.
Anzi, in tanti momenti mi sembrate mitiche anche voi.
Vere dee della vostra mitologia privata, di cui mi sento onorata testimone.
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per partecipare alla presentazione del nuovo gruppo che parte il 6 febbraio prossimo, clicca qui
per un'introduzione dell'argomento sul blog, vai al link:http://ciochesimuovenoncongela.blogspot.it/2014/01/una-psicologa-allolimpo-2-le-dee.html

venerdì 24 gennaio 2014

L'amore secondo Gibran

Allora Almitra disse: parlaci dell'Amore. 
E lui sollevò la testa e scrutò il popolo 
e su di esso calò una grande quiete. E con voce ferma disse: 
Quando l'amore vi chiama, seguitelo. 
Anche se le sue vie sono dure e scoscese. 
E quando le sue ali vi avvolgeranno, affidatevi a lui. 
Anche se la sua lama, nascosta tra le piume vi può ferire. 
E quando vi parla, abbiate fede in lui, 
Anche se la sua voce può distruggere i vostri sogni 
come il vento del nord devasta il giardino. 

Poiché l'amore come vi incorona così vi crocifigge.
 E come vi fa fiorire così vi reciderà. 
Come sale alla vostra sommità e accarezza i più teneri 
rami che fremono al sole, 
Così scenderà alle vostre radici e le scuoterà fin dove 
si avvinghiano alla terra. 
Come covoni di grano vi accoglie in sé. 
Vi batte finché non sarete spogli. 
Vi staccia per liberarvi dai gusci. 
Vi macina per farvi neve. 
Vi lavora come pasta fin quando non siate cedevoli. 
E vi affida alla sua sacra fiamma perché siate 
il pane sacro della mensa di Dio. 

Tutto questo compie in voi l'amore, affinché 
possiate conoscere i segreti del vostro cuore 
e in questa conoscenza farvi frammento del cuore della vita. 
Ma se per paura cercherete nell'amore unicamente
 la pace e il piacere, 
Allora meglio sarà per voi coprire la vostra nudità 
e uscire dall'aia dell'amore, 
Nel mondo senza stagioni, dove riderete ma non tutto 
il vostro riso e piangerete,
 ma non tutte le vostre lacrime. 

L'amore non dà nulla fuorché se stesso e non attinge
 che da se stesso. 
L'amore non possiede né vorrebbe essere posseduto; 
Poiché l'amore basta all'amore. 

Quando amate non dovreste dire: "Ho Dio nel cuore", 
ma piuttosto, "Io sono nel cuore di Dio". 
E non crediate di guidare l'amore, 
perché se vi ritiene degni è lui che vi guida. 

L'amore non vuole che compiersi. 
Ma se amate e se è inevitabile che abbiate desideri, 
i vostri desideri hanno da essere questi: 
Dissolversi e imitare lo scorrere del ruscello
 che canta la sua melodia nella notte. 
Conoscere la pena di troppa tenerezza. 
Essere trafitti dalla vostra stessa comprensione d'amore, 
E sanguinare condiscendenti e gioiosi. 
Destarsi all'alba con cuore alato e rendere grazie
 per un altro giorno d'amore; 
Riposare nell'ora del meriggio e meditare sull'estasi d'amore; 
Grati, rincasare la sera; 
E addormentarsi con una preghiera in cuore 
per l'amato e un canto di lode sulle labbra. 
(Gibran Kahlil Gibran, da Il Profeta)
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Vedi anche su facebook "Sera di Luna" -
pagina di spunti su Amore & Co. collegata a questo blog
https://www.facebook.com/seradiluna1

sabato 18 gennaio 2014

Mitologia e psicologia. 2) Le dee dell'antica Grecia e la psicologia femminile

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L’importanza che le dee dell’antica Grecia possono rivestire per le donne di oggi è nel fatto di incarnare, ciascuna, specifici aspetti della psicologia femminile, con caratteristiche talmente marcate da consentire ad ogni donna di riconoscerli, se sente che le appartengono, e anche di farci i conti, quando è necessario.
Le dee dell’Olimpo sono molto diverse l’una dall’altra, e ciascuna ha tratti sia positivi sia potenzialmente negativi. I miti che le riguardano indicano cosa per loro è importante ed esprimono in forma di metafora ciò che può fare una donna che assomiglia a una certa dea.
Si può anche dire che ogni dea è la personificazione di un archetipo della femminilità (clicca qui) ed ogni donna può comprendere meglio se stessa, se riesce a riconoscere quali archetipi sono dominanti nella sua natura, quali stabilmente, quali occasionalmente (cioè in alcune fasi della vita o in certe situazioni), e quali sono stati messi a tacere perché incompatibili con le richieste del mondo.
A volte infatti le attese di una certa cultura, di una certa famiglia, di una certa classe sociale tendono a valorizzare alcuni modelli della femminilità a scapito di  altri, con la conseguenza di spingere una donna a soffocare la sua natura autentica in ossequio al modello di femminilità accettato dal suo contesto, e quindi a fingere di essere una dea, mentre in realtà ne è… un’altra.
Per esempio, se papà e mamma desiderano una figlia tutta grazia e dolcezza, tenderanno probabilmente a premiare una bambina che esprime le qualità di Persefone (“figlia della mamma”/donna ricettiva)  e di Demetra (madre/nutrice)  e a disapprovare una figlia Artemide (sorella/competitiva/femminista) che sa quello che vuole e pretende di avere le stesse opportunità  e gli stessi privilegi di suo  fratello. Oggi peraltro, che al modello femminile della mamma-casalinga non viene tributata una grande considerazione sociale, una bambina potrebbe venir dissuasa dal restare a casa a giocare “alla mamma” o “alle signore” (come magari per sua natura amerebbe fare)  e spinta piuttosto a praticare sport competitivi o ad andare a scuola prima del tempo, perché quelli sono gli ambiti in cui i genitori desiderano che emerga, e quelli sono i ruoli che le promettono una buona posizione nel mondo.
La questione però è che le nostre “vere dee interiori” (le nostre vere attitudini, i nostri "archetipi dominanti"), anche se imprigionate, continuano a vivere nelle secrete della nostra natura, per cui una bambina – e poi una donna – continuerà a sentirsi quello che è, nonostante si sia piegata per compiacenza ai modelli altrui.
La disapprovazione del mondo, infatti, non modifica il modello interno: gli dà solo un marchio d’infamia; con la conseguenza che la donna si vivrà come inadeguata e carente per via delle reali caratteristiche della propria natura e dei propri reali interessi, e dolorosamente inautentica, perché continua a fingersi diversa da quello che realmente è. Tutto ciò con inevitabili ricadute sulla sua autostima che ne risulterà minata, come testimoniano le tantissime "donne di successo", a cui non bastano mai titoli, medaglie e riconoscimenti pubblici per riconoscere a sé stesse un reale valore.
Tutto questo per dire che anche le nostre "dee interiori", come le vere dee dell'Olimpo, sono capaci di attuare la loro vendetta se le tradiamo. Conviene allora rispettarle, onorarle e farsele amiche. Il che significa,  fuor di metafora, che conviene avere cura delle parti di noi che ci appartengono profondamente e che rappresentano la nostra autenticità e unicità, a prescindere dal fatto che corrispondano o meno ad un un modello socialmente e culturalmente desiderabile.
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Le divinità femminili su cui prossimamente ci soffermeremo sono sette.
A mano a mano che le incontreremo, mi riprometto di mettere il link al post che le riguarda sotto il rispettivo nome in quest'elenco. Esse sono:
- Era (= Giunone)
- Demetra (= Cerere)
- Persefone (= Proserpina)
- Atena (= Minerva)
- Artemide (= Diana)
- Estia (= Vesta)
- Afrodite (= Venere)
Secondo il modello teorico di Jean Shinoda Bolen (esposto nel suo libro Le dee dentro la donna), che viene qui adottato come principale riferimento teorico sull'argomento, queste sette dee sono rispettivamente classificabili in tre diverse categorie, e cioè: dee vulnerabili, dee vergini, dee alchemiche.
In particolare:
- Era, Demetra e Persefone costituiscono il gruppo delle  DEE VULNERABILI;
esse rappresentano le qualità femminili dell'orientamento al rapporto; la loro identità e il loro benessere dipendono dalla presenza nella loro vita di relazioni significative; esse rivestono rispettivamente i ruoli archetipici di:

  •  moglie (= moglie fedele) Era; 
  •  madre (= madre nutrice) Demetra;
  •  figlia (= figlia della mamma/donna ricettiva) Persefone;

- Atena, Artemide ed Estia costituiscono il gruppo delle DEE VERGINI;
esse rappresentano le qualità femminili dell'indipendenza e dell'autosufficienza; gli attaccamenti emotivi non le distoglievano da ciò che per loro era importante; non si innamoravano mai perdutamente e non si facevano vittimizzare; esse rivestono rispettivamente i ruoli archetipici di:

  • figlia del padre (= stratega) Atena;
  • sorella (= femminista/competitiva) Artemide;
  • zia nubile (= vecchia saggia) Estia

- Afrodite costituisce l'unica DEA ALCHEMICA;
ha sia alcune caratteristiche delle dee vulnerabili sia alcune caratteristiche delle dee vergini, ma non rientra in nessuno dei due gruppi; per esempio, dava maggior valore all'esperienza emotiva con gli altri, piuttosto che al vincolo con essi (com'era invece per le dee vulnerabili) o alla propria indipendenza dagli altri (com'era invece per le dee vergini); Afrodite mantenne l'autonomia, come una dea vergine, ma ebbe anche molti amori e molti figli, come una dea vulnerabile; le sue relazioni furono sempre una libera scelta e non fu mai vittimizzata da nessuno. Dea della bellezza e dell'amore, incarna il mito dell'attrazione erotica, della sensualità e della sessualità, ma rappresenta anche una forza immensa di cambiamento: attraverso di lei fluiscono attrazione, unione, fertilizzazione e nascita di una vita nuova, sequenza che, nell'unione tra un uomo e una donna, porta al concepimento di  un bambino, mentre in altri processi creativi può portare alla nascita di una nuova teoria, di un'opera d'arte, di un progetto e di qualsiasi altro prodotto della creatività umana concepito in uno stato paragonabile all'innamoramento. Riveste il ruolo archetipico di:

  • amante (= donna sensuale/donna creativa)

Quando esamineremo più in dettaglio le caratteristiche di ogni singola dea, ogni donna potrà verificare a quale di esse sente di assomigliare di più. Probabilmente nessuna di noi si rispecchierà completamente in una sola divinità e ci capiterà di riconoscere in noi stesse, in misura maggiore o minore, stabile o occasionale, aspetti di dee diverse.
Questo da un lato può restituirci una visione poliedrica della nostra unicità (come miscuglio originale e irripetibile di attributi  e potenzialità impersonati da varie dee) e dall'altro può portarci a riconoscere meglio anche certi nostri conflitti interni.
Dopo tutto anche la mitologia ci racconta che alcune dee dell'Olimpo erano in competizione tra loro, e questa mi sembra una buona metafora di quando ci troviamo sballottate tra aspetti confliggenti della nostra personalità che facciamo fatica a conciliare, e che ci impongono di decidere quale di loro esprimere e quando, se non vogliamo rimanere travolte dalla nostra personalissima... guerra epica.
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PROSPETTO RIASSUNTIVO DELLE 7 DEE GRECHE CONSIDERATE
(cliccando sui nomi greci o romani delle dee si viene rinviati alle relative vicende mitologiche su  Wikipedia)  
Religione grecaReligione romana
Ruolo


3 DEE VULNERABILI 
EraGiunoneDea del matrimonio e della famiglia (moglie =  moglie fedele)
DemetraCerereDea della terra e della fertilità (madre = madre nutrice)
PersefoneProserpinaDea della terra feconda, dea dei morti (figlia =  figlia di mamma)

Atena

Minerva

3 DEE VERGINI
Dea della sapienza, della saggezza, della guerra, delle arti e dell'intelligenza (figlia del padre = stratega)
ArtemideDianaDea della caccia e della luna (sorella = femminista/competitiva)
EstiaVestaDea del focolare domestico (zia nubile = vecchia saggia)



1 DEA ALCHEMICA
AfroditeVenereDea dell'amore, della bellezza e dell'arte (amante= donna sensuale, donna creativa)